Viaggia veloce il fiume del tempo, molto più di quanto scorreva in passato. E scava sempre più profondo il canyon che attraversa. I miei figli sono dall’altra parte e potrebbero partire prima che possa raggiungerli. Gli vorrei consegnare quello che ho conservato. Non c’è molto tempo e, senza il mio bagaglio, ho paura che il loro viaggio possa essere più faticoso di quello che intrapresi io. Ho 58 anni adesso che scrivo e, il mio viaggio, l’ho iniziato che ero ragazzo. A quei tempi anche mio padre mi consegnò il suo bagaglio, ma gli bastò allungare un braccio per passarmelo.
Da sempre Paolo Bonolis parla da solo. Lo fa per ritornare sui suoi pensieri, elaborarli, triturarli, rivoltarli come calzini. E per capirci di più: sul mondo, sulla felicità, sulla televisione, sullo stupore, sull’amore e la famiglia, sulla tecnologia che non rispetta i ritmi della biologia, sullo sport che è passione, su Roma (’sti cazzi), sull’uomo che è l’animale con la spocchia. Negli anni, da queste riflessioni ad alta voce sono nate delle pagine di appunti scritti che ora aprono i diciotto capitoli di Perché parlavo da solo, il primo libro di Paolo Bonolis, un tesoro intimo, meditato e prezioso da consegnare ai suoi figli e a tutti coloro che nel tempo l’hanno apprezzato o anche criticato. In un flusso appassionato e coinvolgente, ricco di ricordi di personaggi ed episodi, Bonolis sorprende i lettori con le sue domande ora poetiche ora al vetriolo, sempre profonde: leggerezza e accettazione sono antibiotici per l’esistenza? La Natura Umana è senza scopo, lo Spazio la limita e il Tempo la corrode: come se ne esce? Un amore è un dato oggettivo o un fiume di farfalle? Internet ci sta rincoglionendo? E tagliare i cojoni a un gatto è un atto lecito o arbitrario? Il risultato è una lettura che incuriosisce, fa pensare e talvolta ridere grazie all’intelligenza affilata e alle battute ciniche di Bonolis.
Paolo Bonolis (Roma, 14 giugno 1961) è un conduttore televisivo, showman, autore televisivo e comico italiano.
Ha condotto svariati programmi di successo per le reti Mediaset e Rai, vantando la conduzione e la direzione artistica del Festival di Sanremo 2005 e 2009.
Seguo Paolo Bonolis sin dai tempi di Bim Bum Bam, mi ha sempre fatto morir dal ridere con la sua ironia 😂... In questo libro oltre all'ironia sempre presente, ho potuto apprezzarlo ancora di più per la sua sensibilità e bontà d'animo! Ho potuto conoscerlo meglio attraverso i suoi pensieri e ricordi, come figlio, padre e cittadino di questo nostro mondo globalizzato di cui Paolo fa un'analisi molto precisa e veritiera, mi sono ritrovata molto in questa sua analisi 👍👏
Il libro consiste in pensieri di Bonolis, prima scritti in poche pagine e poi sviscerati in interi capitoli. Devo dire che ho scoperto un personaggio molto genuino. Probabilmente non tutti saranno d’accordo con quello che dice, perché sono appunto suoi pensieri, ma è scritto molto bene e si lascia leggere. Durante la lettura sembra quasi un dialogo costante tra chi legge e chi scrive, mi è piaciuto molto.
Lettura piacevole e stimolante. La cosa che più ho apprezzato è che, anche quando la mia posizione e i miei pensieri erano quasi all’opposto, le idee sono ben esposte e spiegate e motivate e diventano spunto di riflessione. Consigliato!
Faccio parte di coloro che non si sono mai ripresi da Bim Bum Bam, cosi direbbe Paolo. Bonolis è un ottimo presentatore, per me il migliore, ed un uomo interessante a livello culturale. Il libro è una sorta di auto intervista, dove l'essere umano e non il vip, dialoga con se stesso sugli argomenti più disparati . Dal calcio, all'amore, dal senso della vita al senso della sconfitta. Tante idee, tanti colori e tanti spunti, per un pensiero mai banale, divertente a tratti, malinconico in altri e profondissimo in altri ancora.
