Non so cosa sia successo, ma si è rotta la magia.
Mi aspettavo moltissimo da questo libro, l'ho cominciato piena di entusiasmo, ma qualcosa non ha funzionato. Intendiamoci, è un libro molto carino, la scrittura è asciutta e coinvolgente, perfetta per il target a cui si riferisce, ma, ecco, non è "Bambini di cristallo".
Kristina Ohlsson è un'autrice che solitamente mi piace molto: ho amato moltissimo tutta la serie di "Bambini di cristallo" (il secondo e il terzo volume frose non reggono pienamente il confronto con il primo, ma sono sicuramente molto belli), l'ho trovata una serie perfetta nel suo equilibrio, perfettamente coinvolgente, capace di parlare al suo pubblico mescolando tematiche sociali a una storia horror al punto giusto (il primo volume l'ho letto in un pomeriggio, a casa da sola, e un brividino lungo la schiena l'ho provato anche io).
"La febbre zombie", ahimé, non è "Bambini di cristallo". E forse non ha nemmeno particolarmente senso fare questo tipo di paragoni, però trovo che questo libro cerchi ad ogni singolo passo di seguire la struttura e le tematiche di "Bambini di cristallo", perdendo però gran parte della sua magia. Questa volta ho trovato molto poco riuscita la commistione della trama più avventurosa e orrorifica (che horror non è nemmeno un po') con quella riguardante tematiche più "sociali": sono proprio due storie diverse, che si muovono a blocchi compatti. I protagonisti di entrambe le stottotrame sono gli stessi, ma non si riesce ad avere un insieme organico. L'inquietudine e il timore per la situazione sono totalmente inesistenti (e sì, io non sono una lettrice particolarmente impressionabile quindi, chiaramente, un libro horror per ragazzi difficilmente mi spaventerà, ma "Bambini di cristallo" ci è riuscito. Questo no, mai, né sono riuscita almeno a sentire la paura dei protagonisti).
E poi è tutto tanto, troppo prevedibile: di nuovo, mi rendo conto di essre ben più grande del pubblico di riferimento, ma non ho mai avuto dubbi sul ruolo dei personaggi e sul modo in cui le cose sarebbero andate. E ho il netto sospetto che anche moltissimi lettori ben più giovani di me avrebbero saputo anticipare ogni singolo plot-twist.
Insomma, non è un brutto libro: se non avessi mai letto niente della Ohlsson probabilmente lo avrei trovato un racconto carino, facilmente dimenticabile ma comunque carino. Dopo aver letto "Bambini di cristallo", però, la delusione è davvero cocente