Jo la Peste, vivace, anticonformista e di pessimo carattere, non vede l’ora di andare alle superiori in una città più grande, dove potrà scappare dalla cittadina di provincia in cui vive, benestante, conformista e noiosa, che da un po’ di tempo le sta stretta. A scuola, come saggio di fine anno, stanno per mettere in scena Antigone di Sofocle. Jo è certa che il ruolo della protagonista - Antigone la ribelle, quella che ha il coraggio di opporsi a Creonte e di sfidarne l’autorità - verrà affidato a lei. Adora quella parte perché la fa sentire giusta, coraggiosa, fichissima, il contrario di Ismene, la sorella fifona, che si rifiuta di aiutare Antigone perché ha paura della punizione. Ogni anno, all’inizio dell’estate, in paese arrivano i braccianti per lavorare alla raccolta dei meloni, una delle ricchezze della zona. Li chiamano “Quelli del Fiume”, vivono accampati sotto l’Argine Grande in baracche improvvisate. Jo ancora non lo sa, ma quell’estate sta per farle scoprire che Ismene e Antigone non sono poi così diverse, se camminano unite, e parlano con una sola voce.
Francesco D'Adamo is well-known for his adult books in the tradition of Italian noir fiction. He began writing fiction for young adults to much foreign acclaim in 1999. "Iqbal" is his third novel for young adults and his first to be published in the U.S. D'Adamo lives in Milan, Italy.
Non credo che nessuno senta il bisogno di ascoltarmi mentre dico che Francesco D'Adamo, quando si parla di ragazzi e tematiche sociali, è una garanzia assoluta. Però questo bisogno lo sento io, e ce lo facciamo bastare, perché fuori dal lavoro non sento nessuno parlare di questo autore, che invece secondo me ha tantissimo da dire ai ragazzi e a chi è stato ragazzo ormai qualche anno fa. Il modo in cui D'Adamo riesce ad arrivare a parlare di tematiche estremamente attuali e complesse pur partendo da situazioni apparentemente comuni e nient'affatto straordinarie mi riempie sempre di tantissima ammirazione. Perché lui scrive per i ragazzi, sì, e lo fa tenendo a mente una coss fondamentale (ma che molto spesso alcuni suoi colleghi che si rivolgono agli stessi lettori si dimenticano): i ragazzi non sono stupidi, e vivono nel mondo come noi, vedono quello che vediamo noi, pensano, deducono, hanno opinioni e una forza che a volte noi adulti vogliamo dimenticare. Qualche volta hanno qualche strumento in meno per interpretare il mondo, ma questo significa solo che hanno bisogno di poter parlare, di informarsi e di confrontarsi su tutto, non di vivere sotto una campana di vetro dove il mondo non può entrare. Ecco, Francesco D'Adamo questo se lo ricorda sempre, anche in questo libro che è un po' un omaggio alle figure più belle de "Il buio oltre la siepe" e un po' una rilettura dell'Antigone ai tempi del caporalato, con una spruzzata dell'irrequietezza della Jo di Piccole Donne.
Questo libro, poi, ha un po' il pregio di saper rispondere a una domanda che mi sento fare da quando avevo quattordici anni: che senso ha, oggi, leggere ancora i greci? Ecco, ha senso perché di Antigone abbiamo ancora bisogno, e Jo lo scopre assieme a noi. Lo scopre imparando il prezzo del coraggio, che è quella cosa che arriva quando si ha una paura immensa ma si fa comunque quello che è giusto. Ha il pregio di parlare di crescita e di coscienza sociale, dell'ipocrisia di una società che disprezza e allontata e trova solo capri espiatori in quelle stesse persone che costringe a morire di caldo e fatica per un nulla. Ha anche il pregio di spiegare la disobbedienza civile ai ragazzi, e lo fa con parole crude e precise, senza fare sconti e senza provare a indorare una pillola che non andrebbe mai indorata.
L'unico appunto che mi sento di fare è che un tredicenne che vive nel 2019 non direbbe mai, nemmeno sotto allucinogeni, che sta "lumando delle pupe". Ma il ritratto di questi ragazzi è per il resto talmente preciso e concreto che, onestamente, chissenefrega.
