في يوم سبت عادي مثل غيره من الأيام، في بلدة إيطالية صغيرة، وبينما كان التلفاز يعرض برنامجاً ترفيهياً، تهاجم أزمة قلبية شديدة بييترو بوليتسي، وهو في السبعين من عمره، وتقتله، لكن زوجته، إينيس بانكيرو، لم تفعل المتوقع منها، فلم تطلب المساعدة، ولم تبلغ الأهل والأصدقاء، ولم تنشغل بمراسم دفن الرجل الذي شاركته الحياة أكثر من أربعين عاماً. وتبدأ هكذا رحلة داخل حياة زوجين عاديين لديهما ابن وابنة، ويعيشان في منزل لائق، ويذهبان في الإجازات إلى شاطئ البحر، ويمضيان المساء معاً في مشاهدة التلفاز، وحل الكلمات المتقاطعة. لكن هذه الحياة العادية ليست في الحقيقة كما تبدو، فقد أضمرت بداخلها على مدى ثلاثة وأربعين عاماً مشاعر ضغينة، وصدمة، وألم، وندم. وبينما يحتل الموت المشهد يوماً بعد يوم، يتلاشى الحد الفاصل بين الحياة العادية، والجنون.
بينما كانت أزمة قلبية حادة تداهم السيد " بيترو بوليتسي" ، ويتمزق قلبه ألماً...يصارع اللهاث الخافت بشهقات مفزعة ، كانت زوجته " إينيس بانكيرو " تدير ظهرها له في غرفة المطبخ وهى تنحني على حوض غسيل الأطباق وتصغى للبرامج الترفيهية التي يعرضها التلفاز آنذاك.... لقد مضى على زواجهما ثلاثة وأربعين عاماً...ألا يعني ذلك شيئاً لها ؟..ألن تلتفت ..تدنو من زوجها..تأخذ بيده وهو يُسلم للموت..؟ هيا يا " إينيس ".....ولكن لن يحدث ذلك مطلقاً ، بل هى تستدعي شريط حياتها..صور مختزلة متشظية من الماضي ، محاولة شحذ الكلمات بالمشاعر ولكن ذلك لم يكن مُجدياً.... يتناهى إلى قلبك أصوات مكتومة من بئر سحيقة لا قاع لها... صوت الزوج مُسالماً وديعاً يساير الحياة عوضاً عن مقاومتها... صوت الابن مستسلماً مُذعناً للطوق الخانق الذي فرضته والدته عليه منذ صغره ، ذاك الطوق من الانضباط الحازم والالتزام الجاد الدقيق الذي لا يسمح بالأخطاء ولا التقصير... بات مرآة تعكس توقعاتها وإن أخفق فذلك مرادفٌ للجحيم... كان ما ينبغي أن يكون ...فأصبح فريسة لشيء يسحقه يوماً بعد يوم دون أن يدرك ماهية ذاك الشيء... صوت الابنة..الابنة الخطأ، كان عنيداً متمرداً ، لم ترضخ لتضييق الخناق ، لاذت بالفرار بعيداً..كانت خارج المكان ، فالاختفاء هو الخطوة الأولى للانطلاق في طريق تحقيق أحلامها ، لن تبالي بخيبة الامل المزعومة التي ترتسم على ملامح والدتها...وتقاوم مشاعر الكراهية التي تتلقاها بها عيناها ، لن تتنازل لتصبح حبيسة لتوقعات الآخرين .. لقد كانت الابنة الخطأ التي لم تفعل ما ينبغي عليها... الأم كانت تتقن الرسم...حاولت أن ترسم أفراد عائلتها مقتطعة من الماضي صور لعنق الابنة الصغيرة مُعلقة بجوار أذن الاب ، ذقن الابن معلق أسفل أصابع الأم...مشهد رمزي مُبهر من حيث دلالة أن ليس هناك نسقاً قد يجمع أفراد تلك العائلة ومع ذلك سترى الأم عشوائية تلك الرسومات متناسقة مما قد يدفعها للوقوف أمامها متأملة ولو إلى الأبد... لن يكون هناك صورة تضم افراد هذه الأسرة لأنك عندما ترسم احدهم عليك أن تراه بداخلك كما هو وليس كما ينبغي أن يكون..كما إنها لم تكن تتقن سوى رسم قصتها هى وحدها.... أخيراً هل يمكن للكلمات في لحظة مكاشفة أن تفرغ حمولتها الزائدة...نلك التي في ظلها الثقيل المظلم تضيق الأنفاس...تقض الروح ألماً...وتُقتل الأمنيات وتُبدد الأحلام... هل يمكن ذلك أم ستموت الكلمات على الشفاه....تراه عندئذٍ سيكون الثمن فادحاً ؟ اجل...فادحاً ومروعاً جداااا.....
