Tilviljun leiðir saman ólíka sögumenn þessarar einstæðu skáldsögu: Borghildi sem nýorðin er ekkja; tölvukarlinn Árna sem þarf að takast á við offitu og hreyfingarleysi; hina ungu Hönnu sem glímir við átröskun, og Aron Snæ ellefu ára son einstæðrar móður ... en eftir því sem sögunni vindur fram fléttast örlög þeirra saman í stigmagnandi frásögn.
Guðrún Eva's first book, Sóley sólufegri, came out in 1998 in a very limited edition. In the same year the publishing house Bjartur published her short story collection Á meðan hann horfir á þig ertu María mey (While He Watches You, You are the Virgin Mary), to much acclaim. Since then Guðrún Eva has published five novels, a collection of philosophical stories for children published by The National Centre for Educational Materials and a book of poetry. She has also translated novels by foreign authors.
La vita ti sbrana, e intanto ti guarda negli occhi con compassione. È così e basta.
Hanna, Aron, Árni, Borghildur 4 personaggi, 4 età differenti, 4 storie accomunate dalla sofferenza, dalla perdita, dalla morte. Divorzi, disturbi alimentari, perversioni minorili, depressione, malattia, abbandono. La penna della Mínervudóttir è abile nell' intrecciare questi fili.
Come continuare a sopravvivere se la vita ti ha preso a schiaffi? Un romanzo di una tristezza talmente dolce da far vibrare le corde del cuore. 4 storie di una delicatezza malinconica, 4 personaggi dei quali è impossibile non affezionarsi.
La vita di tutti i giorni, i problemi di tutti i giorni, non servono storie assurde per smuovere l'anima. Perché che si fa con le persone che sono in pericolo? Si dà una mano, un aiuto. Si prova a tendere quella mano che serve da ancora, che spunta dall'apertura del pozzo in cui sei caduto. Quella mano che pensavi di non trovare nel buio dell'abisso.
Mi viene da definirlo un romanzo pieno di luce, nonostante la cupezza delle vite raccontate. Mínervudóttir dà voce a quattro personaggi infelici, che, in un gioco di destini incrociati, si conoscono e volontariamente - o meno - si aiutano. La pesantezza della vita non dipende dal numero di anni trascorsi su questa terra: può manifestarsi da piccoli come da adulti. Questa, infatti, è la storia dell’undicenne Aron Snær che ha già vissuto troppo: la depressione della madre, l’abbandono del padre. C’è Hanna, adolescente con disturbi alimentari, strappata da Reykjavik dai disastri sentimentali della madre. Poi c’è Árni, cinquantenne invalido che vive un amore impossibile, sostenuto dal suo simpaticissimo e vivace cane Alfons. Infine Borghildur, a cui una morte improvvisa ha tolto l’amato marito, e si sente sopraffatta da un lutto assurdo e insuperabile. Vivono in un paesino dove tutti si conoscono e, quindi, le loro vite non possono che incrociarsi. Ognuna col suo carico di sofferenza che nessuno, tuttavia, riversa sull’altro. Al contrario, sembra che i problemi dell’altro possano solo portare guarigione. E forse è proprio questo il segreto per superare certe difficoltà: essere empatici, prendersi cura anche di chi si conosce poco, mica con chissà quali gesti. Solo con piccole attenzioni: portare un cane a passeggiare, mangiare un panino e un gelato insieme. Quelle minuscole “cure” che possono fare la differenza in un’anima crepata. Per questo motivo parlo di un libro luminoso, dolce e delicato, che, pur essendo semplice, ha una potenza enorme.
Resto spesso affascinata dalla scrittura degli autori islandesi, è capitato anche con questa scrittrice e poetessa, considerata una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea. Con una prosa delicata e dolce (qui c’è da ringraziare anche Silvia Cosimini, eh!, credo riesca sempre a rendere perfettamente la dolcezza poetica di certe scritture), il romanzo mostra anche uno spaccato della società islandese, dove è molto forte il senso di comunità, radicato nella loro storia. Penso alla struttura dei servizi sociali che affiancano a ragazzini problematici - o in difficoltà- dei coetanei per aiutarli ad aprirsi come non farebbero con un adulto. Penso all’abitudine di non chiudere le porte d’ingresso a chiave. Penso ad un’oasi di pace e sicurezza- anche se l’autrice rompe gli schemi inserendo un fatto di cronaca lugubre (ma anche questo ha il suo significato “curativo”).
