Essere un giovane uomo sensibile cresciuto leggendo Stendhal ti rende un corteggiatore napoleonico, uno che dopo un sì cerca un altro sì, e poi ancora un altro, in una sorta di karma dell'assertività che - in fondo, ma pure in principio, come teorizza Francesco Pacifico - impedisce di avere una relazione. Un karma dell'assertività che impedisce di capire i no che di tanto in tanto tutti riceviamo nella vita. Leggendo "La signora Dalloway", invece, si capisce come è possibile corteggiare una donna senza assediarla, e quanto si possa sinceramente ascoltare, senza fingere, e anche perché quei fiori che Clarissa Dalloway dice di voler comprare sono il simbolo, forse l'unico simbolo, della celebrazione della vita. Con tono cavalleresco e un linguaggio esatto e scanzonato, Francesco Pacifico ci racconta come e perché, nonostante quello che si possa pensare, Virginia Woolf è (anche) una scrittrice da uomini. Ci racconta quanto aver sposato una femminista gli ha cambiato la vita, dimostrando di non aver paura di Virginia Woolf.
Sarà che Mrs Dalloway è il mio libro preferito ever e che avrò letto dozzine di saggi sulla Woolf. Sarà che il corso monografico universitario più bello che io abbia mai seguito era sulla Woolf e la prof (me ne ricordo solo il nome, Angela, che stranezza) mi aveva fatto entrare nel mondo di questa scrittrice per poi non uscirne più. Sarà che comparare Clarissa a Julien Sorel allo scopo di creare una sorta di educazione sentimentale mi lascia perplessa. Sarà che Pacifico è un buon scrittore ma scrivere saggi è un'altra cosa (per chi è alla ricerca: Nadia Fusini, solo e sempre). Sarà.
Ringrazio la Marsilio che l'ha messo a disposizione gratuitamente durante la quarantena e io l'ho letto come un articolo di giornale che mi capitava in mano, ma, decisamente, non aggiunge nulla al mio amore per questo libro.
Io e Clarissa Dalloway, libro facente parte di una collana distribuita gratuitamente tramite l'iniziativa "Solidarietà digitale", è esattamente quello che dice di essere, cioè un trattato di educazione sentimentale per ragazzi. Ma è anche un interessante saggio critico che mette in parallelo la Clarissa Dalloway della Woolf con "Il rosso e il nero" di Stendhal. E' un libretto che ti invoglia a leggere entrambi i libri citati, prossimamente lo farò.
Saggio sul "La signora Dalloway" di Virginia Woolf, concentrato sul rapporto tra la protagonista del romanzo ed i due uomini della sua vita, dalla prospettiva "femminista" dell'autore. Obbligatorio, direi, aver letto il romanzo.
Leggo meno. E leggo meglio. Potrebbe essere uno slogan zen o un biglietto da biscotto della fortuna, ma è semplicemente quello che mi è successo. Non per una rivelazione mistica, per pura necessità biologico-logistica: ho un bambino di due anni, il tempo è una creatura avida che si nutre delle mie ore in modo vorace e imprevedibile, e le fenditure disponibili per leggere si sono assottigliate fino a diventare quasi delle capillarità. Eppure. Eppure: è lì che leggo davvero anche se leggo “alla moviola”. La lentezza, però, non è mancanza di attenzione ma profondità. E in questo periodo della mia vita in cui tutto è distratto, rumoroso, accelerato, ho scoperto che proprio per questo riesco a leggere meglio. Quando leggo, leggo come chi ha fame solo di quello. Leggere “Io e clarissa Dalloway” di Francesco Pacifico è stato come mettere una lente d'ingrandimento sulla mia stessa esperienza di lettrice, non solo perché Pacifico è uno che sa come si decifra un testo, ma perché scrive il modo in cui leggiamo (e siamo letti) dalla letteratura. Prima di tutto : questo libro è perfetto per chi ama i libri sui libri e per chi ama Virginia Woolf, ma non è narrativo, è fatto di focalizzazioni e divagazioni. E’ come ascoltare un critico letterario che ha appena riletto Mrs. Dalloway per la decima volta e te ne parla per tre ore. Pacifico parla di LSD, che non è la dietilamide lisergica ma La Signora Dalloway, che però, diciamolo, qualche effetto psicotropo lo mantiene comunque. Quello che mi ha colpito di più è che ha mostrato come la letteratura funzioni come una specie di microscopio emotivo per le relazioni umane. Pacifico dice che non leggiamo solo per capire i personaggi ma, attraverso i personaggi iniziamo a decifrare i meccanismi nascosti dei nostri stessi rapporti, non si limita a dire la Woolf è brava a scrivere le persone ma dimostra come ogni pagina di Mrs. Dalloway sia un piccolo manuale di antropologia emotiva. Mrs. Dalloway non è la storia di una donna che organizza una festa; è il manuale di istruzioni per leggere la solitudine, l'amore coniugale che si consuma, l'amicizia che resiste al tempo, la depressione che divora dal di dentro. La letteratura non ci dà risposte sui rapporti umani, ma ci affina gli strumenti per fare le domande giuste.Pacifico non ti dice "ecco come funziona l'amore" o "ecco come si riconosce la depressione". Ti dice: "guarda come la Woolf ti fa notare questo dettaglio, e quest'altro, e quest'altro ancora". E improvvisamente hai gli occhi per vedere cose che prima ti sfuggivano. Dopo questo mi è venuta voglia di avvicinarmi a Paolo Nori.
