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La trilogia di Magdeburg #1
L'eretico. Magdeburg
Tenebre. Non esiste altro nella Germania dell'anno Domini 1630. Carestia, morte, pestilenza provocate da una guerra che sembra eterna. Ma nemmeno questo bagno di sangue ferma Reinhardt Heinrich von Dekken, Principe di Turingia, uno dei nobili cattolici più potenti e temuti del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Quello di Reinhardt, uomo nel cui passato grava un incubo che rifiuta di dissiparsi, è un disegno di potere destinato a sconfiggere il tempo. Nel perseguirlo, Reinhardt non ha esitazioni. Eppure, come in una profezia dell'Apocalisse, il suo destino è inesorabilmente legato a quello di un guerriero senza nome, enigmatico e letale: un eretico in nero che di Reinhardt sembra l'antitesi assoluta.
Paperback
First published January 1, 2005
About the author
Alan D. Altieri
58 books24 followersPseudonym of :
Sergio Altieri
Sergio Altieri è nato a Milano nel 1952, dove ha conseguito la laurea in ingegneria
meccanica. Per molti anni è vissuto a cavallo tra gli Stati Uniti d'America e Milano.
Scrittore, traduttore e sceneggiatore, nel 1981 pubblica il suo primo romanzo Città oscura, un thriller d'azione di ambientazione metropolitana, a cui farà seguito Città di ombre (prima edizione 1992).
Dal 1983 al 1987 collabora con il produttore Dino De Laurentiis ai film Atto di forza, Conan il distruttore, L'anno del dragone e Velluto blu.
Nel 1992 il suo romanzo L'uomo esterno viene adattato e ne viene tratta una miniserie TV intitolata Due vite, un destino, trasmessa da Mediaset. Nel 1995 esce il film Silent Trigger (con sceneggiatura originale scritta interamente da lui), con Dolph Lundgren e Gina Bellman, thriller d'azione in cui sono evidenti i punti di contatto con la serie dedicata al cecchino
del SAS Russell Brendan Kane (Mondadori Segretissimo e TEA). Nel 1997 collabora alla realizzazione della mini serie TV in due puntate La Uno bianca (regia di Michele Soavi) e sempre in quell'anno vince il Premio Scerbanenco con il romanzo Kondor, thriller bellico ambientato in un apocalittico futuro prossimo.
Nel 2005 cambia coordinate temporali e pubblica il primo volume della trilogia a sfondo storico Magdeburg, intitolato L'eretico, a cui seguiranno nel 2006 La furia e nel 2007 il capitolo conclusivo Il demone.
Da marzo 2006 a giugno 2011 è stato direttore editoriale delle collane da edicola di Mondadori: I Gialli, Urania, I Classici del Giallo, Segretissimo, Segretissimo SAS, Romanzi.
Nel 2013 avvia Terminal War, una nuova saga di fantascienza, con il primo libro della
serie, Juggernaut pubblicato dalla TEA.
Accanto all'attività di scrittore porta avanti quella di traduttore.
Nel corso degli anni traduce importanti autori quali Andy McNab (di cui traduce l'autobiografia), David Robbins, Stuart Woods. Traduce anche i primi due volumi del Preludio a Dune scritti da Brian Herbert e Kevin J. Anderson, le Cronache del ghiaccio e del fuoco, la saga fantasy di George R. R. Martin; per i Meridiani Mondadori ha tradotto i racconti di Raymond Chandler e i romanzi di Dashiell Hammett. Ha curato e tradotto per Feltrinelli un'antologia di racconti di H.P. Lovecraft.
Sergio Altieri
Sergio Altieri è nato a Milano nel 1952, dove ha conseguito la laurea in ingegneria
meccanica. Per molti anni è vissuto a cavallo tra gli Stati Uniti d'America e Milano.
Scrittore, traduttore e sceneggiatore, nel 1981 pubblica il suo primo romanzo Città oscura, un thriller d'azione di ambientazione metropolitana, a cui farà seguito Città di ombre (prima edizione 1992).
Dal 1983 al 1987 collabora con il produttore Dino De Laurentiis ai film Atto di forza, Conan il distruttore, L'anno del dragone e Velluto blu.
Nel 1992 il suo romanzo L'uomo esterno viene adattato e ne viene tratta una miniserie TV intitolata Due vite, un destino, trasmessa da Mediaset. Nel 1995 esce il film Silent Trigger (con sceneggiatura originale scritta interamente da lui), con Dolph Lundgren e Gina Bellman, thriller d'azione in cui sono evidenti i punti di contatto con la serie dedicata al cecchino
del SAS Russell Brendan Kane (Mondadori Segretissimo e TEA). Nel 1997 collabora alla realizzazione della mini serie TV in due puntate La Uno bianca (regia di Michele Soavi) e sempre in quell'anno vince il Premio Scerbanenco con il romanzo Kondor, thriller bellico ambientato in un apocalittico futuro prossimo.
Nel 2005 cambia coordinate temporali e pubblica il primo volume della trilogia a sfondo storico Magdeburg, intitolato L'eretico, a cui seguiranno nel 2006 La furia e nel 2007 il capitolo conclusivo Il demone.
Da marzo 2006 a giugno 2011 è stato direttore editoriale delle collane da edicola di Mondadori: I Gialli, Urania, I Classici del Giallo, Segretissimo, Segretissimo SAS, Romanzi.
Nel 2013 avvia Terminal War, una nuova saga di fantascienza, con il primo libro della
serie, Juggernaut pubblicato dalla TEA.
Accanto all'attività di scrittore porta avanti quella di traduttore.
Nel corso degli anni traduce importanti autori quali Andy McNab (di cui traduce l'autobiografia), David Robbins, Stuart Woods. Traduce anche i primi due volumi del Preludio a Dune scritti da Brian Herbert e Kevin J. Anderson, le Cronache del ghiaccio e del fuoco, la saga fantasy di George R. R. Martin; per i Meridiani Mondadori ha tradotto i racconti di Raymond Chandler e i romanzi di Dashiell Hammett. Ha curato e tradotto per Feltrinelli un'antologia di racconti di H.P. Lovecraft.
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Displaying 1 - 30 of 38 reviews
June 7, 2018
Primo approccio con lo scrittore Alan D. Altieri, non ci sono parole per esprimere quanto questo libro mi sia piaciuto.
Ambientato in un periodo storico spietato e violento che l'autore ha ricostruito con una straordinaria padronanza degli argomenti e minuzia di particolari, aggiungendo sapientemente un tocco fantasy - che non guasta - e non lesinandoci dettagli truculenti, sangue a fiumi e combattimenti al fulmicotone.
Lo stile è asciutto, d'impatto, con una studiata drammaticità... Oserei definirlo "sensoriale" poiché le descrizioni sono davvero vivide. Ottima gestione della tecnica del flashback e personaggi caratterizzati al meglio. Sono stata letteralmente rapita dal fascino del viandante in nero\l'eretico, ma anche i comprimari risultano realistici ed incuriosiscono.
Visto il mio breve commento e le 5 stelline in evidenza non mi sento di dare il massimo nella valutazione, infatti il mio giudizio è più un 4,5 su 5; ciò è dipeso dalla scelta dell'autore di fare una sorta di excursus storiografico, mettendo in elenco tutta una serie di eventi con annesse datazioni che - a mio dire - hanno rallentato il ritmo della lettura.
Adesso, carica di aspettative, corro a fiondarmi sul secondo volume di questa oscura trilogia: Magdeburg - La Furia *-*
Dal libro:
Ambientato in un periodo storico spietato e violento che l'autore ha ricostruito con una straordinaria padronanza degli argomenti e minuzia di particolari, aggiungendo sapientemente un tocco fantasy - che non guasta - e non lesinandoci dettagli truculenti, sangue a fiumi e combattimenti al fulmicotone.
Lo stile è asciutto, d'impatto, con una studiata drammaticità... Oserei definirlo "sensoriale" poiché le descrizioni sono davvero vivide. Ottima gestione della tecnica del flashback e personaggi caratterizzati al meglio. Sono stata letteralmente rapita dal fascino del viandante in nero\l'eretico, ma anche i comprimari risultano realistici ed incuriosiscono.
Visto il mio breve commento e le 5 stelline in evidenza non mi sento di dare il massimo nella valutazione, infatti il mio giudizio è più un 4,5 su 5; ciò è dipeso dalla scelta dell'autore di fare una sorta di excursus storiografico, mettendo in elenco tutta una serie di eventi con annesse datazioni che - a mio dire - hanno rallentato il ritmo della lettura.
Adesso, carica di aspettative, corro a fiondarmi sul secondo volume di questa oscura trilogia: Magdeburg - La Furia *-*
Dal libro:
«C'è la follia dello sterminio dentro l'uomo, Cavaliere.» Leopold riportò lo sguardo su Deveraux. «Ne sono consapevole, ma rifiuto di prenderne parte. C'è il cancro della distruzione dentro l'uomo. Sono consapevole anche di questo, ma rifiuto di esserne complice. Voglio costruire, mi capite? Semplicemente costruire.»
July 7, 2024
4,5 ⭐
Anno del Signore 1630. La guerra, la fame e la peste stanno devastando l’Europa centrale.
