Après une longue absence, le narrateur rentre à Palerme, sa ville natale, pour y passer trois jours de vacances chez ses parents. Par une opération de 'carottage', le but de ce séjour est de mesurer les transformations de la ville et, à travers elle, de l’Italie tout entière. Pendant ces soixante-douze heures il va donc observer, écouter et enregistrer, sur la plage, dans la rue et dans les cafés, telle une sonde qui collecte d’innombrables informations avant de les analyser. Mais ce qui s’annonçait comme un simple jeu et non une recherche sérieuse le conduit assez vite à un constat : Berlusconi. Partout et toujours, à Palerme comme dans toute l’Italie, sur toutes les bouches et tous les écrans, dans les esprits et toutes les situations, toujours et seulement Berlusconi. D’où la question que notre homme est contraint de se poser : Berlusconi a-t-il créé l’Italie ou n’est-ce pas plutôt l’Italie qui, au fil des années, a créé Berlusconi? Errance dans une ville lunaire et crépusculaire, Dépaysement est un journal intime palermitain qui analyse avec une grande finesse l’ère Berlusconi : brillant, hilarant et salutaire.
Ho recepito questo libro con una sensazione dominante di indifferenza, non riuscendo ad entrare nello spirito, nel significato, soprattutto nella necessità di un testo come questo, che avevo scelto per l’impatto molto positivo dell’opera precedente di Giorgio Vasta, Il tempo materiale.
La parola chiave che introduce Spaesamento è “carotaggio”, termine tratto dalla geologia col quale si indica una tecnica di campionamento adottata per l’analisi del terreno e degli strati del sottosuolo; con analogo intento l’io narrante, identificabile per età, sesso e città di nascita, con l’autore stesso, sfrutta una tre giorni di bighellonaggio per le strade e i luoghi di Palermo allo scopo di ricavarne un’analisi dell’umanità e dei fenomeni quotidiani adattabile all’intero contraddittorio contemporaneo panorama sociale, economico, e addirittura etico ed esistenziale, dell’interaa nazione.
Ne risulta una successione di quadri simbolici, la spiaggia, il bar, i marciapiedi, popolati da personaggi aderenti a una rassegna di tipologie umane consuete, fino a concludere con una raffica di riflessioni (non prive di suggestioni e spesso impreziosite da una certa arguzia, ma caratterizzate da un tono troppo sentenzioso) che vorrebbe essere il risultato inconfutabile della ricerca e del “carotaggio”.
Per quanto l’autore si adoperi lungo tutto il libro per sostenere la sua tesi “allargata”, il percorso, grazie a continui riferimenti e precisi dettagli topografici, mi è sembrato talmente intriso di “palermità” che non ho saputo cogliere il carattere universale, o quanto meno italiano, dell’analisi.
Trattandosi di un’opera pubblicata più di dieci anni fa, l’ossessione berlusconiana che impronta la seconda parte del libro, mi ha lasciato l’impressione di una sorta di “instant book” piuttosto datato perché, se Dio vuole, tale tormento non domina più allo stesso modo pressante l’aria dei nostri giorni, benché se ne subiscano ancora le ripercussioni.
E’ anche possibile che il mio limite all’apprezzamento di questo libro sia contingente: non sono mai stato a Palermo.
meno fulminante del Tempo materiale, questo Spaesamento, e forse anche meno ambizioso, sicuramente per mole (120pp scarse) meno per contenuto (un innocuo weekend a Palermo che diventa stimolo a "carotare" la città alla ricerca dei componenti della realtà italiana). di certo ci si ritrova la sapienza letteraria dell'autore (in due parole in croce sono nascosti abissi di pensiero) e la sua grandissima capacità di creare immagini che scolpiscono la dura madre: le palme, il ventilatore a pale, la lumaca, il fuoco, le lettere di sabbia, il gatto. crudo. e filosofico, anche, perché va alla ricerca del senso, o di un senso, di una spiegazione. e questo, a mio parere, è moltissimo.
Un romanzo massiccio per quella rappresentazione dell'Italia d'oggi che immutabile e immutata, soprattutto nelle realtà periferiche, che molti ormai stentano a riconoscere, o che pur riconoscendo non condividono più. Uno sguardo spaesato e disorientato su un passato che si ricicla a eterno presente.
Leggendo Spaesamento mi è sembrato di nuotare in un mondo di dettagli, di andare talmente in profondità nelle cose da perderne il senso generale. Seppur bello, è un esercizio faticoso, e il fatto che il libro non abbia una storia o una tesi di base fa sì che si abbia la sensazione di procedere alla cieca in un territorio inesplorato. Effettivamente, spaesata.
Qualcosa dei “carotaggi” mi resterà. Ma intorno a un’idea e a una capacità sorprendente di concretizzarla resta troppa scrittura narcisa, lo scriversi addosso, l’eccesso di descrizioni. Probabilmente funzionale alla claustrofobia narrativa del libro ma spossante.
Giorgio Vasta ha una scrittura talmente metafisica e vivida che ogni cosa che racconta la rende sempre parte del tutto: ogni frammento di realtà diventa modo di raccontare altro (come la stracciatella nel “Tempo materiale”, ad esempio). Una vacanza di tre giorni a Palermo diventa modo per raccontare l’Italia del tempo, quella di Berlusconi, dove la Storia sembra andare avanti, ma il tempo è fermo in un presente che ha annullato il passato e negato il futuro. I bambini che gli chiedono soldi immaginari per usare l’acqua della fontanella, la donna cosmetica, Topinambur (un signore allampanato e diafano) e i signori al bar che discutono delle intercettazioni di Berlusconi e Saccà sono un modo per parlarci di un paese attaccato al valore del denaro e del corpo, un paese che, seppur cambia governi e cambiano i tempi, resta ancora primitivo e incapace di comunicazione.
Tre giorni d'estate a Palermo. Mare, ventilatore e bottigliette d'acqua. La realtà si rivela un rumore bianco. L'umanità un parassito prossimo all'autodistruzione. Il presente è motonimia, l'intelligenza sintomo di ritirata. Wow wow.
Rientra a pieno titolo nei libri letti per caso e in particolare in quelli che si sono rivelati delle belle sorprese. Senza troppe pretese, con una narrazione piacevole, ci parla di una città italiana di oggi, che è ben caratterizzata (Palermo), ma che è alle prese con problemi e trasformazioni comuni a tante altre.