Pubblicato nel 1873, il romanzo "Il Novantatré" costituisce un atto di fede nel buon diritto della rivoluzione. Dalla voce dei protagonisti, il marchese di Lantenac, il rappresentante del popolo Cimourdain, il nobile Gauvain passato alla causa popolare, si racconta la drammatica vicenda che si svolge durante la Rivoluzione francese. Il romanzo, serrato e intenso, è forse quello in cui Victor Hugo ha inteso riassumere tutta l'essenza della propria ispirazione etica. I contrasti di situazioni, di temperamento, d'ideali sono di un'intensità e di una forza più uniche che rare nella narrativa di tutti i tempi.
After Napoleon III seized power in 1851, French writer Victor Marie Hugo went into exile and in 1870 returned to France; his novels include The Hunchback of Notre Dame (1831) and Les Misérables (1862).
This poet, playwright, novelist, dramatist, essayist, visual artist, statesman, and perhaps the most influential, important exponent of the Romantic movement in France, campaigned for human rights. People in France regard him as one of greatest poets of that country and know him better abroad.
Questo libro è straordinario. Le metafore sono piazzate con cura sullo sfondo della rivoluzione francese, sempre nel punto più elegante. Se Gauvain combatte, le frasi sono brevi e scattanti come sciabole. Se Cimourdain giudica, sono ordinate e dirette come un ordigno. Se Michelle riflette, sono cantilene ululate alla foresta. E i personaggi appaiono come tragici eroi dagli echi omerici, che gridano all'onore, alla patria e all'umanità. Mentre Hugo canta valori nell'arringa di Radoub, li intervalla con barbosi elenchi di nomi. Ma quanto mi sono piaciuti. Quanto è bello che passi dal dipingere un quadretto del gioco di tre angioletti innocenti nell'inferno, al trattare questioni travagliate come l'equilibrio tra coscienza e dovere che ha come unica soluzione il passaggio di colpa da un antieroe all'altro. Leggeteli questi francesi. Sono orgogliosi e un po' superbi, ma si meritano di esserlo.