Niccolò ha venticinque anni ed è innamorato perso di Simona. Così quando lei, bella e inquieta, parte mollandogli suo figlio Lorenzo, lui decide di prendersene cura, sebbene quel moccioso di quattro anni non lo abbia mai accettato e di notte lo sbattesse puntualmente fuori dal letto. Niccolò non ha mai fatto il padre, e non sa come gestire capricci, routine, amichetti che giocano a fingersi d'improvviso morti e primi batticuori. In più, a complicare le cose, ci si mette anche il padre naturale. Riccioli scompigliati e chitarra in spalla, è arrivato dall'Argentina per incontrare il piccolo, e si è installato in casa senza alcuna intenzione di andarsene. Innamorati della stessa donna, lui e Niccolò si detestano, e il bambino non riconosce un ruolo a nessuno dei due. Eppure, giorno dopo giorno, tra litigi e partite a pallone, pigiama party e impreviste abitudini, questi tre "ragazzi" abbandonati imparano ad appoggiarsi l'uno all'altro, per sorreggersi insieme contro il mondo.
Avete presente quelle sere in cui iniziate una serie tv, giurando che vedrete solo una puntata e poi finite per trascorrere la notte a guardare un’intera stagione? •
Ecco, questo è quello che è successo alla sottoscritta con “L’anno in cui imparai a leggere” di Marco Marsullo. Mi ero promessa di leggere una manciata di pagine e, invece, in due notti l’ho terminato. •
Ma come è possibile lasciare andare Niccolò, Andrès e Lorenzo? Due uomini e un bambino costretti a una convivenza forzata che li arricchirà e li renderà una vera famiglia. •
Da un lato il padre biologico, tifoso del Boca Junores, musicista scapestrato e del tutto inaffidabile. •
Dall’altro abbiamo il fidanzato della mamma, tifoso del Milan, scrittore di successo che sta affrontando un’enorme crisi di ispirazione e che non ha alcuna esperienza in fatto di bambini. •
E poi c’è Lorenzo, un quattrenne cresciuto senza un padre e legatissimo alla madre, che un bel giorno lo lascia nelle mani del suo nuovo fidanzato per inseguire il suo sogno più grande: fare l’attrice. •
Le premesse non sono delle migliori e difatti l’atmosfera iniziale in casa è davvero turbolenta, ma poi litigio dopo litigio, passando per pigiama party improvvisati e partite di pallone super appassionate, Niccolò, Andrès e Lorenzo imparano a volersi bene, ad aiutarsi l’uno con l’altro e ad accettarsi così come sono. •
Perché non bisogna essere legati da un vincolo di sangue per prendersi cura di qualcuno e amarlo per tutta la vita. Niccolò lo ha capito e ora anche Lorenzo, finalmente, lo sa. •
Insomma, con questo romanzo ho riso tantissimo e ho pianto anche di più, e proprio per questo, non posso che promuovere Marco Marsullo a pieni vuoti e ringraziarlo per avermi regalato delle emozioni così forti e genuine.
Forse in alcuni punti un po' banalotto e da baci perugina, ma voglio premiarlo comunque per il tema trattato. Certo, al giorno d'oggi questo argomento nella letteratura è sicuramente sdoganato, quindi non è chissà quale impresa letteraria. Peccato che probabilmente questo libro verrà letto solo da persone già consapevoli di tutto ciò
Un bel libro così non si riesce a descriverlo in poche parole, ci posso provare, ma bisogna leggerlo per apprezzarne a pieno la potenza. In queste pagine c'è tanto di quell'amore che anche quando l'hai finito ti rimane nel cuore a lungo, l'amore che solo un bimbo può dare e ricevere, la spensieratezza di tutti i momenti passati insieme a quell'ammasso di piccole ossa, come l'autore chiama Lorenzo in un paragrafo. Pezzi di vita vissuta insieme ad un bimbo, che non è nemmeno tuo, ma tu, giorno dopo giorno ci ritrovi persino una somiglianza. L'irruenza di un piccolo terremoto che all'inizio nemmeno ti accetta ma che poi a poco a poco s'incastra nella tua vita come una cosa di cui non puoi più fare a meno. Perché se all'inizio Lorenzo è come una delle pagine bianche su cui a quattro anni e mezzo imparerà a scrivere, diventerà un libro su cui tu imparerai a leggere la vita. Una vita fatta di partite a calcio in salotto, tra Napoli - Milan e Boca Juniors, puntate infinite dei Super pigiamini in tv, che mi ricordano il periodo pre scuola materna con il mio primo nipotino, di lotte divertenti con uno scanzonato ragazzo argentino che poi è il padre naturale di Lorenzo, che arriva a scombussolare il tutto, recite alla scuola materna e primi amori infantili indimenticabili. E, ultimo, ma non meno importante per me, aver usato nei dialoghi con Andres la meravigliosa lingua argentino spagnola cosi magica. Bravo bravo bravo Marco Marsullo.