In nome del primato della “vera fede” gli eserciti cattolici e protestanti si lasciano dietro sangue, cenere e distruzione.
Su questo sfondo si muove un misterioso personaggio in nero, cavallo color del metallo, misteriosi tatuaggi, arco d’acciaio e una strana spada ricurva portata sulla schiena.
Altieri ci regala fiction storica dai toni cupissimi, a tratti gotici, accompagnata da una leggera venatura fantasy-horror. La scrittura è scorrevole ed evocativa. Ottimi i dialoghi e i personaggi, compresi tutti i comprimari. Flashback correttamente dosati. Forse leggermente eccessiva qualche digressione storica.
A far da padrona su tutto l’ambientazione oscura, terribile e violenta in cui ragione, speranza e umanità sembrano un lontano ricordo o un lontano miraggio.
“C’è la follia dello sterminio dentro l’uomo, Cavaliere”.
“Ne sono consapevole, ma rifiuto di prenderne parte. C’è il cancro della distruzione dentro l’uomo…rifiuto di esserne complice”.
“La tua specie è quasi estinta, Maestro Leopold”.
Anno del Signore 1630. La guerra, la fame e la peste stanno devastando l’Europa centrale.
In nome del primato della “vera fede” gli eserciti cattolici e protestanti si lasciano dietro sangue, cenere e distruzione.
Su questo sfondo si muove un misterioso personaggio in nero, cavallo color del metallo, misteriosi tatuaggi, arco d’acciaio e una strana spada ricurva portata sulla schiena.
Altieri ci regala fiction storica dai toni cupissimi, a tratti gotici, accompagnata da una leggera venatura fantasy-horror. La scrittura è scorrevole ed evocativa. Ottimi i dialoghi e i personaggi, compresi tutti i comprimari. Flashback correttamente dosati. Forse leggermente eccessiva qualche digressione storica.
A far da padrona su tutto l’ambientazione oscura, terribile e violenta in cui ragione, speranza e umanità sembrano un lontano ricordo o un lontano miraggio.
“C’è la follia dello sterminio dentro l’uomo, Cavaliere”.
“Ne sono consapevole, ma rifiuto di prenderne parte. C’è il cancro della distruzione dentro l’uomo…rifiuto di esserne complice”.
“La tua specie è quasi estinta, Maestro Leopold”.
August 8, 2012
Leggendo i commenti entusiastici su questo libro, credo che la mia sarà una voce fuori dal coro e ovviamente rappresenterà un parere personale.
Sinceramente ho trovato questo libro pessimo.
Altieri abusa di una scrittura a tratti, a brevi spezzoni. Frammentata. Inssoportabile. Eccessiva. Da dare sui nervi.
Altieri scrive da sceneggiatore cinematografico con un vocabolario volutamente e irratantemente limitato (è tutto "scaleno", "vaiolato", "rostri" ecc. ecc), le scene e le azioni dei personaggi (comprese quelle di combattimento) sono descritte con uno stile che in termini cinematografici si definirebbe "slow motion": tutto descritto nei minimi dettagli con una lentezza nelle azioni assurda, nella'arco di un capitolo quello che effettivamente succede ai fini della storia è davvero ben poco e l'esile trama avanza in maniera quasi-statica (usando un termine ingegneristico), personaggi mai approfonditi e dialoghi al limite del ridicolo, quasi a ricordare alcuni beceri film d'azione.
La "ricostruzione storica" sotto forma di pillole trascritte dall'"Osservatore" è riduttiva.
Sono in disaccordo inoltre nel definire questo romanzo un romanzo "storico", sembra più un libro d'azione con fin troppi elementi gotici, horror, fantasy e con un eccesso di violenza e di particolari orridi (non che io sia incline a scandalizzarmi) a volte non necessari.
Sono stato davvero forviato e non ho mai trovato così tanta difficoltà nel finire un libro, difficoltà tale da rendermi totlamente indifferente ai due episodi successivi di questa trilogia di Magdeburgo. Sconsiglio vivamente questo libro.
Sinceramente ho trovato questo libro pessimo.
Altieri abusa di una scrittura a tratti, a brevi spezzoni. Frammentata. Inssoportabile. Eccessiva. Da dare sui nervi.
Altieri scrive da sceneggiatore cinematografico con un vocabolario volutamente e irratantemente limitato (è tutto "scaleno", "vaiolato", "rostri" ecc. ecc), le scene e le azioni dei personaggi (comprese quelle di combattimento) sono descritte con uno stile che in termini cinematografici si definirebbe "slow motion": tutto descritto nei minimi dettagli con una lentezza nelle azioni assurda, nella'arco di un capitolo quello che effettivamente succede ai fini della storia è davvero ben poco e l'esile trama avanza in maniera quasi-statica (usando un termine ingegneristico), personaggi mai approfonditi e dialoghi al limite del ridicolo, quasi a ricordare alcuni beceri film d'azione.
La "ricostruzione storica" sotto forma di pillole trascritte dall'"Osservatore" è riduttiva.
Sono in disaccordo inoltre nel definire questo romanzo un romanzo "storico", sembra più un libro d'azione con fin troppi elementi gotici, horror, fantasy e con un eccesso di violenza e di particolari orridi (non che io sia incline a scandalizzarmi) a volte non necessari.
Sono stato davvero forviato e non ho mai trovato così tanta difficoltà nel finire un libro, difficoltà tale da rendermi totlamente indifferente ai due episodi successivi di questa trilogia di Magdeburgo. Sconsiglio vivamente questo libro.
September 14, 2015
"Sant’Iddio, quanto sono umidi i canali olandesi nella albe autunnali! Da qualche parte, oltre la cortina di nebbia che velava la diga, un sole incerto illuminava appena le sagome che procedevano lungo la strada verso la città che apriva le porte al mercato della mattina. Quel sole era un astro invisibile, freddo, calvinista ed eretico, indubbiamente indegno del nome che portava: una luce sporca, grigia, nella quale si muovevano carri di buoi, contadini con ceste di ortaggi, donne con il velo bianco in testa. Camminavo piano nella bruma con le bisacce a tracolla, stringendo i denti per non batterli dal freddo. Diedi un’occhiata al terrapieno della diga dove la nebbia si confondeva con l’acqua, e non vidi che tronchetti sparsi di giunco erba e alberi..."
Questo è l'incipit...
No, non di questo libro ma di un altro che tratta lo stesso tema e che, per caso, contemporaneamente sto leggendo...
"Emerse dalle tenebre. Memento e incubo. Un uomo in un mantello del colore delle ombre avanzò lungo la strada flagellata dalla pioggia del Giorno dei Morti. Superò i relitti di case sventrate, invase da erbacce sibilanti nel vento. L’aria era opaca, miasmatica. Vapori lividi si levavano dal lastrico delle pietre, disperdendosi contro nubi simili ad antracite liquefatta. Nessuna luce arriva sulla terra. Forse la luce aveva semplicemente cessato di esistere. Wolfengrad, Turingia. La guerra era passata quattro estati prima e poi ancora l’inverno prima. Troppi eserciti diversi un unico desiderio: macellarsi gli uni con gli altri. E macellare il resto, tutto, il resto. Solo un interludio nella demolizione. La guerra sarebbe tornata. La guerra era eterna..."
Ecco, questo è il suo incipit.
Nel confronto tra i due brani sta la differenza tra un romanzo storico ben scritto e credibile (primo) e un'altra cosa che è questo testo di Altieri. Il confronto giustifica anche l'abbandono della lettura.
A voi la scelta...Se volete una dritta sul primo cercate dalle parti di Alatriste..
Questo è l'incipit...
No, non di questo libro ma di un altro che tratta lo stesso tema e che, per caso, contemporaneamente sto leggendo...
"Emerse dalle tenebre. Memento e incubo. Un uomo in un mantello del colore delle ombre avanzò lungo la strada flagellata dalla pioggia del Giorno dei Morti. Superò i relitti di case sventrate, invase da erbacce sibilanti nel vento. L’aria era opaca, miasmatica. Vapori lividi si levavano dal lastrico delle pietre, disperdendosi contro nubi simili ad antracite liquefatta. Nessuna luce arriva sulla terra. Forse la luce aveva semplicemente cessato di esistere. Wolfengrad, Turingia. La guerra era passata quattro estati prima e poi ancora l’inverno prima. Troppi eserciti diversi un unico desiderio: macellarsi gli uni con gli altri. E macellare il resto, tutto, il resto. Solo un interludio nella demolizione. La guerra sarebbe tornata. La guerra era eterna..."
Ecco, questo è il suo incipit.
Nel confronto tra i due brani sta la differenza tra un romanzo storico ben scritto e credibile (primo) e un'altra cosa che è questo testo di Altieri. Il confronto giustifica anche l'abbandono della lettura.
A voi la scelta...Se volete una dritta sul primo cercate dalle parti di Alatriste..
December 9, 2022
Due rubagalline un giorno bussarono al portone del palazzo dell'imperatore.
Toc toc.
Chi va là?
Aprite! Siamo due sarti provenienti dal regno di Vattelapesca e chiediamo umilmente udienza all'imperatore.
