Il libro mi ha lasciato perplesso per la forma con cui sono espressi i suoi contenuti.
L'apporto dell'autore è nullo, se non strani intermezzi narrativi che fanno da preludo ad alcune sezioni di interviste (la macchina arrugginita come la PELLE di un gatto rasato non si può sentire...).
Le domande che l'autore fa ai ragazzi sono al limite dello squallido e del terribile. Sicuramente si perde qualcosa nella trascrizione tra registrazione e libro, ma a differenza di altri libri analoghi, ho trovato la totale assenza di contestualizzazione, premesse, metodi e conclusioni assolutamente imbarazzante. Un libro laconico, che non mi ha assolutamente lasciato nulla rispetto a quando l'ho cominciato, e non per le storie, interessanti e terribili, dei ragazzi, ma proprio per come il tutto fu gestito da Crepet. Un approccio che è ben lontano dalla sensibilità dello stato dell'arte attuale delle scienze psicologiche, ma che anche per l'epoca risulta molto perplimente. Il linguaggio che usa l'autore è intriso di bias, un linguaggio davvero povero e che non dovrebbe essere usato da un professionista del settore nei confronti di un ragazzo. Suona giudicante, altezzoso e borghese, le considerazioni tirate alla fine del libro suonano perentorie, paternalistiche e che mancano il punto. Fa un po' ridere leggere le solite menate da vecchio, ma che parlano degli anni '90, come le cuffie stereo che facevano imbestialire i "boomers" di allora (che qui uso nell'accezione più concettuale che sociologica, come termine, per esprimere un certo tipo di forma mentis).
Se interessati sull'argomento, non consiglio questo libro.