Quando ho deciso di partecipare alla Challenge delle Ciambelle (La Libridinosa-Due lettrici quasi perfette-La biblioteca di Eliza), già sapevo che mi avrebbero scombussolato la vita, perché “consigliatrici seriali” di libri di qualità…e non mi sbagliavo…Mannaggia a voi!!! Appena ho iniziato questo libro mi sono trovata catapultata in un vortice dapprima di pensieri sconclusionati di un uomo che evidentemente non aveva mai avuto a che fare con un bambino, poi con uno scrittore col blocco della pagina bianca, poi con lo stesso uomo invischiato in un colpo di fulmine a 360 gradi, successivamente sempre lui a tu per tu con un quattrenne, con una donna all’inseguimento della sua vita, con un musicista argentino e con se stesso…in evoluzione…in cambiamento…in crescita… Come avrete capito, questo libro é un susseguirsi sempre maggiore di emozioni, di un discreto numero di colpi di scena,…ma soprattutto é un romanzo di crescita. Pagina dopo pagina vediamo la nascita di un papà…anzi di due…e il solidificarsi, fino a diventare linfa vitale, di tanti rapporti che fanno parte della vita di molti, ma che spesso non ci soffermiamo neppure a osservare e comprendere. L’autore con questo stile estremamente ironico, molto immediato e semplice, é riuscito a catturarmi completamente e portarmi nel mondo di Lorenzo (il quattrenne protagonista indiscusso ❤️❤️❤️), di Niccolò (lo scrittore innamorato di Simona, la mamma di Lore, che si ritrova senza sapere come e perché a fare il padre) e di Andrés (il musicista squattrinato che si immette nel difficile mondo di Niccolò e Lorenzo e che piano piano trasformerà il duo in un fantastico trio!). L’unica nota negativo che ho trovato in queste pagine é Simona. Inizialmente appare quasi come una fata: é una mamma single, che fa un lavoro che non ama e che fa perdere la testa al nostro Niccolò, che quasi involontariamente la spinge a seguire la sua passione e la sua carriera (non sapendo ciò che significherà per lui!!!); ma poi si trasforma quasi in una strega: capisco le ragioni che la spingono a cercare la sua felicità che si rovescerà certo anche su chi ama, ma trovo assurdo e crudele il comportamento che riserva al proprio figlio…l’ho trovato molto egoista e insensato. Tuttavia non posso fare altro che consigliarvi questa splendida lettura…naturalmente accompagnata da un congruo numero di fazzoletti che vi serviranno per le risate e per i pianti che non mancano di certo!!!
"L'anno in cui imparai a leggere" è un viaggio dolce, ironico, irriverente e doloroso, che ci porterà alla scoperta di una Famiglia che non è fatta di sangue e cognomi, ma di cuore e risate!
Ieri sera a malincuore ho finito l anno in cui imparai a leggere di marco Marsullo. È un autore che non conoscevo ma che al suo attivo ha già 8 romanzi. Questo di cui vi parlo è il suo ultimo, racconta la storia di Niccolò un ragazzo di Napoli di 25 anni che fa lo scrittore e di Lorenzo un bambino di 4 anni figlio di Simona una ragazza di Napoli rimasta orfana da giovane. Un giorno Simona, spinta anche dall'incoraggiamento di Niccoló, decide di riprendere il teatro e parte per una lunga tournée. Così Niccolò e Lorenzo iniziano a conoscersi. Se per i primi momenti sembra quasi una convivenza forzata, successivamente si crea un rapporto, con stupore da parte di entrambi i personaggi. Ovviamente ci saranno delle situazioni e altri personaggi che arricchiranno questo anno di convivenza.
