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Il gatto di piazza Wagner

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Ci sono libri che si compongono alla fine di una vita e raccontano la dignità e l’intelligenza di un individuo, forse di un Paese intero. Il gatto di piazza Wagner, unica prova narrativa di un autore altrimenti noto per i suoi fondamentali contributi alla comprensione della cultura classica, è uno di questi libri. Un’infanzia milanese nell’arco temporale che va dal Fascismo alla fine degli anni Sessanta, con al centro la figura del padre – lo scrittore, giornalista e drammaturgo Giuseppe Lanza – rimasto vedovo troppo presto, teneramente orgoglioso dei suoi magri tentativi culinari, che emerge con tutta la sua preziosa serietà e decenza. Scomponendo i meccanismi di una memoria famigliare che tende a fondersi con quella individuale («Di chi sono i ricordi?» è il programmatico incipit del testo), Il gatto di piazza Wagner descrive una città vibrante – tra appassionate discussioni nelle latterie di quartiere e palpitanti prime teatrali – e indaga con ragionata esattezza azioni e moventi di protagonisti e comprimari, dallo zio Ramy agli amici letterati, da Solmi a Montale, da Lodovici a Bazlen. Una lettura che ci rimanda, come un monito e come un modello, alla migliore tradizione intellettuale ed etica del nostro Novecento.

160 pages, Paperback

Published April 20, 2019

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Diego Lanza

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Profile Image for Bobparr.
1,149 reviews88 followers
February 16, 2020
La scrittura di Lanza non mi cattura subito.
Procede colta e misurata, mite, narrando ricordi sovrapposti di persone al loro tempo note, altrettanto colte e misurate. Ricorda e consegna al netto di facili sensazionalismi la vita quotidiana nei tempi bui degli anni 40-45 - e successivi - per chi rischiava di essere deportato ogni giorno. Eppero' non mi ci ritrovo in questa società di letterati, giornalisti, uomini e donne di cultura: è un limite del quale mi dolgo, ma così è. Un diario di un passato significativo che, a parte brevi sprazzi, non è arrivato a segno.
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