La storia della persecuzione degli ebrei attuata dal fascismo tra il 1938 e il 1945 ci è ormai ben nota, ma raramente ci si è soffermati a riflettere su cosa abbiano significato quei tragici sette anni per i bambini italiani. Per i bambini «ariani», cresciuti nell’educazione al razzismo e alla guerra, e, soprattutto, per i bambini ebrei, allontanati da scuola, testimoni impotenti della progressiva emarginazione sociale e lavorativa dei genitori, e in moltissimi casi della distruzione e dell’eliminazione fisica della propria famiglia. Da questa prospettiva la storia che abbiamo alle spalle assume nuovi significati e stratificazioni. Il regime fascista iniziò ad attuare la discriminazione proprio dal mondo della scuola, e i bambini ebrei – prima espulsi, poi separati, esclusi e infine internati – furono vittime tra le vittime. Una parte di essi fu poi deportata, gli altri dovettero fuggire e nascondersi per molti mesi. Bruno Maida ne ripercorre la storia attraverso i progressivi stadi della persecuzione, attento a cogliere non solo lo sguardo che l’infanzia ebbe di fronte al turbinio dei fatti, ma la portata politica di una ferita impossibile da sanare.
Nel primo capitolo l'autore si chiede se questo libro è utile, ricordando l'interrogativo essenziale che pone Primo Levi: Non tutti i libri resistono a una domanda, che spesso viene rivolta a viso aperto all'autore: perché questo libro esiste? Perché, a che scopo, spinto da quale sollecitazione, ti sei messo al lavoro? La risposta non la si trova alla fine del libro, ma in ogni pagina. Ogni pagina è ricca di nomi, di testimonianze, di vicende che abbiamo un disperato bisogno di conoscere, come genitori, come persone. I bambini sono il futuro, e nell'ondata distruttrice del secolo scorso, quello che ha ribadito l'importanza della memoria, della testimonianza, dell'analisi, il loro urlo è rimasto soffocato. Non posso, non potevo fare a meno di leggere questo libro.
Una raccolta di storie di bambini vittime dell'olocausto, di non facile lettura, spesso di ardua comprensione. Difficile maturare una reale consapevolezza di tanto orrore, serve tanta sensibilità.