Italia, metà degli anni Trenta. Mussolini ordina al capo della polizia, Arturo Bocchini, di costituire un nucleo investigativo speciale con il compito di indagare su quelle vicende, criminali o meno, considerate pericolose per la sicurezza della nazione in virtù della loro natura misteriosa, bizzarra o esoterica. Il piccolo gruppo operativo, pur se inquadrato nel Ministero dell'Interno, viene affidato all'affascinante Maria Coronata Venturi e posto alle dipendenze del Gabinetto RS-33, una squadra di studiosi e ricercatori capeggiata da Guglielmo Marconi. Lo scienziato accetta, con la riserva di poter utilizzare sul campo forze provenienti dal mondo universitario anziché tradizionali agenti di polizia. La sua scelta cade su tre giovani amici che si sono distinti nei Littoriali, Davide Varelli, un geniaccio matematico, laureato in Fisica e Ingegneria; Romolo Mancini, appassionato di motori e capace di condurre ogni mezzo di trasporto, e infine Ondina Murri, esperta di storia e di lingue antiche, ma anche accesa protofemminista e dotata di un fascino cui non sono certo insensibili gli altri due. È nata la Sezione M...
A me sembra che gli scrittori italiani abbiano paura di affrontare il genere fantastico. Forse è solo un'impressione, ma questi due racconti hanno risvegliato in me questa idea sopita da un po' di tempo. L'ambiguità in un racconto non mi è mai piaciuta, sembra quasi che lo scrittore non abbia voglia di collocare il proprio lavoro in un genere ben definito. Il primo racconto si conclude con un finale ambiguo: l'automa era veramente mosso da un'intelligenza artificiale oppure da un nano nascosto al suo interno? (Nano che non compare mai nel corso del racconto, mentre in un giallo dovrebbero essere come minimo presentati tutti i personaggi) L'autore lascia al lettore la decisione ma questo è a mio avviso un segno di pigrizia oppure del tentativo di voler accontentare tutti cosicché chiunque possa scegliersi l'ipotesi che più preferisce. Il secondo è un semplice giallo. Carino, ma nulla di eccezionale. Questi X-Files in salsa fascista avrebbero il potenziale per essere molto più accattivanti di quanto sono, dovrebbero però secondo me abbandonare i finali razionali per avventurarsi nel territorio del fantastico e della fantascienza. Vedremo i prossimi.
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Gli archivi segreti della sezione M - 3 - libro per bambini, ma nemmeno. Confondere linea gustaf con linea gotica e sbagliare congiuntivi non va mai bene. Ma in fondo nemmeno dialoghi banali e sconclusionati quanto le indagini di questi 3 investigatori improvvisati: l’emancipata strafica, il fascista spaccone e il genio super partes. Come dice il titolo, Da tenere segreto, meglio per tutti
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Sinceramente dato il battage pensavo meglio L'idea è molto buona, ma poi nel corso della narrazione perde slancio Ho comunque comprato in e book anche gli altri libri, vediamo se nelle puntate successive migliora
La storia del ritrovamento è un trampolino di lancio fantastico a un libro un po’ deludente… personaggi piuttosto bidimensionali, trama poco coinvolgente e una scrittura più da sceneggiatura che da libro. Meglio il secondo racconto del primo. Peccato perché è un regalo…
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Direi che GeMS ha fatto una pubblicità a tappeto alla serie di libri di cui questo è il primo. Prima di Natale sono passato in Feltrinelli Duomo e questo volume campeggiava all'ingresso. La trama è per così dire quella degli X-Files del secolo scorso: nel 1933 tre giovani vengono assoldati dal governo fascista, sotto l'egida di Guglielmo Marconi, per venire a capo di alcuni misteri. I racconti lunghi - ogni libro ne contiene due - sarebbero stati dattiloscritti al tempo dall'archivista Carlo Alberto Orlandi, mentre il terzetto Giulio Leoni, Enrico Luceri e Massimo Pietroselli li avrebbe scoperti e pubblicati. L'idea era buona, la realizzazione molto meno. Può darsi che la metastoria che è solo accennata in questo volume risollevi le sorti della serie, ma leggendo il primo racconto mi sono trovato un manierismo che rendeva ancora più insopportabili gli anacronismi, come "fantascemenza" (il termine fantascienza è stato coniato nel 1952) oppure l'accenno all'IBM che stava progettando calcolatori elettronici (ci si sono messi dopo la guerra: al più avrebbe dovuto parlare di Konrad Zuse che stava per progettare lo Z1). Addirittura il primo racconto mi dava l'idea di un'apologia del fascismo come quella delle barzellette contro il Duce tollerate dal regime, sensazione poi un po' ridotta dal secondo racconto. In definitiva, non penso mi comprerò gli altri volumi.