Un libro non ha età. Sembra una frase sciocca da dire, eppure molto spesso ci si dimentica della sua importanza: non avete idea di quante volte da ragazzina mi sia vergognata di leggere i classici del teatro e della letteratura perché li consideravo “da grandi” (e per grandi intendo vecchi), e al contrario di come crescendo faccia sempre più fatica a curiosare nel reparto bambini. Come me ci sono moltissime altre persone che rifiutano a priori i romanzi per ragazzi, nonostante tra questi si nascondano delle vere e proprie gemme: una delle tante è Antigone sta nell’ultimo banco di Francesco D’Adamo.
Avevo acquistato questo libro sul Kindle giusto perché incuriosita dal titolo, ma essendo per ragazzi l’avevo subito etichettato come “lettura leggera” o “tappabuchi” da blocco del lettore. Volete sapere come è finita? La storia mi ha talmente catturato da ritrovarmi sveglia alle due di notte per finirlo (altro che zombie quelli descritti nel libro, dovevate vedere me la mattina a scuola...)!
Già la protagonista, Jo, è di per sé un buon motivo per iniziare questo libro: dotata di pessimo carattere, testardaggine, schiettezza, tatto e mezze misure non pervenuti, oltre che alla sua più famosa omonima creata dalla penna di Louisa May Alcott è molto simile a qualsiasi preadolescente che si rispetti, e vi garantisco che parlo per esperienza. Io -come anche tutti voi, immagino- mi ricordo fin troppo bene del tragico periodo delle medie (detta così sembra lontano anni luce...), in cui ero costantemente divisa tra il considerarmi una bambina o un'adulta, convinta di sapere ogni cosa per poi ritrovarmi sempre smentita. Il tutto, ovviamente, tenendo sempre il muso mentre ero divorata da un’ansia inspiegabile e mi sentivo molto Holden Caulfield, inseparabile cappello compreso. L’autore non avrebbe potuto creare un personaggio migliore, perché Jo rispecchia esattamente non solo queste caratteristiche universali, ma anche quelle più nascoste (o, almeno, che i ragazzi in questione cercano di nascondere): la paura, l’insicurezza, i dubbi e anche la vigliaccheria che le prime avvisaglie dell’adolescenza portano con sé. Pur mostrandosi come un’Antigone, infatti, anche Jo come tutti gli altri è nel profondo un’Ismene, tant’è che quando la vicenda del giovane clandestino “morto di fatica, di sole, di indifferenza e di mancanza di umana pietà” si abbatte direttamente sulla sua famiglia, capisce quanto più comodo sia stare in silenzio che difendere la propria idea ad alta voce: tra Federico, il padre medico che decide di non chiudere la bocca e di chiedere una giusta sepoltura per il bracciante sconosciuto, e Pelù, il fratello che dalla morte della madre sembra totalmente cambiato -in peggio-, anche Jo si attira la sua dose di malcontento da un paese di zombie che non vuole guai o grattacapi, continua a chiudere gli occhi, preferisce lamentarsi invece che migliorare la situazione. Antigone o Ismene, dunque? Urlare o tacere? Questa sarà la domanda che Jo continuerà a porsi, almeno finché non scoprirà che “anche Ismene un giorno potrebbe diventare Antigone”...
Con un linguaggio semplice e diretto, Francesco D’Adamo riesce ad arrivare a giovani e meno giovani parlando di tematiche difficili eppure fin troppo comuni come razzismo, accettazione, menefreghismo e ipocrisia. Certo, la trama è abbastanza intuibile e i colpi di scena non sono quelli a cui una divoratrice di fantasy come me è abituata, ma il suo bersaglio lo centra perfettamente. E, cosa ancora più importante, fa sì che gli occhi di tutti i lettori, indipendentemente dall’età, rimangano attaccati alla freccia.
I libri non hanno età, dicevamo. Non ci sono libri per bambini, per adolescenti, o per adulti. Esistono solo i libri, libri che piacciono o non piacciono, che consideriamo belli o meno belli. Esistono solo i libri, e ciò che possono insegnarci. E Antigone sta nell’ultimo banco, credetemi, ha tanto da dire.
Un valido strumento per insegnare ai ragazzi a riflettere sulle dinamiche dell’odio, sul razzismo e sulle diversità, attraverso la voce di una ragazzina della loro età con cui possono facilmente immedesimarsi. Il paragone con la storia di Antigone permette di dare senso allo studio dei classici e di leggerli nell’ottica di un messaggio universale sempre valido, proprio come fa la protagonista del libro.
