La fine del mondo di Ernesto De Martino va ormai annoverato tra i classici del pensiero europeo contemporaneo. La presente edizione offre numerosi elementi di sostanziale novità rispetto a quella pubblicata da Einaudi nel 1977, e consente ai lettori di gettare nuova luce sul capolavoro del grande studioso. Il lavoro collegiale di valutazione critica dei materiali preparatori dell’ampio saggio rimasto incompiuto si è proposto di far emergere in tutta la sua portata un pensiero complesso, situato al punto d’incrocio tra antropologia, filosofia e storia, in cui convergono stimoli intellettuali di varia provenienza, rielaborati dall’autore in modo del tutto personale. A tale scopo i tre curatori hanno deciso sia d’inserire nel testo una selezione degli scritti filosofici più rappresentativi, non presenti nell’edizione italiana, sia di porre in risalto i nessi strutturali tra le varie sezioni in cui si articola il progetto dell’opera: ciò ha comportato la revisione dell’intera architettura del volume, nel rispetto delle intenzioni dell’autore. Alla base dell’indagine sulle diverse declinazioni storiche del tema della «fine del mondo» vi è il bisogno di fare luce sul presente della civiltà occidentale, attraversata da una crisi che sembra corroderne le fondamenta dall’interno, avviandola verso un assai probabile declino. De Martino s’interroga sulle motivazioni profonde di questo complesso fenomeno, volgendo lo sguardo alla psicopatologia, alla filosofia, all’arte e alla letteratura. Lo studioso affronta una serie di nodi cruciali, che vanno dal senso di «spaesamento» dell’uomo d’oggi allo sfaldamento della memoria storica, in cui sono sedimentate le scelte culturali che contraddistinguono una determinata civiltà.
Ernesto de Martino (1 December 1908 – 9 May 1965) was an Italian anthropologist, philosopher and historian of religions. He studied with Benedetto Croce and Adolfo Omodeo, and did field research with Diego Carpitella into the funeral rituals of Lucania and the tarantism of Apulia.
Ernesto de Martino was born in Naples, Italy, where he studied under Adolfo Omodeo, graduating with a degree in philosophy in 1932. His degree thesis, subsequently published, dealt with the historical and philological problem of the Eleusinian Gephyrismi (ritual injuries addressed to the goddess) and provides an important methodological introduction to the concept of religion. Clearly influenced by reading Das Heilige by Rudolf Otto, de Martino preferred to emphasize the choleric nature of the believer, overturning the German scholar's thesis and making it capable of being applied to relations with gods in polytheistic religions and spirits in animist religions.
Attracted by the ideological stance of the regime, for several years de Martino worked on an essay interpreting Fascism as a historically convenient form of civil religion. However, the attempt was insubstantial and the work, still unpublished, was gradually rejected by the author, who subsequently approached left-wing ideas and after the war became a supporter of the Italian Communist Party. At this time, which we now call the "Neapolitan" period, lasting until 1935, de Martino fell under the spell of the personality and work of an archaeologist who was particularly open-minded concerning the ancient history of religions.
De Martino has also been a very charismatic mentor and teacher. From 1957 to his death he taught ethnology and history of religions at Cagliari's University.
ho la seconda edizione (quella del 2002), ma ne è uscita di recente, forse un paio di anni fa, una in Francia che pare sia migliore. questo ultimo lavoro mai ultimato di Ernesto de Martino, il più grande antropologo italiano, morto negli anni 60, ha una prima parte molto densa su quelle che lui chiamava le "apocalissi psicopatologiche": esperienze al limite, come le forme deliranti schizofreniche, i vissuti di depersonalizzazione e derealizzazione, la catatonia e i deliri di negazione... e una seconda e terza parte che si concentra sulle apocalissi religiose e culturali. ci sono, per chi volesse approfondire la parte psicopatologica, alcuni capitoli molto belli nel libro di starobinski "l'inchiostro della malinconia", sempre edito da einaudi, dove si riconduce, secondo una tesi del medievalista francese Gaston Paris, la leggenda dell'ebreo errante ad alcuni deliri presenti in pazienti catatonici, come quello di immortalità: questi pazienti si vedevano condannati all'immortalità e costretti a vivere per sempre, vagabondando per il mondo. Il delirio di immortalità non era un delirio su base megalomanica, ma un delirio di negazione. Negavano la loro stessa esistenza, e quindi anche la loro morte. tesi affascinante e che forse de martino conosceva, visto che per tutta la sua vita, e in particolare nell'ultimo periodo, cercò di spiegare molti miti e leggende alla luce di vicende psicopatologiche; fu un grande esponente dell'etnopsichiatria.
Un libro illuminante per certi versi, come nel caso del concetto di fine del mondo e conseguente antropologico-psicopatologiche, ma superato per altri versi, come l’impostazione marxista che lo porta talvolta a sottostimare l’importanza spirituale dei paradigmi religiosi.