“Esiste un libro. Nessuno può dire chi lo abbia scritto, né quando lo abbia scritto. Si dice che sia più antico di qualsiasi altro libro dell’uomo. Giace sepolto in un sotterraneo dimenticato, in una biblioteca senza nome, su uno scaffale senza numero.”
Ok, forse sono stato troppo tragico, ma ritengo che la trilogia di Magdeburg sia stata ingiustamente trascurata, bandita dalle librerie, relegata in soffitta. Io stesso l’ho scoperta casualmente mentre mettevo in ordine le librerie di casa.
Autore di questa trilogia è il compianto maestro Altieri, purtroppo famoso più per essere stato il traduttore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco che non per le sue opere.
Ma di cosa parla Magdeburg?
“Degenerazione. Invade ogni conflitto, ogni guerra.
[...]nella realtà nessuno [...] va più in battaglia.
Ora vanno alla strage.
Invocano Dio, ma spargono il sangue dei vivi.
Non può esistere altro.
Pregano il Cristo, ma fanno scempio dei morenti.
Non è mai esistito altro.
Inneggiano allo Spirito, ma dissacrano i morti.
Solamente strage per la strage.
Alla fine anche questa guerra, la guerra eterna, è degenerata. Alla fine, la politica è svanita e la fede è sepolta. Anatemi ed eserciti, dogmi e condottieri, sacramenti e vessilli. Tutto quanto perduto, tutto quanto inghiottito dall’aria nera della morte.”
Annus Domini 1630. La guerra eterna imperversa sulla terra germanica. Cattolici combattono in nome di Dio, luterani combattono in nome di un altro Dio. Un’ambientazione che mostra il lato peggiore dell’uomo: eserciti votati all’assassinio, al saccheggio e allo stupro; inquisitori smaniosi di bruciare ogni singolo eretico, senza distinzioni di sesso ed età; nobili pronti a tutto per ottenere fama e ricchezza. Per completare, peste nera e carestia a flagellare il popolo. Nessuna speranza di un futuro migliore.
È in questo scenario che si intrecciano le vicende dei vari personaggi, accomunati dallo stesso destino: Magdeburg, città caduta in mano all’eretico Gustavo Adolfo II Wasa, Re di Svezia.
Wer wird sie erobern?
“Emerse dalla polvere.
Profezia e sterminio.
Un uomo in una giubba colore della tenebra, su un cavallo da guerra colore del metallo. Un viandante. Nient’altro che un viandante in nero.
Cavalcò nel sole accecante della strada dell’eresia. Condusse il destriero attraverso l’altopiano flagellato dal vento.
Da due venti.
Uno spirava da nord, trascinando l’agonia dell’inverno. L’altro soffiava da est, segnando il risorgere della primavera. Una lotta senza fine per un regno senza inizio.
Non esisteva quiete sull’altopiano. Non può esistere. Flussi e correnti, increspature e onde. Un giardino nel vento. Erba e spighe, steli e foglie, petali e spine. Forse l’ultimo giardino della terra.
Dekkenhausen, Turingia.
Oltre un confine ancestrale, la guerra aspettava. La guerra vuole varcare. La guerra deve divorare. Viene respinta. Per anni, per decadi. Solo una stasi nella devastazione.
La guerra non conosce il tempo. La guerra deride l’uomo. Ogni uomo. Alla fine, la guerra avrebbe vinto.
La guerra è eterna.”
Spero che la citazione di cui sopra possa dare un’idea dello stile di scrittura di Altieri. Frasi brevi, ampio utilizzo di metafore e di ripetizioni dal valore rafforzativo, questo stile si sposa alla perfezione con il contesto narrato, conferendogli un tono epico.
L’apice, però, Altieri lo raggiunge con i dialoghi, mai banali nonostante tematiche come la religione e la guerra avrebbero potuto renderli tali.
Un discorso a parte lo merita la descrizione dei combattimenti. Sotto questo aspetto l’autore preferisce abbandonare lo stile ricercato per uno diretto e di facile comprensione per il lettore.
“Non esistono innocenti”
Altro punto forte della trilogia sono i personaggi. Dai protagonisti ai secondari, tutti caratterizzati magistralmente.
Reinhardt Heinrich Principe von Dekken, aspirante Dio in terra.
Siegfried Erwin Granduca von Auerbach, signore di tutte le baldracche.
Wulfgar, l’eretico, il viandante in nero dalla misteriosa identità.
Diego Bolanos y Llosa, magister inquisitionis.
Madre Erika, badessa di Kolstadt, misericordiosa verso gli eretici, intransigente con la feccia cattolica.
Questa è solo una piccola parte dei personaggi che il lettore incontrerà. Personaggi condizionati dal proprio passato, condizionati dalla guerra, condizionati dai soprusi. Follia e fredda razionalità, in un momento storico che lascia poco spazio ai sentimenti e all’amore.
“Quantus tremor est futurus,
quando iudex est venturus,
cuncta stricte discussurus.”
Come già detto, la saga di Magdeburg è divisa in tre volumi, nell’ordine: l’eretico, la furia, il demone.
Il primo, sensibilmente il più corto, introduce la maggior parte dei personaggi principali. Questo volume è il primo scoglio, poiché il lettore deve abituarsi allo stile di Altieri. L’unico difetto che ho ravvisato in questo libro riguarda la citazione degli eventi storici (parti comunque brevissime), raccontati quasi come una lista della spesa, mal amalgamati al resto. Questo difetto, per fortuna, scompare già nel secondo volume.
La furia, invece, è il classico libro di transizione, mentre il demone chiude la saga con una maxi convergenza, svelando ogni mistero rimasto celato.
Se dovessi classificare la trilogia, direi che è un romanzo con ambientazione storica, dai tratti gotici e con elementi fantasy trascurabili.
Chi volesse leggersi un romanzo attendibile dal punto di vista storico, se ne stia alla larga.
Lo sconsiglio fortemente anche alle persone sensibili e facilmente impressionabili, poiché vengono descritte molte scene forti come stupri (anche di minori) e mutilazioni.
A tutti gli altri, provate almeno il primo volume.