Antigone sta nell’ultimo banco di Francesco D’Adamo, romanzo di narrativa per ragazzi pubblicato da Giunti il 4 settembre.
Avevo voglia di dedicarmi a una lettura per ragazzi, come saprete sono una docente delle scuole medie e, benché non insegni italiano, mi piace restare aggiornata sull’offerta di libri a loro rivolti.
Stavo spulciando le uscite di questo mese su Amazon e mi sono imbattuta in una copertina che ha attratto la mia curiosità, un disegno di forte impatto, così ho letto la trama e l’ho subito chiesto alla CE.
La protagonista di questa storia è Jo, una ragazzina di tredici anni che sogna di fare l’attrice. Jo ama il teatro e l’estate sembra fatta apposta per sognare, ma l’estate che sta per vivere la ricorderà per tutta la vita come l’Estate della Vergogna.
Quell’anno avrebbero portato in scena Antigone di Sofocle, una delle figure più incisive della tragedia greca, una donna di grande coraggio, anticonformista, una donna forte capace di sfidare le leggi dell’epoca per fare ciò che riteneva giusto, tutto il contrario della sorella Ismene.
Adoravo quella parte perché mi faceva sentire giusta, coraggiosa, fichissima, cioè tutto quello che non ero nella realtà. Ma il teatro serve anche a questo, no? A diventare qualcun altro.
Jo è certa di essere perfetta per quella parte e non ha dubbi che la Betty, l’insegnante di teatro, sceglierà lei per dare voce all’eroina.
Jo ha la fortuna di avere al proprio fianco un padre che la aiuta a capire cosa è giusto e cosa sbagliato. Un padre che le insegna a battersi per aiutare il prossimo e che al mondo non ci sono differenze tra le persone, ognuno di noi ha la propria dignità e i diritti devono essere gli stessi pe tutti. Purtroppo nel paese in cui vivono non sono in molti ad essere come Federico, la mentalità è chiusa, vedono lo straniero come un nemico, qualcuno di cui avere paura, per loro il Popolo del fiume, i ragazzi che arrivano tutti gli anni per la raccolta dei meloni, è gente pericolosa.
Jo ha un nome per questo modo di pensare: la Nebbia Aliena, colei che trasforma tutte le persone in zombi e li fa agire come se non avessero la capacità di pensare col proprio cervello.
Mi capitava di sentirmi sola e non capìta. Avevo provato a parlarne con Federico, un discorso molto confuso, e lui mi aveva detto: «Vedi, Jo, non è detto che se una cosa la dicono tutti o tanti sia per forza giusta. Tu continua a pensarla a modo tuo. Poi però ricordati che qui ci devi vivere. Devi imparare ad avere un po’ più di pazienza». Uffa!
Jo non è esattamente una ragazzina paziente, ma i consigli del padre li tiene sempre in considerazione e quindi ci prova ad adattarsi a vivere in quel paese dalla mentalità così ottusa. Arriva però il giorno in cui si sente capita, c’è qualcun altro che la pensa come lei, un certo Cat Fly, che ha fatto un murales rappresentando il Bar Sport, fulcro della vita di paese, popolato di zombi.
In un giorno di giugno di quella torrida estate uno di Quelli del Fiume muore di fatica e il padre di Jo non ci sta a stare zitto e fare finta di nulla. In paese tutti devono sapere che è colpa dello sfruttamento, che quei ragazzi sono trattati come bestie, come se non avessero dignità. Federico dà un grande insegnamento a Jo e Jo lo accoglierà a braccia aperte: nella vita non si deve mai avere paura di dire la verità, anche se questa farà arrabbiare qualcuno.
«L’Antigone non è solo la storia di una ragazza ribelle. È anche la storia di come bisogna sempre fare quello che è giusto, quello che è il nostro dovere morale. E di come è difficile fare questa scelta. Non hai capito niente di Ismene: soffre anche lei come Antigone, ma non ha il suo coraggio. Ismene è vile, d’accordo, ma siamo tutti vili, cosa ti credi? Ma anche Ismene un giorno potrebbe diventare Antigone».
