Tre storie diverse, la stessa città - Roma, all'inizio degli anni Ottanta - e lo stesso destino: smettere di essere soltanto figli, diventare genitori. Eppure Luciana, Valentina, Cecilia non sono certe di volerlo, si sentono fragili, insofferenti. Così come sono confusi, distanti, presi dai loro sogni i padri. Si può tornare indietro, fare finta di niente, rinunciare a un evento che si impone con prepotenza assoluta? Luciana lavora in un giornale che sta per chiudere. Corre, è sempre in ritardo, l'uomo che ama è lontano, lei lo chiama l'Irlandese per via dei capelli rossi. Valentina ha diciassette anni, va alle superiori ed è convinta che da grande farà la psicologa. Appena si è accorta di essere incinta, ha smesso di parlare con Ermes, il ragazzo con cui è stata per qualche mese e che adesso fa l'indifferente, ma forse è solo una maschera. Cecilia vive fra una casa occupata e la strada, porta un caschetto rosa e tiene al guinzaglio un cane. Una sera torna da Gaetano, alla tavola calda in cui lavora: non vuole nulla da lui, se non un ultimo favore. A osservarli c'è lo sguardo partecipe di un io che li segue nel tempo cruciale della trasformazione. Un giro di pochi mesi, una primavera che diventa estate. Tra bandiere che sventolano festose, manifesti elettorali che sbiadiscono al sole e volantini che parlano di una ragazza scomparsa, le speranze italiane somigliano a inganni. Poi ecco che una nuova vita arriva e qualcosa si svela. "Lontano dagli occhi" è una dichiarazione d'amore al potere della letteratura, alla sua capacità di avvicinare verità altrimenti inaccessibili. Ricostruendo con la forza immaginifica della narrazione l'incognita di una nascita, le ragioni di una lontananza, Paolo Di Paolo arriva a rovesciare la distanza dal cuore suggerita dal titolo. Una storia sul peso delle radici, su come diventiamo noi stessi.
Paolo Di Paolo è nato nel 1983 a Roma; scrittore, giornalista, critico, si è imposto sulla scena letteraria italiana giovanissimo. Laureato in Lettere, ha ottenuto un dottorato di ricerca in Studi di storia letteraria e linguistica italiana all’Università degli Studi di Roma III. Per Feltrinelli ha pubblicato i romanzi: Raccontami la notte in cui sono nato (2014); Dove eravate tutti (2010, Premio Mondello e Super Premio Vittorini); Mandami tanta vita (2014, Premio Salerno Libro d’Europa, Premio Fiesole Narrativa e finalista Premio Strega), Una storia quasi solo d’amore (2016), Lontano dagli occhi (2019) Premio Viareggio-Rèpaci, tradotti in diverse lingue europee. Molti libri sono nati da dialoghi: con Indro Montanelli a cui ha dedicato Tutte le speranze (Rizzoli, 2014, Premio Benedetto Croce), con Antonio Debenedetti, Dacia Maraini, Raffaele La Capria, Antonio Tabucchi, Nanni Moretti. Ha pubblicato tra l’altro Ogni viaggio è un romanzo (Laterza, 2007), per i bambini La mucca volante (Bompiani, 2014, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi), ha lavorato molto per il teatro e pubblicato Istruzioni per non morire in pace (Storia e letteratura, 2016). Scrive sulle pagine culturali di diversi quotidiani e settimanali (la Repubblica, Il Venerdì, L’Espresso).
Lontano dagli occhi è un racconto sussurrato, intimo, una confessione catartica. E’ l’indagine di un vuoto e il suo riempimento, è la forza della parola che purga, che indovina destini possibili e irrealizzati. E forse non c’è niente di più straordinario di questo pulsare autentico e vitale che sentiamo dietro ogni parola; niente di più coraggioso di chi affida alla letteratura la propria vita - in un groviglio ormai diventato inestricabile.
C’è un passo, in questo libro, che recita: «E in fondo, forse, è così: ci si capisce, tutti sappiamo qual è il punto. Vanno però trovate la parole per spiegare, e si vive come se fosse possibile trovarle davvero».
Ecco, Paolo di Paolo queste parole le ha trovate. E ha saputo raccontarci cosa significa essere figli, cosa significa essere umani - che è, poi, la cosa che ci accomuna tutti.
