Non esiste una verità circoscritta: la nostra idea di quel che è veramente accaduto non può che provenire da qualcuno, e questa è la realtà che proviene da me.
Molte storie trapelano messaggi che, qualunque sia la mole o la copertina con cui essi sono rivestite, inebetiscono e allietano lo spirito. Altri, invece, che esuli da qualunque forma di felicità, comprensione scavano a fondo della tua anima non dando peso a ciò che potrebbe comportare la sua lettura, ma tuffandosi dentro il libro con il desiderio insopprimibile di un atto di comprensione. Leggere la storia che la Marino si porta dentro è stato davvero bello, oltre che destabilizzante e comprensiva. Del resto non credo l’autrice abbia riscontrato non poche difficoltà nel riporre i suoi pensieri, nero su bianco, la cui vita gli crollò letteralmente addosso nel momento in cui meno se lo sarebbe aspettata. Non solo la sua famiglia le promise affetto, cure, attenzioni attente e meticolose, ma si erano ripromessi di non abbandonarla più nemmeno per un secondo. La sua anima perse vigore, brillantezza nel momento in cui fu risucchiata da un enorme buco nero, che in un primo momento si credette fosse il posto più adatto. In realtà erano solo i primi sintomi di una forma di depressione che, come la Marino, molti sono affetti, e da cui sembra non esserci alcuna via d’uscita. La normalità è qualcosa di mero e utopico.
Normali. Ma cosa significa effettivamente la parola normale? Niente che ci permetta di non farci sentire come lei, calarci nei suoi panni, aggrapparsi ad uno scoglio nel momento di più facile insorgenza che sconvolse del tutto la sua vita, a cui fu sequestrata la felicità, la sopravvivenza, la lucida perdita della coscienza, della mancanza di entusiasmo in cui non si riesce a rassegnarsi a vedere al di là d ciò che siamo diventati. O meglio, che è diventata. Un corpo privo di anima di cui queste pagine sono una confessione lanciata dalla soglia morale della sua insoddisfazione, che parla di libertà mancata, la possibilità di un imperfetta individualità, un silenzio assordante alimentato dalla paura, dalla realtà che sforna e deforma ogni cosa.
Non ho mai prestato attenzione agli autori italiani come in questo periodo della mia vita in cui ho constatato come vanno a braccetto col mio modo di leggere il mondo della cui esistenza tuttavia ero a conoscenza già da qualche anno, ma come un’entità ignota, inesplorata e pertanto meravigliosa e bellissima che avrei dovuto prendere parte. La storia della Marino si mosse velocemente e dirimpetto nel mio cuore, studiandone la scorza, l’intensità di sentimenti che, sin dalle prime pagine, mi hanno indotta a comprenderne le passioni, le emozioni che muovono le cose, che hanno mosso questa giovane eroina dinanzi all’abisso del nulla, del terrificante e del tragico, considerando le possibilità di constatare la bellezza di certe tematiche. Così perfettamente in sintonia ai miei sentimenti, che non hanno indugiato – nemmeno per un istante – a guardare altrove. E ora all’improvviso, col mondo ancora sottosopra e distante dal mio cerchio personale, senza nient’altro che carta e inchiostro, mi sono concentrata su cose che i miei occhi non avevano ancora visto, sulla magnificenza di certe entità distorte che mi erano ancora sconosciuti. Se << malattia >> a questo punto diviene una parola forse fin troppo ripetitiva, eccessiva, un termine troppo blando per esprimere tutto ciò, può però avvicinarmi a ciò che ho provato leggendo Svegliami a mezzanotte. Avvolta da qualcosa di asettico, ameno, il cui umore tocca apici di dramma e sconforto. Raggiunse la sua intensità in maniera alquanto solenne in cui la solitudine, lo sconforto, il rancore, sembrano trasparire dal suo aspetto facendoci così sentire accolti con un violento abbandono, una forma di repressione immersa in una condizione d’inerzia o ristagno. Prendendo parte ad un episodio inimmaginabile in cui la stessa si intravede appena sullo sfondo di una dramma sconvolgente. Perché è proprio qui che è come se si guardasse dinanzi a uno specchio, che rivela e denuncia nelle sue caducità e illusioni chi sono i veri personaggi, com’è la nostra anima, e che osservandola osserviamo anche noi stessi. La vita di ognuno di noi, il nostro sentirci perpetuamente insoddisfatti di voler raggiungere qualcosa che effettivamente non avremo mai, e che ci è sempre sfuggito di mano. La traiettoria di una luce di cui non sarà mai immersa, è il modo per cui questo romanzo mi prese alla sprovvista. Riverbera nella notte, nella solitudine del cuore, nella ricerca affannosa di vivere e sopravvivere, in sconfortanti fantasticherie che pulsano nel cuore, mettono a posto qualcosa dentro di noi. In un’epoca di recuperi, in cui si abbracciano le tradizioni, false imitazioni, in cui le passioni vivaci, impetuose, scuotono l’anima con una certa irruenza, pazienza, disperazione. Scosso da eventi che non hanno un loro perché ma dentro al quale si dispiegano i brevi e tormentati transiti della passione umana.