«Abitare poeticamente il mondo o abitare umanamente il mondo, in fondo, è la stessa cosa». (C.B., p.13) «Nella riflessione di Christian Bobin sull’abitare poeticamente il mondo, l’estetica ed il sentire segnano l’inizio di un Luogo dove l’umano si ricompone dentro l’impercettibile, il minuscolo, il muto e fragilissimo scorrere della vita. Un luogo amato e lontano dalle azioni e dalle parole di avidità, in cui la postura non è quella dominatrice ed utilitaristica, ma quella contemplativa, dove l’anima si fa e il soggetto è autenticamente in relazione con il cosmo di cui fa parte. L’autore ci consegna una pedagogia dell’ascolto e della ricezione, entro una visione organicista e rispettosa della vulnerabilità, emblematica posizione dentro un tempo che, di converso, ci allena a sviluppare abilità eroiche individualistiche e titaniche». (dall’introduzione di Sara Costanzo)
Christian Bobin is a French author and poet. He received the 1993 Prix des Deux Magots for the book Le Très-Bas (translated into English in 1997 by Michael H. Kohn and published under two titles: The Secret of Francis of Assisi: A Meditation and The Very Lowly
Di questo scrittore francese, Christian Bobin, non avevo mai letto nulla e, ammetto l'ignoranza, non l'avevo nemmeno mai sentito nominare. Mi trovavo in libreria poco dopo la riapertura causa Covid ed ero estremamente felice di poter respirare il profumo dei libri, così tanti e tutti insieme. Sono stata sin da subito attirata da questo piccolo libricino dal titolo così "poetico" e subito dopo, mentre lo avevo tra le mani, dal fatto che fosse scritto sia in francese che in italiano. Appena giunta a casa ho iniziato a leggerlo. Avevo tempo. Ho ritrovato nello scrivere di Bobin molte affinita col mio sentire, col mio sguardo contemplativo sul mondo che vuol dire "prendersene cura. Demolire tutto ciò che in noi assomiglia ad una avidità...Guardare e commuoversi per l'assenza di differenza tra ciò che vediamo e ciò che siamo....perchè il mondo è pieno di visioni che attendono degli occhi". L'ho letto tutto d'un fiato, la prima volta. Non riuscivo a fermarmi. E poi una seconda volta con più calma, a piccole dosi, matita fra le mani a sottolineare alcuni passaggi. "Un libro pieno di poesia, colma di silenzio" dice Mariangela Gualtieri "perchè è proprio questo il centro di Bobin". Quel silenzio che l'autore persegue e ci permette di trasformarci da lettori ad auscultatori, da corridori distratti a meditanti, da divoratori onnivori ad attenti. Perseguire la lentezza per creare connessioni con l'universo.
"Abitare poeticamente il mondo o abitare umanamente il mondo, in fondo, è la stessa cosa". Abitare poeticamente il mondo non è una raccolta poetica, ma può un libro in prosa essere pura poesia? Ebbene si, questo libro è un esempio. Un libro in prosa che mira ad essere completamente un’opera poetica di grandissimo valore e significato. Il fulcro principale, come si evince, è proprio la poesia. Abitare poeticamente un mondo è molto difficile, ma è comunque fattibile, leggendolo mi ha dato il senso di abitare il mondo, nella sua forma più pura, semplice e vivace. Ogni uomo vive nel mondo in maniera umana e poetica, almeno penso. Un libro tanto elegante quanto sublime su un argomento che mi sta a cuore.
La prosa è poesia. La poesia è contemplazione. Contemplare la vita, è il miglior modo per viverla. Bobin è l'esempio che bastano 30 pagine, per racchiudere tutta l'essenza del mondo. Perché dire abitare poeticamente il mondo o abitare umanamente il mondo, in fondo, è la stessa cosa.
La parola chiave di questo librino è ‘contemplazione’. Della vita, della natura, del mondo pieno di macchine tecnologiche che ci costringono a una inesorabile dis-umanizzazione. La contemplazione di un filo d’erba come un modo di ‘prendersi cura’, di se stesso come Bobin fece fin da bimbo e degli altri, con la sua scrittura piena di prati e di alberi, di mani che si muovono fattive nel quotidiano, di quelle mani da ‘imbianchino che fischietta in una stanza vuota mentre toglie la carta da parati’ e contempla la propria anima. A me accade mentre guido (ancora macchine!) o impasto oppure mentre stiro (lo ammetto, mi piace molto!). Imbianchini e casalinghe. E i bambini: i contemplatori più sinceri, quelli che hanno dentro Poesia e Verità. Questo afferma l’autore, oltre ad esortare al sorriso; ‘sorridi sempre’ dico anch’io, ché ne conosco bene prima la forma e poi la sostanza, avvertendo il potere di cambiamento che ciò ha nel tempo. Questo filosofo che si esprime come un Poeta, andandosene il 25 novembre 2022, resterà con me. Grazie a lui so che le piccole cose che faccio, le più semplici, le più insignificanti, hanno una grande forza: sono quelle che hanno resistito ai più grandi disastri. Si nasconde in un filo d’erba oppure nella più piccola bolla della schiuma di un’onda, la Vita, ed io sono lì a prenderne atto.