La Romagnoli mi ridà la speranza che in Italia qualcuno riesca ancora a scrivere romanzi rinunciando a sfoggiare ego ipertrofici e scritture sciatte. Qui l'autore si fa veicolo dei personaggi, esattamente come un attore. I quattro personaggi sono descritti in tutta la loro profondità, grazie all'uso dei flashback innescati proustianamente, che rivelano le dinamiche del cambiamento. In La figlia sbagliata non c'è nulla di macchiettistico e stereotipato, sebbene la storia sia sentita e risentita. Nè alcunché di universale. Non una frase in tutto il romanzo comincia con "I maschi sono tutti..." o "Le donne pensano sempre...", banalizzazioni idiote che arrivano a occupare 1200 pagine in altri libri candidati allo strega 2016. I dialoghi non sono tanti (i personaggi stanno molto con loro stessi) ma quei pochi sono fulminanti: secchi ed efficaci come i dialoghi teatrali. Scopro a lettura finita che la Romagnoli scrive per il teatro: ah, ecco. L'ho letto in un giorno ed è stato come addentare un panino succulento dopo una settimana di digiuno. Perché una settimana dedicata quell'altro libro, La scuola cattolica, non riesco a immaginarla in altro modo: digiuno.
Pietro è a casa, seduto a tavola mentre sua moglie Ines sistema la cucina: le solite cose. La tv è accesa sul solito programma. Eppure la serata è insolita: Pietro muore d’infarto, lì, a tavola, mentre Ines fa le solite cose. Vittorio è il loro primogenito, mai una piega: studente modello, cultore del nuoto, vincitore di premi e medaglie. Uno che s’impegna, che riesce, uno che non ha mai dato alla madre un solo motivo per stare in pensiero. Riccarda è la loro secondogenita, testarda già da bambina, quasi inavvicinabile. Una preoccupazione appresso all’altra per Ines, con quel caratteraccio così poco cedevole. Fino alla decisione di andare a studiare per fare l’attrice, ma che lavoro è? Ovvio che sua madre debba stare in pensiero. Tragedia in quattro atti. Non c’è alcuna salvezza possibile qui perché anche chi sopravvive dovrà portare per la vita il peso di un dolore immane. Una famiglia normale, padre madre figlio figlia, una vita normale. Qualche problema economico a un certo punto, però tutto normale. Del resto tragedia è anche questo, coprire un dolore profondo e schiacciante. Tragedia è scoprire che quell’altro per il quale ci si annulla è una madre o un figlio, che invece con la forza del suo amore e della sua fiducia dovrebbe darci le ali. Un romanzo crudo che ci fa sprofondare nella stessa spirale, nell’abisso in cui si trovano i protagonisti. Una lettura dolorosa ma illuminante sul talento e il coraggio e sul loro difficile rapporto con la famiglia, luogo capace di bene luminoso ma anche di oscuro male.
Non è male questo brevissimo romanzo che, volendo, si può leggere anche in una sola serata. La scrittura è volutamente semplice, dato che rispecchia l’ambiente e il livello culturale dei suoi protagonisti, appartenenti alla borghesia medio-bassa. Riuscita è sicuramente l’atmosfera un po’ rétro, quelle cose che si facevano e si dicevano un tempo, di cui Ines Banchero è la rappresentante per eccellenza. E certamente è lei a dominare la scena, anche quando sono gli altri componenti di questa sfortunatissima famiglia a parlare e a raccontare.
Molti passaggi sono piuttosto riusciti, tuttavia, nell’insieme, mi è parsa una scrittura ancora troppo acerba per poter ambire al “Premio Strega”, anche se i premi letterari non sono più, da tempo, garanzia di qualità.