"Lontano dagli occhi" è un romanzo che può entusiasmare e deludere allo stesso tempo; una storia con un finale coraggioso, che però lascia spazio a troppe domande. Un romanzo che mi ha conquistata mentre mi trovavo tra le sue pagine, ma poco mi è rimasto una volta che ho salutato i suoi personaggi.
Tre storie differenti, sei persone accomunate da un’unica cosa: una gravidanza inaspettata. Tre padri e tre madri separati già in principio, con background ed età dissimili tra loro che si ritrovano sommersi da questo ingombrante cambiamento. Tra dubbi e paure, tre pance crescono, tre vite verranno al mondo per trascorrere pochi attimi vicino al cuore e tutta una vita lontano dagli occhi. • Tra le pagine leggiamo della responsabilità dell’essere genitori ma, soprattutto, dell’essere figli; ci imbattiamo nell’amore sepolto dentro al cuore, nel senso di colpa, nella paura di non farcela, nel sentirsi inadatti, impotenti, incapaci. Ma sopra ogni cosa emerge il tema dell’adozione, dei bambini “abbandonati” che, per tutta la vita, si porranno delle domande e che cercheranno sempre negli occhi degli adulti incrociati per strada un segno distintivo, un simbolo, qualcosa che possa rimettere insieme i pezzi della loro esistenza. • Lontano dagli occhi è un romanzo delicato che si muove in punta di piedi lungo un tema insidioso e lo fa, a mio parere, con grande equilibrio perché non giudica e (cosa di non secondaria importanza) permette di non giudicare. Commovente. Avvolgente. Vero.
Non mi ha conquistata e soprattutto mi ha deluso lo stile dell'autore. La scelta di parlare di tre storie parallele non è male, anzi è intrigante se sviluppata bene. Qui purtroppo viene lasciato tutto in superficie. Le storie si interrompono sul più bello e ti lasciano in sospeso. Alla fine c'è un espediente letterario che permette di mettere insieme il tutto, ma non mi ha convinta.
Tre stelle, il mezzo firmamento di chi non sa da che parte stare. Perché la scrittura è qualcosa di magnifico - impetuosa, tormentata, azzarderei un ‘pasoliniano’ anche vista la collocazione romana della storia; ma la trama... la trama boh.
Sicuramente le storie delle tre future giovani madri, dei tre padri sgangherati e della reciprocità incapacità di starsi vicino nel momento più importante è originale e scorre veloce - il libro peraltro è molto breve.
Ma il finale aperto e l’ultimo capitolo che fatico a definire se una metastoria o proprio un’altra storia, con l’autore che immagina di parlare ai suoi personaggi a distanza di anni, mi hanno lasciato un non so che tra il fastidioso e il disturbante appiccati addosso. Che poi non mi stupirei fosse esattamente l’intento dell’autore, eh.
Questo libro mi lascia principalmente una sensazione di confusione e di qualcosa di non concluso....peccato perché l'autore ha sicuramente talento e una valida scrittura, non convenzionale, ma il libro non mi ha convinto del tutto, soprattutto il finale.
Scritto bene, storie intriganti e che hanno qualcosa da dire. Sulla gravidanza, sulla maternità, sulla paternità, sull'essere figli, sui rapporti e su come le radici condizionino le nostre vite; bello. Il problema per me è stato che io non amo entrare in una storia e poi essere catapultata in un'altra nel giro di 50 pagine. Queste tre storie sono accomunate da questo fil rouge, ma sono troppo brevi per affezionarti, per sviscerare. E quindi è uno di quei libri che sicuramente mi è piaciuto, che consiglierei, ma che mi dimenticherò presto. È scritto bene e si sente la forza che hanno le parole, ma a me è sembrato tutto un po' forzato e gestito in modo da rendere il tutto coerente con il filo conduttore. Non l'ho trovato fluido.
ho passato gran parte del tempo di lettura a riflettere sul rischio che l'autore ha scelto di correre parlando di maternità al femminile e ad ammirarlo per aver preso l'argomento della paternità... ma poi arrivata alla fine la visione totale è stata così sconvolgente e inaspettata che ho dimenticato tutto il resto. nella narrazione ho ritrovato il di paolo di sempre, garbato, sottile e sensibile. forse in alcuni passaggi è stato più ermetico del solito, ma - mi spiego a questo punto - che sia a causa della vicinanza di questo libro al suo cuore.