Parole dell'anima quelle della traduttrice, così delicate da commuovere. Avrei lasciato all'intimo rapporto tra autore e traduttrice l'introduzione e non avrei aggiunto altre parole alla fine. Quel di più è risultato superfluo e ha appesantito qualcosa che volava già su ali leggere. Libro bello, dolce, delicato, saggio, fiducioso. Quei libri che regaleresti a chi vuoi bene.
Alla domanda 'che fai nella vita?' ecco quello che mi piacerebbe rispondere, quello che non oso rispondere: mi occupo delle cose piccole piccole, porto la testimonianza di un filo d'erba. #quote
"Abitare poeticamente il mondo" è un piccolo capolavoro di Christian Bobin, scrittore e poeta francese scomparso nel 2022.
Cosa significa “abitare poeticamente” secondo Bobin?
Significa resistere alla tecnica, brutale, che ha invaso il nostro mondo.
Bobin rimane colpito quando vede una macchinario che sradica una pianta. Contempla, osserva: la macchina non ha nulla di umano, il conducente è “lo schiavo della macchina” che con furia brutale distrugge la pianta.
La tecnica si serve di una menzogna: che la vita debba essere facilitata. Ma amare, soffrire, lavorare, sono mai stati aspetti semplici della nostra esistenza?
Bobin ci restituisce allora la centralità dell'atto contemplativo: un atto di resistenza poiché guardare il mondo attraverso la lente della poesia riduce la tirannia della tecnica. La poesia minaccia la tecnica e diventa resistere (e forse, come forse direbbe @alexdavenia, ri-esistere) per tornare alla realtà, alla perfezione di una natura che è già completa e poetica in sé.
Abitare poeticamente il mondo è contemplarlo pacificamente, senza il desiderio di controllare o rubarne una parte, senza avidità.
Contemplare è dare tregua al mondo ferito e i contemplativi “possono essere poeti conosciuti come tali, ma può esserlo anche un imbianchino che fischietta come un merlo in una stanza vuota”.
In fondo, abitare poeticamente il mondo è abitarlo umanamente: è tornare alla meraviglia dei bambini per le piccole cose, fragili compagne di viaggio, nel nostro continuo transitare.
“Il mondo è pieno di visioni che attendono degli occhi. [...] Chi la vede questa piccola felce impigliata in un ramo spinoso? Il vento la conosce, il vento le parla.”
Alla tecnologia che “forza le porte” allora può forse rispondere la poesia, unica spiegazione che nulla spiega, la sola scienza che non maltratta il suo oggetto “perché non lo tratta come un oggetto”.
Bobin ci saluta con un messaggio di apertura e speranza:
“Torneremo alle cose vive e vere. Ma per questo, occorrerà che si raggiunga il punto di estrema stanchezza. Occorrerà che non si possa fare altrimenti. L'uomo di oggi non è più cattivo di quello di ieri, è soltanto più smarrito.”
"Abitare poeticamente un mondo un mondo miserabile è molto difficile, ma è fattibile. Ed è tanto più necessario che il mondo si perda, si rovini, si laceri. È molto più necessario che si aprano qua e là dei pozzi di luce." . La mia gioia più grande nella lettura è la fortuna dell'incontro con anime affini. Scoprire, tentare di abitare il mondo con poesia è una missione tanto preziosa quanto difficile. Nelle parole di Bobin ho trovato un buon maestro.
Un saggio che insegna la poesia, non da un pulpito, ma dall'interno del nostro animo e si proietta nel mondo della natura attorno a noi. Non finirò mai di ringraziare di avermi permesso di definire lo slancio del mio sguardo. Consigliato per tutti, potrebbe essere inserito tra i libri scolastici.
Libro brevissimo e potentissimo. Potrei rileggerlo ad infinitum. C’è tanta bellezza in queste pagine che è impossibile coglierne tutta sin dalla prima lettura.
Di fatto, è il libro che più di tutti sublima l'essenza che mi sento dentro. Un libro in prosa che sente (non racconta, non spiega, non narra. Sente) la poesia insita del mondo. Così breve, eppure così infinito, dovrebbe essere letto a scuola per sensibilizzare un modo puro e vivo di sentire e guarirsi.