Ma cos’ha di eccezionale Imma Tataranni, croce e delizia della Procura di Matera? Semplice! È una donna normale. Questa volta, a far ticchettare il suo tacco dodici sono una femme fatale dal profumo conturbante, due fratelli coltelli e una simpatica vecchia canaglia. Tra le mura di palazzo Sinagra giace il cadavere di un agente immobiliare, Antonello Ribba. Chi l’ha ucciso? Difficile essere sicuri di qualcosa, in un luogo popolato di antichi fantasmi come i Sassi di Matera. Tutto sembra inafferrabile, da quelle parti perfino la speculazione edilizia assume contorni quasi kafkiani. Quel che è certo è che ci sono in ballo sentimenti estremi, nei quali la nostra Piemme si identifica pericolosamente. Ma se il suo tribunale interno la dichiara colpevole, e lei si sente per un attimo un’Anna Karenina in salsa materana… non ha nessuna intenzione di gettarsi sotto un treno!
In un palazzo disabitato dalle parti di via del Riscatto, nell’inquietante stanza rossa decorata con i vizi capitali, viene trovato il cadavere di un agente immobiliare. L’indagine questa volta si snoda proprio nel cuore dei Sassi, fra antichi monasteri, madonne bizantine, grotte e mura seicentesche. Al quarto appuntamento, Imma Tataranni è più insofferente e peggio vestita che mai. Con lei ritroviamo la colorata tribù che sempre l’accompagna. La suocera, che giocherà un ruolo nell’indagine, sperando di conquistare terreno nella Matera bene. La cognata, che sente i fantasmi. E il marito Pietro, che ha tanta pazienza, ma prima o poi la potrebbe perdere. Come in una partita a poker, la Piemme materana in tacco dodici dovrà capire, fra i tanti sospettati, chi è che bluffa. Ma anche tenere a bada il bel maresciallo Calogiuri, che sentendosi trattato come un toy boy le fa imbarazzanti scenate di gelosia. Per non parlare di sua figlia Valentina, che abbraccia ideologie estreme, e potrebbe mettere nei guai anche lei. In una Matera sospesa fra riscatto e speculazione edilizia, c’è chi si abbandona all’autocelebrazione, e chi sviluppa per la stessa un’antipatia tale da poter indurre all’omicidio…
Mariolina Venezia (Matera, 1961) è una scrittrice e sceneggiatrice italiana. Vive a Roma, dopo aver vissuto a lungo in Francia. È autrice del romanzo che nel 2007 ha vinto il premio Campiello: Mille anni che sto qui, edito da Einaudi, saga familiare ambientata a Grottole, piccolo comune della Basilicata, che narra le vicende umane di cinque generazioni dall'Unità d'Italia fino alla caduta del muro di Berlino. Nel 2009 si è cimentata con il genere del giallo, pubblicando per Einaudi Come piante tra i sassi, ambientato a Matera, nuovamente in Basilicata. Segue il romanzo "Da Dove Viene il vento", pubblicato sempre per Einaudi, "Maltempo", che ha come protagonista Imma Tataranni, la stessa PM conosciuta in "Come piante tra i sassi". Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e ha lavorato come sceneggiatrice di fiction televisive, per "La squadra", Don Matteo e numerose altre serie.
Ho visto su Raiplay un filmettino della Tataranni e mi ha divertito. Bello il personaggio, brava l’attrice, bellissima Matera. Di Mariolina Venezia avevo letto “Mille anni che sto qui” ed è un bel romanzo. Quindi per curiosità mi sono letto questo gialletto. La scrittura si conferma di quelle buone. Lo capisci anche e soprattutto dal fatto che pure quando fa dei personaggi delle caricature, ne forza i connotati quasi fino al punto di farne delle maschere, lo fa senza sbavature, con gli aggettivi e le formule espressive giuste, senza stomacare il lettore. Per il resto, è per l’appunto un gialletto: segue un ricettario ormai codificato, con il mix dosato (bene anche quello) di ambientazione fascinosa, condimenti eno-gastronomici, robusta impanatura di impegno civile, impepatina vagamente erotica eccetera, eccetera.
