Voto libro: 2.5
Salve Confine,
oggi torno a parlarvi di una serie il cui primo volume è uscito quasi due anni fa.
Si tratta della “Cursed Series” di Rebecca Donovan, uscita in Italia con Newton Compton editori, il cui primo romanzo, “Una ragione per dirti no”, mi era piaciuto ma non mi aveva convinto per una serie di cose.
Finalmente è uscito il secondo romanzo nel mese di aprile, “Piccoli segreti proibiti”, e per leggerlo nel modo giusto sono andata prima a rileggere velocemente il precedente.
Avevamo lasciato Lana in preda agli avvenimenti avvenuti un venerdì sera in cui era uscita con le sue amiche e Joey Harrison, per cui ha una cotta.
Durante quell’uscita si uniscono a loro altri personaggi e Lana si trova ad assistere a ben due crimini commessi dalla stessa persona e di cui non può parlare con nessuno per proteggere i suoi amici.
Nel secondo volume la ritroviamo in galera, in procinto di uscire solo seguendo determinate regole pattuite dal suo nuovo avvocato, Niall Herrison, padre dei fratelli Harrison a cui lei è legata e dai quali si sente attratta. Per evitare il carcere minorile, Lana viene mandata in una scuola speciale nel Vermont, la Blackwood School, dove vengono inviati, per essere recuperati, tutti i figli “pecore nere” dell’élite americana.
La scuola si presenta in maniera inquietante, con i suoi giardini che cambiano continuamente aspetto, i viali di sassi che si illuminano di notte e i passaggi segreti di cui è piena.
Gli studenti sono tenuti sotto controllo in ogni aspetto della loro giornata, anche di notte, da dei GPS che sono inseriti dentro pseudo cellulari che vengono loro dati per essere sorvegliati e avvisati delle attività scolastiche. Per il resto gli studenti non sono tenuti a possedere alcun cellulare personale che li possa mettere in contatto con l’esterno, né di internet e quant’altro. Inoltre la loro vita viene scandita da orari, regole e coprifuoco.
Molti di loro, tra cui anche Lana, devono lavorare al country club del luogo come punizione da scontare e per imparare l’autodisciplina.
Lana non avrebbe voluto essere lì perché a casa ha sua madre che non è in grado di prendersi cura di se stessa, ma ben presto fa amicizia con alcuni dei ragazzi che si trovano lì con lei, non ultimo un altro dei fratelli Harrison, Lance.
Purtroppo la sua vita non sembra essere al sicuro nemmeno in questa scuola, perché riceve messaggi minacciosi lasciati per lei nella sua stanza, e perché, ben presto, anche il ragazzo che si è reso colpevole di quei crimini che hanno messo Lana nei guai arriverà in quella scuola.
«Penso che si riceva sempre quello che ci si merita. L’aver fede c’entra poco. C’entrano di più il nostro comportamento e come ci barcameniamo tra il bene e il male. Perché il bene esista, deve esserci anche il male no?»
Allooooora. Del primo volume avevo detto che la storia era intrigante ma non avevo digerito le varie esagerazioni, tra le tante, che una ragazza di 15 anni sia così vissuta e navigata come Lana e come il resto dei suoi amici, oltretutto. Diciamoci anche che molte cose non avevano proprio senso ed ero rimasta male per il tremendo cliffhanger con il quale era terminata la situazione.
A distanza di quasi due anni prendo in mano il secondo volume e spero di avere chiarimenti e delucidazioni ma, ovviamente, sarebbe stato chiedere troppo.
Nulla di quello che è successo nel primo volume trova un finale in questo secondo, anzi i misteri e le situazioni assurde si moltiplicano e, come per seguire una qualsiasi forma di coerenza, anche questo ci lascia appesi come vestiti dismessi lasciati malamente sulle grucce.
Lana viene spedita in questa scuola come punizione, per riabilitarsi e tutto il resto.
Una scuola che sembra essere peggio del carcere, o così ci viene rappresentata, con tutti quei dispositivi per la sorveglianza degli studenti, le regole ferree che quasi non permettono agli studenti di socializzare troppo tra loro, ecc.
Invece non solo i ragazzi escono per andare a lavorare in un country club in cui fanno la pacchia, ma hanno anche il permesso di uscire fuori per andare alle feste.
Dico, ma siamo seri? Che scuola riabilitativa è se dentro ci sono ragazzi con problemi di alcool e droghe, che ti dà il permesso di andare in luoghi dove alcool e droghe abbondano come i pesci nel mare?
Ma davvero fosse solo questo!
Le amenità simili si sprecano e, come prima, questi ragazzini di 15 e 16 anni fanno la vita da adulti scafati.
Al country club Lana scopre l’amore, lei che dell’amore non vuole sapere nulla e che degli altri non si fida.
Grant, il ragazzo più bello di tutti che studia all’università vicina insieme a Parker Harrison, per cui Lana ha da sempre una cotta… ah, Lana ha una cotta anche per Joey Harrison, e no, per fortuna Lance non rientra nel suo gusto!
Per il modo in cui l’autrice descrive Lana e il suo carattere, per quello che le fa dire e per come la fa comportare, questo fatto di essere continuamente attratta dal sesso maschile la rende davvero troppo incoerente e poi, a 15 anni davvero esistono ragazzini così?
Niente, anche se la trama è intrigante, il resto non funziona per nulla, nemmeno l’aria angosciante che si respira, pesante e tendente al nero carbone, o lo stile cupo e pieno di suspense disattesa dell’autrice.
Comunque il finale ci lascia con un grosso nuovo punto di domanda.
A questo punto devo leggere il terzo volume, quando sarà disponibile certo, speriamo non tra due anni ancora.
Buona lettura.