Non amo molto i libri dei personaggi televisivi, eppure questo alla fine, mi ha conquistata. Consigliato agli amanti di "Piolo" e ai suoi detrattori, che forse cambieranno idea su di lui. E poi è per una buona causa, quindi consideratela una donazione ad occhi chiusi :)
La ricerca della propria identità, il voler dare un senso ad ogni cosa sta velocemente diventando sempre più evidente in gruppi di artisti, scrittori, letterati. Quella del domandarsi su chi siamo, cosa siamo, quella del perché siamo qui, a camminare miseramente in questa terra, ripetendosi come una situazione nel passato, quella che altri poeti greci o latini in passato hanno reso oggetto di studio, negli ultimi tempi è divenuta una costante. Se si vuol approfondire il concetto della vita, l’approccio che si riserva e tutte le sue implicazioni, è bene però confrontarsi con ogni cosa, ascoltare quella vocina della nostra coscienza che a volte è così corrotta, marcia, ma che può essere salvata. Non credo a chi sostiene che la vita è una corsa inarrestabile in cui è impossibile fermarsi per guardarsi attorno; credo invece che il bello della vita si cela in questi tentativi di potersi fermare, non abbandonando niente e nessuno quanto affrontato ogni cosa con una consapevolezza diversa, maggiore. A stroncare, presto o tardi, sarà la morte. Il resto sono solo quisquilie, inerzie. Perché rattristarsi? Perchè compiangersi per qualcosa da cui presto o tardi se ne sarebbe vista una fine? Forse questi sono i pensieri << puri >> di una trentaduenne, che ha sempre visto il bicchiere mezzo pieno. Forse pensare, credere in tutto questo esplica ingenuità, purezza che ha a che fare con l’entusiasmo che avevo da bambina e che continuo ad avere e a cui riservo tutto ciò che faccio. Forse perché sono oramai preparata a tutto quel marasma putrescente da cui spesso annaspiamo pur di scrollarci di dosso. Secondo me la vita è bella, nella sua bellezza e nella sua bruttezza, e tutto quello che deriva da lontano era venuto dall’esterno che imbestialisce i più deboli ma incoraggia i più valorosi.. Ma questa è un’altra storia… Per tornare alla grandezza della vita, il caso volle che mi imbattessi nella lettura di un romanzo, un testo che avrebbe frantumato quella linea di demarcazione, quella che mi distanzia dal mondo di qua da quello di là, quello dei classici, dei saggi, della narrativa, alla lettura di pura evasione, priva di fronzoli ed effetti. Per farlo era necessario tagliare ogni legame con l’esterno, impersonare i panni della lettrice non autocritica bensì quella che le piace leggere senza incappare in qualcosa di irrimediabilmente indigesto. Essere lettore, a volte, comporta anche questo: nel cammino insidioso della vita spesso ci imbattiamo nella conoscenza di figure, voci che richiedono di essere ascoltate, non lette ed interpretate. Non sempre riesco a farlo, ma quando capita tento di essere impersonale e… mi immergo nella lettura. Mi lascio trasportare dal ritmo lento e sincopato di una storia che avrebbe eliminato ogni segno di presenza umana. Da qui la decisione di conoscere un pò meglio Paolo Bonolis, conduttore televisivo che ho sempre apprezzato, i cui progetti poco educativi ma pregni di significato coinvolgono, strappano sorrisi, lasciando nient’altro nelle case di ogni famiglia quel briciolo di leggerezza che per Italo Calvino dovrebbe essere fondamento di ogni principio. Svolazzando nel vento, ma sapendolo anche afferrare; da qui il concetto di Bonolis di vivere la vita, assaporarla in ogni gustosissimo piatto, e le sue << evacuazioni >> morali che non giustificano comportamenti incomprensibili o criticabili quanto simbolo di una modernità che nel tempo è diventata accettabile. Ognuno è bello a modo suo. Ed ecco perchè spesso ci scopriamo ad intrattenersi col nostro spirito. Fra noi e la nostra anima intercorre una specie di dialogo, che se intrappolato su carta potrebbe essere preservato persino nel tempo. Vita e morte, ricordi, emozioni, affidati al Tempo come un piccolo nodo che si scioglie dinanzi ai nostri occhi. Vista dalla