Un libro che si fa leggere, assaporare a grandi morsi e si divora anche in fretta. Tre storie che viaggiano in parallelo e che ti tengono a loro per poi peró -perché c'è un peró- lasciarti con l'amaro in bocca. Il finale sembra quasi un'inconclusione, una nebbia densa che non sai bene interpretare. "E poi?" questo si dice alla fine che non sa di fine.
L'idea del racconto è molto bella, soprattutto quando, alla fine, si capisce perché è stato costruito in questo modo. Purtroppo ho trovato la narrazione poco coinvolgente.
In seinem Roman »Und doch so fern« von Paolo Di Paolo (übersetzt ins Deutsche von Christiane Burkhardt) erzählt der Autor ausschnittsweise von drei ungeplanten Schwangerschaften im Jahre 1982/83 in Rom (Italien). Die drei Frauen sind alle jung und werden in verschiedenen Lebenssituationen ungeplant schwanger.
Ich finde die Formulierungen nicht gelungen, die Innenansichten der Frauen aus der Sicht eines allwissenden Beobachters sowie die Beschreibungen der Frauen, der Schwangerschaften und später der Geburten sind allesamt oberflächlich und sehr männlich geprägt. Insbesondere kritisch finde ich, dass ALLE Frauen als schwierig dargestellt werden: - Luciana ist sehr zickig zu ihrem bisherigen Partner, der nicht der Kindsvater ist, behandelt auch ihre (beste) Freundin nicht gerade freundlich und ihr Mutter-Tochter-Verhältnis wird darüber hinaus auch noch als schwierig angerissen (aber nicht weiter ausgeführt). - Valentina wird als unmündige Minderjährige dargestellt, die zwar aus dem Elternhaus ausbricht, das Ganze wird aber nicht in passenden Auseinandersetzungen mit den Eltern erzählt, und auch die stößt den Kindsvater durch Ignoranz von sich - dieser sucht sie aber verzweifelt. - Cecilia ist ebenfalls überraschend schwanger und hat als einzige Kontakt zum Kindsvater aufgenommen - auch sie wird …
Insgesamt fehlt mir an Tiefe - an einer Auseinandersetzung mit all den angeschnittenen Themen und den angerissenen ‚Neben‘-Schauplätzen; an einer authentischen Darstellung der Gefühlswelten und Leben. Man wird in die verschiedenen Situationen als Leser:in hineingeworfen - es bleiben aber mehr als viele Fragen, da einfach sehr viel nicht mehr aufgegriffen wird.
Mir stellt sich bei dem gesamten Roman die Frage: Warum muss ein Mann über diese Frauenthemen schreiben?! Ehrlich: Ich verstehe es nicht! (Und auch nicht, vor dem Hintergrund der letzten beiden Kapitel) Von mir keine Leseempfehung!
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In his novel "Und doch so fern" by Paolo Di Paolo (translated into German by Christiane Burkhardt), the author tells excerpts from three unplanned pregnancies in Rome (Italy) in 1982/83. The three women are all young and become pregnant unplanned in different life situations.
I find the wording unsuccessful, the interior views of the women from the perspective of an omniscient observer as well as the descriptions of the women, the pregnancies and later the births are all superficial and very male-oriented. I find it particularly critical that ALL the women are portrayed as difficult:
- Luciana is very bitchy to her previous partner, who is not the child's father, does not treat her (best) friend very kindly either, and her mother-daughter relationship is also touched upon as difficult (but not elaborated on).
- Valentina is portrayed as an underage minor who breaks out of the parental home, but the whole thing is not told in fitting confrontations with the parents, and she too pushes the child's father away through ignorance - but the latter desperately seeks her.
- Cecilia is also surprisingly pregnant and is the only one who has made contact with the child's father.
Overall, I felt there was a lack of depth - a lack of engagement with all the themes touched on and the 'side' scenes touched on; a lack of an authentic portrayal of the emotional worlds and lives. As a reader, you are thrown into the various situations - but you are left with more than a few questions, because a lot is simply not taken up again.
The whole novel makes me wonder: Why does a man have to write about these women's issues? Honestly: I don't understand it! (And also not, against the background of the last two chapters) No reading recommendation from me!
Di Paolo è uno di quegli autori, peraltro giovani ed impegnati proprio nel campo della letteratura, che voglio leggere da tantissimo tempo, di cui ho acquistato più di un romanzo, che seguo assiduamente sia sul profilo Facebook che nel suo programma televisivo sulla Rai, ma che continuava a restare dalla parte della libreria tra i “non letti”, o “in attesa di ispirazione”, come si preferisca.