Ciò nonostante mi viene da fare una considerazione. Di solito si dice che i libri sono meglio dei film che ne tirano fuori. In realtà bisogna distinguere. Quando lo spessore dei libri non è da Divina Commedia, quando siamo a livello di letteratura di genere, per quanto di discreta qualità come in questo caso, il film, se è fatto bene, di solito vince alla grande sul libro, per qualità e forza espressiva. Meglio vedersi il film che leggere insomma. Vale per i Montalbano, vale per gli Schiavone, vale per i Pizzofalcone e vale anche per questo. In parte vale persino per i Maigret di Gino Cervi.
Non credo dipenda solo e neppure soprattutto dai registi e dagli attori. Il fatto è che in questi gialli l’ambientazione pesa molto più della storia; forse anche più dei personaggi-protagonisti, per quanto ben disegnati. E Matera è più bella a vederla che a leggerla (ad andarci è ancora meglio). Questo vale anche per quel magnifico pezzo di Sicilia che è il ragusano, vale per la Val d’Aosta, per Napoli, Parigi e via dicendo. Sironi che era un maestro della televisione non a caso spostò lo scenario dei Montalbano da quello originario di Porto Empedocle, assolutamente ordinario, a Scicli, Modica, Vittoria, Ragusa. Ho difficoltà a credere che senza il barocco siciliano, senza il lungomare di Donnalucata e senza Ibla, Ia serie avrebbe avuto il successo che ha avuto. Comunque sia, un altro filmettino della Tataranni me lo vedrò, ma difficile che mi legga un altro gialletto.
Diciamo che questo - che poi, per ora, è l'ultimo - è il mio libro della riconciliazione con Imma Tataranni; con un caso di omicidio ambientato tra i sassi - omicidio nel presepe, come viene definito sui giornali - in cui c'entrano le speculazioni in previsione del 2019, anno in cui Matera è stata la capitale europea della cultura, mentre tutti si affrettano ad adattare le ex abitazioni abusive a bed and breakfast e alberghi diffusi (il romanzo è ambientato qualche anno prima, quando ancora l'assegnazione non è stata fatta). Tra il ritorno di fiamma con Calogiuri, che non ci sta a essere considerato un toy-boy, e le indagini sulla Moliterni - la moglie del prefetto, che Imma sospetta giocare a poker online anziché lavorare - la sostituto procuratore Tataranni scopre i rialzi delle scarpe - che le danno quei cinque centimetri d'altezza in più - e le nuove attività poco lecite della figlia adolescente Valentina, mentre risolve abbastanza facilmente un caso in cui sono tutti forniti di movente, tutti senza uno straccio di alibi, con tanto di indizi e chi più ne ha più ne metta.
Mi dispiace, ma questa volta non sono per niente soddisfatta. Decisamente sottotono, anche se non difettano buona scrittura e ironia, questa quarta storia è scorsa lenta e ingarbugliata, con personaggi a volte irritanti, e molte (forse troppe) incursioni nei problemi personali e famigliari che diluiscono la narrazione e distolgono l’attenzione dagli eventi. Inoltre, verso la fine, ha il sapore del rammarico, della rassegnazione, di rinuncia, come fosse l’ultima. Spero che così non sia.
Protagonista indiscussa è Matera con i suoi Sassi e la speculazione immobiliare che la vede coinvolta suo malgrado, in virtù della nomina a Capitale della Cultura.
E’ un esercizio abbastanza inutile cercare con insistenza segni di qualche differenza fra questo e altri polizieschi italiani. L’elenco di stereotipi più o meno codificati è praticamente completo. Tant’è che la serie tv è arrivata puntuale e con la promessa di un sicuro rinnovo. Se il prodotto (inteso come sottogenere) piace, perché cambiarlo? Puoi mettere Matera al posto di Aosta o di Roma, puoi mettere una donna protagonista invece che un uomo (quest’ultimo di solito è tormentato, la prima ha uno spiccato senso dell’umorismo), il risultato finale è narrativa di intrattenimento, lieve e mai volgare, gradita da un ampio spettro demografico. Nella medietà del tipo, la serie di Imma Tataranni si inserisce con buona scrittura, trama coerente e pochi fronzoli (mai troppo benedetti).