mia prospettiva, ha un chè di affascinante tutto questo, la cittadella e i suoi spiriti, nel giro di qualche ora mi accolsero con un certo fervore, e c’era già, specie tra chi era parecchio vicino a lui, quelli che si sono mostrati e si mostreranno come pilastri di queste fondamenta. E non è stato un buon modo per conoscerlo meglio, carpire ogni piccolo segreto, leggere fra le righe, in un viaggio fra i meandri del passato - un passato di cui non ricordo quasi nulla data la mia età - quelle parti fondamentali di un tutto che rappresentano la vita. La sua vita, contornata da parole sofisticate, il cui linguaggio è forbito, talvolta lezioso talvolta rozzo, ma rinchiuso in un harem segreto di interpretazione che è tipico di una mente arguta e sagace. Leggere Paolo Bonolis, anziché vederlo in tv, è stata un’esperienza strana ma piacevole. L’unica effettivamente che avrei potuto vivere, se desiderosa di conoscerlo maggiormente. Non da vicino, ora più che mai impresa alquanto ardua, ma che mi ha condotta dinanzi a un uomo che si è spogliato, si è messo a nudo, si è circondato di fantasmi del suo passato che ancora lo attorniano e regolano quel meccanismo artificioso della sua esistenza, esorcizzando, mediante scrittura quei preconcetti, quelle cose in sospeso che solo il tempo avrebbe reso nell’aria meno respirabile, meno pesante e le sue notti più belle di quel che credeva.
La ricerca della propria identità, il voler dare un senso ad ogni cosa sta velocemente diventando sempre più evidente in gruppi di artisti, scrittori, letterati. Quella del domandarsi su chi siamo, cosa siamo, quella del perché siamo qui, a camminare miseramente in questa terra, ripetendosi come una situazione nel passato, quella che altri poeti greci o latini in passato hanno reso oggetto di studio, negli ultimi tempi è divenuta una costante. Se si vuol approfondire il concetto della vita, l’approccio che si riserva e tutte le sue implicazioni, è bene però confrontarsi con ogni cosa, ascoltare quella vocina della nostra coscienza che a volte è così corrotta, marcia, ma che può essere salvata. Non credo a chi sostiene che la vita è una corsa inarrestabile in cui è impossibile fermarsi per guardarsi attorno; credo invece che il bello della vita si cela in questi tentativi di potersi fermare, non abbandonando niente e nessuno quanto affrontato ogni cosa con una consapevolezza diversa, maggiore. A stroncare, presto o tardi, sarà la morte. Il resto sono solo quisquilie, inerzie. Perché rattristarsi? Perchè compiangersi per qualcosa da cui presto o tardi se ne sarebbe vista una fine? Forse questi sono i pensieri << puri >> di una trentaduenne, che ha sempre visto il bicchiere mezzo pieno. Forse pensare, credere in tutto questo esplica ingenuità, purezza che ha a che fare con l’entusiasmo che avevo da bambina e che continuo ad avere e a cui riservo tutto ciò che faccio. Forse perché sono oramai preparata a tutto quel marasma putrescente da cui spesso annaspiamo pur di scrollarci di dosso. Secondo me la vita è bella, nella sua bellezza e nella sua bruttezza, e tutto quello che deriva da lontano era venuto dall’esterno che imbestialisce i più deboli ma incoraggia i più valorosi.. Ma questa è un’altra storia… Per tornare alla grandezza della vita, il caso volle che mi imbattessi nella lettura di un romanzo, un testo che avrebbe frantumato quella linea di demarcazione, quella che mi distanzia dal mondo di qua da quello di là, quello dei classici, dei saggi, della narrativa, alla lettura di pura evasione, priva di fronzoli ed effetti. Per farlo era necessario tagliare ogni legame con l’esterno, impersonare i panni della lettrice non autocritica bensì quella che le piace leggere senza incappare in qualcosa di irrimediabilmente indigesto. Essere lettore, a volte, comporta anche questo: nel cammino insidioso della vita spesso ci imbattiamo nella conoscenza di figure, voci che richiedono di essere ascoltate, non lette ed interpretate. Non sempre riesco a farlo, ma quando capita tento di essere impersonale e… mi immergo nella lettura. Mi