Carlo ha trentatré anni e non esce mai da solo. Non rivolge la parola agli sconosciuti e conta tutto ciò che lo circonda: le briciole sul tavolo, le gocce di pioggia sulla finestra, le stelle in cielo. "Una linea retta è una serie infinita di punti", così gli ha detto anni prima la professoressa delle medie, ma non l'ha avvisato che alcune rette possono essere interrotte. Come la linea rassicurante della sua vita, che un giorno è andata in pezzi e da allora non è più stato possibile aggiustarla. Per questo ora Carlo si circonda di abitudini e di persone fidate, come i suoi genitori e sua sorella Giada: ha costruito un muro tra lui e il mondo esterno. Finché una mattina incontra Leda, la nuova ragazza del bar dove fa sempre colazione con il padre, ed è lei a creare una crepa nel muro, a ridargli un raggio di speranza. Nelle loro durezze, nei loro spigoli, riconoscono il reciproco dolore, stringono una tacita alleanza e cercano la forza per affrontare i ricordi e camminare liberi verso il futuro. Il racconto di un ragazzo e una ragazza danneggiati dalla vita, la storia tenace di un uomo che non si arrende e di una donna che potrebbe aiutarlo a rinascere, a darsi una possibilità. A uscire da solo, per non essere più solo.
Sarò subito sincera: non ho davvero idea di come parlarvi di questo romanzo. “Carlo è uscito da solo” è un libro così pieno, così di ampio respiro, così bello che non so da dove cominciare.
Forse dal fatto che mi sembra di essere lì con Carlo a mangiare un pezzo di focaccia, forse perché sento addosso l’odore del mare e non me lo voglio togliere, o forse perché mi sembra di sentire la sua musica anche senza aver messo le cuffie.
Forse perché sono ancora così dentro il romanzo che non voglio staccarmene, ma cercherò lo stesso di fare un passo indietro e di raccontarvi quali sono state le mie emozioni.
Dalla trama di “Carlo è uscito da solo” si evince poco della storia di Carlo, e secondo me è giusto che il lettore la scopra da solo. Quello che posso dirvi è che il romanzo si snoda su due piani temporali, il passato e il presente, e che c’è una sottile tensione – sottile e costante – che fa sì che il lettore si chieda continuamente cosa gli sia successo. Cosa dovrà affrontare insieme a lui. E quando si pensa di aver toccato il fondo, è Napolillo stesso a informarci che ancora non è finita.
Ci sono scrittori che ti entrano nel cuore con un libro e di cui ti trovi ad attendere un nuovo romanzo per anni. Enzo Gianmaria Napolillo ha impiegato cinque anni per tornare ad aprirci il suo cuore e lo ha fatto con una Storia con la S maiuscola!⠀ ⠀ Carlo è un ragazzo di 33 anni, Carlo non esce mai da solo. Carlo vive in un mondo fatto di routine, di numeri e di poche, pochissime persone. Finché un giorno, durante la solita colazione al bar in compagnia di papà Anselmo, un sorriso di zucchero su un piatto e lo sguardo di Leda diventeranno la chiave giusta per aprire quella porta che conduce al cuore di Carlo, un cuore duro come un sasso.⠀ ⠀ Ho letto questo libro e ho sentito il mio corpo e la mia anima andare in frantumi, li ho sentiti spezzarsi in mille piccoli pezzi. Ho iniziato questo libro piangendo e l'ho terminato sorridendo, perché Carlo ha 33 anni, è uscito da solo e io gli voglio bene!
Temi importanti, una storia dolorosa e intensa, se non fosse per il fatto che, soprattutto verso la fine, sembra essere trattata con una certa banalità e raccontata da una scrittura che toglie profondità. Peccato, perché la storia di Carlo meritava di più
"Carlo è uscito da solo è un libro di salvezza e di rinascita, un messaggio davvero importante ora più che mai, questa storia ci mostra come nulla sia mai perduto nonostante le difficoltà della vita. Napolillo ci fa un dono immenso, pagine che traboccano di emozioni, tutto narrato con estrema delicatezza e cura."
Carlo è stato un bambino con dei buoni voti a scuola, educato, figlio di una famiglia equilibrata e sana. Adesso è un uomo estremamente chiuso e diffidente verso l'altro, spaventato, ferito nelle emozioni, che non esce mai di casa se non accompagnato da un familiare. La "simpatia" ricambiata per una giovane barista, gli permetterà di cambiare, di fidarsi, di aprirsi a tutto ciò a cui ha rinunciato per troppo tempo e riuscire, finalmente, trovando una "sua" strada, ad uscire da solo.