Se devo fare un appunto potrei dire solo che è breve. Mi sono affezionata rapidamente a Aron Snær, Hanna, Árni e Birghildur. E ovviamente anche all’allegro Alfons. Mi è dispiaciuto salutarli così presto…
Sarò brevissima. Per commentare questo bel romanzo dalle atmosfere molto islandesi ho cercato di comporre (scusatemi l'ardire) un Haiku che è una forma di poesia giapponese di sole 17 sillabe, suddivise in tre versi secondo lo schema:
5 sillabe 7 sillabe 5 sillabe
Solitudini Gelide islandesi Universali
Pensate nei licei statunitensi e in Marocco si insegnano le tecniche per scrivere Haiku. Che Borges ne avesse composto alcuni non stupisce ma che lo avesse fatto anche Jack Kerouac sì. Perché l'Haiku si presta ad esprimere in maniera estremamente semplice e disadorna il senso di precarietà dell'esistenza umana, la nostalgia per qualcosa, o la profondità di un attimo che a volte si vive con qualcuno e che non può essere né spiegato, né replicato. Per chi, come me, raramente possiede il dono della sintesi, l'Haiku può essere un ausilio per organizzare le parole e i mostri che si affollano dentro di noi.
Dásamleg bók, hversdagslegar persónur í aðstæðum sem allir geta samsamað sig við. Mun örugglega lesa hana aftur - gleypti hana í mig og missti örugglega af einhverjum gullmolum.
Mi piacciono i romanzi in cui le vite di persone sconosciute ad un certo punto si intrecciano in modi inaspettati rivelando un senso a tutte le parti coinvolte. Questo è uno di quelli.
Siamo in un tranquillo sobborgo di Reykjavík alla fine dell’estate islandese e la vicenda ruota intorno a quattro personaggi accomunati direttamente e indirettamente dal fil rouge della depressione, del disagio, del dolore che non hanno scelto e che rende la loro vita un’esperienza in cui la sofferenza è presente ad ogni passo. Hanna è una ragazza sedicenne che soffre di un disturbo alimentare e prova una repulsione verso il cibo che forse rispecchia quel sentimento di cui lei stessa dice “probabilmente era proprio la mia aspirazione. Rimandare la vita”. Árni è un uomo che, a causa della sua invalidità, ha dovuto lasciare il suo impiego prestigioso e rivedere il suo tenore di vita per potersi dedicare alla propria salute. Vive con il suo cane, Alfons, è un uomo sensibile ma anche molto solo, una persona che boicotta sistematicamente le proprie relazioni innamorandosi solo di donne che non lo vogliono. Borghildur è una donna di mezza età rimasta vedova all’improvviso. I suoi figli vivono lontani e, da quando ha perso il marito, si sente “come un sacco pieno di schegge di vetro”. I nostri personaggi si percepiscono come isolati e diversi sia dagli altri che da una precedente versione di se stessi e vivono le loro vite chiusi nel proprio guscio di dolore finché non vengono tutti coinvolti, in un modo o nell’altro, nella vita di Aron Snær, un bambino abbandonato dal padre e la cui mamma viene ricoverata in ospedale a causa della depressione.
Entrando in contatto tra di loro questi personaggi che disprezzano la compassione del prossimo trovano sollievo nel senso di comunità e in un sentimento apparentemente simile ma profondamente diverso: l’empatia.
In una società capitalistica velatamente ma ripetutamente criticata, in un sistema in cui il valore dell’individuo è misurato nella sua utilità e intrinsecamente legato al lavoro che svolge, in un mondo che non aiuta chi muore in mare o di fame per timore di una qualsiasi ripercussione sul proprio stile di vita, riscoprire il valore della comunità, condividere il proprio dolore e lenire quello degli altri, mostrarsi fragili, accogliere la debolezza altrui ed essere capaci di appoggiarsi sugli altri a propria volta sono atti rivoluzionari. Sono metodi per sopravvivere.