lascio trasportare dal ritmo lento e sincopato di una storia che avrebbe eliminato ogni segno di presenza umana. Da qui la decisione di conoscere un pò meglio Paolo Bonolis, conduttore televisivo che ho sempre apprezzato, i cui progetti poco educativi ma pregni di significato coinvolgono, strappano sorrisi, lasciando nient’altro nelle case di ogni famiglia quel briciolo di leggerezza che per Italo Calvino dovrebbe essere fondamento di ogni principio. Svolazzando nel vento, ma sapendolo anche afferrare; da qui il concetto di Bonolis di vivere la vita, assaporarla in ogni gustosissimo piatto, e le sue << evacuazioni >> morali che non giustificano comportamenti incomprensibili o criticabili quanto simbolo di una modernità che nel tempo è diventata accettabile. Ognuno è bello a modo suo. Ed ecco perchè spesso ci scopriamo ad intrattenersi col nostro spirito. Fra noi e la nostra anima intercorre una specie di dialogo, che se intrappolato su carta potrebbe essere preservato persino nel tempo. Vita e morte, ricordi, emozioni, affidati al Tempo come un piccolo nodo che si scioglie dinanzi ai nostri occhi. Vista dalla mia prospettiva, ha un chè di affascinante tutto questo, la cittadella e i suoi spiriti, nel giro di qualche ora mi accolsero con un certo fervore, e c’era già, specie tra chi era parecchio vicino a lui, quelli che si sono mostrati e si mostreranno come pilastri di queste fondamenta. E non è stato un buon modo per conoscerlo meglio, carpire ogni piccolo segreto, leggere fra le righe, in un viaggio fra i meandri del passato - un passato di cui non ricordo quasi nulla data la mia età - quelle parti fondamentali di un tutto che rappresentano la vita. La sua vita, contornata da parole sofisticate, il cui linguaggio è forbito, talvolta lezioso talvolta rozzo, ma rinchiuso in un harem segreto di interpretazione che è tipico di una mente arguta e sagace. Leggere Paolo Bonolis, anziché vederlo in tv, è stata un’esperienza strana ma piacevole. L’unica effettivamente che avrei potuto vivere, se desiderosa di conoscerlo maggiormente. Non da vicino, ora più che mai impresa alquanto ardua, ma che mi ha condotta dinanzi a un uomo che si è spogliato, si è messo a nudo, si è circondato di fantasmi del suo passato che ancora lo attorniano e regolano quel meccanismo artificioso della sua esistenza, esorcizzando, mediante scrittura quei preconcetti, quelle cose in sospeso che solo il tempo avrebbe reso nell’aria meno respirabile, meno pesante e le sue notti più belle di quel che credeva.
Non esattamente quello che mi aspettavo. Eppure, allo stesso tempo, non avrei potuto aspettarmi diversamente. Lo dico subito, sono cresciuto con Paolo Bonolis. Bonolis abita il mio schermo televisivo da quando ero bambino, da quando "all'ora di cena" (eh sì, allora era quella l'ora di cena per i più piccoli) si guardava Tira e Molla, e da allora ho seguito sempre tutte le sue trasmissioni, Rai, Mediaset, qualsiasi rete. E infatti questi sono i risultati (come probabilmente direbbe lui). Tranquillo, Paolo, non sono qui a chiedere i danni! Tant'è vero che ancora oggi, quando posso, Avanti un altro è uno dei pochissimi programmi televisivi, forse l'unico, che abbia davvero voglia di seguire (e condivido il parere di Maurizio Costanzo sul successo di un prodotto così svitato e così indovinato). Un po' Alberto Sordi, un po' Totò, un po' Mario Riva, il piglio, la comicità (volontaria ed estemporanea) di Bonolis, che personalmente considero non solo autore e conduttore ma anche attore quando è in onda, è tutto ciò che mi soddisfa. Sarcasmo, autoironia, intelligenza. Ma veniamo al libro. Non è una lettura da ridere (anche se qualche sorriso lo strappa), non ha questo scopo e per fortuna l'autore non si sforza a tutti i costi di piazzarci lì uscite alla Bonolis come fanservice. E chi cerca retroscena, aneddoti, pettegolume vario e rimozione di sassolini dalle scarpe, beh, resterà un po' deluso poiché troverà davvero pochissima di questa roba (e tra l'altro limitata solo alle prime due categorie). Avevo già un'idea di Bonolis come