"Mi chiamo Johann Sebastian Bach, ma puoi chiamarmi Sebastian." L'aspetto impacciato e gli occhi impazienti, la giacca di una taglia più grande, le tasche piene di spartiti. "Facciamo due passi?" Georg Erdmann è interdetto: quel ragazzino è più giovane di lui, ma al liceo di Ohrdruf è già famosissimo grazie al suo orecchio prodigioso, capace di riconoscere le note in ogni cosa - dal fruscio delle foglie nel viale alla risata della figlia del pellaio. E' l'estate del 1698, ed è così che tra i due studenti nasce un'amicizia fatta di sogni di gloria e concerti improvvisati all'organo, che presto li condurrà alla più grande avventura della loro vita: un viaggio fino a Lüneburg, trecento chilometri a piedi, quindici giorni nel cuore della Germania tra cime nebbiose, grandi foreste e suoni sconosciuti, tutti da scoprire. Lungo il cammino, Sebastian troverà il coraggio di seguire il proprio talento e trasformarsi nel celebre Bach, il primo compositore in grado di tradurre la melodia del mondo. A metà tra biografia e romanzo di formazione, Sebastian è l'esordio letterario di uno dei concertisti più eclettici e originali di oggi. Con amore e dedizione, Cesare Picco ci mostra un Bach inedito, colto nel momento di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, e ci racconta una storia in cui l'amicizia e la musica si mescolano con la magia delle prime volte.
Edit Maggio 2020: Con questi tempi incerti si sente bisogno di auto-gratifica, e così mi sto concedendo il lusso di qualche rilettura. Rileggo questo Sebastian a pochi mesi dalla sua uscita e dalla mia prima lettura, e trovo con piacere che al secondo giro conserva sempre lo stesso smalto.
Ottobre 2019 Le cose accadono quando non sai ancora di essere pronto. Ma sei già pronto, ed è per questo che accadono.
Sono entusiasta per quanto questo librino è ben scritto e soprattutto per quanto è ben costruito. Picco è veramente riuscito a scrivere un libro in cui ci sia La Musica, non vaghe velleità, non elementi di arredamento ma sostanza vera e propria. E' difficilissimo raccontare una storia che sappia contenere ed esprimere le emozioni che derivano dall'ascolto e dalla comprensione della musica, beh, Picco qui c'è riuscito: ha messo Bach dentro questo librino. Ce l'ha messo così tanto e così bene che mi darò la briga di raccontare questa cosa anche se sembra essere un che di soprannaturale o una sciocchezza new age: dal giorno in cui il corriere mi ha consegnato questo volumetto ed io l'ho prontamente parcheggiato sulla penisola della cucina, in attesa che venisse il suo turno per la lettura, quindi diciamo pure dal giorno in cui Bach sta seduto sul banco del bar della mia cucina, beh, credetelo oppure no, ma mi sento suonare un po' meglio. Intendo, quando suono la chitarra: la Ramirez sembra cantare un po' più volentieri di quel che già fa di suo solito (e lo sa il cielo se non c'è bisogno di aiuti di qualsiasi genere, con una musicista così dilettante...).
Il libro si legge agilmente e rapidamente, ma occorre prendersi il tempo anche per ascoltare e non solo per leggere: infatti ogni capitolo è intitolato con un brano che perfettamente si accorda con quel passaggio di lettura, secondo una ricerca di assonanze non necessariamente cronologiche ma fatte principalmente di umori, colori, atmosfere. Non sono i brani più celebri di Bach, o i più difficili o i più belli, sono semplicemente i più adatti per quel passaggio del racconto. Non solo un romanzo ma anche un ipertesto.
Picco parte da un assunto assai semplice: pensando a tutti i grandi genii della Storia, come Bach ma anche come Leonardo, Newton, Goethe, Einstein o tanti altri, siamo soliti immaginare ritratti con sguardi accigliati, barbe bianche fluenti da professor Silente e tutto il contorno che ne consegue. Eppure anche questi uomini sono stati ragazzini, non sono certo nati già vecchi: e se uno deve immaginare di avere davanti Johann Sebastian Bach da ragazzino, o Leonardo Da Vinci ragazzino, è naturale essere combattuti tra due sentimenti, da un lato il desiderio di vedere in lui la normalità, la vivacità e magari anche la sconsideratezza consone all'età; e dall'altro il desiderio di vedere già i segni premonitori di quel che poi sarà in futuro. Ed è per questa via che il racconto si carica di un'elettricità che è quella del momento appena prima che tutto accada (dicesi anche: principio del Sabato del villaggio); ulteriore carica deriva dall'intrecciarsi con le linee temporali di altre fasi della vita dello stesso Bach raccontate per voce della seconda moglie; e infine contributo non da poco deriva dall'esperienza personale di Picco, il quale suonando in totale assenza di luce con la sua serie di concerti al buio, può a maggior ragione immedesimarsi nelle condizioni di un uomo che negli ultimi mesi di vita ha perso completamente la vista.