Mínervudóttir non offre soluzioni semplicistiche: i personaggi mantengono le proprie ombre. Questa non è una fiaba a lieto fine, ma un racconto di luci ed ombre che, nel migliore dei casi, potranno forse trovare un equilibrio. Il dolore dell’anima non svanisce magicamente nel contatto con l’altro, ma forse questa è la condizione necessaria per poter capire se il dolore è “talmente tanto da sperare di morire” o se “la volontà di vivere” non possa, in qualche modo, “avere la meglio su tutto il resto”.
È un buon romanzo con una bellissima atmosfera da vicinato tranquillo, abitudini quotidiane e passeggiate nella natura ma purtroppo è davvero corto per la materia trattata e mi è sembrato un po’ troncato sul finale. La sensazione è quella di essere stata strappata dalla storia quando non ero ancora pronta a lasciarla. Peccato. Assolutamente consigliato comunque.
Hmm veit ekki alveg hvað mér finnst um þessa. Mér fannst mjög gaman að lesa hana, án þess að geta sagt hvers vegna. Mjög karakterdrifin bók og persónurnar voru virkilega vel skapaðar. Það sem mér leiðist rosalega í íslenskum samtímabókmenntum er þegar sagan bara ... hættir. Hún klárast ekki, heldur hættir bara. Það á svo sem við mun fleiri bækur en þessa, en það fór eitthvað extra í mig hér. Kannski því það var ekkert það mikill söguþráður til að byrja með og mig langaði að vita meira um þessar persónur. Veit ekki.
Aðferðir til að lifa af greip mig frá fyrstu blaðsíðu. Lestur hennar rann mjög ljúflega og án áreynslu. Persónusköpunin var einhvern veginn þannig að mér fannst ég þekkja sögupersónurnar eftir aðeins nokkrar línur. Mér fannst líka skemmtilegt hvernig hún kynnir okkur fyrir persónunum, hver og ein persóna klukkar næstu og dregur hana fram í sviðsljósið.
Bókin rennur ljúflega og frásagnarmátinn er skemmtilegur. Persónurnar ólíkar en allar áhugaverðar á sinn hátt. Mig vantaði samt eitthvað meira. Meiri atburðarrás, meiri samskipti, meiri tilfinningu... bara eitthvað meira.
Recensione a cura della pagina Instagram pagine_e_inchiostro:
Metodi per sopravvivere é la storia di quattro infelici destini che si incrociano e che, volontariamente o meno, finiscono per darsi una mano a vicenda. La Mínervudóttir mette in luce lo spettro della depressione, che colpisce a qualsiasi età. I suoi personaggi sono variopinti: dall’undicenne Aron, le cui malattie mentali e l’abbandono hanno già segnato la sua storia famigliare; Hanna, adolescente solitaria affetta da disturbi alimentari; Árni, un cinquantenne invalido che sogna ancora l’amore, il cui unico amico é il suo Labrador; Borghildur, una vedova presa dal suo lutto, con figli ormai cresciuti e lontani.
Il sobborgo di Reykjavik dove vivono é un microcosmo naturale, che fa da cassa di risonanza alle loro solitudini. Solo quando le loro strade si incroceranno, qualcosa nei quattro protagonisti sembrerà risvegliarsi. Con una scrittura delicata, pregna di umanità, l’autrice suggerisce che forse l’unica ancora di salvezza sono le relazioni umane, la condivisione, l’empatia e l’aiuto che possiamo fornire agli altri, legando indissolubilmente le loro storie alle nostre. Metodi per sopravvivere parla di quotidiano che si trasforma in straordinario. E, nonostante l’apparente cupezza dei temi, é un romanzo che diffonde una luce potente.
Góð bók, meitlað málfar og gagnorðar lýsingar. Hún er fáránlega góð í því að kynna persónu til sögunnar, segja frá löngu liðnum atburði í lífi þess sem um ræðir, og láta þá lýsingu fanga karakterinn og stemninguna í kringum persónuna á frábæran hátt. Strax í upphafi hélt ég að þessi kapall myndi ekki ganga upp. Tilvísun í tiltil bókarinnar birtist strax í fyrstu sögunni í slöppum takti. En svo kom viðsnúningur og restin af bókinni er virkilega góð.
Che cos’hanno in comune una sedicenne con problemi alimentari, una vedova alle prese con il suo lutto e un uomo che è stato costretto al pensionamento per motivi di salute? A una prima occhiata si potrebbe dire che niente li accomuna se non il vivere nello stesso sobborgo di Reykjavík. Ma sarà la comparsa di Aron nelle loro vite che avrà la funzione di creare un legame invisibile tra Hanna, Árni e Borghildur, a dare loro la forza di non isolarsi e di affrontare il proprio dolore con un proprio metodo per sopravvivere.