persona sì boccaccesca in scena, ma sobria e riservata nel privato (qui la mente torna, forse non per caso, a Sordi e Totò). E questo libro ne è, per certi versi, la conferma. Si tratta, infatti, di una sbirciata nella testa dell'autore attraverso una serie di considerazioni sparse, personali interpretazioni, pensieri sul mondo di oggi, sulla società, sulla genitorialità, sulla tecnologia, sui media, sulla televisione in particolare, sulla spiritualità, sull'arte, sulla politica, sullo sport, sulla romanità, sul saper stare insieme nei rapporti di amicizia e di coppia, sul vivere senza prendersi sul serio e senza amareggiarsi. Il tutto inframezzato da sparuti aneddoti familiari-lavorativi, piazzati lì come corollario, come spunto introduttivo o come nota di colore, quando serve. C'è anche occasione per dei momenti intimi, in particolare riguardo la figlia Silvia, e riguardo al riuscire ossimoricamente a conciliare l'intrinseca tendenza a tenersi in disparte con il fare un lavoro che lo porta per forza ad essere al centro dell'attenzione. Il bignami della filosofia bonolisiana, insomma. Molto di ciò che dice è condivisibile, tantissimo altro non lo è affatto (specialmente quando esce dalla sua area di competenza per volare un po' troppo alto, la mancanza di "equipaggiamento" per scansare la superficialità, le frasi fatte e i salti logici azzardatissimi si fa sentire), ma traspare comunque una buona dose di rispetto per chi non ha la sua stessa visione. Molto probabilmente (anzi, sicuramente) non c'era assolutamente bisogno di tutto ciò, l'ennesima pulce che tossisce, l'ennesimo volume patinato di un personaggio mediatico che, non richiesto, si presenta come maître à penser e dice la sua, l'ennesima zaffata di streetfood che fa storcere il naso ai frequentatori di gourmand restaurant. Verissimo. Ma un bel...e 'sti cazzi?
It is an intimate, ironic, and surprisingly profound journey into the mind of Paolo Bonolis. I adore Paolo; there is truly no one like him. The way he speaks, the way he writes, and the way he approaches life feel completely authentic, sharp, and deeply human.
Bonolis has that rare talent of making everyone laugh while quietly guiding you toward important reflections about existence, identity, and society. His thoughts flow freely, often playful, sometimes provocative, but always intelligent. He doesn’t pretend to have answers; instead, he invites the reader into his inner dialogue, where humor and seriousness coexist naturally.
What I loved most is his approach to life: light without being superficial, profound without being heavy. He writes about important topics with an elegance that feels effortless, using irony as a bridge rather than a shield. His voice on the page feels exactly like his voice on stage and on television: warm, curious, irreverent, and unmistakably Paolo.
This book feels like a conversation with someone brilliant and funny who isn’t afraid to question everything, including himself. It’s reflective, entertaining, and unexpectedly comforting.
A must-read for fans of Bonolis and for anyone who appreciates intelligent humor, thoughtful introspection, and a unique perspective on life.
PRO: racconto intimo, riflessioni sulla vita e sul mondo
CONTRO: pochi dettagli sulla carriera (e su Luca Laurenti)
Un'autobiografia decisamente particolare, che anziché affidarsi ad una narrazione cronologica, si sofferma su pensieri e riflessioni raccolti dall'autore nell'arco della vita, offrendo uno sguardo intimo e prezioso sulla sua vita personale, sul suo carattere e sulla sua personalità. Conduttore capace di mescolare alto e basso, di affrontare temi delicati e complessi con leggerezza e intelligenza, senza mai scadere nella banalità o peggio ancora nella volgarità, tanti sono i ricordi che riemergono scorrendo le pagine, ricordi legati a programmi come "Tira & Molla" (mitiche le telefonate da casa) e "Ciao Darwin" (con i mitici viaggi nel tempo). Terminata la lettura rimane la profonda riconoscenza e stima nei confronti di una persona straordinariamente sensibile e colta.