L'autore è stato bravo a raccontare tramite una storia che potrebbe succedere a tutti la storia di come si creano delle famiglie alternative che hanno comunque gli stessi principi base di quelle naturali . Per i primi 10 minuti dopo che avevo finito di leggere, ci ero rimasta male perchè speravo finisse in un altro modo poi ho pensato forse è giusto cosi le cose importanti Niccolò e Lorenzo se le sono dette e le hanno vissute....chissà se farà un seguito mi farebbe piacere leggere di loro quando lorenzo avrà 18 anni. L'autore ha una scrittura che ti coinvolge ma che ti rilassa allo stesso tempo, questo libro è una coccola!
Questo libro è stato una coccola. Venirne a conoscenza e poi andare alla sua presentazione è stata una vera coincidenza . Credo che per quest'anno sia una delle migliori scoperte letterarie. Ho centellinato le ultime pagine perché non volevo finisse. Il rapporto tra Lorenzo e Niccolò in primis è speciale e lascia il segno.
"Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi può rinunciare. Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostituiscono. Si autogenerano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza. Tutti ne abbiamo bisogno e tutti ne siamo soffocati."
"Dimmi solo quanto tempo ancora devi stare lontana. No. Non posso chiedertelo dopo esserci lasciati. Non lo faccio per te, diedi un sorso al mio cappuccino. - Lo faccio per me."
Marco Marsullo – L’anno in cui imparai a leggere, libro di narrativa contemporanea pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Big lo scorso 22 ottobre 2019.
“Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi può rinunciare. Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostituiscono. Si autogenerano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza.”
Le cose inaspettate sono le più belle e, sebbene L’anno in cui imparai a leggere non sia esattamente inaspettato quanto il frutto di un regalo boomerang natalizio, non faccio fatica ad ammettere che è stato il miglior libro letto nel 2020, ma è anche il primo dell’anno, quindi, penserete voi, vince a mani basse perché non ha rivali. Non proprio, io sono assolutamente sicura che faticherò a trovare un altro romanzo all’altezza di questo. Ma vi starete anche chiedendo che cosa sia un regalo boomerang, e di questo lasciatemi parlare con una punta di orgoglio, perché è una tipologia di regalo che ho inventato io, e da anni mi permette di usufruire di libri e chincaglierie varie regalati a familiari che non sanno di volere quel determinato oggetto o libro o capo di abbigliamento, e del quale mi approprio un attimo dopo che il destinatario ha scartato la sua sorpresa sotto l’albero. Ufficialmente il romanzo di Marco Marsullo era destinato a mio marito, che l’ha scartato con una certa perplessità e con espressione dubbiosa mi ha chiesto quando avessi intuito che è un tipo da narrativa contemporanea, lui che dai polizieschi non si schioda manco per sbaglio. Non sarà tipo da narrativa, ma la sottoscritta sì, e direi che vi ho riempito a sufficienza di parole vuote e superficiali. Vi starete chiedendo quando comincerò a parlarvi del libro, non so in quale momento smetterò di vomitarvi la mia logorrea, riempiendovi di fuffa. Il punto è che per me scrivere di questo romanzo non è affatto facile, devo prima fare pace con il mio lato emotivo, quello che tengo chiuso in un baule e non lascio emergere mai. Datemi un serial killer o qualcosa che gli si avvicini e sarò la più appassionata delle recensitrici farlocche, parlatemi di emozioni e mi chiudo a riccio. Mettersi a nudo non è il mio forte, e questo libro mi ha spogliata completamente lasciandomi in balia di emozioni a lungo sopite. Niccolò è uno scrittore napoletano di 25 anni, dopo il successo del suo primo libro vive con la sindrome da pagina bianca. Fatica a trovare l’ispirazione e a bissare il successo del primo lavoro. È innamorato perso di Simona, una ragazza madre che sta crescendo da sola il suo bambino di 4 anni, Lorenzo. Nel loro rapporto non è contemplata la conoscenza del bambino ma, quando le cose si fanno più serie, è inevitabile che i due si incontrino. Per Niccolò, cresciuto in una famiglia arida di