«Il risentimento è come bere del veleno e attendere che l'altra persona muoia» ha scritto Malachy McCourt. È uno stato emotivo che monta progressivamente, un malessere in cui si annidano dolore e rabbia, e che esplode infine in modo inatteso e spesso inconsapevole. Diventa un corto circuito mentale ed emozionale che ci impedisce di vivere fino in fondo il presente e si manifesta come l'avvertimento costante di un peso che non riusciamo a toglierci di dosso. Inquina il nostro sguardo, si insinua in parole, gesti e reazioni di ogni tipo, sia sul piano individuale sia a livello collettivo, fino a condizionare le relazioni sociali e il dibattito pubblico. Il risentimento è senza dubbio il tratto distintivo della nostra epoca. Cinque affermati scrittori italiani si misurano con questo sentimento chiave e i suoi meccanismi scatenanti, indagandone le pieghe nascoste e i riflessi più intimi. Cinque racconti che svelano dinamiche pervasive e percorsi interiori, e che offrono un punto di vista sul presente mediante quella preziosa sonda che è la letteratura.
Ho pure dovuto creare il libro perché qui sopra non c'era. Io l'ho trovato per caso, su Il Libraccio, cercando periodicamente cosa scrive Giorgio Vasta (poco) e facendolo sempre rientrare, a pieno, tra i miei italiani preferiti. Come bonus track c'erano pure la Terranova e la Stancanelli, che mi piacciono entrambe un sacco, ma non voglio far finta, il miglior racconto qui dentro è quello di Vasta.
Io sono innamorata della sua scrittura e, dopo mesi e con una pandemia in corso, io ripenso ancora, a tratti, a quel suo racconto e alla gatta che ne faceva parte. Poi, come al solito con lui, conta poco quello che dice ma molto come lo dice. A me dispiace non scriva romanzi ogni sei mesi e ho proprio aggiornato GR per farlo scoprire a più persone possibile.
Vino rosso, coperta, divano. E' tutto come prima, è tutto diverso.