Abbandonato dal padre che non vuole curarsene perché, a dir suo, vuole “sistemare le cose” Aron cerca il suo posto in un mondo che sembra non volerlo. Ma sarà la bicicletta che Arni gli regala a farlo piombare nella vita di Borghildur, aiutandola inconsciamente a sopportare il “sacco di schegge di vetro”, non permettendole di sentirsi sola in quella vita che lei aveva disegnato insieme al marito, scomparso improvvisamente. E come un cerchio che si chiude, l’incontro con Borghildur porterà Aron a conoscere Hanna, che accetta la proposta di affiancarlo e troverà in lui una persona che non è così diversa da lei.
L’autrice dà voce ai personaggi e li rende narratori delle loro storie, senza però giungere a un vero finale. Come molte persone, ci sono rimasta male una volta arrivata in fondo alla lettura, ma credo che proprio il finale che non porta a una vera e propria fine della storia sia emblema di quello che l’autrice voleva far trasparire: non possiamo sapere che piega prenda la vita, ma possiamo viverne ogni momento perché, come dice il libro stesso, in ogni parola scambiata può celarsi la promessa di qualcosa di straordinario.
𝑀𝑒𝑡𝑜𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑣𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 è un libro che nel suo analizzare il dolore ci aiuta a curare il nostro.
"Ci scambiammo un'occhiata e per un attimo non fummo quello che eravamo, ma immobili e infinito come il fondo del mare, o una galassia".
Ho apprezzato davvero tanto questo breve libro: le vite dei personaggi, i quali narrano in prima persona attraverso i capitoli, si intrecciano arrivando a costruire un mosaico del quale lo stesso lettore riesce a sentirsi parte, grazie al talento narrativo della scrittrice. Avrei voluto fosse più lungo, ma resta comunque un libro davvero molto carino.
Grípandi texti og ljóslifandi persónur. Maríanna Clara frábær, sérstaklega sem litli strákurinn. Hins vegar finnst mér Guðrún ekki ná að draga þræðina saman og bókin endar fyrir vikið í lausu lofti. Hefði viljað sjá aðeins lengra innlit inn í líf þessa fólks, aðeins dýpri krufningu. Skemmtilegt hvað margir sem lesa bækur Guðrúnar skrifa gagnrýni hérna, hún kallar greinilega fram viðbrögð á textaformi.
Dàsamleg persônusköpun, persônurnar eru kynntar til sögunnar ein af annarri og virðast etv ekki eiga neitt sameiginlegt í tilverunni í upphafi annað en það að vera á því stigi að reyna bara að lifa af í hversdagslegri tilveru sinni sem hefur verið þeim mótfallin á ýmsan hátt. Smám saman myndast nýjar tengingar og jafnvel góð sambönd byrja að þróast.
Fljótlesin og fallega skrifuð saga um fjórar persónur, sem allar eiga erfitt í lífinu en tengjast af tilviljun. Hver kafli fjallar um eina persónu, sem segir söguna út frá sínu sjónarhorni. Guðrúnu Evu tekst vel að gera persónurnar áhugaverðar og þegar sagan var búin langaði mig að vita meira um afdrif þeirra. Bókin hefði því gjarnan mátt vera lengri.
Frábær. Ekki fullkomin en mjög flott. Skildi ekki tilganginn með öllum senunum og sumt fannst mér undarlegt eins og að þegar Aron er baðaður af þá ókunnugri konu. En í heildina falleg saga og vel skrifuð. Mæli með!
Virkilega fallega skrifuð bók sem er erfitt að lesa ekki í einum rykk. Hún líður einhvern veginn mjög áreynslulaust áfram þrátt fyrir að skipta reglulega um sjónarhorn og persónur. Ég hefði verið til í kafla um Steinunni og ástarsorgina frá hennar sjónarhorni.
Ein af betri bókunum hennar. Mannlegar hliðar fléttast saman og Guðrún Eva dregur upp afar lifandi sjónarsvið. Byrjaði og lagði hana ekki frá mér fyrr en lestri loknum.