sentimenti che ha sempre messo in discussione le sue scelte, non è facile relazionarsi con un nanerottolo alto un metro, che ha un rapporto simbiotico e possessivo con la sua mamma. Lorenzo proprio non ci sta a lasciare entrare nella sua vita quello sconosciuto. E fa di tutto per far sentire Niccolò di troppo, l’elemento stonato in una equazione perfetta. E in un primo momento anche Niccolò non ha la voglia di impegnarsi in questo scontro perso in partenza. Ma Simona con il suo egoismo (notate anche voi la mia antipatia per questo personaggio?) riesce a convincere il suo compagno ad entrare a gamba tesa nella vita del figlio. Da sempre è consumata dal sacro fuoco dell’arte, sogna di recitare, ma la gravidanza l’ha costretta ad accantonare le sue ambizioni. Però adesso ha la grande opportunità di mettersi in discussione, di provarci davvero, e a chi mollare il figlio come un bagaglio, per inseguire il sogno di recitare, se non a Niccolò? Parte per una tournee breve con una compagnia di recitazione, qualcosa che la terrà lontana solo un paio di settimane, un mese al massimo, e lascia la gestione di Lorenzo totalmente nelle mani del suo compagno. A complicare il tutto l’arrivo dall’Argentina del padre biologico di Lorenzo, Andrés. Il giovane argentino è l’esatto contrario di Niccolò, scapestrato, poco serio, anche lui in cerca di un riscatto nel mondo dell’arte. È approdato in Italia con la sua chitarra, e non ha intenzione di prendere sul serio la sua paternità. Non è decisamente tagliato per fare il padre, e Niccolò si ritrova, suo malgrado, a dover condividere l’appartamento anche con lui. Una famiglia improbabile è quella che emerge, ma vera, genuina, fatta di continue lotte, capricci. I tre si annusano a lungo prima di lasciarsi andare e diventare un nucleo. E quello che emerge è un piccolo gioiello narrativo, una carezza nell’anima di quelle che ti lasciano in balia delle emozioni per molto tempo, anche dopo aver girato l’ultima pagina. Ogni volta che il piccolo Lorenzo apre uno spiraglio per permettere a Niccolò di insinuarsi, tiferete per lui, esulterete per ogni piccola vittoria ottenuta. Vi lascerete andare a risate di pancia per tutte le situazioni paradossali che incontrerete per strada, ma piangerete anche tantissime lacrime di commozione, di tristezza. Sono lacrime terapeutiche, curative, quelle che guariscono.
“Perché i figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un’altra persona.”
In un momento in cui la società vuole inculcarci un determinato modello di famiglia, cosiddetta tradizionale, che fa acqua da tutte le parti, Marco Marsullo si mette in gioco con un libro coraggioso e vero. Ci mostra un altro aspetto della famiglia, ci fa riflettere su quanto un figlio non sia solo di chi lo mette al mondo, ma di chi poi investe la sua vita e le sue energie per crescerlo, e di libri come questi abbiamo bisogno come l’aria che respiriamo. Ed ora una piccola precisazione sulla valutazione: come buon proposito per il 2020 mi ero ripromessa di non dare smeraldo a cuor leggero, di riflettere bene prima di assegnare stelle e costellazioni, di valutare… Sciocchezze, i buoni propositi sono fatti per essere infranti, e se non assegno uno smeraldo a questo romanzo, a che cosa potrei darlo? Quindi, senza se e senza ma, regalatevi questa emozione, comprate e leggete questo libro.
VOTO 4.5 Se la trama vi ha incuriositi, io aggiungo solo una cosa: leggetelo. “L’anno in cui imparai a leggere” mi è piaciuto molto perché con uno stile familiare e una scrittura emozionante, racconta una storia bella, un anno indimenticabile, un percorso di crescita che finisce per commuovere. Tanto.
I tre protagonisti di questa storia, Niccolò, il piccolo Lorenzo e Andrés, sono di quelli che non si scordano. In ognuno di loro è possibile scoprire un pezzo di sé, agganciarsi a un ricordo, sorridere dentro un desiderio.
Quando Simona è partita (non spenderò nemmeno mezza parola su di lei perché non se lo merita) Niccolò era in quella fase della sua vita in cui i sogni erano a portata di mano, la spensieratezza riempiva le giornate, la leggerezza era l’unica cosa da avere sempre in tasca. Di certo, non un Ovetto Kinder.