Ora, dovete sapere che l'imperatore era un tipo molto vanesio, e nonostante il regno andasse discretamente allo scatafascio, a lui interessava solo comprarsi dei vestiti all'ultimissima moda, per cui quando sentì che alla porta c'erano due sarti di un regno lontano, volle immediatamente incontrarli.
Vostra maestà, veniamo a portarvi un'esclusiva assoluta! Le vesti più pregiate che esistano! Sono fatte di una stoffa speciale, magica! Solo chi è degno di ricoprire il proprio ruolo è in grado di vederle. Chi invece è un inetto, un incompetente, un miserabile, un sedizioso, non riuscirà a vedere un bel nulla!
L'imperatore strabuzzò gli occhi. In questo modo avrebbe avuto un'arma infallibile per capire chi tra i suoi sottoposti era un buono a nulla o un ribelle che voleva fargli le scarpe!
Se è effettivamente come voi dite, allora voglio tutto il rotolo!
I due finti sarti gli presero le misure, si accordarono sul prezzo (il più alto mai pagato per delle vesti regali!) e promisero che avrebbero lavorato tutta la notte per consegnare i vestiti confezionati con la stoffa magica il giorno dopo.
I due rubagalline, naturalmente, passarono la notte a far baldoria e sperperare il cospicuo anticipo che l'imperatore gli aveva dato.
Quando, il mattino dopo, si presentarono a palazzo fecero semplicemente finta di scaricare dal carretto delle stoffe invisibili e attraversarono l'ingresso con fare sicuro di sé. Le guardie li lasciarono passare guardandoli con perplessità.
Fate largo e, attenzione! È un materiale assai delicato. Solo l'imperatore può toccarlo!
Nella sala del trono, l'imperatore non stava nella pelle. Non vedeva l'ora di visionare quella stoffa pregiatissima, e rimirandosi allo specchio pregustava il momento in cui i ricchi broccati sarebbero cascati a pennello sulle sue membra.
Solo che, non appena i due finti sarti entrarono e cominciarono a srotolare, o per meglio dire, a far finta di srotolare le vesti, il suo umore mutò all'improvviso.
Corbezzoli, pensò il sovrano. Non riesco a vedere nulla. neanche un brandello di stoffa! Significa forse che io, l'imperatore, sono un incompetente? Un miserabile?
Accanto a lui, il primo ministro, al corrente delle proprietà magiche di quelle stoffe, rabbrividì fra sé e sé.
Misericordia. Non riesco a distinguere una sola fibra di tessuto. Sono forse un inetto? Sono indegno di ricoprire la mia carica?
I due sarti rivolsero un sorriso infingardo all'imperatore.
Allora, vostra maestà? Guardate che colori, che cuciture, per non parlare del modo in cui abbiamo rifinito ogni singolo particolare, e i bottoni, sono d'oro massiccio! Che ve ne pare?
L'imperatore deglutì e cercò di mantenere il contegno.
Be', certamente, un disegno molto... particolare, originale. Mi piace moltissimo. Apprezzo soprattutto il... il mantello! Non è vero, signor primo ministro?
Il primo ministro, costernato, si schiarì la gola allentandosi il colletto.
Io non... non ho parole. Meraviglioso. Uno stile delicatissimo. Si percepisce subito il taglio... il tipico taglio di Vattelapesca.
L'imperatore, convinto di essere l'unico a non vedere il vestito, batté le mani.
Voglio subito indossarlo per la parata di mezzodì!
E così fu. I due finti sarti aiutarono l'imperatore a spogliarsi e fecero finta di rivestirlo di tutto punto.
Alla fine, l'imperatore si fissava davanti allo specchio completamente nudo, e cercava in ogni modo di non lasciar trasparire la sua profonda vergogna.
Gli scarpini! Vostra maestà, non dimenticate gli scarpini!
I due sarti si precipitarono a fargli indossare anche un paio di scarpini immaginari, dopodiché fu loro saldato il conto e se la diedero a gambe sghignazzando a crepapelle, e nessuno li vide più.
L'imperatore, accompagnato dal primo ministro e dal capitano delle guardie, salì sulla carrozza, rabbrividendo dal freddo, perché era nudo.
Le strade erano gremite di persone venute ad ammirare i vestiti nuovi dell'imperatore, che intanto erano già diventati un popolare argomento di pettegolezzo.
La carrozza avanzava trainata da ben sei cavalli bianchi, e l'imperatore, in piedi e completamente nudo, stava in piedi salutando la folla, che lo fissava ammutolita.
A un certo punto, un ragazzino si arrampicò sopra una botte e vedendolo meglio scoppiò a ridere.
Ma non vedete, branco di fessi, che l'imperatore è nudo? È nudo come un verme!
A questo punto la storia dovrebbe concludersi con la fuga disordinata dell'imperatore e dei suoi gaglioffi mentre vengono bombardati di pomodori marci dal popolino stufo delle loro cazzate, ma in questa piccola distopia l'imperatore invece ordina alle guardie di arrestare il ragazzino e chiunque altro si permetta di avanzare tesi discordanti con quello che è stato stabilito dai due rubagalline, ovvero che se non vedi i vestiti dell’imperatore, sei solo sedizioso e in cerca di grane.
La storia finisce qui, e la morale della fiaba è… facciamo una cosa: trovatela voi, la morale della fiaba.
Adesso passiamo alla recensione.
L’eretico è il primo libro di una trilogia con ambientazione pseudo-storico-medievale con una leggera spolveratina, più che di fantasy, direi di misterioso esotismo. Per farvi un esempio, su una scala da low a high fantasy, secondo me L’eretico prenderebbe non più di 1 o 2 su 100.
Avete presente i rievocatori medievali? Sì, quelli che la domenica si infilano la corazza seduti sul bordo del bagagliaio della loro giardinetta e vanno a prendersi a mazzate con altri simpatici individui in battaglie più o meno campali, per poi sedersi sugli scranni a bere idromele e mangiare cinghiale mentre sul palco suonano i Corvus Corax.
Ora, io non ho nulla contro i rievocatori, anzi un giorno prima o poi potreste vedermi sul campo di battaglia sbronzo mentre cerco di bere dal mio elmo. Il problema è che certe volte, quando ti piace una roba in un certo modo, perdi la percezione delle cose e ti illudi che quella roba in quel certo modo debba piacere anche a tutti gli altri. E quindi se, mettiamo il caso, hai un debole per la scherma medievale e magari ti viene in mente di scrivere un libro in tema, è difficile poi persuaderti del fatto che termini come “sgualembro” hanno qualcosa che non va.
Ed è qui che cominciano i (vari) problemi con Altieri. Leggendo si percepisce la sua passione per la materia. Il libro stesso si apre con una lunga lista di personaggi (di parecchi dei quali vi dimenticherete ben presto, garantito al 180%), il loro ruolo, lo stendardo di ciascuna casata, perfino il numero di soldati e cavalli a disposizione di ogni fazione.
Altieri usa spesso un gergo (più o meno) tecnico, che mal si sposa con le scene d’azione di taglio cinematografico, tutt’altro che realistiche, ma di questo ne parlo dopo. Si spreca volentieri in dettagli soprattutto estetici (le armature, i tatuaggi, le cicatrici, i mantelli, i cavalli...), per non parlare del fatto che adora lasciar trascorrere interi capitoli disseminati di date, nomi, eventi storici che pur non avendo nulla a che vedere direttamente con la storia, almeno in teoria avrebbero la funzione di dare un contesto agli eventi del libro, ma che nella pratica non fanno altro che rompere enormemente i coglioni. A meno che voi quando la prof vi assegnava i capitoli 7, 8 e 9 delle campagne napoleoniche non festeggiavate come pazzi. Whatever floats your boat.
Un’altra cosa di Altieri che rompe moltissimo i coglioni è quel suo modo di ribadire i concetti, un modo assertivo, un modo corroborante, un modo didascalico che madonna mia vorresti mettergli le mani al collo. Mi sono spiegato? Che ne so, prendiamo un’armatura nera? No, non basta semplicemente dire che l’armatura è nera: per Altieri l’armatura è nera come la pece, oscura come la notte, cupa come li mortacci di tu’sorella. Oppure, semplicemente, ti spara tre sinonimi in fila: “madre Erika aveva studiato testi, editti, libelli. Non sarebbe mai riuscita a ricordare tutte le stragi, i saccheggi, i disastri…” un libro scritto tutto così. Insopportabilmente pedante.
Ma forse, il difetto più grande de L’eretico è che Wulfgar, quello che dovrebbe essere il protagonista (o uno dei), sembra uscito dai sogni bagnati di un dodicenne a cui hanno dato il compito di creare il personaggio di un videogioco. Una specie di Batman medievale che si esprime unicamente tramite gravissime frasi a effetto; immaginate di pranzare con lui e chiedergli il sale e lui, guardando nel vuoto: “Il sale del quale sono cosparse le mille ferite dell’inferno” – “sì ma il sale?” “Il sale di cui è intrisa la landa dalla quale provengo” – “Il sale, cazzo!” “Non c’è nessun dio in grado di passarti il sale, illuso” e via così, finché non gli spari.
