Alcuni uomini custodiscono segreti, altri invece sono fatti della stessa sostanza dei segreti. Sembrano non avere un passato, o averne troppo. Luchino è uno di questi: imprendibile, amato e odiato da chiunque, invidiato e disprezzato, lontano da ogni cosa eppure sempre così presente.
Sono i giorni del taglio del bosco, un’occasione che riunisce gli abitanti di una piccola comunità dell’Appennino tosco-emiliano. Ognuno viene a dare una mano, curiosando o bevendo qualche bicchiere in compagnia. Ma non ci sono soltanto i boscaioli e le loro famiglie: le facce note e meno note sono tante. C’è la Betti, proprietaria dell’albergo diffuso, per cui quel taglio è simile a un dolore: il bosco apparteneva al suo Fausto, e da quando lui non c’è più l’edera e i rovi hanno preso il sopravvento. C’è Francesco, il notaio, che sta cercando quel delinquente di suo figlio. Ricomparirà forse anche Luchino; qualcuno in paese sussurra che è tornato, sebbene ancora nessuno l’abbia visto. Del resto Luchino è fatto così: tempo fa se n’è andato là fuori, chissà per quali avventure, e adesso si fa vivo quando più gli aggrada. Ciascuno dei personaggi pretende qualcosa da lui, ciascuno ha un rancore, un rimorso, una ferita, un conto da saldare, un affetto bisognoso di conferme. Tutti resteranno delusi. Perché da Luchino ognuno di loro ha provato a rubare – uno sguardo, una parola, un modo di stare al mondo -, ma nessuno è mai riuscito a diventare come lui. Anzi, chi lo imitava è finito in rovina. Sandro Campani ha un talento unico: dà voce al bosco, al vento che frusta gli alberi, al profumo della terra dopo la pioggia. E lo fa con una scrittura precisa e implacabile, come un colpo d’accetta.
Tutto ruota attorno alla figura di Luchino, una figura eccentrica che o la ami o la odi.
"Luchino era bello come te, come te sapeva cantare. Ti mostrava meraviglie e ti insegnava, aveva la battura sempre pronta e anche il silenzio in cui lasciarti meditare, sulla sua profondità, sul suo mistero, ti attirava come fanno i posti che non si conoscono e di cui si ha nostalgia perché si immagina casa. Suonava i gambi di tarassaco, trovava le uova nei nidi. Era giusto che ti innamorassi di lui."
Era giusto, sì. Ed era altrettanto giusto odiarlo, per il modo in cui si comportava: "Daniele ha parcheggiato ed è smontato dalla macchina, è andato ad abbracciare Luchino. [...] Luchino era cotto di sole e sereno, non è uno di abbracci. [...] L'hanno spogliato, mi ha detto mio fratello, prima di cominciare a pestarlo. A me questa cosa ha fatto senso."
Il racconto è corale. Tanti personaggi parlano di lui. Il risultato però è un grandissimo rumore: ho faticato a tenere insieme le varie voci. Per quanto abbia amato il suo precedente romanzo, Il giro del miele, con questo ho faticato tanto.
Ho riconosciuto Campani in alcuni passaggi.
Nel complesso, un po' una delusione. Dovevo leggerlo senza aspettative, forse. Oppure è capitato nel momento sbagliato, non lo so. Magari lo rileggerò più in là, sapendo che non devo avere alcuna aspettativa.
Mah, è un libro che non ho capito granché... Poi non mi è piaciuto troppo lo stile, con continui salti temporali e di punti di vista tra i vari personaggi, lo rendono lento, inutilmente incasinato.
Con il romanzo I passi nel bosco, Sandro Campani si conferma una delle voci originali della nostra letteratura. I passi nel bosco, racconta una storia semplice: alcuni personaggi si trovano a dover tagliare il bosco, ovvero potarlo e pulirlo, per renderlo agibile all'interno di un rilancio turistico della zona, tramite un albergo diffuso. I personaggi del romanzo sono numerosi, tanto che l'autore sente il bisogno di costruire <> che mette in relazione gli uni con gli altri; essi vivono questo momento del taglio come redde rationem delle loro vite precedenti.
C'è Francesco, il vecchio notaio del paese, alle prese con due figli, Antonello e Daniele, che in modi diversi hanno sprecato la vita. C'è la Betti, proprietaria dell'albergo, che cerca in questo modo di tenere vivo il ricordo del marito morto; oppure Luisa la barista che conosce le intime inquietudini di ognuno e le tiene nel suo cuore. Infine c'è Luchino, che in realtà il suo vero nome è Vittorio, un personaggio misterioso che tiene la fila e dispensa una sorta di grazia divina. Dal punto di vista della struttura narrativa I passi nel bosco, segna un cambiamento di non poco conto rispetto al precedente romanzo Il giro di miele. Nel romanzo I passi nel bosco, i personaggi prendono più volte la parola, ogni capitolo porta, infatti, il nome di chi parla, ma ognuno di essi non racconta la storia da angolazioni diverse, anzi ogni voce è un movimento in avanti nelle vicende del romanzo.
La storia raccontata da Campani è simile ad una trottola che gira su sè stessa e diventa travolgente. In questa marea di voci Luchino è l'unico a non parlare. E' l'enigma del libro, il vero dispositivo drammatico della storia, verso di lui tutti si muovono e da lui tutti fuggono. Luchino raffigura forse il sentimento della grazia, non tanto nella sua forma cattolica, quanto in quella protestante.
In questo libro invece, Dio scompare, o meglio si scioglie nella Natura; è infatti il bosco a essere vivo, a muoversi e a parlare alla vita degli uomini; e non è quindi causale questa sorta di parallelo tra Luchino muto, che agisce, e il bosco che sta silenzioso e vede l'affaccendarsi delle vite degli uomini attorno a lui.
Il fondo del bosco, i segreti, una cosa selvatica. Un universo con leggi tutte sue che ti ingloba nella sua gravità e, dopo averti strattonato, ti riporta con leggerezza a galla. I personaggi sono tutti unici, indispensabili alla storia, lucidissimi anche nelle ombre e hanno tutti quanti una voce distinta. Straordinaria è la presenza dell’elemento naturale, e ancora di più la costruzione della storia, che procede per segreti rivelati, per porzioni di realtà. Belle le riflessioni, nascoste come tesoro nei pensieri dei personaggi, e ancor più bello lo stile: schietto, onesto, come si confà al regno degli alberi.
Un libro che ho assaporato lentamente, se non stai attento ti travolge, investendoti con le dinamiche di Oreste con il suo buon cuore, Antonello con la sua rabbia, Daniele con la sua arroganza, e tutti gli altri personaggi che girano attorno al bar di Luisa.
Con un'atmosfera sentita, malinconica e carica di elettricità come una notte in tempesta, Sandro Campani riesce a trasmettere attraverso la scrittura la presenza del bosco, come fosse una persona. Gli odori, i rumori e le sensazioni delle foglie che scricchiolano sotto i piedi, la notte senza luci, se non quelle delle stelle, il profumo del muschio e quello dei tigli appena tagliati.
Schietto, tormentato e a tratti misterioso, "I passi nel bosco" è il libro ideale da leggere in autunno, aspettando l'inverno, con i suoi colori tenui e la sua magia.
Mi è piaciuto l'intreccio tra la natura e gli esseri umani, le loro ambizioni, le loro meschinità ma anche le generosità ed aspirazioni. I numerosi personaggi si susseguono nei diversi capitoli dove parlano in prima persona, con alternarsi dei tempi e delle situazioni, tutto ruota intorno a Luchino, che è l'unico a non parlare mai.