Così, quando ha dovuto occuparsi di Niccolò, tutti i suoi piani sono sfumati. Le priorità sono diventate altre e ha dovuto imparare un nuovo linguaggio: quello con cui si comunica con un bambino di quattro anni, finora cresciuto senza un padre, che la madre ha lasciato a un perfetto estraneo per inseguire i propri sogni.
Un giovane scrittore in crisi si trova a dover crescere il figlio problematico della sua ragazza, per di più con il vero padre fra i piedi. Da dove iniziare... diciamo che L'anno in cui imparai a leggere, fortunatamente non mi è capitato questo libro sottomano, altrimenti avrei abbandonato subito l'attività. Personalmente apprezzo molto Marsullo, la sua vena ironica e le sue storie... per questo trovarmi fra le mani un romanzo dove non c'è UN personaggio gradevole mi ha un po' spiazzato. Nell'ordine: - protagonista eterno ragazzino mai cresciuto, senza nerbo e con una fastidiosissima tendenza a fare lo zerbino. - lei inqualificabile, madre single che improvvisamente abbandona il figlio per mesi con un semi-sconosciuto senza alcuna esperienza di bambini. - sul musicista argentino, vero padre e cliché vivente, neanche mi pronuncio. - bambino che definire odioso è dir poco, assolutamente irrealistico e troppo, troppo maturo nei comportamenti. - serie di comprimari abbastanza irritanti e/o inutili. Al di là del cast, è proprio la vicenda a non funzionare, una storia di crescita così forzata e poco credibile da risultare irritante. Grande delusione.
Alcune emozioni autentiche ma purtroppo un filo narrativo, alcuni dettagli e dialoghi a tratti inverosimili non mi hanno permesso di godermi a pieno la tenera storia di questo non papà.
Non sono convinta di queste due stelle. A tratti mega coinvolgente e immersivo, a tratti super trash (che oddio, ogni tanto ci sta dai). Lo definirei un "libro da spiaggia": lo leggi con piacere, non richiede sforzi, ma poi non ti lascia molto. Mi è piaciuto in realtà eh, però boh 🤷🏻♀️
A volte però i dialoghi sono scritti malino e per nulla credibili, a volte invece mega belli. È un 50 e 50.
"I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un’altra persona."
Quando Simona decide di partire per svolgere il lavoro che ha sempre sognato, Niccolò non immagina neppure lontanamente che i suoi venticinque anni dovranno cambiare radicalmente modo di essere. Quella che è la sua ragazza da pochi mesi, infatti, ha un figlio di quattro anni che ha rifiutato dal primo momento la sua presenza nella loro famiglia a due. Lorenzo non vuole che Niccolò dorma nel lettone con lui, non ascolta i suoi consigli, spesso lo ignora e, soprattutto, gli impedisce di avere un ruolo che non sia quello di “fidanzato della mamma”.
La scelta di Simona di affidare suo figlio a Niccolò per un paio di settimane – che poi si trasformano in qualche mese e infine in un intero anno – coglie lui e Lorenzo del tutto impreparati. La vita di Niccolò si costella all’improvviso di routine, pasti da cucinare a una determinata ora, piatti da lavare, merende, serate a letto presto. Ed è impressionante come ogni singolo gesto sia una scoperta, che porta con sé domande, discussioni, capricci o fredda accettazione. ...continua sul blog: https://tralemaniunlibro.blogspot.com...
Questo libro è una favola in chiave moderna. La storia di Lorenzo, un bambino di 4 anni, cresciuto in una famiglia monoparentale composta dalla mamma Simona. Lorenzo si ritrova, più o meno all'improvviso, a condividere le attenzioni della mamma con Niccolò. Venticinquenne con la testa sulle spalle divenuto famoso grazie all'unico romanzo che ha pubblicato. La vita del bambino viene ulteriormente sconvolta quando Simona decide di partire per una tournée e chiede a Niccolò di prendersi cura del figlio. I due uomini, dopo la diffidenza iniziale, sembrano trovare una loro intesa ma... (momento fiction) suona alla loro porta Andres, il papà biologico di Lorenzo, nonché tipo stravagante e divertentissimo, in arrivo direttamente dall'Argentina. I protagonisti diventano presto un indimenticabile trio e dimostrano che si può essere famiglia anche non rispettando i classici canoni. Una piacevole lettura che mi ha permesso di conoscere e apprezzare un autore italiano a me sconosciuto. Consigliato in queste settimane di isolamento dove un libro può essere un prezioso aiuto per combattere ansie e paure.