Un personaggio che compare sempre dal nulla sopra le teste dei nemici, tagliandoli a metà anche se indossano fior di armatura, manco fosse munito di bisturi al laser, e insomma sto Wulfgar è assemblato con il solito kit fai da te del superuomo infallibile, inarrestabile, instancabile, vestito di nero, tutto tatuato, munito di cicatrici piazzate strategicamente come si addice a uno davvero cazzuto, ma forse il dettaglio più ridicolo in assoluto è che se ne va in giro con una “daikatana”, una spada a due mani giapponese. Già la parola usata da Altieri, “daikatana”, dovrebbe far tintinnare un bel campanellino d’allarme, perché “daikatana” è una pseudo traduzione giapponese traducibile in “spada a due mani”, ma il nome corretto che usano in Giappone per una spada del genere sarebbe odachi, non daikatana! E questo particolare dovrebbe farci capire che Altieri spesso si spende in dettagli dei quali forse esibisce una padronanza che in realtà non possiede, e ho già parlato dei duelli descritti in modo particolareggiato, cruento, ma del tutto improbabile e artificioso (un esempio lo trovate nell’immagine). Non mi sono messo a fare il fact checking di date e avvenimenti storici descritti qua e là, ma se il giorno si vede dal mattino...
Al solito, se il tuo protagonista è un bulldozer senza anima e se tu autore non perdi nemmeno un attimo a farmi empatizzare con lui, a farmi capire perché è lì, cosa vuole, cosa gli piace, cosa detesta, cosa gli fa male, io lettore faccio una fatica boia a sentirmi investito da lui, coinvolto nelle sue vicende, in ciò che prova e che pensa. La chiave di volta di un libro è davvero tutta qui, e francamente stupisce il fatto che così tanti autori sono più interessati a contare le torsioni impresse a una lama piuttosto che a dare spessore a un loro personaggio. Qualcuno mi dirà “ehi, ma c’è a chi questa roba piace, un po’ come guardare un porno dove la storia non ti interessa ma vai avanti veloce sui momenti salienti” – d’accordo, ma raga: è roba di seghe.
La storia de L’eretico è lineare, essenziale e al netto dei pallosissimi eventi storici che la diluiscono inutilmente si muove su pochi momenti fondamentali. È chiaro che agisce da introduzione agli eventi che seguiranno nei libri successivi e di per sé questo non è un problema (io ho fatto lo stesso), ma lo stile artefatto e convoluto con cui scrive Altieri, unito a una sarabanda di personaggi insipidi, purtroppo non mi incoraggia a proseguire. Altieri, buonanima, ha scritto molto altro e magari proveremo a dargli una chance con altri suoi libri di tutt’altra natura. L’eretico, tuttavia, lo bocciamo con un diagonale a mezzaluna rovesciato di sghimbescio che al mercato mio padre comprò.
Voto: 2/5
Toc toc.
Chi va là?
Aprite! Siamo due sarti provenienti dal regno di Vattelapesca e chiediamo umilmente udienza all'imperatore.
Ora, dovete sapere che l'imperatore era un tipo molto vanesio, e nonostante il regno andasse discretamente allo scatafascio, a lui interessava solo comprarsi dei vestiti all'ultimissima moda, per cui quando sentì che alla porta c'erano due sarti di un regno lontano, volle immediatamente incontrarli.
Vostra maestà, veniamo a portarvi un'esclusiva assoluta! Le vesti più pregiate che esistano! Sono fatte di una stoffa speciale, magica! Solo chi è degno di ricoprire il proprio ruolo è in grado di vederle. Chi invece è un inetto, un incompetente, un miserabile, un sedizioso, non riuscirà a vedere un bel nulla!
L'imperatore strabuzzò gli occhi. In questo modo avrebbe avuto un'arma infallibile per capire chi tra i suoi sottoposti era un buono a nulla o un ribelle che voleva fargli le scarpe!
Se è effettivamente come voi dite, allora voglio tutto il rotolo!
I due finti sarti gli presero le misure, si accordarono sul prezzo (il più alto mai pagato per delle vesti regali!) e promisero che avrebbero lavorato tutta la notte per consegnare i vestiti confezionati con la stoffa magica il giorno dopo.
I due rubagalline, naturalmente, passarono la notte a far baldoria e sperperare il cospicuo anticipo che l'imperatore gli aveva dato.
Quando, il mattino dopo, si presentarono a palazzo fecero semplicemente finta di scaricare dal carretto delle stoffe invisibili e attraversarono l'ingresso con fare sicuro di sé. Le guardie li lasciarono passare guardandoli con perplessità.
Fate largo e, attenzione! È un materiale assai delicato. Solo l'imperatore può toccarlo!
Nella sala del trono, l'imperatore non stava nella pelle. Non vedeva l'ora di visionare quella stoffa pregiatissima, e rimirandosi allo specchio pregustava il momento in cui i ricchi broccati sarebbero cascati a pennello sulle sue membra.
Solo che, non appena i due finti sarti entrarono e cominciarono a srotolare, o per meglio dire, a far finta di srotolare le vesti, il suo umore mutò all'improvviso.
Corbezzoli, pensò il sovrano. Non riesco a vedere nulla. neanche un brandello di stoffa! Significa forse che io, l'imperatore, sono un incompetente? Un miserabile?
Accanto a lui, il primo ministro, al corrente delle proprietà magiche di quelle stoffe, rabbrividì fra sé e sé.
Misericordia. Non riesco a distinguere una sola fibra di tessuto. Sono forse un inetto? Sono indegno di ricoprire la mia carica?
I due sarti rivolsero un sorriso infingardo all'imperatore.
Allora, vostra maestà? Guardate che colori, che cuciture, per non parlare del modo in cui abbiamo rifinito ogni singolo particolare, e i bottoni, sono d'oro massiccio! Che ve ne pare?
L'imperatore deglutì e cercò di mantenere il contegno.
Be', certamente, un disegno molto... particolare, originale. Mi piace moltissimo. Apprezzo soprattutto il... il mantello! Non è vero, signor primo ministro?
Il primo ministro, costernato, si schiarì la gola allentandosi il colletto.
Io non... non ho parole. Meraviglioso. Uno stile delicatissimo. Si percepisce subito il taglio... il tipico taglio di Vattelapesca.
L'imperatore, convinto di essere l'unico a non vedere il vestito, batté le mani.
Voglio subito indossarlo per la parata di mezzodì!
E così fu. I due finti sarti aiutarono l'imperatore a spogliarsi e fecero finta di rivestirlo di tutto punto.
Alla fine, l'imperatore si fissava davanti allo specchio completamente nudo, e cercava in ogni modo di non lasciar trasparire la sua profonda vergogna.
Gli scarpini! Vostra maestà, non dimenticate gli scarpini!
I due sarti si precipitarono a fargli indossare anche un paio di scarpini immaginari, dopodiché fu loro saldato il conto e se la diedero a gambe sghignazzando a crepapelle, e nessuno li vide più.
L'imperatore, accompagnato dal primo ministro e dal capitano delle guardie, salì sulla carrozza, rabbrividendo dal freddo, perché era nudo.
Le strade erano gremite di persone venute ad ammirare i vestiti nuovi dell'imperatore, che intanto erano già diventati un popolare argomento di pettegolezzo.
La carrozza avanzava trainata da ben sei cavalli bianchi, e l'imperatore, in piedi e completamente nudo, stava in piedi salutando la folla, che lo fissava ammutolita.
A un certo punto, un ragazzino si arrampicò sopra una botte e vedendolo meglio scoppiò a ridere.
Ma non vedete, branco di fessi, che l'imperatore è nudo? È nudo come un verme!
A questo punto la storia dovrebbe concludersi con la fuga disordinata dell'imperatore e dei suoi gaglioffi mentre vengono bombardati di pomodori marci dal popolino stufo delle loro cazzate, ma in questa piccola distopia l'imperatore invece ordina alle guardie di arrestare il ragazzino e chiunque altro si permetta di avanzare tesi discordanti con quello che è stato stabilito dai due rubagalline, ovvero che se non vedi i vestiti dell’imperatore, sei solo sedizioso e in cerca di grane.
La storia finisce qui, e la morale della fiaba è… facciamo una cosa: trovatela voi, la morale della fiaba.
Adesso passiamo alla recensione.
L’eretico è il primo libro di una trilogia con ambientazione pseudo-storico-medievale con una leggera spolveratina, più che di fantasy, direi di misterioso esotismo. Per farvi un esempio, su una scala da low a high fantasy, secondo me L’eretico prenderebbe non più di 1 o 2 su 100.
Avete presente i rievocatori medievali? Sì, quelli che la domenica si infilano la corazza seduti sul bordo del bagagliaio della loro giardinetta e vanno a prendersi a mazzate con altri simpatici individui in battaglie più o meno campali, per poi sedersi sugli scranni a bere idromele e mangiare cinghiale mentre sul palco suonano i Corvus Corax.
