In un mondo sconvolto dal mutamento climatico e definitivamente avvelenato dagli uomini, in un futuro non troppo lontano, un morbo si è diffuso fino a diventare una vera pandemia: la chiamano “malattia del vuoto” ed è l’incapacità di riprodursi, la sterilità. Per avere un domani, l’umanità è costretta a ricorrere in forme sempre più pesanti alle biotecnologie. La società si divide in due fazioni contrapposte che si combattono furiosamente: da una parte ci sono gli “uomini della scienza”, dall’altra gli “uomini della vita”. Ma le donne da che parte stanno? In mezzo al Mediterraneo c’è un’isola conosciuta fin dall’antichità come l’Isola delle madri, e su questo lembo di terra sorge la Casa della maternità, un posto speciale che non è solo una clinica come tante altre, ma anche un centro di ricerca dove si tenta di sconfiggere la malattia del vuoto e in cui prende forma un nuovo modo di spartirsi i tradizionali ruoli familiari. Livia, Mariama e Kateryna hanno storie profondamente diverse e sono cresciute in paesi lontani, ma ognuna di loro – chi per lavoro, chi per mettersi al riparo da una guerra, chi spinta dall’onda lunga dell’emigrazione – è destinata ad approdare sull’isola. Una volta sbarcate, le loro vite si intrecciano inevitabilmente, anche grazie all’intervento di Sara, la direttrice della Casa della maternità. Perché tutte e quattro devono fare i conti con lo stesso problema: la possibilità o l’impossibilità di essere madri. E i tanti modi di esserlo e di diventarlo. Romanzo visionario e terribilmente realistico al tempo stesso, L’isola delle madri è una riflessione necessaria sui cambiamenti che il surriscaldamento globale e le biotecnologie riproduttive provocheranno negli uomini e nelle società, ma è anche un luminoso inno alla vita, che ripone ogni speranza nella capacità delle donne di parlarsi, unirsi, lottare e costruire insieme.
Maria Rosa Cutrufelli è nata a Messina, ha studiato a Bologna e attualmente vive a Roma. Ha pubblicato otto romanzi, tre libri di viaggio, un libro per ragazzi e numerosi saggi. Fra i romanzi ricordiamo: La donna che visse per un sogno (finalista al premio Strega nel 2004), Complice il dubbio (da cui è stato tratto il film Le complici) e Il giudice delle donne (tutti pubblicati da Frassinelli). Il suo ultimo saggio è Scrivere con l’inchiostro bianco (Iacobelli). Ha curato antologie di racconti, scritto radiodrammi, collaborato a riviste e quotidiani nazionali. Ha fatto parte della redazione di “Noi Donne”, fondato e diretto la rivista “Tuttestorie” e insegnato Scrittura creativa all’Università La Sapienza di Roma. I suoi libri hanno vinto diversi premi e sono stati tradotti in una ventina di lingue.
"Anche se inavvertito, uno spettro cammina al nostro fianco…"
Benché abbia trovato lo stile della Cutrufelli abbastanza prolisso, e la trama in sé eccessivamente digressiva, sono rimasta molto colpita sia dal modo in cui i destini delle protagoniste convergono nelle ultime pagine che dalle tematiche trattate. Sterilità, ambientalismo, maternità surrogata, sfruttamento e ambizioni economiche s'intrecciano drammaticamente a comporre il quadro di una dolorosa verità: a pagare le conseguenze dei discutibili comportamenti dell'oggi saranno indubbiamente le generazioni future. Se di madri umane ne avranno tante, la Madre per eccellenza, Madre Natura, rischia invece di svanire per sempre.
It's not bad but a lot of useful explanations were missing, so I'd say it looks more like an incomplete book, almost a draft of the actual book the writer wanted to write. The characters (all women expect for 2 very irrelevant men) are just slightly introduced, so you never get to understand their personalities, if not for those traits that are strictly required to let the plot go on. It didn't work for me in the end, and I didn't emphatize with any of them. I would have liked a different prospective, a closer and more familiar one. The narration was too cold and clinic, for what the main topic of the book is about. The relationships were too fragile to me. Saying "our bond is/was strong" isn't enough. You have to convince me, and this book didn't convince me enough.
Un libro di donne, sulle donne e per le donne. Affronta tematiche come la sterilità, l’impossibilità di coronare il sogno di diventare genitori e la possibilità di raggiungerlo nella Casa di maternità. Ogni capitolo ha il nome di una protagonista, una donna forte, di cui si narra la sua vita. Il libro si conclude con la nascita delle tartarughe che vanno a cercare le loro madri; si tratta di un atto di speranza, perché come ricorda la Cutrufelli il rapporto tra inquinamento e sterilità e la presenza delle biotecnologie riproduttive, provoca dentro di noi e dentro le società umane dei cambiamenti che diremmo atroci.
