Entrare in terapia per curare un disturbo alimentare e scoprire la fine del proprio matrimonio? Succede, se hai passato tutta la vita fingendoti una geisha e invece sei lo spirito vivente di un ardente samurai.La protagonista è una donna come molte che, dopo aver recitato nei panni di un’altra se stessa, tornerà libera, sì, ma dovrà confrontarsi con le difficoltà di essere una madre separata. Farà i conti con una Milano che non offre grandi speranze per una trentenne single, con un figlio lavori precari, uomini sposati e altri casi umani. Per fortuna c’è la sua bizzarra famiglia extra large, dove tutti sono separati e risposati con altri separati (con figli).Riuscirà la protagonista a fare pace con il suo spirito inquieto? Di certo scoprirà la felicità smettendo di essere come vogliono gli altri.
Stefania Nascimbeni, giornalista freelance, esperta di comunicazione e mktg non convenzionale dal 2001 lavora in qualità di addetto stampa per grandi Maison come Versace Missoni Romeo Gigli e Piacenza Cashmere e nel 2005 si conferma come voce autorevole nel lancio di altre piccole e medie realtà nei settori moda e beni di lusso; tra le altre cose ha un blog, una bella libreria in wengé, un cane di cinquanta chili, una passione sfrenata per la crema al mascarpone e cannella e un sogno in un dischetto. Un sogno che si realizza quando decide che scrivere non è solo per passione, amore, dipendenza ma rinuncia all'ordine mentale e fisico per aprire la sua prima pagina bianca su word!
La prima cosa che ha attirato la mia attenzione è senza dubbio quella fantastica "pulmina" con dietro il mare. Chi mi conosce sa la mia fissazione per quel veicolo che mio padre stava per acquistarmi come "regalo post parto" (lo so che dovrebbe essere il compagno a fare un pensiero alla neo mamma, ma io sono figlia unica, mio marito non ci ha proprio pensato...traete voi le conclusioni) comunque mia madre l'ha fermato, dicendo che in caso di guasto on the road, o sarebbe venuto anche lui sempre con me...oppure non si poteva fare. Finito di vaneggiare vi dico che, ogni qual volta mi trovo davanti quel mezzo lì...il mio cuore un po' si scioglie (e mi fa pensare al mio vecchio, che da lassù si metterà le mani nei capelli). Come avrete capito l'ho letto e anche con alte aspettative. Tutto per colpa della copertina? Sicuramente ha un avuto un ruolo non poco rilevante, insieme alla presentazione di Sara Rattaro. Cosa mi sono ritrovata tra le mani? In queste quasi trecento pagine Stefania racconta la storia di una persona che deve avere all'incirca la mia età e che è in procinto di separarsi, nel senso che si sta proprio recando in tribunale a firmare un bel foglio protocollo. La giovane donna in questione non ha un nome e si narra in prima persona. Sarà la storia di Stefania? Oppure quella di un'amica cara? Magari invece è tutta fantasia. Non si sa. L'autrice ci racconta molto del passato prossimo della protagonista senza nome, ci parla di separazione, malattia, famiglie allargate, parenti più o meno ingombranti, figli, genitori, ribellione, innamoramenti, farfalle nello stomaco, precariato, disoccupazione, ansia, presunta felicità, errori, punti di domanda e potrei andare avanti ancora a lungo. Chi è questa fanciulla? Credo che per un periodo non lo sapesse nemmeno lei, una donna dal carattere ingombrante, indomabile, ma che ha pensato di potersi mettere in gabbia, per compiacere gli altri, per trovare un posto, per sentirsi "inglobata". Nonostante tutte le buone intenzioni, come i castelli di carta crollano a causa di un sussurro, la protagonista cede e quasi nessuno se ne accorge, ma la cosa peggiore è che proprio chi avrebbe dovuto sostenere il suo corpo debole non ha voluto saputo leggere tra le righe e inconsapevolmente si è girato dall'altra parte.
Ma perchè? Beh se devo essere onesta io all'inizio ho fatto fatica a comprenderne la ragione, mi sono chiesta il motivo di queste confessioni, non trattandosi di un romance, nemmeno di un chick-lit volevo capire dove saremmo arrivati. Irretita da uno stile ironico e divertente, ho continuato la lettura con velocità, curiosa di capire dove mi avrebbe portata. Ho terminato questa storia di vita e mi son detta "che scema"! Già perché questo romanzo vuole dare conforto alle persone che stanno vivendo un periodo no, una dedica rivolta a tutti quelli che temono di non riuscire a rimettersi in gioco, un inno alla vita anche quando tutto sembra andare contro corrente. Incontriamo la protagonista nel periodo peggiore della sua vita e la accompagniamo durante la faticosa risalita. Altro che manuali di auto aiuto! Se siete in crisi e non sapete da che parte girarvi...leggete la Nascimbeni. Se siete convinti che una via d'uscita non ci sia, allora leggete la Nascimbeni. Siete mamme single, vi sentite inadeguate, giudicate, di serie B, leggete la Nascimbeni. Credete che non riuscirete mai a girare pagina e ad essere felici per davvero, non avete che da leggere la Nascimbeni.