Quanto può incidere in noi il male ricevuto, specialmente nella fase più sensibile della nostra vita, l'adolescenza? Tanto, ma l'Amore salva, sempre.❤
Questo libro mi è entrato proprio nel cuore. Mi ha lasciato con una sensazione talmente bella che mi ritrovo a scrivere la recensione dopo quasi un anno, perché appena finito volevo solo godere di questa sensazione e non rischiare di rovinarla. Ben scritto, bella storia e bei temi, davvero un piccolo capolavoro.
Carlo ha trentatré anni e non esce mai da solo. Conosce a memoria decine di numeri di telefono, il prezzo al chilo del pane e del prosciutto. Conta le briciole sul tavolo e le gocce d’acqua sulla finestra quando piove. La matematica è il suo rifugio sicuro che delinea il confine tra lui e il resto del mondo. La sua vita è fatta di abitudini quotidiane, come quella di andare tutte le mattine nello stesso bar a far colazione con suo padre e ordinare sempre la stessa cosa: due cappuccini e due brioche con la marmellata di albicocche. Ma una mattina Carlo vede che c’è una ragazza nuova dietro il bancone, Leda, che gli regala non solo un sorriso fatto di zucchero sul piattino della brioche, ma un sorriso delicato e gentile sul volto. Il bar si trasforma improvvisamente in un luogo di incontri ed emozioni che non è sicuro di poter gestire ma di cui non può più fare a meno.
Ho trovato questo libro per caso, scorrendo le foto dei libri recensiti dalla bookblogger LaLibridinosa che seguo. Per caso ho letto la trama e senza voler sapere altro della storia l’ho prenotato in biblioteca. Quando mi hanno consigliato di preparare i fazzoletti, non avrei mai immaginato di doverli usare subito dopo neanche dieci pagine. “Carlo è uscito da solo” è uno di quei libri che una volta letto, assaporato e vissuto ti entra dentro e ci resta per sempre. Uno di quei libri che ha trovato un posticino nel mio cuore. Penso sia la prima volta in cui, in più di un’occasione durante la lettura, avrei voluto tuffarmi nel libro e trovarmi di fronte Carlo per poterlo abbracciare. Perchè Carlo lo si può solo amare. Con estrema delicatezza l’autore ce lo descrive come un ragazzo di trentatrè anni che ama i numeri ma non la gente, e pagina dopo pagina ci fa entrare nella sua vita, ci fa conoscere la sua piccola routine quotidiana fatta di poche e semplici cose e ci permette poco alla volta di avvicinarci a lui. Perchè avvicinarsi e conoscere Carlo non è facile. Ci vogliono occhi profondi e forse qualche ferita mai guarita per comprendere i suoi silenzi. E forse solo Leda può capirlo, lei che nasconde bene il dolore e le pene dell’anima dietro ai sorrisi e ad un bancone di un bar. Quel bar dove Carlo tutti i giorni va a fare colazione con suo padre Anselmo. Ma in una mattina qualsiasi, un sorriso di zucchero sopra un piattino cambia tutto. E Carlo che sapeva contare tutte le gocce della pioggia sul vetro, improvvisamente non è più capace, perde la concentrazione.
Ho adorato il modo in cui Leda entra nella vita di Carlo, perchè si avvicina a piccoli passi e con rispetto, ma anche con determinazione, infondendogli il giusto coraggio di cui aveva bisogno per uscire dal suo guscio e urlandogli “Io sono qui”. Leda crea con il suo sorriso una crepa in quelle mura che Carlo ha innalzato con il resto del mondo, quelle quattro mura della sua cameretta, dove a fargli compagnia ci sono solo la matematica e la musica, l’unico posto in cui si sente protetto. Carlo è educato, gentile e spontaneo ma molto vulnerabile agli stimoli del mondo esterno. La mano di Leda tesa per aiutarlo a camminare insieme però lo spinge a varcare quelle mura. Durante la lettura le emozioni e i sentimenti sono stati plurimi e contrastanti. Non ho provato solo amore. Ho provato anche un odio profondo per un personaggio, a cui avrei voluto tirare molti schiaffi e strozzare con le mie mani. Avrei voluto anche urlare a Rita, la madre di Carlo, “svegliati” e subito dopo abbracciarla, perchè ho riflettuto sul fatto di quanto noi genitori a volte presi dal lavoro e dalla routine quotidiana non badiamo attenzione a piccoli dettagli che possono fare la differenza, ma essere genitori è difficilissimo e i dolori più grandi sono proprio quelli legati alla felicità dei figli. Ma non svelerò altro perchè dalla trama non si evince la storia di Carlo ed è giusto scoprirla leggendo il libro, capitolo dopo capitolo, ognuno con i propri tempi, per ingoiare e digerire il peso di quello che si legge. Mi è piaciuto molto anche il fatto che l’autore abbia sviluppato la trama su due piani temporali, alternando il racconto del presente a quello del passato. La sua scrittura semplice e delicata è fluida e ricca di parole e frasi che toccano il cuore e le corde più interiori. Carlo conquista il lettore dalla prima riga, mi ha portato con sè nella sua cameretta e in silenzio mi ha raccontato la sua storia. Alla fine però mi ha ripagato di tutte le lacrime versate in queste duecento pagine.