Pur presentando delle tematiche estremamente attuali e interessanti, lo stile del romanzo non riesce a catturare e coinvolgere il lettore. Il continuo riferimento al passato a un certo punto sembra una lamentela fine a se stessa. Nessun personaggio suscita empatia o interesse per le proprie sorti, manca introspezione psicologica e oltretutto lo stile prolisso non aiuta. Le idee di partenza erano valide, poteva essere una buona occasione per sensibilizzare il pubblico su tematiche che purtroppo ci riguarderanno da vicino (sterilità, inquinamento, cambiamento climatico, migrazione).
Affrontare per la prima volta un libro distopico per adulti è stato sicuramente diverso. Io, abituata ai colpi di scena di Hunger Games, alle sparatorie di Legend, alle fazioni di Divergent, mi sono ritrovata catapultata in un mondo dove al centro di tutto c'erano l'inquinamento ambientale e la maternità.
Certo, l'idea di mondi apocalittici dove la Terra restituisce agli uomini tutto il veleno che le è stato dato non è certo una novità. Ma sicuramente un elemento che negli young adult (come c'è anche da aspettarsi) tendenzialmente non si trova è quello della maternità. E con questo non intendo semplicemente la presenza di un parto, ma una vera e propria riflessione sul concetto stesso di maternità.
"L'isola delle madri" mette sicuramente in crisi quella che è la definizione più tradizionale del termine, e solleva delle domande alle quali non è così semplice dare una risposta. Quello che conta, però, è che ognuno merita di conoscere la propria storia.
⭑ LO STILE
Ho trovato curiosa ma decisamente azzeccata la scelta narrativa. Abbiamo un narratore interno in prima persona, che però non dice quasi nulla di sé ma piuttosto racconta le storie delle sue madri e, allo stesso tempo, ci rende così partecipi della sua storia.
Ogni capitolo era dedicato ad una di queste figure materne, e c'è da dire che se non si presta molta attenzione alla lettura c'è il rischio di perdersi: ci sono continui salti temporali che possono facilmente confondere.
Inoltre, considerata la tematica che il libro cerca di affrontare, sono molte più le scene dedicate alle riflessioni dei personaggi che a degli eventi più concreti. Il ritmo è quindi piuttosto lento, ma comunque non risulta eccessivamente pesante.
⭑ CONCLUSIONI
Il voto relativamente basso è dovuto al fatto che, nonostante la consapevolezza dell'importanza del tema trattato, si tratta comunque di un argomento verso il quale io percepisco tutt'ora un certo distacco. Di conseguenza non sono riuscita a sentirmi partecipe delle preoccupazioni e delle riflessioni dei personaggi.
Calcolando che tali riflessioni compongono la maggior parte del libro, è facile capire come il mio coinvolgimento sia stato abbastanza limitato. Conto però di rileggerlo in futuro per vedere come una maggiore età mi farà percepire gli stessi passaggi.
dunque dunque dunque... il romanzo pone delle tematiche estremamente attuali ed esplora dinamiche molto interessanti. si immagina che l’inquinamento ambientale tocchi un livello tale da condizionare la fertilità di sempre più persone, tanto che per riuscire a procreare si deve mettere in piedi un trittico di persone: la madre uovo, che presta l’ovocita, la mamma canguro che fa da gestante e la madre giardiniera che cresce il bambino. questo dà origine a riflessioni e problematiche sociali, psicologiche e legali che, quando esplorate, fanno riflettere. metto tre stelle perché sin dall’inizio non sono stata pienamente convinta della tecnica scelta, ossia mettere un personaggio come io narrante e farlo spostare anche dentro i pensieri dei personaggi. ogni due per tre sono stata distratta dal pensiero “sì ma come fa a sapere anche questo?”. però la lettura ha raggiunto anche dei picchi interessanti quando l’autrice ha proposto indagini psicologiche non banali.
L’isola delle madri è un recentissimo romanzo, molto toccante che tratta con delicatezza il tema della maternità e che fa riflettere sulle possibilità di cambiamento che surriscaldamento globale e biotecnologie riproduttive provocheranno negli uomini e nella nostra società.
Ma è anche un inno alla vita, che pone una grande speranza nelle capacità delle donne, di unirsi, lottare e costruire un futuro insieme. Super consigliato!
Diciamo che è stato l’unico romanzo di questo corso che non mi ha fatto schifo. Bella metafora, quella di Demetra e Persefone, e belle le connessioni tra la fertilità della terra e la genealogia femminile.
Romanzo molto bello, un mondo non troppo lontano in cui i cambiamenti climatici hanno causato la malattia del vuoto, ovvero la difficoltà a concepire bambini
Bella l'idea ma esecuzione meh. Non mi ha convinto lo sviluppo della storia, sembra semplicemente un'istantanea di un'idea di futuro distopico ma di narrazione in fondo c'è poco.