Comunque, è un romanzo che si legge volentieri, non superficiale e, a tratti, ben sviluppato.
sarebbero 3,5* ma viste le ultime sòle, soprattutto italiane, 4 stelle piene
finalmente una scrittura piana e semplice senza essere banale, che non si arrotola attorno alle belle frasi baroccanti; personaggi credibili e ben delineati, situazioni plausibili, anzi, che a momenti mi scartavetrano la memoria. Racconta una storia, la racconta bene, non gira attorno al suo ombelico, non pare dire: ammirate il grande scrittore! ha la precedenza la storia alla sua boria. ho trovato qualche scena tirata un po' per le lunghe ma nell'insieme un bel libro.
Leggere La figlia sbagliata della Romagnolo, candidato al Premio Strega 2016, dopo Lacci di Starnone ha contribuito a far restare la mia mente ingarbugliata all'interno di dinamiche familiari disfunzionali e circoli viziosi di estrema sofferenza intergenerazionale.
Diciamolo subito, chiaro e tondo: la Romagnolo è stata straordinaria. E' riuscita a tessere una tela complessa ma precisa degli eventi e della psicologia dei personaggi facendoli crescere, maturare, cambiare sotto ai nostri occhi. C'è un filo rosso che collega tutti gli eventi che non si spezza mai: ogni azione o emozione dei protagonisti è correlata ad altre azioni ed emozioni ben precise e rintracciabili nello spazio-tempo delle dinamiche familiari.
Andiamo per ordine: la copertina è bellissima. Grafica, essenziale, con gli elementi salienti del romanzo già presentati sottoforma di disegno. Il rebus ci rimanda immediatamente alla Settimana Enigmistica che, all'interno delle vicende, detiene un ruolo significativo. Sul retro-copertina, invece, vi è stampata una spirale sulla quale sono indicate le date più significative delle vite dei personaggi. La trama, infatti, si distribuisce su quattro giornate ma, tra una giornata e l'altra, vi sono dei flashback che ci consentono di scoprire cosa sta dietro al qui ed ora aiutandoci pertanto a comprendere la personalità ed i sentimenti dei protagonisti in modo profondo e progressivo.
Protagonista della vicenda è la famiglia Polizzi composta da Ines, vertice del sistema familiare sotto la quale si posizionano gerarchicamente tutti gli altri, Pietro, gran lavoratore ora in pensione che mantiene una posizione quasi di spettatore all'interno della struttura familiare, ed i loro figli Vittorio (amato e venerato) e Riccarda (sbagliata e rifiutata anche nel nome).
Il libro inizia con la morte improvvisa di Pietro Polizzi: un infarto lo stronca mentre la moglie sta lavando i piatti e gli dà le spalle. Quando Ines se ne accorge non fa nulla: non chiede aiuto, non avvisa nessuno, non entra nel panico. Dà semplicemente il via alla narrazione delle vicende della loro famiglia. Ines mi ricorda quelle donne che arrivano in terapia con la figlia anoressica o tossicodipendente o con dei tic molto evidenti ed invalidanti: l'estremo controllo e l'assenza di alterità nella relazione educativa non porta mai a qualcosa di buono. Chiariamolo. Ines infatti rende la sua vita ragionevole: tutto ciò che fa non viene dal cuore o da motivazioni positive ma dalla semplice e sterile ragionevolezza. Questo dogma lo proietta sui suoi figli mediante un controllo spasmodico ed una totale incapacità di leggere i loro reali bisogni: Vittorio collude con lei, diventando quel bambino così perfetto da renderla la donna più orgogliosa al mondo; Riccarda, in qualche modo protetta dal fratello che le fa da scudo, ha la forza e la possibilità di ribellarsi, con la conseguente esclusione dall'amore materno.
"Mamma sta facendo quella faccia e Vittorio sente di non avere scampo. -Sì- le dice."
"A volte, con la mamma, Vittorio va in confusione."
Con una madre così intrusiva ed un padre così evitate (Pietro si ammazza di lavoro piuttosto che stare a casa con Ines, rinunciando pertanto anche alla sua funzione genitoriale), infatti, Vittorio non è in grado di distinguere i suoi desideri e bisogni da quelli della madre. Si crea una diade simbiotica carica di sofferenza che impedirà a Vittorio di crescere veramente, di maturare, di seguire la sua strada. Riccarda, al contrario, grazie ad una costante ribellione riuscirà a seguire il suo istinto e a fare ciò che ama, per questo verrà additata come sbagliata.