Dio Santo, l'ho adorato. Questo romanzo è perfetto sotto ogni punto di vista, cominciando dai personaggi per finire con la sua trama e il messaggio che vuole trasmettere. Niccolò, Lorenzo e Andrés, oltre a possedere personalità individuali inconfondibili, costituiscono un trio formidabile con cui si entra in sintonia man mano che essi stessi stringono un legame indissolubile. Tenerezza, amarezza, allegria, apprensione, riflessioni: questa la giostra di emozioni che le loro interazioni mi hanno provocato. Ho trovato la loro caratterizzazione molto realistica e genuina, il che ha fatto sì che la storia scorresse in modo fluido e pertanto immensamente piacevole. L'intreccio, inoltre, è una fonte inesauribile di eventi e sorprese. In esso trovano spazio momenti estremamente commoventi (primo fra tutti il finale) così come situazioni di una comicità unica, di fronte alle quali mi è stato impossibile non esternare la mia ilarità con una grassa risata. In particolare, meritano di essere menzionate le dispute sul calcio, le schiette riflessioni di Niccolò ("Questa bambina ancora doveva nascere e già le avevano rotto il cazzo."), gli interventi in napoletano, la scena del ketchup e, dulcis in fundo, quella del presepe di nonno Armando:
(Ero quasi in lacrime, lo giuro!) Come accennato sopra, infine, avvenimenti così esilaranti non depotenziano affatto la profondità di questo libro straordinario, tutt'altro. Sono stralci di vita vissuta che esemplificano le innumerevoli gioie che un figlio può dare, poco importa se si è stati responsabili o meno del suo concepimento. Per lui, infatti, conterà più se lo si sarà della sua felicità.
"I figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un'altra persona."
"Per i bambini l'assenza non conosce spiegazioni valide. Per loro non esserci non equivale sul serio a lavorare fuori, essere morti, o rapiti da una banda di sequestratori. Per i bambini conta la presenza, null'altro. L'assenza è buona solo per essere reclamata. È un punto di domanda senza risposta. Ogni cosa che non è accanto a loro, pian piano, smette di essere reale."
Mi sono ritrovata a leggere questo libro in un momento in cui non riuscivo ad andare oltre le due pagine di lettura con ogni libro che iniziavo. Avevo provato e riprovato, cambiando genere, formato e chi più ne ha più ne metta, ma niente. Ero entrata in quella fase denominata in inglese "reading slump" e non riuscivo a trovare una soluzione: avevo una voglia incredibile di leggere ma non riuscivo a trovare qualcosa che catturasse la mia attenzione per più di dieci minuti. Dopodiché mi sono imbattuta in questo libro, consigliato da non ricordo chi su Instagram, e la storia mi aveva da subito incuriosita. Che dire, l'ho letto tutto d'un fiato. Avevo iniziato a leggere qualche pagina prima cena, per capire che aria tirasse, e non sono riuscita a staccarmi fino alla sua conclusione! Era il tipo di lettura leggera e vivace di cui avevo bisogno in quel periodo, dopo essermi affossata per mesi su 'Una Vita Come Tante', senza riuscire ad andare avanti con la lettura.
"L'anno in cui imparai a leggere" racconta la storia di Niccolò, innamorato di Simona, di cui si ritrova ad accudirne il figlio Lorenzo, quando lei decide di partire in tournée per realizzare il suo sogno di attrice teatrale. Niccolò non ha la più pallida idea di come prendersi cura di un altro essere umano (a mala pena riesce a prendersi cura di sé stesso), ed a complicare ulteriormente la situazione si aggiunge l'arrivo di Andrés, padre di Lorenzo, arrivato dall'argentina per conoscere finalmente suo figlio. Inizia così questa convivenza forzata tra i tre, il cui unico punto di unione è la figura assente di Simona.
Il libro è vivace, scorrevole e veramente piacevole da leggere. Vedere come queste tre persone crescono l'uno grazie all'altro, vedere come Lorenzo inizia a conoscere il mondo intorno a lui grazie a questi due scapestrati che si ritrova come tutori, vedere l'amore e l'affetto che inevitabilmente nasce mi ha portato a leggere gli ultimi due capitoli con i lacrimoni agli occhi. Uno dei migliori libri che ho letto nel 2019!
