Cesare Brandi racconta il suo personale tour in terra di Puglia, un viaggio letterario e artistico lungo le strade assolate di una regione ricca di tesori e sorprese. La scrittura avvolgente di Brandi illumina i vicoli della città vecchia di Bari, le imponenti cattedrali romaniche, la severa maestosità di Castel del Monte. E poi ancora il Salento e la Valle dei Trulli, le cripte basiliane di Massafra e il Gargano, il Vulture e il le diverse anime della Puglia affiorano come maschere in tutta la loro umanità, ritratte da un pellegrino d'eccezione.
Ho iniziato a leggere i libri di Brandi pubblicati, e in particolare i resoconti dei viaggi. È una delle più belle scoperte letterarie e storico-artistiche, che abbia fatto negli ultimi anni. Il libro dedicato alla Grecia classica mi aveva incantato, ma quello dedicato alla Puglia, mi ha sconvolto tanto è affascinante. È vero, come dice Sgarbi nella prefazione, che dopo aver letto le pagine di Brandi, non puoi fare altro che provare a guardare la Puglia, anzi le Puglie, compresa una parte della Basilicata, attraverso gli occhi immensamente intelligenti del maestro. Il libro è datato, ma io direi che più che datato, è un grande classico. Su tutto, quello che ho amato di più è il capitolo dedicato alla Lucera di Federico II. Federico II qui è quasi un fantasma evocato e raccontato con pochi tocchi di penna da Brandi. In tutte le pagine dedicate a Federico II, non solo in quelle su Lucera, esce con forza meravigliosa, la fede ghibellina del grande storico dell'arte e reatauratore toscano. Ho apprezzato anche il tentativo, riuscito senza dubbio, di definire in modo sempre più preciso e circostanziato, il carattere bizantino, bizantino in generale, bizantino pugliese in particolare, a partire dalle sue architetture. Parlo di carattere e non solo di stile, perché Brandi parte dalle architetture, ma le fa vivere e animare. In questo modo i luoghi si popolano di tanti fantasmi, capaci di farti rivivere gli eventi del tempo. Brandi è capace di far parlare le pietre, cosicché le architetture diventano davvero testimonianze vive di un tempo che non esiste più. Tale è la capacità di Brandi di evocare gli spiriti che popolano i luoghi, che nessuno, prima di lui, mi aveva lasciato cogliere, nemmeno la Romanini, con tanta acutezza ed essenzialità, la differenza tra caratteri, tra quello bizantino ed arabo, bizantino e classico, bizantino e romano, bizantino e normanno, bizantino e federiciano, bizantino e angioino. In questo senso è stata una lezione immensa. È un libro imperdibile. Da leggere.