Il talento è un tema centrale del romanzo perché Ines impedisce con il suo dogma della ragionevolezza di lasciare che il talento prenda il suo spazio: sopprime il suo talento (per il disegno), quello di Vittorio (per il nuoto) ma non quello di Riccarda (per la recitazione). Ines ritiene che il talento non sia sicuro, concreto, sensato. Ma può una vita essere felice se deve essere costantemente circoscritta all'interno di paletti sicuri e ragionevoli? La Romagnolo, con La figlia sbagliata, ci insegna di no.
"All'illusione non c'è sollievo, è la cosa peggiore della vita."
Ho letto alcune recensioni in cui si sosteneva l'idea che il finale lasciasse le mani del lettore vuote. Non sono sicura che, in tal caso, sia stata davvero compresa la profondità delle vicende narrate e la carica emotiva che caratterizza questa famiglia. Il finale, infatti, era inevitabile ed ha chiuso il cerchio: ogni azione ed emozione vissuta nella storia familiare ha avuto la sua corrispondente e tragica conseguenza.
Pietro è un marito, Ines è una mamma e poi una moglie, hanno avuto Vittorio, il primogenito, e dopo Riccarda; sono una famiglia come tante in una provincia italiana. Durante quattro lunghi giorni , attraverso i ricordi, i gesti, i disegni e i silenzi di Ines, scorre il film dei quarantacinque anni di matrimonio con Pietro, un uomo assente, accondiscendente, un padre che delega tutti alla moglie, che quando la famiglia lo soffoca prende il suo autoarticolato e parte, intrappolato in un rapporto fatto di abitudini, doveri, parole taciute. Arrivano a non parlare più Ines e Pietro, neppure si guardano, si sopportano soltanto. Vittorio è il primogenito, prediletto, adorato, preferito dalla madre la quale si annulla in lui; è stato un bambino e poi un adulto 'perfetto' , talentuoso, ubbidiente, mai uscito dal sentiero tracciato dalla madre. Se lo domanda Ines se suo figlio è felice? Se ha sogni e desideri diversi dai suoi? Sarebbe andata diversamente se non ci fossero state così alte aspettative da esaudire? Riccarda, lei non è come Vittorio, non è come Ines la vorrebbe, è una figlia che 'abbandona' i vecchi genitori, che non studia, che corre in città a fare l'attrice; non è facile essere la figlia sbagliata, che delude, che è sempre seconda. Tutto ciò si ricostruisce, tassello dopo tassello, durante quei quattro giorni dolorosi e surreali, mentre Pietro è accasciato sul tavolo della cucina, stroncato da un infarto. Ines inizialmente neppure se ne accorge, poi non reagisce, lascia tutto fermo, sospeso, anche il cadavere: deve pensare, ricordare, digerire e infine capire. Un bel libro veramente.
La figlia sbagliata Raffaella Romagnolo Editore: Frassinelli Pag: 170 Voto: 3 e mezzo/5
Un bel romanzo. Mai banale e mai scontato. La vicenda familiare narrata è costellata di tragedie, di abusi psicologici, di attenzioni soffocanti. Scrittura piacevole. consigliato
Le relazioni familiari sono questioni piuttosto complesse e Ines Banchero dall’alto dei suoi quarantatré anni di vita coniugale, ne è perfettamente consapevole: macina pensieri mentre rassetta la cucina, avvolta dal suono del televisore e dal tintinnio delle stoviglie, non fa caso alla presenza silenziosa di suo marito Pietro Polizzi, seduto al tavolo immobile, forse troppo, dinanzi alla Settimana Enigmistica.
Alle spalle di Ines, nelle faccende affaccendata, il marito vive la sua tragedia: sfinito da un dolore lancinante al petto che lo lascia senza fiato né parole, rotea lo sguardo verso moglie e si spegne così, da solo, seduto al tavolo della cucina davanti ad un cruciverba, ammantato da una coltre di solitudine e dall’odore del sapone per i piatti.