Niccolò, giovane come l’acqua, con l’energia, gli impulsi e i desideri tipici dei 25enni, con giornate fatte di birrette, aperitivi e alla ricerca di una fidanzata... Sulla fidanzata vi posso già tranquillizzare : la trova innamorandosi follemente, ma… nel « pacchetto » che l’amore porta con sè, solitamente fatto di coccole, discussioni, sorrisi e lacrime, qui abbiamo qualcosa di speciale, delicato, fragile, da accudire, ascoltare, amare profondamente. Un’anima alla ricerca costante di attenzioni, spaventata, che scruta con occhi spalancati, che cerca la mamma in ogni istante, che fa capricci al solo soffiar del vento e bisognosa d’infinita pazienza. Tutto si aspettava Niccolò da questo amore fuorchè trovarsi catapultato in una realtà di amichetti saltellanti, maestre diffidenti sino all’esasperazione e genitori petulanti che pretendono di organizzare le vite di bambini non ancora nati sapendoli già grandi scienziati. . Questa è la storia di Lorenzo, con un papà sconosciuto, di Simona, ragazza madre, che lascerà il suo bambino nelle mani inesperte di Niccolò per rincorrere il desiderio di diventare attrice, di chi, a distanza di anni, torna per riprendersi ciò che aveva lasciato credendo che l’affetto si possa riportare a casa dall’oggi al domani e di chi da un lato si vede sfumare giornate spensierate per arricchirsi però di qualcosa di molto più importante, prezioso, unico. . Libro di una dolcezza infinita, dove troviamo la bellezza del caotico mondo dei bambini, l’importanza di amare a prescindere dai legami di sangue, l'inaspettato ritorno del padre naturale, la rincorsa di sogni che sembravano sfumati e il panico di un ragazzo inesperto davanti ad una creatura di soli 4 anni. Il tutto condito con tanto amore, dolcezza, ironia, delicatezza e, nella profondità del romanzo, posso garantirvi anche momenti estremamente divertenti.
e anche più. L’anno in cui imparai a leggere è un libro d’amore. Non sto scherzando... parla di tre uomini, sì, ma è carico d’amore dalla prima all’ultima riga. È una storia di amore al maschile, ma parla perfettamente al cuore di una donna. Io ho amato Lorenzo alla follia, un bambino di quattro anni. No, non sono pazza. Lorenzo è un normalissimo bambino di quattro anni, curioso, capriccioso, vivace e osservatore (come tutti i bambini). Non ha doti particolari, è un bimbo che vive il suo mondo, un mondo che lo porta a condividere spazi e giorni con due uomini, per certi versi estranei a lui e per altri l’unica famiglia che ha. Ho ammirato Niccolò, che pur pieno di paure e dubbi non esita, per amore (di Lorenzo più che di Simona), a prendersi cura di un figlio non suo. Ho odiato Andrés. Irresponsabile, casinaro (passatemi il termine perché rende l’idea), però con un cuore gentile. Va bene, migliora con il passare del tempo, ma io non l’ho sopportato molto. L’anno in cui imparai a leggere è un libro che parla di famiglia. Una famiglia strana, composta da tre uomini, ma credo non ci sia modo migliore di parlare di quel legame profondo. Non sono la famiglia tradizionale, ma hanno legami forti. Si sono trovati insieme per caso, eppure quei tre sono più famiglia di tante altre. E, insieme con Niccolò, non mi resta che dire, sussurrato all’orecchio di Marco: Grazie. Sì, grazie per questa storia bellissima.
Questo libro è la dolcezza assoluta. È il riscoprirsi sfiduciati ma speranzosi. Mi commuovo difficilmente leggendo, ma davanti alla sincerità e alla leggerezza delle parole di Marsullo, davanti all’innocenza più pura non si può fare altro che lasciarsi andare. L’ho adorato dalla prima all’ultima pagina, ho divorato la quotidianità di questa famiglia che stava nascendo, ho letto e riletto le loro abitudini facendole mie e mi sono sentita coinvolta nella storia e ritrovata nelle paure di Niccolò. Gli adulti non vivono qui e ora. Vivono qui, ora, pensando a ieri e immaginando domani, vivono con i fili di questi archi temporali che tirano il presente modificandolo per sempre. È questo che Niccolò ha capito vivendo con Lorenzo. Lo dovremmo capire tutti.