Sapevo di aver davanti un giovane talento, ma non sapevo quanto fino a che non ho capito che aveva intenzione di parlare di gravidanza, e neanche dalla parte maschile, come ogni uomo in grado di intendere e volere, avrebbe dovuto fare, ma dal punto di vista di non una, ma tre donne. Era cosciente del rischio? Evidentemente sì ed ha anche superato a pieni voti lo scrutinio finale!
Tre donne, Luciana, Valentina e Cecilia che sono chiamate a diventare madri senza averne pianificato l’eventualità, tre donne che avrebbero potuto decidere di non avere quei figli, tre donne che non hanno il proprio uomo accanto, nel momento della scelta.
Ho sempre discusso con quelle donne, mia cugina in primis, che me lo diceva ancor prima che entrambe avessimo dei figli, che affermavano che i figli sono delle madri, non credevo in un’asserzione del genere. I figli sono di chi li cresce e nel 2020 si dovrebbe pretendere che uomini e donne, almeno sulla gestione dei figli, siano sullo stesso piano, abbiano gli stessi compiti, abbiano anche lo stesso trasporto, siano, come ho sempre ingenuamente pensato, interscambiabili. Aveva ragione mia cugina: i figli sono delle madri. A qualsiasi età tu li faccia, anche a diciassettenne anni come Valentina, o senza amore, come Luciana, o vivendo per strada come Cecilia. I figli sono delle madri, perché, come dice Di Paolo ad inizio libro:
«...da qualche parte - visibili, stupefatte, e sole, in quella devastante metamorfosi - ci sono le madri.»
Sono le madri a farsi carico della maggior parte di impegni e responsabilità, loro a mettere in stand by la loro vita, loro, anche quando, anzi soprattutto quando, non si sentono all’altezza, non sono pronte o non vogliono. Sono loro a decidere, rimboccarsi le maniche e dare. Le madri danno, anche quando non hanno più niente da dare, anche quando vorrebbero pensare alla carriera, anche quando non sanno proprio da che parte iniziare.
Questo libro, grazie ad una scrittura curata ed armonica, in cui niente, neanche una virgola è lasciata al caso, in cui si percepisce in ogni riga lo studio dello scrittore, la sua passione per la grande letteratura, arriva dritto al cuore. Ti tiene incollato alle pagine, perché sai che è proprio lì che troverai le risposte di tutti i fili che lui ha sapientemente tessuto e che ora lascerà a te, lettore, riannodare e sciogliere. È lì che ti sentirai una Valentina. (si capisce che è la madre che mi ha dato più da pensare, sarà perché alla sua età ero terrorizzata da dover fare la sua stessa scelta?) È lì che penserai di voler scappare ed invece resterai a quello che, ormai, sai essere il tuo posto.
Di Paolo mi è piaciuto. Moltissimo. Ed è per questo che continuerò a leggerlo, a conoscerlo, a consigliarlo.
Genitori. Figli. Qual è il rapporto più complesso dell’universo? Nel momento stesso in cui si decide di portare avanti una gravidanza, si instaura un rapporto, che va ben oltre la decisione di diventare genitore e crescere chi verrà al mondo. Il corpo di una donna cambia, si va incontro a delle vere e proprie mutazioni fisiche, cambiamenti nella testa che forse solo una donna può capire, eppure Paolo Di Paolo ci prova e riesce raccontare, con un tono a volte distaccato, tre gravidanze, tre future madri e tre futuri padri.
Ci sono Luciana, Valentina e Cecilia, tre donne diverse con un comune denominatore: aspettano un figlio. Rapporti forse sbagliati, serate passate a lasciarsi andare e poi l’estate a Roma nel 1983, con lo scudetto che si festeggia al centro e quella pancia che pesa, che non da modo di pensare, che si impone davanti allo specchio, che ti obbliga a fare pipì ogni mezz’ora. E gli sguardi della gente, la preoccupazione nei loro occhi, la reazione delle persone intorno, gli amici, i familiari, i compagni di scuola. Ogni gravidanza è diversa.
In questo libro la storia di queste tre ragazze è divisa nei tre capitoli a loro dedicati e poi si intreccia alla fine, perché c’è altro che le lega, senza saperlo, rivelandolo al lettore con un pugno allo stomaco, con la certezza che niente sarà più lo stesso.
"Nove mesi e un attimo. Nove mesi e un giorno,molto vicino al cuore, nei suoi effettivi pressi. Una vita intera lontano dagli occhi".
