Quando nasce, il neonato si trova proiettato in un incubo: in un ambiente freddo anziché caldo, deve subito attivare il metabolismo e bruciare energia per non soccombere. Per l’uomo quindi la vita è calore. Questa verità è così forte e significativa che ne associamo anche gli opposti: la morte è fredda. Per gran parte della sua esistenza, l’uomo ha combattuto contro il freddo, forse l’avversario più subdolo che la natura gli abbia opposto e che nei secoli lo ha falcidiato sui campi di battaglia, durante le esplorazioni o nel tentativo di conquistare le montagne. Eppure alcune persone sono state in grado di sopravvivere in condizioni di freddo estremo, avvicinandosi al confine che separa la vita dalla morte fin quasi a toccarlo, prima di riuscire a tornare indietro. Cosa c’è alla base di questa impressionante capacità di sopravvivenza? Non lo sappiamo ancora, ma da circa due secoli abbiamo imparato che il freddo, se domato e controllato, può trasformarsi in una cura, non diversamente da un farmaco che salva la vita o uccide in funzione del suo dosaggio. Oggi però ci stiamo spingendo oltre. Perché le recenti scoperte scientifiche relative all’ibernazione hanno aperto possibilità straordinarie, spalancando le porte all’esplorazione del sistema solare e alla speranza, sempre più concreta, di mettere uno scudo fra noi e la morte.
Medico, dottore di ricerca in neurofisiologia, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna, membro del Topical Team Hibernation dell’Agenzia Spaziale Europea, associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, nel direttivo nazionale della Società italiana di neuroetica autore di numerose pubblicazioni internazionali, conduce il podcast di divulgazione scientifica “Elevatore di Pensiero”, e insegna fisiologia ai medici e agli ingegneri biomedici.
“Grazie ai mammiferi, infatti, una selva di novità fisiologiche arricchì il panorama della vita. Alcune sono più famose ed evidenti, come i cuccioli partoriti vivi, il latte, o la pelliccia; mentre altre sono meno note, ma altrettanto importanti, come lo sviluppo di un cuore a quattro camere, e la separazione fra il sangue arterioso ossigenato da quello venoso de-ossigenato. Ma la novità più importante, almeno a mio giudizio, è l’aumento del metabolismo e la conseguente nascita dell’omeotermia e della termoregolazione. Come vedremo, è a quest’arma formidabile che dobbiamo la nostra sopravvivenza come specie.” CIT