Pablo Poloverdo è un bambino che abita con i genitori in una casa in Patagonia dove solitamente non arriva mai nessuno. Ma un giorno di lì passa un assassino, Angel Alegrìa, che uccide i suoi genitori e si insedia a vivere nella casa iniziando a fare da padre al bambino che ha reso orfano.
Angel e Pablo sono protagonisti di una storia che trasforma lentamente entrambi. Angel è un uomo cresciuto conoscendo solo il bisogno e la violenza ma accanto a Pablo impara a conoscere l'orgoglio, la gelosia, l'amore, il desiderio di appartenere reciprocamente a qualcuno. Pablo scopre il desiderio di imparare, di capire e pian piano inizia la trasformazione verso l’età adulta. E ad un tratto compare anche la cultura, attraverso le parole delle poesie, le immagini dei quadri, la musica che di un grammofono; cultura che spinge i due protagonisti a farsi delle domande, a guardare dentro di sé.
“Anche i poeti”, aggiunse Ricardo Murga, “sanno trasformare le cose. Posano il loro sguardo sul mondo, poi lo assorbono come una bevanda. Quando si mettono a parlare, ecco, niente è più come prima. E’ una forma di incantesimo. Io mi impegno ogni giorno a guardare il mondo con quegli occhi. E’ la mia salvezza”
I due diventano essenziali l’uno per l’altro anche se tra loro non si verificano slanci di affetto scontato, ma solo gesti molto concreti e in apparenza distaccati.
Quest’amore per il piccolo Pablo sarà proprio quello che porterà Angel Alegrìa verso la condanna a morte, passando dal ruolo del carnefice a quello della vittima con una consapevolezza e una dignità pari a quella degli uomini “buoni”, che, in nome della giustizia, lo uccideranno, togliendo al piccolo Pablo l’unico vero affetto che lui avesse mai conosciuto.
Un bel libro, che insegna che fare una distinzione netta tra bene e male, tra buoni e cattivi non è quasi mai possibile. Un libro che parla di speranza; la speranza dell’uomo maturo Angel, che non deve mai venire a mancare, e la speranza in un futuro migliore dell'innocente Pablo.