Anche ****1/2
Un altro libro sulla morte e quello che dell’uomo rimane dopo di essa, per chi come me, e come l’autore, non crede, non ce la fa a credere, a una vita nell’aldilà.
Belle considerazioni; molte condivisibili; molte condivise con chi, nella mia vita c’è stato ed è andato via consapevole di non avere una seconda chanche. Ma, come diceva Cercas, o Donne se è per questo, ancora vive in noi, perché l’uomo non è un’isola, ma una rete di relazioni.
Grazie a Piergiorgio per avermelo “imposto”: molti libri che mi arrivano da fuori sono scoperte per me…
Alcune citazioni random:
I membri di una famiglia non sono tutti presenti nello stesso momento. Qualcuno se n’è andato e qualcuno non è ancora nato. L’ordine è universale: in tutte le famiglie ci sono individui che non sono pi�� in vita. Questo non significa che abbiano abbandonato la famiglia.
Non sono lucido, qualcosa mi ribolle dentro, sono terrorizzato, ma devo assolutamente capire, devo prendere una decisione. Devo scrivere, perché la scrittura è il solo modo per mettere a fuoco tutto. Mi costringe a sintetizzare i pensieri prima che finiscano sulla carta. Mi pare di intravedere un filo rosso in questo caos, ma non so dove mi condurrà.
Mi torna in mente il primo giorno, quando avevamo fatto un giro in barca per la primissima volta. Anche allora era calata su Eirin un’improvvisa cupezza.
[…]
A un certo punto esclama: «Questa è l’eternità, Albert!»
Affonda i suoi occhi nei miei. E aggiunge: «Non esiste un’altra eternità!»
Allora comincerebbe inevitabilmente il circo dei mocci e delle lacrime. Forse è un pensiero bizzarro, ma mi viene in mente che anche la più profonda disperazione può facilmente degenerare in melassa. Non è detto però che debba per forza finire in questa fanghiglia, sta a me decidere, sta alla mia dignità
Perché c’è una cosa su cui devo pronunciarmi, una cosa che devo decidere. Ed è una cosa che devo decidere io, non saranno Marianne o l’assistenza sanitaria a decidere per me, e forse nemmeno voi della famiglia.
Per farlo ho bisogno di fissare qualche pensiero sulla carta.
L’idea di non avere più la capacità di prendere in mano il mio destino mi pare un vero incubo. È insopportabile, ed è già troppo tardi. Questo è il terrore. Questo è ciò che temo dell’impotenza.
Ma tutto questo importa? Questa meraviglia adesso è qualcosa di cui rallegrarsi?
Io sto per fondermi. Ritornerò nel deserto, alla natura senza vita.
Ma il cervello umano, nella sua semplice perfezione, è grande abbastanza perché la testa passi dal canale e allo stesso tempo perché abbia un’intelligenza sofisticata […]La natura qui ha esteso i limiti all’estremo, ed è per questo che nel corso della storia molte donne sono morte partorendo o per motivi connessi al parto e milioni di bambini non sono sopravvissuti alla loro stessa nascita.
La nostra capacità di indagare l’universo ci è costata cara [a noi donne soprattutto!!!]. Abbiamo pagato un prezzo di sangue per arrivare sulla luna, per conquistare una visione d’insieme dei pianeti e della storia dell’universo.
Per quasi tutta la vita siamo condannati a vivere con la consapevolezza che tutto il meraviglioso spettacolo che abbiamo vissuto – una terra dalle incredibili forme di vita, un oceano con una miriade di esseri diversi e un cielo stellato sopra di noi, lontano miliardi di anni luce, tanto che possiamo solo sognare di scoprire cosa contenga –, tutto questo, dopo pochi anni siamo condannati a lasciarlo […]Abbiamo tutti un debito pesante al quale nessuno di noi è in grado di sfuggire, e adesso, adesso l’Esattore se ne sta sulla soglia con in mano l’orrenda cambiale. Prestito scaduto. Scade con l’esatto valore nominale.
Ho avuto in prestito un mondo intero e adesso devo restituirlo, non in comode rate, ma tutto insieme[…]c’è sempre stato un velo funebre sopra ogni istante di gioia.
Il fatto è che in realtà non siamo mai: c’è soltanto il divenire, perché non c’è nulla al mondo che duri.
Nella specie umana, solo il cervello del bambino è adatto alla pura e semplice gioia di vivere, al gioco, così come avviene negli «anni magici». Qualcosa dentro di noi si spezza quando arriviamo a una certa età e non apparteniamo più al «popolo misterioso» – come descrive i bambini un cantautore svedese.
Oltre ai bambini, forse esiste un altro gruppo di persone che riescono a prendere la vita con estrema calma. Penso a chi è molto religioso, a tutti coloro che hanno la certezza assoluta che, dopo questa, li attende una vita migliore.
Non sono soltanto me stesso. Ho un’identità più profonda e fondamentale. Sono un rappresentante dell’umanità e questo mi sopravvivrà.
Penso a tutte le persone che ho incontrato in vita come a un’intensa e scintillante pioggia di volti, un mosaico vivente.
Anch’io sono stato una delle maschere, una delle scintille. Una cosa abbiamo tutti in comune: a turno ci spegneremo. Ma il falò continua a bruciare, a propagare scintille energico come prima.
Noi non siamo soltanto natura. Siamo una fitta trama in cui rientrano i contesti famigliare, sociale e culturale.