Un libro meraviglioso, assolutamente da non perdere. Non vedo l’ora di leggere gli altri dello stesso autore.
Avete mai pianto per un libro? Io sì, spesso... mi proietto talmente tanto all'interno delle storie -alcune storie- , che poi finisco per lasciarmi travolgere dalle emozioni. • È quello che è successo con "L'anno in cui imparai a leggere" di @marcomarsullo . Forse la storia più tenera, vera, e commovente che io abbia letto negli ultimi mesi. Un romanzo che è così pregno di sentimenti puliti, di simpatia, di fiducia nella vita, di amore, quello puro che ti lega a un figlio (pure se non è proprio tuo figlio), ma anche quello per un'amicizia inattesa, di comprensione e accoglienza e di speranza nel futuro, che è impossibile non attorcigliare il proprio cuore tra le pagine. Lorenzo, Niccolò e Andrés resteranno qui, in quell'angolo di me dove conservo le storie più belle, e mi faranno ridere e mi faranno piangere ancora per un pochino.
Imbarazzante, stucchevole, irrealistico. Irrealistico magari non nelle premesse della storia (un venticinquenne al quale viene scaricato il figlio della fidanzata mentre lei va a inseguire i suoi sogni altrove), ma nei dialoghi, nelle scenette da fiction Rai, nella caratterizzazione scontata e zuccherosa dei personaggi. Il picco di profondità del protagonista (uno scrittore senza ispirazione dopo un esordio stupefacente, pem pem pem) è capire che se una ragazza che si è sempre rosicchiata le unghie ora si mette lo smalto è cambiata per sempre. Menzione d'onore: il poveretto si sente tradito perché un altro maschio prima di lui (PRIMA) ha introdotto con successo i propri spermatozoi in una femmina che altrimenti sarebbe sua. Probabilmente è stata questa premessa a rendermi così incattivita verso un libro che di per sé sarebbe solo banalotto e dimenticabile.
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Marsullo riesce a spiegare in maniera molto semplice e delicata una situazione che all'apparenza sembra complicata: due ragazzi di 25 anni, Niccolò e Andres, che non sanno nulla l'uno dell'altro si ritrovano a dover badare a Lorenzo, un quattrenne. Lorenzo è figlio di Simona e di Andres che però non l'ha mai conosciuto e ora è l'attuale fidanzata di Niccolò. Simona però decide di partire in una tournée teatrale, lasciando a casa il figlio. Cosa succederà quindi al trio maschile Lorenzo-Niccolò-Andres? Semplice: vivranno. L'autore racconta davvero con maestria il significato della parola "famiglia". Le ultime pagine condiscono il tutto con un po' di lacrime, un finale perfetto.
Emozionante! Ho amato il capitolo 30: una sintesi che colpisce dritto al cuore chi ha la fortuna di godere dell’amore di un piccolo cucciolo come Lorenzo. La storia sembra, per certi versi irreale, quanto accurata. Spesso ci si trova in situazioni come quella di Niccolò, a fare da genitore, tutore, ad un bambino. Ci si lega a quel bambino in una maniera impensabile prima di allora e si spera di non doversi mai separare e di poter significare qualcosa per lui, nel tempo. Non mancano scene comiche che strappano un sorriso... la mia preferita: “Che tano, ce sei cascato!” (pg.251)
Mi sono commossa leggendo le ultime righe all'aeroporto di Heho, in Birmania, mentre aspettavo il volo di rientro in patria. Il libro ha accompagnato prima mia mamma poi me in un viaggio nel sudest asiatico e non avremmo potuto scegliere compagno migliore! Lorenzo rivedrà Niccolò? Simona e Niccolò non potevano darsi una seconda opportunità? E l'Argentino metterà la testa apposto?
Cosa ne sarà di loro?
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Un libro leggero e piacevole. L’ho trovato spesso poco convincente (le motivazioni dell’assenza di Simona, le scaramucce calcistiche, il brusco finale...) e a tratti noioso. Nonostante questo la storia è tenera e si finisce per affezionarsi ai personaggi (che diciamolo: a volte sono più delle macchiette). Carino e coccoloso.