Audiolibro. Quarta - e ultima? - avventura di Imma Tataranni. Un po' sottotono ma sempre divertente. Ottima come nei precedenti racconti la lettura di Vanessa Scalera.
Che tristezza...sembra di essere arrivati all'epilogo di questa serie, che, peraltro, mi è piaciuta molto. La parte gialla è marginale al romanzo. Il delitto potrebbe anche rimanere irrisolto. La parte principale del libro riguarda i sentimenti personali dei vari personaggi Imma, Calogiuri, Valentina, del signor Sinagra, ecc. Straordinario l'amore vero e proprio, che traspare nei confronti di Matera e della Basilicata in genere, lo stesso che anima chi è affezionato alla propria terra e odia ogni tipo di sfruttamento, fosse pure solo (?) a livello turistico. Quanti nostri luoghi sono stati snaturati a favore di un turismo selvaggio! La scrittrice in ogni libro della serie ha trattato, anche se in modo leggero, varie problematiche che affliggono la nostra epoca... mi ricordo, tra gli altri, lo smaltimento di rifiuti tossici e l'abuso edilizio. Il personaggio di Imma è sopra le righe, come sempre; mi sembra di vederla nei corridoi della procura con le sue scarpe tacco 12. Le gag tra i vari personaggi sono sempre straordinarie!
Un grande e grosso “MAH!”, soprattutto perché sembra proprio che sia la fine delle avventure della dottoressa Tataranni. Onestamente avrei preferito un focus maggiore su alcune delle tante dinamiche personali della dottoressa, che sembrano buttare lì giusto per riempire le pagine durante l’evoluzione del caso e in particolare il rapporto con Calogiuri. Probabilmente si tratta di uno di quei rari casi in cui la serie è meglio del libro.
La Piemme Imma Tataranni, durante una delle odiate gite con i cognati per ammirare Matera “chesembradavverounpresepe”, distingue un rumore che le pare in modo inequivocabile uno sparo. E proprio di un colpo di pistola muore un giovane agente immobiliare in una casa nei Sassi vicino al luogo visitato dalla Tataranni. Imma, incuriosita dalla strana coincidenza, riesce, grazie alla sua testardaggine, a farsi affidare le indagini del caso dal Procuratore Capo. La vittima è un affascinante e disinibito quarantenne dedito alle conquiste femminili che sembra aver trovato la serenità sposandosi con una semplice ragazza. Il malcapitato trova la morte all’interno di un palazzo storico di Matera proprietà della facoltosa famiglia Sinagra, il cui vecchio e granitico capofamiglia cerca di impedirne la vendita perorata dal figlio maschio. La Tataranni barcamenandosi fra inaspettate vicende familiari e pericolosi avvicinamenti con Calogiuri, riuscirà come sempre a risolvere il rompicapo mostrando ancora una volta sagacia, onestà e rara sensibilità. In questa ultima indagine della Tataranni, si percepisce ancora di più l’amarezza dell’Autrice per gli innumerevoli scandali legati agli sporchi interessi che tormentano la selvaggia, rude e bellissima Basilicata. Lo stile della Venezia è vivace e brioso, si conferma ancora una volta una scrittrice di talento che strizza l’occhio alla televisione, a lei va il merito di aver ideato un personaggio femminile originale al pari dei più famosi colleghi Montalbano e Schiavone
Mi è piaciuto, ma non l'ho trovato imperdibile. Imma Tataranni, investigatrice della procura di Matera, s'imbatte in un caso assai particolare: viene ucciso, dentro un palazzo del centro storico, un agente immobiliare. Per venire a capo della faccenda, deve sapientemente districare tra due ambiti: quello relazionale e quello legato alle speculazioni immobiliari che interessano la città. Tutto è brillante, spumeggiante, pieno di risvolti, ma anche un po' falso, come se le vicende rappresentate fossero di personaggi di cartapesta - anziché di uomini - e se ne intuisse, sotto la facilità espositiva e l'allegria, la sostanziale inverosimiglianza.