Il vuoto di un abbandono, la domanda drammatica lasciata da un padre e una madre che rinunciano a un figlio. A quella domanda, sulle proprie origini, l'autore risponde con l'immaginazione. Chi potevano essere i genitori? Che esistenza conducevano? Forse erano Luciana e l'irlandese. Forse Ermes e Valentina ancora alle prese con il liceo. Forse Cecilia e Gaetano. Ognuno di loro si trova ad affrontare un evento che segnerà per sempre uno spartiacque tra la vita prima e quella dopo. Fino all'ultimo si fa il tifo per queste coppie, sperando un futuro per loro e per il bambino, ma alla fine qualcuno non ce la fa.
Il vuoto dell'abbandono è però colmato dall'amore di una nuova famiglia, da due genitori che accoglieranno nelle loro vite una nuova creatura, dai nonni,gli zii e cugini, pieni di lacrime di gioia e di amore per il nuovo arrivato, per la nascita di una nuova famiglia, la nascita di due genitori.
Ho letto questo libro tutto di un fiato, è un libro emozionante, forte e delicato allo stesso tempo. Un libro che fa riflettere, senza giudicare, sull'importanza e sulla potenza dell'adozione . Uno dei libri migliori che ho letto in questo 2019. Non resterà sicuramente lontano dal mio cuore .
Ungeplant schwanger im Italien der achtziger Jahre - drei Frauen die unterschiedlicher nicht sein könnten und doch irgendwie in der gleichen Situation sind. Der Schauplatz Italien muss nicht gleich ein Urlaubsroman sein. Der Autor macht einen großartigen Job eine triste Situation zu beschreiben - Väter die nicht mehr als eine Randnotiz sind, Familie die nichts weiß oder nichts wissen will. Und doch habe ich mich gefragt: will ich ein Buch lesen über drei schwangere Frauen, geschrieben von einem Mann? Ich kann euch aber versichern es macht Sinn. Am Ende macht alles Sinn. Der Leser bekommt hier mal ein anderes Italien Feeling, es ist nicht alles la Dolce Vita, Meer und Pizza! Ein einziges kleines Hühnchen habe ich mit dem Buch zu rupfen: die Qualität. Mein Buch ist nach wenigen Tagen lesen auseinander gefallen, der Kleber hat die Außenklappe des Taschenbuches mehr schlecht als recht am Platz gehalten, hoffe da habe nur ich das Montags Modell bekommen. Ein emotionaler Roman über Herkunft und Heimat. Für jeden der eine tiefsinnige Urlaublektüre sucht!
Raramente compro libri su cui non mi documento minuziosamente in anticipo, leggendo la trama e le recensioni, soprattutto se sono di autori che non ho mai letto prima. E forse devo smettere di farlo, anche quelle poche volte che capita. Non dico che sia pessimo, ma sento che la storia non mi ha coinvolta e soprattutto, cosa peggiore, non mi ha lasciato nulla dopo averlo terminato. Purtroppo non riesco ad apprezzare neanche lo stile dell’autore: frasi troppo brevi, a volte telegrafiche, troppi punti; tutto troppo asciutto. Trovo che le ultime due storie siano però costruite meglio della prima (proprio a livello di analisi dei personaggi). Rischioso (forse anche non troppo ben riuscito) raccontare da uomo un tema femminile delicato come quello che si racconta qui. Il finale permette di fare una visione d’insieme a tutto il libro.
Inizialmente sembra un libro usuale, ma la lettura si fa via via più intensa quando ne comprendi l’essenza.
3 storie di ragazze, figlie, che si trovano all’improvviso con un bambino in grembo e che devono fare i conti con il nuovo status di genitori.
Non cercato, non voluto, eppure arrivato. E, nella parte finale, una narrazione con gli occhi di bambino, cresciuto con un’altra mamma e un altro papà rispetto a quelli che l’hanno creato, cresciuto lontano dagli occhi dei genitori biologici.
Da qui, il titolo del libro, in una storia che potrebbe essere quella di tutti e di nessuno, di una mamma che potrebbe vedersi davanti suo figlio senza sapere che è davvero il bambino che ha lasciato là infagottato, di un figlio che scrive -per colmare una lontananza- alla mamma biologica delle avventure che ha vissuto con la sua mamma e il suo papà.