Ora, io non ho nulla contro i rievocatori, anzi un giorno prima o poi potreste vedermi sul campo di battaglia sbronzo mentre cerco di bere dal mio elmo. Il problema è che certe volte, quando ti piace una roba in un certo modo, perdi la percezione delle cose e ti illudi che quella roba in quel certo modo debba piacere anche a tutti gli altri. E quindi se, mettiamo il caso, hai un debole per la scherma medievale e magari ti viene in mente di scrivere un libro in tema, è difficile poi persuaderti del fatto che termini come “sgualembro” hanno qualcosa che non va.
Ed è qui che cominciano i (vari) problemi con Altieri. Leggendo si percepisce la sua passione per la materia. Il libro stesso si apre con una lunga lista di personaggi (di parecchi dei quali vi dimenticherete ben presto, garantito al 180%), il loro ruolo, lo stendardo di ciascuna casata, perfino il numero di soldati e cavalli a disposizione di ogni fazione.
Altieri usa spesso un gergo (più o meno) tecnico, che mal si sposa con le scene d’azione di taglio cinematografico, tutt’altro che realistiche, ma di questo ne parlo dopo. Si spreca volentieri in dettagli soprattutto estetici (le armature, i tatuaggi, le cicatrici, i mantelli, i cavalli...), per non parlare del fatto che adora lasciar trascorrere interi capitoli disseminati di date, nomi, eventi storici che pur non avendo nulla a che vedere direttamente con la storia, almeno in teoria avrebbero la funzione di dare un contesto agli eventi del libro, ma che nella pratica non fanno altro che rompere enormemente i coglioni. A meno che voi quando la prof vi assegnava i capitoli 7, 8 e 9 delle campagne napoleoniche non festeggiavate come pazzi. Whatever floats your boat.
Un’altra cosa di Altieri che rompe moltissimo i coglioni è quel suo modo di ribadire i concetti, un modo assertivo, un modo corroborante, un modo didascalico che madonna mia vorresti mettergli le mani al collo. Mi sono spiegato? Che ne so, prendiamo un’armatura nera? No, non basta semplicemente dire che l’armatura è nera: per Altieri l’armatura è nera come la pece, oscura come la notte, cupa come li mortacci di tu’sorella. Oppure, semplicemente, ti spara tre sinonimi in fila: “madre Erika aveva studiato testi, editti, libelli. Non sarebbe mai riuscita a ricordare tutte le stragi, i saccheggi, i disastri…” un libro scritto tutto così. Insopportabilmente pedante.
Ma forse, il difetto più grande de L’eretico è che Wulfgar, quello che dovrebbe essere il protagonista (o uno dei), sembra uscito dai sogni bagnati di un dodicenne a cui hanno dato il compito di creare il personaggio di un videogioco. Una specie di Batman medievale che si esprime unicamente tramite gravissime frasi a effetto; immaginate di pranzare con lui e chiedergli il sale e lui, guardando nel vuoto: “Il sale del quale sono cosparse le mille ferite dell’inferno” – “sì ma il sale?” “Il sale di cui è intrisa la landa dalla quale provengo” – “Il sale, cazzo!” “Non c’è nessun dio in grado di passarti il sale, illuso” e via così, finché non gli spari.
Un personaggio che compare sempre dal nulla sopra le teste dei nemici, tagliandoli a metà anche se indossano fior di armatura, manco fosse munito di bisturi al laser, e insomma sto Wulfgar è assemblato con il solito kit fai da te del superuomo infallibile, inarrestabile, instancabile, vestito di nero, tutto tatuato, munito di cicatrici piazzate strategicamente come si addice a uno davvero cazzuto, ma forse il dettaglio più ridicolo in assoluto è che se ne va in giro con una “daikatana”, una spada a due mani giapponese. Già la parola usata da Altieri, “daikatana”, dovrebbe far tintinnare un bel campanellino d’allarme, perché “daikatana” è una pseudo traduzione giapponese traducibile in “spada a due mani”, ma il nome corretto che usano in Giappone per una spada del genere sarebbe odachi, non daikatana! E questo particolare dovrebbe farci capire che Altieri spesso si spende in dettagli dei quali forse esibisce una padronanza che in realtà non possiede, e ho già parlato dei duelli descritti in modo particolareggiato, cruento, ma del tutto improbabile e artificioso (un esempio lo trovate nell’immagine). Non mi sono messo a fare il fact checking di date e avvenimenti storici descritti qua e là, ma se il giorno si vede dal mattino...
Al solito, se il tuo protagonista è un bulldozer senza anima e se tu autore non perdi nemmeno un attimo a farmi empatizzare con lui, a farmi capire perché è lì, cosa vuole, cosa gli piace, cosa detesta, cosa gli fa male, io lettore faccio una fatica boia a sentirmi investito da lui, coinvolto nelle sue vicende, in ciò che prova e che pensa. La chiave di volta di un libro è davvero tutta qui, e francamente stupisce il fatto che così tanti autori sono più interessati a contare le torsioni impresse a una lama piuttosto che a dare spessore a un loro personaggio. Qualcuno mi dirà “ehi, ma c’è a chi questa roba piace, un po’ come guardare un porno dove la storia non ti interessa ma vai avanti veloce sui momenti salienti” – d’accordo, ma raga: è roba di seghe.
La storia de L’eretico è lineare, essenziale e al netto dei pallosissimi eventi storici che la diluiscono inutilmente si muove su pochi momenti fondamentali. È chiaro che agisce da introduzione agli eventi che seguiranno nei libri successivi e di per sé questo non è un problema (io ho fatto lo stesso), ma lo stile artefatto e convoluto con cui scrive Altieri, unito a una sarabanda di personaggi insipidi, purtroppo non mi incoraggia a proseguire. Altieri, buonanima, ha scritto molto altro e magari proveremo a dargli una chance con altri suoi libri di tutt’altra natura. L’eretico, tuttavia, lo bocciamo con un diagonale a mezzaluna rovesciato di sghimbescio che al mercato mio padre comprò.
Voto: 2/5
January 30, 2018
"In un modo o nell'altro, in un tempo o nell'altro, la guerra sarebbe tornata. La guerra era eterna."
Sangue, morti, peste, stupri, mutilazioni e qualsiasi altra aberrazione vi venga in mente, fanno da sfondo alla guerra eterna tra ferventi cattolici ed eretici luterani. È la Germania del 1630 a fungere da ambientazione della trilogia di Altieri, di cui "L'eretico" è il primo volume. In questo libro vengono mostrati i vari personaggi, definendone i tratti caratteristici, e introdotti gli antefatti che spiegano gli eventi attuali.
Altieri narra il tutto con uno stile decisamente particolare, che fa ampio uso della ripetizione di parole per dare enfasi al discorso. Questo stratagemma mi è piaciuto, ma non del tutto, essendovi molti casi in cui l'enfasi posta dalla ripetizione sembra fuori luogo o non necessaria.
Epici i combattimenti descritti in modo analitico dall'autore, che permettono così al lettore di capire perfettamente ciò che accade.
Ai dialoghi, invece, Altieri ha voluto dare un leggero tocco di realismo. Dunque non si sentiranno soldati analfabeti parlare come un vero e proprio lord, ma si potrà notare nei loro dialoghi degli errori grammaticali.
Per quanto riguarda i personaggi, l'Eretico e Reinhardt rubano il proscenio agli altri. Sono curioso di scoprire la vera identità del primo: sarà uno dei tanti personaggi menzionati en passant? Reinhardt, invece, mi incuriosisce da un punto di vista psicologico, non essendomi ancora chiaro il suo vero modo di pensare.
Infine, il secondo, e ultimo, difetto che ho riscontrato in quest'opera risiede in alcuni capitoli (principalmente i primi dell'Osservatore) dove vengono elencati fatti e date come in un libro di storia, mettendo a dura prova la memoria del lettore.
Sangue, morti, peste, stupri, mutilazioni e qualsiasi altra aberrazione vi venga in mente, fanno da sfondo alla guerra eterna tra ferventi cattolici ed eretici luterani. È la Germania del 1630 a fungere da ambientazione della trilogia di Altieri, di cui "L'eretico" è il primo volume. In questo libro vengono mostrati i vari personaggi, definendone i tratti caratteristici, e introdotti gli antefatti che spiegano gli eventi attuali.
Altieri narra il tutto con uno stile decisamente particolare, che fa ampio uso della ripetizione di parole per dare enfasi al discorso. Questo stratagemma mi è piaciuto, ma non del tutto, essendovi molti casi in cui l'enfasi posta dalla ripetizione sembra fuori luogo o non necessaria.
Epici i combattimenti descritti in modo analitico dall'autore, che permettono così al lettore di capire perfettamente ciò che accade.
Ai dialoghi, invece, Altieri ha voluto dare un leggero tocco di realismo. Dunque non si sentiranno soldati analfabeti parlare come un vero e proprio lord, ma si potrà notare nei loro dialoghi degli errori grammaticali.
Per quanto riguarda i personaggi, l'Eretico e Reinhardt rubano il proscenio agli altri. Sono curioso di scoprire la vera identità del primo: sarà uno dei tanti personaggi menzionati en passant? Reinhardt, invece, mi incuriosisce da un punto di vista psicologico, non essendomi ancora chiaro il suo vero modo di pensare.
