Casa dolce casa? Se l’Italia è un paese di proprietari di case non è per benessere diffuso, ma per la debolezza di politiche pubbliche che, trascurando di pianificare un diverso accesso all’abitare, hanno spinto i cittadini a congelare i propri risparmi nel sistema bancario e hanno consentito che l’indebitamento diventasse uno strumento di ulteriore vantaggio per i più agiati. Alla proprietà è ancora oggi anacronisticamente collegata una serie di rappresentazioni sociali positive (reputazione, inclusione, radicamento) che la rendono non solo desiderabile - creando perciò una domanda costante di case che consuma il suolo e deteriora il paesaggio - ma anche strategica per garantire il passaggio di ricchezza tra le generazioni, in una società che così si fa sempre meno mobile.
Ad opera di tre professori di Sociologia, questo libretto (139 pagine) esamina lo strumento "Casa" nell'Italia di oggi, 2020, e lo esamina sotto l'aspetto economico, sociologico, geografico, tributario, finanziario ed ambientale. Interessante, però, se posso fare un appunto, soprattutto nella prima parte la scrittura mi è sembrata un po' troppo faticosa, "professorale" in maniera gratuita; se hai qualcosa da dire scrivilo chiaro, un argomento tecnico non impedisce di scrivere semplice e conciso.