“Per un attimo non fummo quello che eravamo, ma immobili e infiniti come il fondo del mare, o una galassia.”
Metodi per sopravvivere è un breve racconto ambientato in un sobborgo di Reykjavík immerso nella natura dove tutti conoscono tutti e la quotidianità diventa quasi banale. Qui si muovono i personaggi di questo racconto. Hanna, un'adolescente sola che lotta con sè stessa, Borghildur, vedova troppo in fretta che cerca di superare il dolore della perdita, Árni, alle prese con un amore che lo porta sempre più lontano dal suo futuro, infine Aron Snær, il piccolo Aron che non ha nessuno e che entra nelle vite degli altri all'improvviso, senza motivo, ma immediatamente le cambia.
Guðrún Eva Mínervudóttir è scrittrice e poetessa. Nella traduzione sempre impeccabile di Silvia Cosimini la sua scrittura trova piena espressione e si rivela in tutta la sua delicatezza. Perchè è proprio questo il primo aggettivo che mi viene in mente pensando al suo romanzo, delicato. Si sente l'influenza della poesia in questo racconto che potrebbe sembrare fin troppo semplice, fin troppo breve, ma riesce in poche pagine ad essere talmente incisivo, talmente potente. I personaggi di questo racconto gravitano l'uno attorno all'altro e tutto inizia con Aron, personaggio che non potrete non amare. Fragile e delicato quanto le parole che lo descrivono, diventa un po' il collante che tiene insieme tutto il resto. Hanna, Borghildur e Árni hanno i loro problemi, il loro dolore da gestire, la loro sofferenza. Ma l'incontro con Aron, tutto il carico di amore e di empatia che segue quell'incontro li aiuta un po' a guarire.
Questo romanzo ci insegna che non importa quanto soffriamo, non conta quanto sia pesante il bagaglio che ci portiamo dietro, a volte l'unica cosa che può salvarci sono proprio gli altri. Gli altri che guardiamo con diffidenza, pensando che non possano capirci, ma che in realtà potrebbero sorprenderci. I rapporti tra i personaggi di questo racconto sono proprio il fulcro di tutta la storia e mostrano molto bene quanto la solidarietà, il senso di comunità, i legami, possano fare la differenza e diventare il faro che illumina anche il cammino più buio.
"Che cosa si fa con le persone che sono in pericolo? Si dà una mano, un aiuto".
In un piccolo paesino dell'Islanda si intrecciano le storie di 4 personaggi cui la vita ha regalato sofferenze, lutti, allontanamenti, delusioni e dolore, dei fardelli pesanti che gravano sulle loro spalle e che affaticano le loro fragili esistenze. All'apparenza 4 storie diverse, ma che attraverso una sorta di "staffetta"circolare fra personaggi - ciascun capitolo riprende le vicende narrate ma ogni volta dal punto di vista di un personaggio diverso, creando un intreccio di vite inscindibile - che si sviluppa lungo l'intero romanzo emerge fuori la tenerezza, la condivisione delle proprie vicende, il sostegno reciproco, l'ascolto, in un affresco che, secondo me, è davvero un inno all'empatia. Attraverso l'aiuto reciproco, i 4 personaggi imparano che affrontare il dolore condividendolo è la forma più bella e più alta di compassione. Il metodo migliore per sopravvivere alle avversità della vita. E che chiedere aiuto nei momenti di difficoltà è la più nobile delle richieste.
Un racconto breve che appena terminato mi ha lasciato un po’ di incertezza, che è passata non appena, merito anche di qualche altro commento, ci ho fatto un pensiero in più. Il libro è breve ma racconta molto sui suoi protagonisti in queste poche pagine, sulla solitudine che per motivi diversi vivono all’inizio del racconto e sull’evoluzione che li caratterizza e che origina proprio dal loro incontro, spesso determinato dal caso. L’atmosfera soprattutto iniziale è un po’ cupa, scialba, siamo in un contesto di periferia, da alcuni scelto, ad altri imposto. Ma è un romanzo che dà speranza. Mi è piaciuto molto il modo in cui vengono presentati i protagonisti, il fatto che ognuno compaia come figura marginale nel capitolo dedicato ad un altro per poi essere protagonista del capitolo successivo, come in una concatenazione di eventi e di incontri. Ho apprezzato alcune parti più di altre (di cui non ho compreso del tutto il senso nel racconto).