Infine, il secondo, e ultimo, difetto che ho riscontrato in quest'opera risiede in alcuni capitoli (principalmente i primi dell'Osservatore) dove vengono elencati fatti e date come in un libro di storia, mettendo a dura prova la memoria del lettore.
February 7, 2025
La scrittura di Altieri è una serie di coltellate inflitte a una persona inerme, una chiesa sconsacrata in cui ancora aleggiano tanfi di incenso, sangue e polvere da sparo.
Ma è anche epica, con una strizzata d'occhio alle produzioni cinematografiche d'azione, un'esaltazione e al tempo stesso una denuncia all'uomo di guerra, una guerra infinita che può far nascere dal terreno sterile solo il seme della vendetta.
Non vedo l'ora di continuare con il prossimo libro della saga. Ci vorrebbero più opere scritte con una tale verve.
Ma è anche epica, con una strizzata d'occhio alle produzioni cinematografiche d'azione, un'esaltazione e al tempo stesso una denuncia all'uomo di guerra, una guerra infinita che può far nascere dal terreno sterile solo il seme della vendetta.
Non vedo l'ora di continuare con il prossimo libro della saga. Ci vorrebbero più opere scritte con una tale verve.
March 22, 2020
«Tenebre. Non esiste altro nella Germania dell'anno Domini 1630. Carestia, morte, pestilenza provocate da una guerra che sembra eterna. Ma nemmeno questo bagno di sangue ferma Reinhardt Heinrich von Dekken, Principe di Turingia, uno dei nobili cattolici più potenti e temuti del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. Quello di Reinhardt, uomo nel cui passato grava un incubo che rifiuta di dissiparsi, è un disegno di potere destinato a sconfiggere il tempo. Nel perseguirlo, Reinhardt non ha esitazioni. Eppure, come in una profezia dell'Apocalisse, il suo destino è inesorabilmente legato a quello di un guerriero senza nome, enigmatico e letale: un eretico in nero che di Reinhardt sembra l'antitesi assoluta. »
Bellissimo. Violento, bastardo dentro, crudele, sporco, puzzolente e senza pietà. Come i tempi in cui questa storia è ambientata. Con la Guerra dei Trent’anni sullo sfondo (con tutti i più laidi intrighi e i tradimenti politici e soprattutto religiosi), la vicenda di un misterioso “eretico” vestito di nero che si fonde con le tenebre, abilissimo spadaccino e dotato di armi e lame micidiali, che combatte contro un terzetto di tipacci sanguinari, avidi, depravati e spietati: il capitano di ventura colonnello van der Kaal, il granduca Auerbach e, soprattutto, l'algido Reinhardt Dekken, principe di Kragberg. In compagnia di una strega e di un mercenario disertore, l’eretico prepara il suo piano di vendetta. Nella città "libera" di Magdeburgo intanto vediamo in azione il misterioso Osservatore (un nobile francese al servizio niente di meno che del cardinale Richelieu) e del costruttore di lenti, l'ebreo Leopold. Anche questi due personaggi sono legati in qualche modo all'eretico. È molto interessante notare subito che il "buono" della vicenda (l'eretico) sia legato all'oscurità, mentre il "cattivo" invece alla luce. Quando generalmente è proprio il contrario. Vedremo nei prossimi due volumi come si svilupperà la trama, ma l'attesa è sicuramente molto alta. Tra non molto attaccherò il secondo volume. ;)
Bellissimo. Violento, bastardo dentro, crudele, sporco, puzzolente e senza pietà. Come i tempi in cui questa storia è ambientata. Con la Guerra dei Trent’anni sullo sfondo (con tutti i più laidi intrighi e i tradimenti politici e soprattutto religiosi), la vicenda di un misterioso “eretico” vestito di nero che si fonde con le tenebre, abilissimo spadaccino e dotato di armi e lame micidiali, che combatte contro un terzetto di tipacci sanguinari, avidi, depravati e spietati: il capitano di ventura colonnello van der Kaal, il granduca Auerbach e, soprattutto, l'algido Reinhardt Dekken, principe di Kragberg. In compagnia di una strega e di un mercenario disertore, l’eretico prepara il suo piano di vendetta. Nella città "libera" di Magdeburgo intanto vediamo in azione il misterioso Osservatore (un nobile francese al servizio niente di meno che del cardinale Richelieu) e del costruttore di lenti, l'ebreo Leopold. Anche questi due personaggi sono legati in qualche modo all'eretico. È molto interessante notare subito che il "buono" della vicenda (l'eretico) sia legato all'oscurità, mentre il "cattivo" invece alla luce. Quando generalmente è proprio il contrario. Vedremo nei prossimi due volumi come si svilupperà la trama, ma l'attesa è sicuramente molto alta. Tra non molto attaccherò il secondo volume. ;)
September 8, 2012
Parafrasando quanto scritto in quarta di copertina "Ci si perde nelle quasi 400 pagine del libro".
La narrazione è confusa, con continui rimandi al passato (che ci possono anche stare) e a pagine storiche che sembrano prese pari pari da un libro di storia. I primi incroci tra i personaggi si hanno a metà libro, e solo nelle ultime 100 pagine si inizia ad intuire qualcosa...
Penso che sia un accenno a tutta la storia, ma che avrebbe potuto tranquillamente essere condensato in un'ottantina di pagine, non di più (oppure sviluppato molto meglio di come è stato fatto).
Da notare l'uso incontrollato della parola "simulacro" (ma non esistono i sinonimi), la presentazione di ogni personaggio in stile "Bond, James Bond, agente segreto" e la tendenza a descrivere con linguaggio ipertecnico i colpi mortali inflitti dal carnefice di turno.
Se non avessi già comprato gli altri due libri (sulla fiducia, purtroppo) mi dedicherei ad altro, ma spero che con l'avanzare della storia le cose migliorino.
La narrazione è confusa, con continui rimandi al passato (che ci possono anche stare) e a pagine storiche che sembrano prese pari pari da un libro di storia. I primi incroci tra i personaggi si hanno a metà libro, e solo nelle ultime 100 pagine si inizia ad intuire qualcosa...
Penso che sia un accenno a tutta la storia, ma che avrebbe potuto tranquillamente essere condensato in un'ottantina di pagine, non di più (oppure sviluppato molto meglio di come è stato fatto).
Da notare l'uso incontrollato della parola "simulacro" (ma non esistono i sinonimi), la presentazione di ogni personaggio in stile "Bond, James Bond, agente segreto" e la tendenza a descrivere con linguaggio ipertecnico i colpi mortali inflitti dal carnefice di turno.
Se non avessi già comprato gli altri due libri (sulla fiducia, purtroppo) mi dedicherei ad altro, ma spero che con l'avanzare della storia le cose migliorino.
February 1, 2011
Non c'è dubbio, Alan D. Altieri sa scrivere; sa scrivere fottutamente bene! Ogni parola è calibrata, ricercata e pregnante e, nello stesso tempo, mai pesante e noiosa.
La Germania devastata dalla guerra dei trent'anni è descritta con brutale efficacia e i personaggi che la percorrono sono eccezionali nel loro tenersi in equilibrio tra credibilità storico-psicologica e fiction.
Essendo solo il primo libro di una trilogia, L'eretico, lascia solo presagire quale sarà la portata dell'intreccio, ma risulta ugualmente godibile e interessante. Insomma, una lettura consigliata.PS. da appassionato di Manga ho trovato in questo romanzo molte similitudini ad uno dei fumetti più belli di sempre, Berserk. Ignoro se l'autore conosca o meno l'opera di Kentaro Miura, ma è sempre interessante osservare come l'atmosfera letteraria e quella fumettistica si possano incontrare.
La Germania devastata dalla guerra dei trent'anni è descritta con brutale efficacia e i personaggi che la percorrono sono eccezionali nel loro tenersi in equilibrio tra credibilità storico-psicologica e fiction.
Essendo solo il primo libro di una trilogia, L'eretico, lascia solo presagire quale sarà la portata dell'intreccio, ma risulta ugualmente godibile e interessante. Insomma, una lettura consigliata.PS. da appassionato di Manga ho trovato in questo romanzo molte similitudini ad uno dei fumetti più belli di sempre, Berserk. Ignoro se l'autore conosca o meno l'opera di Kentaro Miura, ma è sempre interessante osservare come l'atmosfera letteraria e quella fumettistica si possano incontrare.
May 10, 2021
Un solido 4, anche 4,5 se non fosse per alcuni dialoghi e scene puerili
January 17, 2011
Primo libro della trilogia di Magdeburg, scrittura particolarmente "pesante" che richiede un'alta concentrazione nella lettura, che secondo me è indispensabile per seguire bene tutte le vicende e dipingere nella propria mente i luoghi narrati nel libro.
Nella Germania del 1600 imperversa la guerra tra papisti e luterani, tra carestie e pestilenze, a fare da palcoscenico. Il protagonista è un uomo senza legge e senza Dio, come già in molti altri libri di Altieri, in un mondo in cui la religione è spesso pretesto per guerre e sopraffazioni.
