Il collasso climatico è ogni giorno più manifesto: la sua urgenza, la sua criticità invadono le pagine di libri e quotidiani, ma è soprattutto la vita della popolazione mondiale a subirne i più feroci effetti. Manca solo un soggetto all’appello: è - incredibilmente - la politica. Inerte, interessata e disinteressata insieme, ha il dovere di muoversi, di affrontare i cambiamenti climatici con un progetto altrettanto potente, adottando le soluzioni e le tecnologie che già ci sono, ripensando il modello economico e sociale a cui siamo tutti soggetti. Per l'Italia, in particolare, il ritardo sul clima coincide con il ritardo del nostro Sistema Paese. Ne è uno specchio. Delle sue incertezze, certo, ma anche delle sue ricchezze nascoste, delle sue intelligenze, delle possibilità che si incontrano ovunque, dietro a ogni angolo, anche se per inerzia o interesse o entrambe le cose non vogliamo vederle.
Giuseppe Civati è un politico italiano, deputato dal 2013 al 2018. Nel novembre 2018 fonda, insieme a Stefano Catone e Francesco Foti, la casa editrice "People" con sede a Gallarate. L'intenzione è di pubblicare libri di argomento sociale.
Non avrei mai pensato di dare un voto così basso a questo libro. Sono un’estimatrice di tutto ciò che pubblica People e di Giuseppe Civati come politico e come intellettuale, ma questo volumetto non è stato assolutamente nulla di ciò che mi aspettavo. Mi aspettavo 90 pagine dense di idee e progetti concreti per portare avanti l’Italia, l’Europa ed il mondo intero nella lotta ai cambiamenti climatici. Sicuramente l’apertura con una citazione del segretario ONU Guterres faceva ben sperare. Invece non è altro che un lungo discorso da comizio di partito. Discorso che certamente mi farebbe piacere sentir pronunciare da qualche politico durante questa veloce campagna elettorale di settembre 2022, ma che, a mio parere, non meritava il prezzo di copertina. Civati spesso cade in luoghi comuni, spesso manca di oggettività quando sarebbe invece benvenuta, a tratti salta di palo in frasca rendendo difficoltoso seguire il filo del discorso. Ciò che salva questo libello sono le ultime dieci pagine, che offrono effettivamente un programma politico sommario, con dati oggettivi, per un’Italia nella quale la sostenibilità diviene il punto di partenza per qualsiasi azione politica.