Carlo è un giovane che non ha vissuto. Ha 33 anni e non esce di casa, ha vissuto traumi che si scopriranno durante la lettura. Tutto quello che ha è la sua famiglia, suo padre Anselmo, sua madre Rita e sua sorella Giada, non è quella del Mulino Bianco, ha i suoi problemi, ma è unita e ammirevole per il modo che ha di superare le difficoltà. Le poche parole che escono dalla sua bocca sono per loro, per il resto non gli interessa niente se non ascoltare musica e contare. La sua vita è andata in frantumi in un giorno particolare, ma i danni accumulati erano diversi e nessuno ha mai fatto nulla per Carlo, i genitori inconsapevoli, gli amici menefreghisti, i testimoni silenziosi. Poi avviene qualcosa, anzi arriva qualcuno che cambia le sue giornate, il suo modo di vedere, le sue speranze, le aspettative e tutto quello che gli ha tenuto la testa dentro ad un buco ora vorrebbe uscire, anche se è una durissima battaglia abbattere muri con le mani, costruiti in anni di sofferenza. Lei si chiama Leda e fa la barista dove abitualmente Carlo e Anselmo fanno colazione. L'incontro di due dolori diventa un terreno comune di dialogo, di parole mai dette, di confessioni che lasciano sbigottiti. Carlo si sente spronato, ma non è il solo a sentirsi aiutato, anche Leda apparentemente senza un motivo razionale, viene aiutata da Carlo, così com'è con tutti i suoi timori e le sue impenetrabili abitudini. Un libro sul bullismo duro, cattivo, fa male leggere come certi ragazzini siano cattivi, non provano rimorso, sono rancorosi e non si pentono di nulla. La storia è raccontata in due tempi, uno è quello di Carlo a scuola, l'altro è quello di Carlo chiuso nella sua camera da persona adulta. A parte un paio di cose che non mi hanno convinto, la scrittura è coinvolgente, grazie anche al fatto che vengono svelate poche cose alla volta, i dettagli sono minimi e si ha voglia di capire perchè Carlo è diventato così apatico, chiuso, perchè non parla, viene voglia di entrare nel libro e mettere fine a tutto quello che gli è successo, anche a costo di usare la stessa violenza che ha subito lui.
A distanza di 5 anni dal suo secondo romanzo “Le tartarughe tornano sempre” (Feltrinelli), torna anche lui, Enzo Gianmaria Napolillo con “Carlo è uscito da solo” (Feltrinelli, 2020). Avevo letto “le tartarughe” 3 anni fa, non conoscevo ancora Napolillo, mi aveva attratto il titolo, non so bene se per l’immagine delle tartarughe o se per quel verbo “tornare”. Ad ogni modo, mi era piaciuto e quando ho visto il nuovo romanzo ho deciso di leggerlo.
Due temi diversi, l’immigrazione nel primo, il bullismo nel secondo, uniti dal filo conduttore di uno stile asciutto, semplice, a volte quasi “essenziale”, che riesce nel suo minimalismo a far emergere con forza emozioni profonde che ti scavano dentro, pur non avendo mai vissuto in prima persona quelle esperienze. E’ questa, secondo me, la forza della scrittura di Napolillo: farti sentire addosso tutto il “sentimento”, nell’accezione propria del verbo “sentire”, dei mondi estremi che racconta. E’ facile riconoscersi ed empatizzare con storie che in qualche modo ci riguardano, ma è solo grazie alla forza delle parole che riesci a farlo anche quando le realtà raccontate sono lontane da te.