Si può rimanere negativamente colpiti dal turpiloquio e dalla crudezza delle descrizioni di massacri, stupri, guerre. Ma di certo non sono opera dell'autore, queste cose succedevano, e succedono, nella vita vissuta. Queste descrizioni così crude secondo me concorrono però a rendere ancor più reale e dipinta l'atmosfera già lugubre di un periodo storico affascinante e controverso.
Questo è un libro storico o un libro gotico? Difficile dare una risposta, di certo gli amanti dei libri storici, i puristi, storceranno il naso, i gotici apprezzeranno di sicura gli ambienti e l'oscurità perenne di cui il libro è pregno. Di sicuro è una buona mistura che se avrete lo stomaco rivestito bene, vi piacerà.
Certo bisogna entrare nella "complessità" narrativa con l'occhio giusto, si entra in un mondo disperato e crudele senza giustificazioni, tinteggiato abilmente dall'autore tramite descrizioni complesse e un uso degli aggettivi perfetto. Per lo meno io li ho trovati così e non mi hanno dato fastidio, al contrario di molti altri.
Dunque un primo assaggio della "guerra eterna" dove cominciamo a conoscere i personaggi chiave della vicenda e ci infiliamo piano nell'ambientazione cupa e tenebrosa. In attesa della seconda parte.
Nella Germania del 1600 imperversa la guerra tra papisti e luterani, tra carestie e pestilenze, a fare da palcoscenico. Il protagonista è un uomo senza legge e senza Dio, come già in molti altri libri di Altieri, in un mondo in cui la religione è spesso pretesto per guerre e sopraffazioni.
Si può rimanere negativamente colpiti dal turpiloquio e dalla crudezza delle descrizioni di massacri, stupri, guerre. Ma di certo non sono opera dell'autore, queste cose succedevano, e succedono, nella vita vissuta. Queste descrizioni così crude secondo me concorrono però a rendere ancor più reale e dipinta l'atmosfera già lugubre di un periodo storico affascinante e controverso.
Questo è un libro storico o un libro gotico? Difficile dare una risposta, di certo gli amanti dei libri storici, i puristi, storceranno il naso, i gotici apprezzeranno di sicura gli ambienti e l'oscurità perenne di cui il libro è pregno. Di sicuro è una buona mistura che se avrete lo stomaco rivestito bene, vi piacerà.
Certo bisogna entrare nella "complessità" narrativa con l'occhio giusto, si entra in un mondo disperato e crudele senza giustificazioni, tinteggiato abilmente dall'autore tramite descrizioni complesse e un uso degli aggettivi perfetto. Per lo meno io li ho trovati così e non mi hanno dato fastidio, al contrario di molti altri.
Dunque un primo assaggio della "guerra eterna" dove cominciamo a conoscere i personaggi chiave della vicenda e ci infiliamo piano nell'ambientazione cupa e tenebrosa. In attesa della seconda parte.
December 5, 2016
Altieri ha superato se stesso. Un capolavoro.
Tra ciò che di meglio io abbia mai letto.
Tra ciò che di meglio io abbia mai letto.
January 3, 2021
Devo assolutamente rileggere questa trilogia. Me la ricordo fantastica.
August 6, 2020
Curiosamente, dopo aver letto poche pagine di questo primo volume della trilogia di Magdeburg, romanzo storico ambientato nella Germania travagliata dalla Guerra dei Trent’anni, la legittima curiosità relativa all’accuratezza della ricostruzione storica e le aspettative circa la resa di un mondo così distante dal nostro sono finite fra parentesi. Ciò che si è imposto in primo piano è stato il vortice di violenza, sangue, sofferenza, carne straziata – e le rare parentesi di intimità, di rispetto per la sensibilità, per la carne sensibile. La violenza è quella di una guerra dove repressione del dissenso religioso e lotta per il potere si traducono in massacri, roghi, stupri, fame, peste, dissoluzione della società. In questo caos sono due le potenze che si contrappongono – non parlo degli Stati, dei vescovadi, delle compagnie di ventura, ma dei due motori dell’azione: Reinhardt Heinrich Von Dekken, potente nobile cattolico, e Wulfgar l’eretico. Il primo tesse le sue trame di potere uccidendo e facendo uccidere senza pietà, il secondo agisce in modo incomprensibile, salvando alcune vite e falciandone altre. Nel vortice scomposto di violenze che travaglia la Germania (fragore, bestemmie, rantoli: un mondo in disfacimento che cerca un nuovo centro), Reinhardt Von Dekken è una massa oscura, un nucleo immobile che assorbe ogni energia, pensiero, parola: attorno a lui c’è spazio soltanto per il silenzio, l’ubbidienza, la morte. In lui, per l’oscurità e l’immobilità. L’eretico, al contrario, è l’uomo che conosce il vuoto e gli spettri, l’uomo il cui nome è scritto nel vento: come il vento si muove fra gli esseri umani e, inavvertito, uccide. Il movimento fluido e disciplinato e il vuoto sono le sue dimensioni. Nel romanzo scritto da Altieri ogni particolare – ogni folata di vento, ogni goccia di pioggia, ogni parola o movimento – urla il proprio significato, come se il mondo stesso sentisse il bisogno di dare sfogo al proprio tormento essenziale. La guerra e i suoi massacri sono dunque solo un fenomeno, così come i personaggi con le loro storie e le loro carni straziate: soltanto increspature su un oceano di tormento. Colpisce che anche i momenti di rispetto della carne sensibile siano non solo rari e precari, ma anche stentati: labbra secche che si sfiorano, mani gelide che percorrono un torace in cerca dei segni di una malattia… Tentativi di amore, di cura strappati a stento dall’oceano di sofferenza. Interessante il ruolo della natura: spesso anch’essa è solo un segno del tormento essenziale; ma quando è troppo vicina agli esseri umani, come accade ai cavalli e ai cani, viene macellata senza pietà; trionfa soltanto quando resta aliena, distante dal mondo umano, come nei corvi, onnipresenti nel romanzo sopra ogni carneficina, a ricordare l’impermanenza della civiltà.
April 1, 2018
Ad Alan D. Altieri piacevano le parole. Non tutte, solo quelle che avevano un suono figo. Gli piacevano così tanto che le usava ancora e ancora. E poi di nuovo e un'altra volta. Simulacro... Rostro... una manciata di sostantivi jolly. Secondo la legge dell'orologio rotto, almeno in qualche caso le avrebbe dovute usare pure a proposito, considerate le ripetizioni. Ma "Magdeburg" va così contro natura che neppure quello è mai successo tra le sue pagine. Questo libro è un'insalata di parole che non si abbassano a comunicare un significato. È un'accozzaglia di frasi vomitate in disprezzo non solo della storia europea, ma anche dell'anima della letteratura fantastica.
Posso solo riassumere il mio giudizio con un: non mi è piaciuto.
Posso solo riassumere il mio giudizio con un: non mi è piaciuto.
February 6, 2018
Goticamente splatter!
All’inizio è una selva di nomi, date, luoghi in cui ti perdi, ma quando la speranza di capirne qualcosa comincia a venir meno, appare un viandante in nero, che viaggia per le terre germaniche del 1600 con una katana al fianco… grazie a questa guida d’eccellenza, si resta legati alla storia, si dipanano trame e complotti, ci si schiera con una fazione o con un’altra… Insomma quello che manca in qualità di prosa si ritrova in scene splatter/paradossali alla tarantino... vedremo com'è il secondo volume.
All’inizio è una selva di nomi, date, luoghi in cui ti perdi, ma quando la speranza di capirne qualcosa comincia a venir meno, appare un viandante in nero, che viaggia per le terre germaniche del 1600 con una katana al fianco… grazie a questa guida d’eccellenza, si resta legati alla storia, si dipanano trame e complotti, ci si schiera con una fazione o con un’altra… Insomma quello che manca in qualità di prosa si ritrova in scene splatter/paradossali alla tarantino... vedremo com'è il secondo volume.
October 15, 2018
Voglio assegnare un riconoscimento a questo libro:
"Le Scene di Duello Peggio Descritte nel Mondo della Narrativa Award", le ho trovate sempre ripetitive e meccaniche, terribilmente schematiche.
L'unica nota positiva è che si sposano benissimo col resto dello scritto: greve, opprimente, creato da una vera "matita di piombo"
Il mio personalissimo consiglio è di impiegare i propri euretti per qualcosa di più valido e il proprio tempo in qualcosa di più divertente.
Sì, anche rileggendo Il Signore degli Anelli per la terza volta.
"Le Scene di Duello Peggio Descritte nel Mondo della Narrativa Award", le ho trovate sempre ripetitive e meccaniche, terribilmente schematiche.
L'unica nota positiva è che si sposano benissimo col resto dello scritto: greve, opprimente, creato da una vera "matita di piombo"
Il mio personalissimo consiglio è di impiegare i propri euretti per qualcosa di più valido e il proprio tempo in qualcosa di più divertente.
Sì, anche rileggendo Il Signore degli Anelli per la terza volta.
September 4, 2019
Arrivata a un terzo l'ho abbandonato.