La questione essenziale - cosa abbia visto, cosa abbia vissuto e cosa abbia pensato Bach durante il suo viaggio da Ohrdruf a Lüneburg - ovviamente non è risolvibile in maniera scientifica e documentata, ma il solo girarci intorno e ricamarci intorno risulta - se non proficuo - di sicuro più corroborante di quanto si potesse supporre prima di aver letto il libro.
Da un punto di vista strettamente letterario: la semplicità del linguaggio non va a discapito del piacere di lettura e del coinvolgimento del lettore, e la molteplicità dei punti di vista/voci narranti/linee temporali è ben congegnata e ben sostenuta. Se dovessi dare il giudizio considerando in primis il mio coinvolgimento emotivo darei senz'altro 5/5, e altrettanto dicasi se si volesse considerare che si tratta di un esordio letterario. Resta sempre il fatto che lo scaffale delle 5/5 è quello di Tolstoj, Dostoevskij, Dumas, Omero and so on: credo che a Picco non interessi nemmeno essere messo su quel piedistallo, credo che preferisca rimanere su un versante più easy. Quattro e mezza con tanta soddisfazione, consigliatissimo per ogni tipo di pubblico.
Esiste un suono per ogni cosa? Questo alfabeto segreto che si scrive tra cinque linee rette è possibile trovarlo nei sassi, tra i tetti, nei viali, nel gorgoglio delle fontane, nel battito d'ali di una farfalla, nel fruscio del vento tra le foglie, nel ritmo dei propri passi, in un attimo di solitudine? Alcuni studenti liceali erano convinti di sì, che potevano creare una mappa dei suoni del mondo: "una strada poteva risultare intonata in fa maggiore", le case del fiume, "come quella del pollaio Lorenz, suonava senza dubbio in sol minore. Sua figlia Catherina decisamente no, i ragazzi ne erano convinti. In molti avrebbero scommesso tutti i soldi del mondo che Catherina si muovesse in mi bemolle maggiore". Così, Georg viene trascinato dal suo amico Sebastian in questa avventura consistente nel trovare i suoni e le loro connessioni, per "accordarsi con il mondo" - diceva Sebastian Johann Bach - "solo così potremo trovare il nostro suono. È fondamentale trovarlo. Ognuno di noi ne ha uno, non ci sono due suoni uguali". Il mondo diventa quindi un grande spartito e ascoltandolo si partecipa ad esso. Allora, il pensiero non può che andare ad un altro grande compositore scomparso prematuramente - il maestro Ezio Bosso - che recentemente, prima di andare a suonare musiche per noi ancora incomprensibili, disse: "L'orchestra rappresenta una società ideale. Ci sono delle gerarchie precise da rispettare nell'orchestra: primo violino, primo violincello, prima viola, primo oboe, e poi c'è il direttore che gestisce tutti. Nella mia orchestra tutti turnano, chi sta dietro viene davanti. E' che ogni sezione, in ogni sua singolarità è fondamentale, è ogni sezione che va a comporre poi quella meraviglia che diventa la vita. Non smetterò mai di dirlo: non si suona meglio per distruggere il nostro vicino, si suona meglio perché lui suoni meglio, si è orgogliosi di chi suona meglio. La partitura è la nostra Costituzione perché unisce tutti e unisce le singolarità, non le individualità". Vi è un ulteriore pregio di questo libro. Ogni capitolo ha per titolo una composizione che l'autore, pregevole compositore anch'esso, ha scelto, con cui si può accompagnare la lettura. Una chicca che farà piacere sia agli appassionati, sia a chi guarda la musica classica con più circospezione. Una viaggio tra lettere e note, entrambi alfabeti in grado di regalare tanta bellezza.
Non vi è dubbio che il compositore tedesco avesse un dono: conosco poco le sue opere in questo momento, qualche ricordo di cui devo ringraziare mamma che, al contrario, amava la musica classica e ne sapeva molto. Perciò mi sono avvicinata a questo libro con la voglia di recuperare qualcosa. Il libro mi è piaciuto e l'ho terminato in pochi giorni. Ho immaginato l'autore alternarsi alla tastiera del pianoforte e alla tastiera del computer per decidere la trama e la sequenza dei capitoli, in ciascuno dei quali è suggerito l'ascolto di una composizione. Ho familiarizzato con il Bach adolescente e ancora ignaro del futuro che lo attendeva, mi sono fatta condurre in un viaggio magico con lui e con il suo migliore amico, ho amato il ritratto del compositore e della sua seconda moglie Anna. Sulle numerose morti dei figli, l'autore rende solo un cenno, mentre ci prepara alla parte finale del romanzo. Sono contenta di averlo letto
La biografia romanzata (a tratti fantastica) di Johann Sebastian Bach. Carino e dolce nelle espressioni. Un misto tra biografia, romanzo fantastico e d'avventura. Consigliato come lettura piacevole e leggera.