Quella che avete letto è una breve sintesi che ho fatto di un momento saliente e fortemente significativo descritto ne LA FIGLIA SBAGLIATA di Raffaella Romagnolo. Devo ammettere di non aver mai letto nulla di questa scrittrice: mi sono trovata davanti al suo libro in fila tra tanti e sono rimasta affascinata dalla copertina raffigurante l’immagine di un rebus. Chi mi conosce sa che sono una lettrice assorta e impulsiva e anche questa volta non mi sono smentita: ho afferrato il volume con mani salde e senza nemmeno leggere la trama ho deciso che era giusto per me!
La lettura è stata davvero piacevole, lo stile pulito e disinvolto. Ho apprezzato la fluidità con cui le parole scorrono senza mai scadere nell’ordinario.
La storia è fortemente intimista, affonda le sue solide radici nella vita di una famiglia comune, dilaniata da avvenimenti che segnano per sempre e che ciascuno cerca di elaborare a modo proprio, ma è anche la storia di un nucleo familiare che non riesce a trovare il giusto equilibrio tra le aspettative degli altri, le responsabilità e il desiderio di realizzare le proprie aspirazioni. Tutta questa ambivalenza crea un senso di precarietà, un clima di incertezza sospeso tra la ricerca di un porto sicuro e la sensazione di vivere in una prigione costruita sulle macerie dei propri sogni infranti: una pantomima di vita che cela le sue verità, quelle più inconfessabili, ben nascoste tra le pieghe dei sentimenti. Ines, figura emblematica nel racconto, forte e nello stesso tempo fragile, realizza di aver condotto un’esistenza costruita all’interno di un bozzolo confortevole per paura di soffrire, di confrontarsi con il proprio talento e naufragare nel fallimento. Lo stesso timore lo proietta sui entrambi i figli, Vittorio e Riccarda: uno, figlio modello, ragazzo giudizioso, l’altra, a suo dire troppo seria, troppo scontrosa, troppo solitaria.
Il coprotagonista del romanzo è il tempo. Per Vittorio lo scorrere degli istanti ha una valenza positiva in quanto tutto passa: le costrizioni, gli obblighi a cui non riesce a sfuggire, per non deludere sua madre… Per Ines invece il tempo, soprattutto quello passato è pericoloso e rappresenta il triste vessillo di un inutile spreco del suo talento.
Il libro si fonda su un abile struttura narrativa concepita sulla vita di Ines e la sua famiglia e si avvale di opportuni e interessanti rimandi al passato. Mi è piaciuta molto la parte relativa alla relazione amorosa avuta da Ines con un uomo sposato, prima dell’incontro con il futuro marito Pietro, un rapporto intenso, inquinato da un sottofondo di paura che la tiene sveglia, le toglie l’appetito e la stordisce come un urlo.
Degno di nota è il disegno della spirale presente all’inizio di ciascun capitolo, chiaro rimando all’archetipo junghiano simbolo della natura ciclica femminile e del ritorno eterno: nascita, morte e rinascita. Una lettura sulla vita, quella vera, priva di inutili orpelli, ma cruda, realistica, drammatica, che non teme di affondare le mani nel dolore, che non si limita a guardare dal buco della serratura ma entra a gamba tesa nella storia e la rende al lettore nella sua pienezza.