Teatro e realtà si fondono facendo riflettere il lettore sia grande che piccino, perché il coraggio può mancare anche quando si è adulti, quando si è schiacciati dal peso delle responsabilità si possono avere gli stessi timori di quando si era bambini. Spesso è più semplice uniformarsi alla massa, guardare solo nel proprio orticello senza preoccuparsi di ciò che succede fuori, ma è l’errore più grande che una persona possa fare. L’altruismo e l’empatia sono due doti che tutti dovremmo possedere, se tutti fossimo in grado di metterci nei panni dell’altro non esisterebbe il razzismo e vivremmo in un mondo migliore in cui nessuno volge lo sguardo da un’altra parte.
Antigone sta nell’ultimo banco è un libro per ragazzi di forte impatto emotivo, un libro che consiglierò a tutti i miei alunni delle medie perché, senza fare la morale, è in grado di far comprendere loro che bisogna sempre esporsi in prima persona per ciò che è giusto, senza avere paura di mostrarsi diversi dagli altri. Un grande insegnamento che non va mai dato per scontato.
Lavoratori stagionali, sfruttamento, un ragazzo muore per il troppo lavoro, malnutrizione e caldo, vivere in un piccolo paese, sentirsi a disagio, teatro, graffiti di protesta, metafore del razzismo: zombie, nebbia aliena. Protagonista: presuntuosa e capricciosa, invidiosa, procrastinatrice, dà la colpa al caso dei problemi che si crea da sola, impulsiva, testarda, incapace di ammettere i propri errori eppure si guarda intorno, sta crescendo, cerca la sua strada. Orfana di madre, da poco, ancora vivo il dolore. Fare ciò che è giusto, il proprio dovere morale anche quando è difficile. Viltà e coraggio. Il padre, dottore, afferma che è morto per la fatica, che la colpa è di chi sfrutta i lavoratori stagionali come schiavi. Il paese si ribella. Diffondono voci, che il ragazzo aveva importunato delle ragazze del paese. Il sindaco nega le accuse del dottore. I compagni la chiamano amica dei negri, l'unico che la difende è il ripetente emarginato che si sente invisibile. Il fratello razzista si unisce ai picchetti contro i lavoratori migranti. La protagonista ovviamente si prende una cotta per il graffitaro, quando scopre chi è. E "ovviamente" con la recita scolastica riescono ad ottenere che il povero ragazzo migrante, lavoratore stagionale sfruttato per la raccolta dei meloni, abbia degna sepoltura e il fratello della protagonista rinsavisce. Il finale mi ha lasciato con l'amaro in bocca, di certo un gesto del genere non aiuterà il ragazzo morto. Chissà, darà visibilità alla questione e coraggio ai pavidi concittadini per cercare di cambiare le cose? Non so perché ma questo finale fa male, forse perché mi sembra una falsa promessa e la realtà invece riempie di rabbia...
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Un libro davvero di impatto, per far comprendere ai ragazzi il valore del pregiudizio, l’ oppressione sociale ma anche la fiducia che esista ancora empatia. A dimostrarlo sono proprio i ragazzi, richiamando un’opera antica, ANTIGONE, di Sofocle.
Una delle letture più belle di quest'estate. In questo libro sono sapientemente miscelati tutti gli ingredienti del romanzo di formazione. In più ci sono il mito e la contemporaneità, l'ideale e il reale, piani sulla carta antitetici che però quando viaggiano insieme regalano emozioni uniche. La scrittura è briosa e coinvolgente e la storia appassionante, grazie anche alla scelta della focalizzazione multipla per raccontare un'ordinaria storia di sfruttamento dei migranti ("Quelli del Fiume") nei campi di meloni di un paesino italiano. Il punto di vista prevalente è quello di Jo, una studentessa che a tredici anni trova il coraggio di seguire l'esempio del padre, medico e consigliere comunale, di prendere posizione, di denunciare l'ipocrisia e l'indifferenza dei suoi concittadini e di fare la scelta giusta, la stessa di Antigone: obbedire alle leggi morali trasgredendo quelle miopi e ingiuste dello stato. I debiti nei confronti dei personaggi di "Il buio oltre la siepe" sono non solo evidenti ma dichiarati quindi il libro si presta anche a fare da viatico per la lettura del meraviglioso romanzo di Harper Lee. Pensato per lettori dagli undici ai tredici anni ma adatto a tutte le età.
Romanzo breve, didascalico e prevedibile ma efficace. Una ragazza mette in scena l’Antigone mentre il padre lotta per difendere i diritti degli immigrati che vengono sfruttati nei campi di meloni. Adatto per le medie: mette in discussione in modo semplice il razzismo dilagante e l’importanza di ribellarvisi.
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