Seppure Campanile non parli direttamente di immortalità dell'anima, questa tarda raccolta di racconti non è solo umorismo, farsa e giochi di parole.
Intendiamoci, andava benissimo anche così: Agosto, moglie mia non ti conosco è un capolavoro pieno di assurdità, Celestino e la famiglia Gentilissimi ha la stessa profondità dei cartoni animati di Willy il Coiote e Beep-Beep ed è splendido proprio per quello, ecc. ecc.
Qui però una vena malinconica e un pochino più riflessiva c'è. Accanto ai luoghi comuni triturati (come in Paganini non ripete, Il biglietto da visita, Il moroso, Centenari) come da classico di Campanile, troviamo qualcosa che lascia un retrogusto amaro: Il celebre scrittore sarà pure un equivoco ma c'è ben poco da ridere, Il segreto è perfino lievemente inquietante, Le seppie coi piselli (destinate a incontrarsi solo poco prima di essere mangiate) può essere visto come una metafora decisamente poco rassicurante.
La raccolta è decisamente eterogenea, con prove quasi standard sull'ordinaria follia dell'esistenza (Gazzettino natalizio, ad esempio) alternate a colpi di genio veri come il racconto che dà il titolo alla raccolta e che poteva essere tranquillamente nelle finte recensioni di Stanislaw Lem.