Scritto secondo una sequenza di immagini, scene spesso statiche, ricche di sfumature (tendenti all'oscuro, cosa che apprezzerei normalmente) che danno più l'idea di una fotografia, che non di un racconto. Le lunghe soste a raccontare eventi passati, di dinastie precedenti, pieni di nomi snocciolati uno di seguito all'altro senza il tempo di metabolizzarli, ,rendono la lettura difficile ed estenuante.
Lungi da me voler criticare un autore tanto talentuoso, ma non è semplicemente un genere di scrittura che si adatta alle mie corde.
Scritto secondo una sequenza di immagini, scene spesso statiche, ricche di sfumature (tendenti all'oscuro, cosa che apprezzerei normalmente) che danno più l'idea di una fotografia, che non di un racconto. Le lunghe soste a raccontare eventi passati, di dinastie precedenti, pieni di nomi snocciolati uno di seguito all'altro senza il tempo di metabolizzarli, ,rendono la lettura difficile ed estenuante.
Lungi da me voler criticare un autore tanto talentuoso, ma non è semplicemente un genere di scrittura che si adatta alle mie corde.
November 13, 2017
Romanzo storico molto crudo e dalla scrittura particolare, atmosfere lugubri e sanguinolente, ambientato in Germania nel 1630-31, durante la guerra fra cattolici e luterani.
Interessante per l'ambientazione storica, è abbastanza avvincente…ma è necessario andare avanti nella trilogia per esprimere un giudizio più completo; perciò subito via al secondo volume!
Interessante per l'ambientazione storica, è abbastanza avvincente…ma è necessario andare avanti nella trilogia per esprimere un giudizio più completo; perciò subito via al secondo volume!
December 11, 2021
Confusionario come pochi altri romanzi del genere. Un ammasso di storia, fantascienza, nomi di luoghi e personaggi se ne vanno a spasso per le pagine in un continuo blaterare di qualcosa che non si capisce mai cosa sia, mentre tu stai lì a leggere e chiederti "e adesso chi sono sti due? E quelli di prima?"
Per quando mi riguarda, ottime idee ma pessima esecuzione.
Per quando mi riguarda, ottime idee ma pessima esecuzione.
September 21, 2018
Una stella in meno perché la trama principale non si conclude e costringe a proseguire con il seguito (850 pagine), e le parti politiche-religiose non le ho capite granché, ma comunque resta un romanzo abbastanza godibile nonostante il linguaggio parecchio ricercato e adeguato. Infatti ogni capitolo, ognuno dedicato a diversi personaggi e diverse trame, ha il suo ben preciso stile narrativo in terza persona. Ci sono le parti volgari e le parti filosofiche, quelle religiose etc e ci sta tutto. Ci sono molti riferimenti ad eventi e a personaggi importanti europei di quell'epoca e non mancano tante scene crude che possono essere pesanti per un lettore poco abituato o impressionabile.
Una seconda stella in meno per le altre troppe cose rimaste in sospeso. La trama dei Colonna e di Farnese, la storia delle suore e dell'Inquisitore di topi (che non ho capito) e altro ancora. Quando magari avrò voglia di leggere il mattone successivo mi sarò già dimenticato tutto. Non si fa così se non si è Giorgione Martin o Tolkien.
Una seconda stella in meno per le altre troppe cose rimaste in sospeso. La trama dei Colonna e di Farnese, la storia delle suore e dell'Inquisitore di topi (che non ho capito) e altro ancora. Quando magari avrò voglia di leggere il mattone successivo mi sarò già dimenticato tutto. Non si fa così se non si è Giorgione Martin o Tolkien.
January 16, 2018
"Per comprendere la verità, Caleb, dovrai prima comprendere la forma dell'acqua"
"L'acqua... Non possiede forma"
"Nemmeno la verità la possiede"
"L'acqua... Non possiede forma"
"Nemmeno la verità la possiede"
October 5, 2018
Partenza mokto lenta, cupa e a volte eccessivamente cruenta, poi la narrazione aumentata il ritmo e migliora decisamente.
July 30, 2020
Un capolavoro assoluto. Trama, ambientazioni e personaggi descritti in modo eccelso.
June 11, 2022
Epico. Ed è solo il primo di 3.
August 2, 2025
Storico. Intricato. Fantasioso.
Read
December 7, 2025DNF 20%
July 25, 2014
http://panopticonitalia.blogspot.it/2...
L’Eretico è ambientato all’epoca della Guerra dei Trent’anni, in uno scenario macabro nel quale morte e distruzione la fanno da padroni.
Alan D. Altieri ci narra le vicende Wulfgar, l’Eretico, un uomo misterioso dalle portentose abilità guerriere, che decide di combattere a viso aperto contro il principe Reinhardt von Dekken, uno degli uomini più potenti di Germania. Tuttavia la trama non è così lineare, perché l’Autore ci racconta parallelamente le storie di numerosi personaggi, che si vanno ad intrecciare con quella del protagonista: Mikla, una strega che viene salvata dall’Eretico, mentre sta per essere bruciata sul rogo; Caleb Stark, tenente della Falange di Arnhem; Alessandro Colonna, nobile romano dalle abitudini libertine.
Alan D. Altieri ci presenta, con sagacia e maestria, un mondo intriso di sesso e morte, dove lo stupro e l’uccisione vengono considerate una pratica comune, tanto che taluni lettori più impressionabili potrebbero trovare estremamente crudo questo libro.
L’Autore non lesina nemmeno dettagli storici. In ogni capitolo sono presenti i riferimenti agli avvenimenti e ai condottieri che hanno maggiormente inciso nella nefasta Guerra dei Trent’anni.
In conclusione, ritengo che questo sia un libro consigliato a tutti coloro che amano le atmosfere tetre-gotiche a sfondo storico.
L’Eretico è ambientato all’epoca della Guerra dei Trent’anni, in uno scenario macabro nel quale morte e distruzione la fanno da padroni.
Alan D. Altieri ci narra le vicende Wulfgar, l’Eretico, un uomo misterioso dalle portentose abilità guerriere, che decide di combattere a viso aperto contro il principe Reinhardt von Dekken, uno degli uomini più potenti di Germania. Tuttavia la trama non è così lineare, perché l’Autore ci racconta parallelamente le storie di numerosi personaggi, che si vanno ad intrecciare con quella del protagonista: Mikla, una strega che viene salvata dall’Eretico, mentre sta per essere bruciata sul rogo; Caleb Stark, tenente della Falange di Arnhem; Alessandro Colonna, nobile romano dalle abitudini libertine.
Alan D. Altieri ci presenta, con sagacia e maestria, un mondo intriso di sesso e morte, dove lo stupro e l’uccisione vengono considerate una pratica comune, tanto che taluni lettori più impressionabili potrebbero trovare estremamente crudo questo libro.
L’Autore non lesina nemmeno dettagli storici. In ogni capitolo sono presenti i riferimenti agli avvenimenti e ai condottieri che hanno maggiormente inciso nella nefasta Guerra dei Trent’anni.
In conclusione, ritengo che questo sia un libro consigliato a tutti coloro che amano le atmosfere tetre-gotiche a sfondo storico.
December 28, 2010
Un bel libro.
Libro disseminato di punti e di brevissime frasi. Con queste (e con pochissime parole) l'autore riesce a descrivere perfettamente i luoghi e i sentimenti con grande precisione; a tratti, pero', risulta un po' pesante e si fa fatica a seguire bene lo sviluppo della storia. Alcune parole vengono ripetute un po' troppo spesso, soprattutto nelle scene di azione.
Storia piuttosto intricata ma molto ben congeniata.
Le scene di combattimento sono piuttosto cruente e, ad un pubblico particolarmente sensibile, potrebbero persino risultare stomachevoli.
Finale degno di una sitcom americana: tutte le storie rimangono in sospeso e il lettore si trovera' a girare l'ultima pagina chiedendosi "beh? ora? finisce cosi'?" e, in preda ad isterismi, lancera' il volume contro un muro maledicendo l'autore e l'editore.
Giuste le osservazioni di qualche utente: la saga di Madgeburg *non* e' una trilogia, e' un libro unico diviso in tre parti. Cio' spiega il finale irritante.
Libro da tenere in considerazione per una rilettura
Libro disseminato di punti e di brevissime frasi. Con queste (e con pochissime parole) l'autore riesce a descrivere perfettamente i luoghi e i sentimenti con grande precisione; a tratti, pero', risulta un po' pesante e si fa fatica a seguire bene lo sviluppo della storia. Alcune parole vengono ripetute un po' troppo spesso, soprattutto nelle scene di azione.
Storia piuttosto intricata ma molto ben congeniata.
Le scene di combattimento sono piuttosto cruente e, ad un pubblico particolarmente sensibile, potrebbero persino risultare stomachevoli.
Finale degno di una sitcom americana: tutte le storie rimangono in sospeso e il lettore si trovera' a girare l'ultima pagina chiedendosi "beh? ora? finisce cosi'?" e, in preda ad isterismi, lancera' il volume contro un muro maledicendo l'autore e l'editore.
Giuste le osservazioni di qualche utente: la saga di Madgeburg *non* e' una trilogia, e' un libro unico diviso in tre parti. Cio' spiega il finale irritante.
Libro da tenere in considerazione per una rilettura
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