Io vi saluto e vi abbraccio fortissimo. A presto :-)
Incipit : “«Sul serio, ci vado da sola!» «Ma come puoi dire una sciocchezza del genere?» «Che sarà mai…» «Figlia!» Quando mio padre mi chiama col nome comune vuol dire che sono nei guai o che sono sul punto di mettermici, ed è capitato spesso nei miei quarant’anni di vita che mi dicesse «vengo a prenderti fra dieci minuti».”
Una famiglia molto allargata fa da cornice alla protagonista che è molto borderline come direbbe la mia psicoterapeuta. Anoressica, sposata con un uomo di cui si è accontentata e per cui ha cercato di cambiare se stessa, con un lavoro precario che il marito non accetta per cui le consiglia di trovarsi un vero lavoro.
“Dentro di me urlavano una bambina ferita, una donna in catene e una sposa fantasma.”
Potremmo essere tutte noi o forse no solo qualcuna. Una donna alle prese con una separazione, un bambino piccolo, la ripresa della propria vita e alla ricerca dell’amore.
‘’Ero di nuovo single e piena di energie, come Charlotte dopo Trey, un Carrie dopo Aiden, Miranda prima di Steve… e Samantha in ogni momento della sua vita!”
Una donna che ce la fa. A rialzarsi. A essere se stessa. E una famiglia extra-large che può essere invadente, ma ti supporta, sempre.
Ho fatto fatica a leggere queste 200 pagine. Non è un libro che mi è scivolato. Ho apprezzato il messaggio e quella dose di ironia che ha dato al libro. Ma non mi ha convinta del tutto. Mentre leggevo c’era qualcosa nella scrittura che mi infastidiva. Non so ancora dire cosa. Non so se lo scoprirò mai.
Curiosità : Ad un certo punto del libro la protagonista va un weekend a Volterra: “In quei giorni a Volterra erano banditi cellulari, borsette e persino gli euro: si poteva fare acquisti soltanto con le monete d’epoca e tutti, turisti e non, dovevano vestirsi in abiti medievali, tranne le calzature, perché non c’era cristiano che non indossasse le scarpe da ginnastica sotto al costume da ciambellano.” Ma esiste davvero un weekend del genere? No perché vorrei vederlo tantissimo. Qualcuna ne sa qualcosa?
Dal libro - SPOILER:
“La mia vita era come uno stagno di ninfee di Claude Monet, perfetta da lontano, ma piena di macchioline se osservata da vicino.”
“La cosa buffa di quando scavi nel tuo inconscio, però, è che non sai mai cosa salterà fuori, è come infilare le mani nella cesta dei giocattoli.”
“«Gli amici sono i fratelli che ti scegli»,”
“La sister è così, come papà: sono due pachidermi che ballano la samba in una cristalleria. Protettivi, generosi e amabilmente fuori luogo.”
“In quel periodo il mio frigo era più vuoto di uno stadio il lunedì mattina, perché erano più le volte che uscivo di quelle in cui mangiavo a casa.”
“Le buone letture sono meglio di un’ora di spa per distendermi le rughe, ma il tempo libero di una mamma è sempre ridotto all’osso!”
“«E poi c’eri tu, piccolo essere in miniatura che ti facevi spazio dentro al mio ventre. Lo sai che potevi scomparire con uno starnuto? Eri un buco nero in un’ecografia, un accenno di sacco vitellino, un inizio di embrione (era ancora troppo presto persino per questo). Eri giusto un Hcg, non ti si poteva quasi chiamare feto, ancora. Eppure ti amavo già di un amore invisibile, non mi importava vederti, toccarti, sentirti. Eri il mio “puntino” adorato. Questo eri per me.»”