Ho iniziato a leggere questo libro pescandolo a caso dalla mia libreria e con l'opzione di abbandonarlo al primo segnale di "cedimento" strutturale e, invece, dopo una partenza leggermente a rilento, ne sono stata totalmente rapita. Paolo di Paolo racconta, infatti, la storia di tre donne molto diverse tra loro ma accomunate da due elementi fondamentali: stanno per diventare madri e non hanno un compagno accanto. Ognuna di loro è alle prese con il proprio carico personale di dilemmi, paure, angosce ed incertezze ma soprattutto con la propria vita totalmente incasinata, ancor prima dell'arrivo di una nuova creatura.
"Lontano dagli occhi" è la storia di tre donne, Luciana, Valentina e Cecilia e delle loro gravidanze, che le definiscono, le intralciano, le cambiano per sempre. È la storia dei padri, lontani o vicini, delle famiglie, di tutti i cambiamenti che una nuova vita porta con sé. Ma più di tutto, è la storia di bambino, che finalmente parla in prima persona nelle ultime pagine e scioglie la trama, forse complicandola un po'. È quella finale, la parte migliore, la più vera, più sentita. Delicata e profonda come solo una fantasia senza recriminazione alcuna sa essere. Un bel libro.
Leggendo le storie delle tre donne cerchi di immedesimarti in loro, chiedendoti cosa faresti al posto loro? Questo libro si apre alla scoperta e al pensiero di entrambi i mondi: quella delle donne che devono fare i conti con una gravidanza non voluta e quello della piccola vita che è stata messa al mondo ma poi abbandonata. Paolo di Paolo è riuscito a descrivere entrambe le situazioni in modo impeccabile; le tre storie e il racconto di vita 2 ti fanno entrare nei personaggi e nelle vicende e ti prendono. Io consiglio questo libro a chi vuole capire entrambe le sfaccettature.
La scrittura di Di Paolo lascia emergere un tratto tipico di molti autori uomini: le donne sono emozioni profonde, dolori verticali, fragilità curate con eleganza, ma restano raccontate un po’ da fuori.
Luciana, Valentina, Cecilia sono personaggi sentiti, ma non del tutto esplorati nella loro contraddizione e complessità. A volte sembrano incarnare archetipi della sofferenza femminile più che donne reali.
È una rappresentazione empatica, sì, ma anche classicamente maschile: molto premurosa, molto lirica, ma non pienamente autonoma.
"Lontano dagli occhi" di Paolo Di Paolo Roma. Inizio degli anni '80. Tre donne molto diverse tra loro, accomunate dallo stesso destino: diventare madri. I loro ultimi giorni da "non madri". E il non essere certe di volerlo fino in fondo questo grande cambiamento di vita. E i padri, che non sanno, o fanno finta di non sapere, mentendo anche a loro stessi. La scrittura è importante, mai scontata. Letto in treno: ottimo compagno di viaggio.
Un piccolo esperimento letterario, che lascia molta dolcezza. Le ultime pagine mi hanno fatta sorridere. Ho trovato davvero geniale l'idea di intrecciare storie possibili, non verificabili, quelle di una Vita 1 (come la chiama l'autore) ipotetica. Consiglierei questo libro, perché leggerlo è stato davvero piacevole e perché parla in maniera sincera di maternità (anche se non la sviscera fino in fondo, purtroppo).
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Tre situazioni simili, 3 ragazze incinte e 3 ragazzi che scappano...un bambino che nasce ma viene lasciato in ospedale e adottato. Interessante l'analisi della vita 1, prima del parto, e la vita 2 quando il protagonista viene accolto dai nuovi genitori non biologici. Non è un giudizion sulle scelte, ma una riflessione sulla paura di diventare madri e padri e sulle difficoltà di accettare di non riconoscersi nei genitori. Gradevole.
Spettacolare l’intensità della scrittura, la potenza con cui l’Autore riesce a catapultarti nelle vite dei personaggi, come se tu fossi proprio lí, come se fossi nei loro corpi e potessi sentire ciò che provano. Ho amato ogni singola pagina, sperando di non arrivare mai alla fine per poter godere ancora un po’ di quella Vita che scorreva impressa sulle pagine. Consigliatissimo!
Non so perché ultimamente ho difficoltà a dare un giudizio ad un libro. Sembra mi piaccia tantissimo, poi qualcosa mi stona e non so quanto veramente mi sia piaciuto. Comunque, le "slice of life" continuano ad avere un ottimo effetto su di me e le apprezzo tanto. La parte finale però mi ha lasciata confusa. (Intendo "Vita 2")