Eccomi qui, come promesso.
Secondo romanzo del ciclo arturiano della MZB, ma il primo in ordine cronologico a narrare le vicende della Britannia, nell'anno 90 d.c, e della difficile convivenza fra i suoi abitanti: britanni e romani.
In questo preciso istante, non riesco a decidere se mi sia piaciuto maggiormente "Le nebbie di Avalon", o "Le querce di Albion" ("La casa della foresta" è il nuovo titolo per l'edizione 2019, più fedele al titolo originale inglese: "The forest house"). Se "Le nebbie di Avalon" mi hanno trasportata in un altro mondo, "Le querce di Albion" lo ha fatto con una maggiore carica emotiva. Ho amato la storia d'amore fra i due personaggi principali, Eilan e Gaio (Gaius per la nuova tradizione), così intensa, sofferta e passionale al tempo stesso. Ho odiato, invece, la crudeltà dei druidi, spietati, senza cuore, custodi di un'antica saggezza, eppure così ignoranti al tempo stesso! Ho amato, però, anche personaggi che potrebbero risultare odiosi ai più, come Dieda. Dieda non è altro che l'incarnazione dell'odio, frutto delle costrizioni imposte a discapito della sua felicità. Un personaggio così potente, forse un po' sottovalutato per buona metà della narrazione (avrei voluto conoscerla di più), ma che si rivelerà un punto chiave alla fine del romanzo. E poi, Caillean... La madre che tutti vorremmo avere e la femminista che vorremmo vedere a capo di un partito!
Ho trovato interessantissimi i momenti dei rituali della Somma Sacerdotessa. Li ho trovati molto più dettagliati ed evocativi, rispetto al romanzo precedente. Oserei dire che si sente l'influenza di Diana Paxton sulla Zimmer Bradley in questo prequel.
Il ritmo della narrazione potrebbe risultare troppo lento, ed è così per le prime 90 pagine. Poi, subisce una brusca impennata con un tripudio di fatti e personaggi che si alternano in continuazione. Non è un romanzo di facile lettura, ma, fortunatamente, la MZB e gli editori hanno avuto l'accortezza, a tal proposito, di anteporre al prologo una cartina geografica e un elenco di nomi di personaggi e luoghi in modo tale da potersi raccapezzare durante la lettura.
Tornando al ritmo della narrazione, l'ho trovato impeccabile: lento al momento giusto, per poter permettere al lettore di empatizzare con il personaggio e conoscerlo appieno; veloce all'avvicinarsi di un evento chiave nel romanzo, quel tanto da permettere al lettore di non perdere mordente.
Per quanto riguarda la descrizione dei luoghi, dei fatti e dei personaggi storici, bè, signori, stiamo parlando di una scrittrice con una vasta cultura letteraria, che si è formata in una prestigiosa Universitá e ha frequentato circoli con i più prestigiosi scrittori del momento. Leggere un suo romanzo non significa solamente immergersi nel mondo di Avalon; significa, anche, apprendere la storia in maniera ludica, quel metodo che ti permette di ricordare fatti, date e personaggi e di comprenderli maggiormente per il semplice fatto che li hai appresi, quasi, "giocando". Inoltre, non so se lo faccio solamente io, ma trovo utile, per un personale arricchimento culturale, sottolineare tutti i passaggi dove la Bradley regala dettagli precisissimi riguardo l'abbigliamento dei personaggi e il loro modo di alimentarsi.
Come ho detto prima, non so decidermi se questo romanzo mi sia piaciuto di più rispetto all'altro. Oserei dire di sì, ma vorrei rileggere, a questo punto, "Le nebbie di Avalon" per decretare il vincitore senza alcun dubbio. Nel mentre, ho già iniziato il terzo capitolo della saga: "La signora di Avalon" e non posso fare altro che confermare la grandezza di questa Scrittrice.
Si apre, con questo romanzo, la strada verso Avalon...