“Ti auguro di essere una bella bambina, però, così ti farai proteggere da entrambi. E anch’io lo farò, se ne avrai bisogno. Non è male essere donna, lo sai? Senti molto, senti prima. Senti troppo, forse, e questo ti farà soffrire come un cane. Ti conviene mettertelo in testa fin da subito, se nascerai con le ciglia lunghe e i capelli di un angelo. Ci saranno almeno dieci giorni al mese in cui tutto ti sembrerà follia, e magari lo sarà, perché il mondo ti passerà quasi attraverso. Tuo fratello ti guarderà come una matta ogni volta che scoppierai a piangere per una canzone, il finale di una commedia romantica, il fidanzato che ti avrà scaricata, ma tu cerca di capirlo, perché è un uomo, e gli uomini sono fatti al contrario. Succederà anche quello, qualcuno ti lascerà. Poi toccherà a te martoriare un cuore innocente, sbaglierai, riproverai, e sbaglierai ancora, solo alla fine ti fermerai. Ma magari ti ritroverai nonna di due bellissimi nipotini, a quel punto. La vita è questo, un sassolino tirato con la fionda: tanta fatica per prendere la mira, e in uno istante sei già arrivato alla fine. Sara lo diceva spesso. Soffrirai e ti arrabbierai tantissimo anche tu, qualche volta ti salteranno i nervi per cose stupidissime, come la bottiglia dell’acqua semivuota lasciata in frigorifero, o il tubo del dentifricio, deformato e lasciato sul ripiano del bagno senza tappo, come fanno sempre i maschi. Ti indignerai per le ingiustizie, specialmente, e i soprusi, le violenze, la gente che urla, i cori da stadio, le bestemmie. Lotterai per cambiare il mondo, che forse non cambierà mai. Sarai una tigre, davanti al tuo destino che si compie: sei parte di me, hai un po’ della mia stessa pazzia in quel piccolo buco nero che sei adesso. Ti immagini se, alla fine, fossi un maschietto? Allora ti basterà ispirarti a tuo padre e all’uomo magnifico che è, o a tuo fratello, che è unico al mondo, oppure a tuo nonno, il migliore che si possa avere.»”
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La protagonista di questa storia, potrebbe essere una di noi.
Giovane, tanti sogni nel cassetto, una famiglia strana ma amorevole, un figlio tanto desiderato e un matrimonio finito. Lo stereotipo delle donne, che però non si discosta poi tanto dalla realtà attuale.
Lei è senza nome, perché racconta di una vita quasi normale e lo fa con voce sincera. Indossa una veste universale, per raccontare il disagio che può celarsi dietro un sorriso e l’amore dietro una famiglia allargata.
Quando ho iniziato a leggere il libro, pensavo di aver tra le mani un tipico chick lit. Una lettura frizzante e poco impegnativa, una di quelle cose che si leggono in giornata e che servono a cancellare la noia.
Un meraviglioso racconto di una storia di vita vera. Le emozioni che accompagnano un matrimonio fallito, una gravidanza spontaneamente interrottasi, un dimagrimento incontrollato, una serie di relazioni sbagliato, un lavoro precario che comincia a stare stretto e finalmente l’arrivo del vero amore. Un romanzo toccante, intimo e confidenziale.
Leggero e frizzante, scorre che è un piacere. Mi sono sentita affine con la protagonista. Avrei voluto capire di più del matrimonio che ha rotto, ma pazienza..
Sfogliando gli ultimi libri pubblicati sono rimasta colpita da questa cover e, una volta che la curiosità si è impossessata della mia testa, non ho resistito e ho subito letto la trama. Ho fatto click ed ecco il libro di cui avevo bisogno in questo strano periodo di reclusione forzata. La copertina prometteva bene, la trama era molto interessante, così mi sono messa sul lettino da sole in giardino e ho lasciato che la lettura completasse il relax. Non conoscevo questa autrice che, devo dire, è stata una piacevole scoperta. Il suo stile è tutto al femminile, un linguaggio diretto e la capacità di conquistare il lettore sono la sua forza. Volete sapere di più? Lasciatevi conquistare dal romanzo di Stefania che descrive la storia di una donna incredibile, “la Donna” la definirei. Un coraggio smisurato e una voglia di indipendenza e riscatto dalla vita che le fa mettere in discussione tutte le sue scelte. Vi suona familiare? Le cose più stupide, di solito, sono l’oggetto del contendere: la ragione, l’ultima parola, il punto e a capo a chi toccano mai veramente. La storia è raccontata in prima persona, quindi sono partita sicura che fosse Stefania a parlare della sua vita ma dopo qualche capitolo mi sono chiesta: e se stesse parlando di una sua amica, o di sua sorella, o di una noi? Ma soprattutto: perché questa protagonista non ha un nome? La curiosità aumentava....CONTINUA https://valentinaabbr.blogspot.com/20...