Volevo una lettura leggera e lo è stata, ma non nel senso di "superficiale". Onestamente l'ho comprato sia perché ho sempre ammirato Bonolis come personaggio (lo reputo uno dei più capaci nel suo lavoro), sia perché mi sarebbe piaciuto conoscere qualcosa in più della sua infanzia e adolescenza e in particolar modo della balbuzie e di come sia riuscito a risolvere il problema e addirittura ad ottenere il primato per il maggior numero di parole pronunciate in un minuto. In realtà, quest'ultimo tema non è stato affrontato, però il libro dona comunque molti spunti di riflessione interessanti e presenta al suo interno anche l'ironia e il cinismo che contraddistinguono l'autore. Lo consiglio
In un incastro tra vecchie pagine di idee, opinioni riguardo ciò che ha più colpito Paolo, quest'ultimo le analizza sviscerando ogni particolare. Dal Bonolis conduttore al Paolo padre, ogni sfaccettatura della sua personalità è stata trattata, mettendo a nudo le caratteristiche di Paolo Bonolis nel suo intero. Un libro che mi ha permesso di conoscere più a fondo una persona già stimata, ma che ora so esserlo per una buona ragione.
La bella sensazione che mi lascia aver finito questo libro è quanto sia bello riconoscere l’intelletto e la sensibilità di un uomo, che a causa di una maschera televisiva, volutamente creata, potrebbe non mostrare mai determinati aspetti. è un libro dove Bonolis presenta la sua famiglia, ne descrive i tratti e le caratteristiche, e parla della propria vita in generale, di cosa lo turba, di cosa apprezza e cosa no.
Ho sempre apprezzato Paolo Bonolis come personaggio pubblico e per il lato umano che in questo libro emerge con forza. Una raccolta di riflessioni su argomenti diversi - la famiglia, la fede, giusto per citarne un paio - portata con l'ironia che sempre lo contraddistingue. È una trasposizione di Paolo Bonolis in formato lettura. Sempre piacevole, mai banale, puntuale nelle considerazioni che argomenta e senza mai prendersi troppo sul serio.
Una lettura in grado di trascinare il lettore. In riflessioni, analisi critiche, risate. C'è poco da dire. Paolo Bonolis dimostra di essere una garanzia anche su carta. Un libro piacevolissimo, a tratti frizzante, e mai banale. Un viaggio stupendo, tra i meandri della mente di una persona dall'intelligenza sopraffina. Consigliatissimo!!!
In questo libro Bonolis raccoglie una carrellata di pensieri sulla sua vita e li analizza uno ad uno, con senso critico e un sottile cinismo. Nel complesso è interessante conoscere il punto di vista dell’autore sulle tematiche trattate, talvolta con spunti interessanti, altre volte più ripetitivi e soggettivi, più personali.
Il libro di Paolo Bonolis tratta di molti argomenti diversi partendo da appunti presi da lui stesso durante gli anni e approndirli con riflessioni recenti. Io stimo da sempre Paolo e dopo avere letto questo libro ancora di più.
Interessante, schietto, e divertente. Proprio come Paolo Bonolis.
Scrittura vivace, come il suo autore. Racconti di vita personale molto divertenti e soprattutto una riflessione sul nostro tempo. Si evince una certa sfiducia verso l'epoca contemporanea ma anche speranza di rinnovamento. "Siamo più figli dei nostri genitori o del tempo in cui cresciamo?"
Mi è sempre piaciuto vedere i programmi di Paolo Bonolis e mi piaceva anche la persona che vedevo in quei programmi, e con questo libro Paolo si è raccontato sempre a modo suo, facendoci conoscere un parti di lui che magari nei suoi programmi non si vedono molto. Lo consiglio a tutti
Assolutamente interessante, questa sorta di raccolta di pensieri del grande Paolo Bonolis, ti catapulta all'interno della mente geniale di uno dei conduttori più amati d'Italia. Fa riflettere ed emozionare. Consigliatissimo.
Profondo, ironico, riflessivo ma allo stesso tempo divertente, un libro leggero da leggere d'estate se si vuole riflettere su importanti temi della vita con uno dei presentatori più amati d'Italia.
Libro ricco di contenuti...con alcuni non mi sono trovata d'accordo, con altri ho avuto modo di riflettere sulla mia vita. È sicuramente un libro che, più avanti, rileggerò volentieri
Un libro simpatico e leggero, ma non affatto superficiale. Interessante il suo punto di vista sulla religione, una visione laica di Bonolis di cui sinceramente non ero a conoscenza.