Non ho mai vissuto esperienze di bullismo, non ho mai conosciuto Carlo, eppure Napolillo mi ha fatto entrare dentro la sua testa, il suo cuore, la sua psiche e mi ha accompagnato nel difficile percorso che porterà Carlo prima a chiudersi in se stesso e poi, finalmente, ad “uscire da solo”.
Che dire, prossima lettura “Remo contro” (Pendagron, 2009), romanzo di esordio di Napolillo.
Visita il mio blog libriinrete.it - su fb e insta: Libri Rete
Napolillo, nel suo ultimo romanzo, torna a raccontarci il mondo degli adolescenti e le problematiche legate all'età con rara delicatezza e precisione. Carlo, il protagonista, è un ragazzino sensibile con interessi che si discostano da quelli dei suoi compagni e per questo viene preso di mira. Nonostante tutto Carlo non si piega, non si vuole omologare ai compagni solo per essere accettato e per questo inizia a chiudersi in se stesso. I genitori, presi dalla frenetica quotidianità, non colgono i segnali di aiuto più o meno espliciti fino al giorno in cui Carlo dall'abisso del suo dolore prorompe in un grido lancinante che frantuma il suo animo e i precari equilibri delle persone intorno a lui. E poi arriva Leda, la nuova barista, che gli offre un sorriso di zucchero, perchè in Carlo ha visto qualcosa, un riflesso del suo dolore, e grazie a lei Carlo troverà la forza di uscire dal suo guscio. Nonostante la semplicità dello stile, a tratti molto poetico, si percepisce tutto il dolore di questo ragazzino ormai giovane adulto e degli effetti che ha avuto poi sulla vita delle persone intorno a lui. Come si saranno sentiti i genitori? Quanti i sensi di colpa? E la sorella? Cresciuta troppo in fretta, cresciuta senza disturbare per non aggiungere ulteriori preoccupazioni. Infine i compagni, chi avrà fatto finta di non vedere e chi invece cercherà di espiare le proprie colpe? E' un romanzo più che mai attuale e che arriva dritto dritto al cuore, che trasuda dolore ma palpita di speranza. E una volta terminato vorresti solo abbracciare con calore Carlo e la sua famiglia.
La piaga del bullismo spiegata con un romanzo delicato e che ci deve far riflettere. Una storia drammatica che intreccia passato e presente, con la caduta del protagonista spinto nel buio da violenza e soprusi e con la sua faticosa risalita verso un futuro di speranza. Napolillo racconta davvero bene (anche se, per i miei gusti, avrei preferito che alcuni passaggi fossero meno "zuccherosi") e ti fa sentire davvero vicini i personaggi. Si vede il gran lavoro dell'autore nella costruzione della storia e nella cura dello stile narrativo. Una bella lettura.
Un romanzo costruito con personaggi ben delineati, a tutto tondo, che lascia la necessità di riflessioni profonde rispetto alla società, che tocca corde delicate dell'animo umano diventando fortemente doloroso, ma è anche una storia di riscatto per Carlo, ma non per tutti.
Questo libro lo si legge con la stessa voglia con la quale si beve una bibita ghiacciata alle due di pomeriggio di un torrido agosto! La scrittura di Napolillo riesce a condurti con leggerezza fino ad un messaggio importante. Dopo "Le tartarughe tornano sempre", "Carlo è uscito da solo" non fa che confermare l'idea positiva verso Napolillo. Se non lo avete ancora letto, fatelo!!
Questo libro si legge con la stessa voglia con la quale si beve una bibita fresca in un torrido pomeriggio di agosto!!! La scrittura di Napolillo ti trascina in modo leggero verso un messaggio profondo. Dopo "Le tartarughe tornano sempre", con "Carlo è uscito da solo" Napolillo si conferma uno dei miei scrittori preferiti😊
Pieno di luoghi comuni, scritto in modo non entusiasmante, buonista in modo fastidioso. I temi trattati e il modo di trattarli me lo rende parecchio fastidioso.
E poi tutti sogniamo un Bed and breakfast vicino al mare con i soldi di papino..
Questo libro mi ha lasciato sensazioni molto ovattate, si è insinuato dentro piano piano, senza stravolgermi d’impatto. Alla fine però ha lasciato tanto, speranza nel cambiamento, gentilezza, tenacia e fiducia.