La fortuna di Mattia si chiama Zaccaria. È suo nonno. Un tipo alto, magro, con i baffi e un vocione che fa tremare i vetri alle finestre. Da quando è venuto a vivere in casa del nipote, dividendo con lui la camera da letto perché altro posto non c’è, le cose sono cambiate da così a così. Per Mattia la noiosa vita di figlio unico è come se avesse ingranato la quarta e… via nei boschi a imparare i versi degli uccelli e il modo che usano gli alberi per comunicare fra di loro, a cercare castagne o a raccogliere ciliegie arrampicati sui rami. E la sera, aspettando di addormentarsi, il suono della voce del nonno che racconta storie incredibili di luoghi e persone mai sentiti prima. Un paradiso! con un sacco di verde intorno e un cielo sempre azzurro. Una mattina, però, quando si sveglia, Zaccaria non sembra più lo stesso. È serio, nervoso, e non si capisce di cosa stia parlando. La diagnosi del medico non lascia non si può più tenerlo lì. E per Mattia il mondo intero sembra crollare di colpo. Possibile che il nonno sia così grave e non si tratti invece di uno dei suoi scherzi? Oppure è entrato in una realtà tutta nuova che si apre solo davanti agli occhi di chi la sa vedere? Con Sotto un cielo sempre azzurro Andrea Vitali ci porta nel luogo più intimo della sua fantasia. Ammicca, invitandoci a seguirlo dietro cancelli invisibili ma che cigolano davvero, in quello spazio della nostra mente in cui conserviamo la parte più vitale di noi stessi ma che spesso crediamo non sia più possibile raggiungere, quando invece non sarebbe così difficile scoprire la meraviglia che ci circonda, soprattutto in ciò che chiamiamo follia solo perché abbiamo paura di guardare il vero nascosto in ogni cosa. In appendice al romanzo, il racconto Sui matti non piove mai.
Italian writer and doctor. Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru (1992), A partire dai nomi (1994), L'ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008), Almeno il cappello (2009, premio Casanova; premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante; Premio Campiello selezione giuria dei letterati; finalista premio strega), Pianoforte vendesi (2009) e Mamma de sole (2010) . Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l'opera omnia.
Mi sono approcciata a questa lettura pensando di leggere il mio amatissimo Vitali di Bellano e invece mi sono trovata davanti tutt’altro, che purtroppo mi ha lasciata un po’ delusa e perplessa. La storia del piccolo Mattia e del nonno Zaccaria è davvero molto tenera, il rapporto che si crea fra i due è davvero speciale e magico; le storie meravigliose del nonno, il suo modo di leggere il bosco e il mondo, amalia il nipotino che rimarrà sconvolto quando il nonno un bel giorno si sveglia pensando di essere Napoleone e comportandosi come tale. Il periodo però che il nonno dovrà trascorrere in manicomio, in mezzo a tanti altri matti, sarà comunque piacevole, perché i pazienti vengono assecondati nelle loro bonarie bizzarrie e perché Zaccaria continuerà a godere dell’amore incondizionato del nipote, fino al lieto fine. Nonostante la bella fiaba, che non manca del risvolto morale, come dicevo sono rimasta delusa perché mi sono ritrovata un Vitali un po’ sottotono, che gioca con le parole sì, ma mi ha ricordato troppo Rodari o Pennac senza però raggiungere i loro risultati. Lo preferisco nella veste classica, a raccontare le rocambolesche storie di Bellano con la moltitudine di personaggi, come solo lui sa fare.
Per me è strano dare poche stelle ad un libro e da una parte mi dispiace molto darle a questo perché gli ultimi capitoli racchiudono fra le righe pensieri ed emozioni molto profondi. Certo è che ho veramente faticato a terminare la lettura: la leggerezza con cui si affronta il tema della “pazzia” che forse altro non è che una demenza senile mi ha lasciata stranita. Tutto sembra un gioco, non riuscivo a tenere il filo del discorso. I personaggi sono stati, a mio parere, poco costruiti e quindi mi è stato difficile empatizzate con loro. Solo alla fine mi sono sentita sollevata e ho concluso gli ultimi capitoli in poco: si affronta un tema importante e “normale” rispetto al corso della vita con però una prospettiva differente.
Mi è stato regalato e non ho dubbi sul fatto che mai l'avrei comprato. Siccome il regalo è arrivato da mio padre, mi sono imposto di leggerlo. Ho fatto bene. Ho vissuto gli eventi narrati con gli stessi occhi e le stesse emozioni del piccolo protagonista. Mi sono lasciato andare alla parte infantile. E' stata una unione perfetta, il racconto e questo mio stato d'animo attuale che spesso mi riporta alla mente i miei tempi da bambino. Me lo sono goduto, perché non avevo idea, non avevo aspettative.
All'inizio non capivo. Lo trovavo strano... Poi quasi a metà libro ho capito, è una storia ironica che parla per metafora. Alla fine quando si comincia a capire e soprattutto si legge l'appendice si dà un senso all'intero libro. Parla di malattia mentale e di emarginazione ma in maniera leggera senza volersi prendere troppo sul serio. Perché alla fine chi lo dice dove si trova il vero manicomio. Perché sui matti non piove mai.
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Un romanzo poetico e surreale. È stata una lettura piacevole e ironica, però questo romanzo l'ho trovato diverso dal solito stile, mancano i personaggi e le storie ambientate a Bellano e il suo lago.
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Un Vitali tutto diverso. Iniziato con sospetto e quasi con noia.... poi a poco a poco si comincia a capire, la storia si svela, il finale poetico.... un piccolo grande libro