Che La signora Dalloway, il romanzo di Virginia Woolf, fosse un grande romanzo, non avevo dubbi. Ma non avrei mai immaginato che potesse essere fonte di educazione sentimentale per un uomo. Eppure, Francesco Pacifico mi dimostra quanto mi sbaglio. Per dovere di cronaca, è giusto riportare che in realtà l'educazione sentimentale dell'autore passa attraverso questo romanzo e attraverso le donne della sua vita, come sua moglie, che gli hanno insegnato a essere femminista. Devo ammettere che sono rimasta piacevolmente colpita da alcuni passaggi e dalla consapevolezza dell'autore verso quelli che sono i privilegi e i difetti dell'essere maschio. Tornando al libro, fa un parallelismo tra il personaggio di Julien Sorel in Il Rosso e il Nero d Stendhal, libro che lo colpì da ragazzo, e appunto Clarissa Dalloway e soprattutto come si rapporta ai personaggi maschili del libro, Peter e Richard. In questa analisi, c'è una grande attenzione ai dettagli, alle frasi che si rivolgono i protagonisti, al senso di ogni relazione. Diciamo che in alcuni punti ho trovato l'esposizione un po' caotica, con diversi punti troppo giovanilistici (ho visto anche qualche emoticon di cuoricini...). Ma è comunque interessante e spero che sia l'occasione per molti maschi di avvicinarsi a questo romanzo, senza stupidi preconcetti ma anzi godendosi la scrittura della Woolf.
Saggio breve ed interessante che mette in luce gli accorgimenti strutturali del romanzo ed gli espedienti comportamentali attuati principalmente dalla sua protagonista, la signora Dalloway, operando poi un parallelismo con le azioni e reazioni del giovane Julien Sorel de "Il rosso e il nero" a proposito dell'educazione sentimentale per i ragazzi, come da titolo. È una lettura fresca, ironica e sagace che mi ha spinta a rivedere completamente l'idea che mi ero fatta del romanzo, cominciato più volte e sempre abbandonato, a partire dall'ostico flusso di coscienza che mi è stato insegnato al liceo. "La signora Dalloway" è anche stream of consciousness, ma c'è molto di più da scoprire tra quelle pagine. Eh niente, viene voglia di riprendere in mano il classico per leggerlo sotto questo nuovo punto di vista.
"LSD va letto come si decifra un documento proveniente da una cultura aliena. LSD è la stele di Rosetta del femminismo. La sua profondità - è data dalla scelta di non fare di Clarissa un'eroina, una persona con chissà quali estrinseci pregi. Clarissa ha solo il pregio di saper entrare in rapporto con i propri desideri e dunque con quelli degli altri. Quanto le accade non è stabilito a monte. Lei gioca la partita."
Francesco Pacifico prende spunto dai personaggi di Peter Walsh de La signora Dalloway di Virginia Woolf e Julien Sorel de Il rosso e il nero di Stendhal per esaminare la figura dell’uomo “sensibile” che, educato sostanzialmente al diritto di supremazia maschile sulla donna, vive il corteggiamento come una sfida personale in cui poco o nulla conta la donna da conquistare. https://www.voxreading.it/2020/05/31/...
Un libro che unisce due mondi che nella realtà sono divisi da decenni di storia: la storia d’amore travagliata di Clarissa Dalloway e quella della visione moderna delle gesta romantiche. Una guida simpatica e leggera che con chiave moderna ripercorre quasi tutta l’opera di Virginia Woolf con lo scopo di far ritornare “di moda” alcuni pensieri ormai dati per scontati secondo l’autore.
Libro estremamente acuto e intelligente che svela i segreti della lettura e dello stile di Virginia Woolf e la sua brillante capacità di cogliere e riportare la realtà nella letteratura. Libro anche sulla questione femminile e soprattutto sulla questione maschile divertente e centrato. Viene voglia di poter chiudere il libro e continuare la conversazione con l'autore.