La Venezia scrive bene: vivide le immagini, vividi i pensieri, sembra giá di vedere il romanzo trasposto in un film. A Imma Tataranni ci si affeziona, perché è una donna normale e eccentrica al contempo. Intelligente, furba, secchiona, idealista... ma anche piena di difetti e contraddizioni e con un brutto carattere. E per tutte queste cose, si ama. Si muove, mal vestita e su improbabili tacchi alti, attraverso una trama intricata, fatta di storie di passioni, cold cases, speculazioni edilizie... Alla fine, la giustizialista Tataranni, sceglierá di scendere a patti con la sua parte piú sentimentale... come una Diana qualsiasi. Godibile, come sempre.
Non vivendo in Italia ho solo sentito parlare dei film di Imma Tataragni e visto qualche spezzone… poi ho trovato questo libro, il quarto, e l‘ho divorato! Molto ben scritto, sono andata in giro per Matera e mi sono seduta alla tavola di Imma con tutta la sua famiglia, mi sono invaghita di Calogiuri, ho giocato a poker e tutto questo mentre si svolgevano le indagini per uno strano omicidio. Piccole e grandi interruzioni in un‘indagine difficile. Sono sicura che leggerò altri libri che hanno come protagonista la Sostituta Procuratrice Imma Tataragni.
Il personaggio di Imma è sempre soddisfacente come lo è lo stile dei gialli di questa serie, scrittura ironica e colloquiale che disegna perfettamente la scoppiettante protagonista, alla quale ormai assegnamo di default i connotati della brava Vanessa Scalera. In questo romanzo mi è mancata un po' la potenza emotiva di Rione Serra Venerdì ma è sempre una lettura super piacevole!
Quarta indagine, una lettura sempre piacevole e interessante con una protagonista che si fa apprezzare nonostante un carattere alquanto spigoloso e scorbutico.
Quarto appuntamento con la nostra inimitabile Pm Tataranni, sempre vestita alla meno peggio, con immancabile tacco 12, che non si capisce come riesca a camminare sulle impervie strade di Matera, stavolta alle prese con una mega riunione familiare, venuti a trovarli per il carnevale.
Inutile dire che il suo umore è nero, dover sopportare tutta la comitiva che a ogni angolo commenta la bellezza di Matera con un urletto di gioia e mille domande, alle quali non ha proprio voglia di rispondere. Mentre passeggiano Imma sente un colpo che tutti pensano essere un petardo, ma che lei ha riconosciuto subito, è uno sparo e deve andare necessariamente a controllare, si imbatte così in una misteriosa figura di donna, che diventerà il fulcro delle indagini, perché all’indomani le verrà confermato il suo sospetto, un omicidio è avvenuto a Palazzo Sinagra. Antonello Ribba, un agente immobiliare è stato freddato proprio lì la notte precedente, ritrovato nella cosiddetta “stanza rossa” affrescata con i sette vizi capitali e si dice addirittura infestata dai fantasmi.
Un’indagine molto ritmata, con tanti giochi di specchi e troppi sospettati, troviamo in questo libro molti pensieri di Imma, che impariamo a conoscere per le sue opinioni non troppo rosee, sull’evoluzione turistica della sua Matera, che preferiva prima, quando nessuno se la calcolava, e ne parlavano solo in relazione al romanzo di Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli, ma dall’inizio del nuovo millennio la discesa verso l’abisso era iniziata e lei non ne era affatto contenta.
La storia mi è piaciuta parecchio, molto articolata ed elaborata e ammetto che non avrei mai potuto prevedere il finale, davvero sconvolgente, l’amore che provo verso Imma aumenta ogni libro un po’ di più.
Incuriosita dalla serie televisiva, soprattutto orfana dato che ora è finita, volevo leggermi questi casi. Peccato che in libreria avessero solo il volume 4... Devo dire che non sento grande differenza tra telefilm e libro, tranne per come fisicamente è Imma e tranne che nel telefilm a Calogiuri due parole in più potrebbero fargliele dire no?!
Ho l'impressione che con questo libro, per Imma Tataranni si sia chiuso un ciclo. La figlia é ormai grande, il marito é lí per restare e in fondo anche Calogiuri..... Ciò non toglie che anche questo libro mi ha fatto parecchio divertire, soprattutto per l'investigazione parallela sul poker on line. Non sono particolarmente d'accordo sul finale, ma va bene lo stesso.