Nelle note conclusive la scrittrice definisce “una tragedia in forma di romanzo” questa storia di raggelante normalità.Un sabato sera come tanti per una coppia di anziani – Ines e Pietro – in una anonima città di provincia; in cucina, la televisione accesa su Ballando sotto le stelle, lei sta lavando i piatti, lui seduto al tavolo con le parole crociate quando all’improvviso un infarto lo stronca. Lei non se ne accorge fino al mattino dopo, ma fa finta di nulla, non avvisa nessuno nemmeno nei giorni successivi e il morto rimane su quella sedia…La verità sui 43 anni di matrimonio della coppia viene lentamente a galla attraverso il “monologare” di Ines con il morto alternati ad alcuni flashback del passato: una vita piena di problemi, rinunce, parole non dette, incapacità di capire chi ti vive accanto.Ines ha dedicato la vita alla famiglia e vuole avere tutto sotto controllo, su binari sicuri e tranquilli, anche a costo di soffocare ambizioni e inclinazioni personali. Il talento può essere perseguito solo come investimento senza rischi, altrimenti è meglio lasciarlo perdere. Per i due figli è stata una madre iperprotettiva, chioccia, soffocante, rigida e amorevole allo stesso tempo, modello bastone e carota. Riccarda è la figlia sbagliata perché si è ribellata non ha accettato il percorso obbligato “ragioniera – impiegata – fidanzata – moglie – madre” con fine pena mai: ha rischiato sul suo talento diventando un’affermata attrice di teatro; un modo per fuggire da una famiglia che l’ha lasciata andare a vent’anni solo perché non credeva un briciolo nel suo successo. Vittorio è il figlio modello che tutti invidiano, ma in realtà è infelice e represso fin da bambino, quando gli altri ragazzini lo prendono in giro al mare anche per i troppi divieti di “mamma”. Bravo a scuola è una promessa del nuoto ma deve rinunciare perché “mamma” ritiene più sicura la laurea in ingegneria; “mamma” che gli compra i vestiti quando frequenta l’università per non sottrarre tempo allo studio, che gli gestisce lo stipendio su un conto cointestato così da non distrarsi sul lavoro… Una “mamma da incubo” a cui non riesce mai a dire di no e le conseguenze si vedranno. Pietro infine è un camionista che ha guidato per milioni di chilometri, ha cercato di mettere dei paletti con la moglie, ma quando l’atmosfera si fa pesante preferisce ammazzarsi di lavoro e quasi ci riesce, ritrovandosi poi mezzo invalido e pieno di debiti, in casa tutto il giorno prigioniero della routine Scritto in maniera semplice, incisiva, scorrevole senza uso di termini dialettali. Anche la cittadina di provincia, collocabile facilmente nel basso alessandrino, è spersonalizzata con pochi riferimenti (il viale della stazione, il monumento ai caduti) per rendere ancora più anonima la vita dei due coniugi. Personaggi comunque vivi e molto umani, che sentiamo subito vicino a noi, a cominciare da Ines, la classica signora anziana della porta accanto, un po' moralista e intransigente, che non dà confidenza e che senza che nessuno se ne accorga sprofonda lentamente in una spirale di lucida follia. Una storia che mi ha colpito e su cui spero di non avere spoilerato troppo, e che si è fatta divorare in un baleno. Quattro stelle personalissime e meritatissime
A chi non è capitato di sentirsi fuori luogo nella propria famiglia? Magari sentirsi poco apprezzati oppure fin troppo apprezzati, tanto da avere il terrore di deludere le aspettative? Questo libro indaga esattamente i meccanismi familiari poco sani, in cui spesso genitori con pochi (o zero) strumenti intellettivi ed educativi, finiscono per fare danni senza neppure volerlo... Arrivando a conseguenze a dir poco drammatiche. Una lettura breve ma in fin dei conti piacevole, che fa riflettere su diverse tematiche: il talento, il sacrificio e quanto esso può essere sopportato, la felicità personale in conflitto con il dovere, lo scontro generazionale tra genitori stakanovisti e figli che vogliono anche divertirsi. Insomma piacevole, ma sento di dare tre stelle perché non ha provocato in me le emozioni intense che mi aspetto di provare leggendo un romanzo.
Sensibilità ed estrema cura nel racconto di dolori e affetti, di incomprensioni e legami che nonostante tutto restano indissolubili. Mi sono in qualche modo riconosciuta in Riccarda, anche se per motivi diversi.
A sorpresa, più istruttivo di tutti i manuali che vorrebbero spiegarti come si fa il genitore: questo romanzo quasi perfetto è efficacissimo nel racconto di come non si fa.
Una storia semplice, forse che non vale nemmeno la pena di raccontare: due anziani che vivono di sussidi statali, lui camionista in pensione, lei casalinga. I figli ormai lontani: Vittorio, che ha rinunciato alla sua vita di successi e trionfi, e Riccarda, ora Amanda, la figlia sbagliata, che è diversa da come sua madre la vorrebbe e che non riesce a rassegnarsi ad essere un cliché. Raffaella Romagnolo racconta in poche pagine un'esistenza come tante, che diventa invece un esempio; scava al di sotto delle apparenze e riporta a galla le frustrazioni, le passioni, i desideri e i rancori di una donna, Ines Banchero, che tutto è tranne ciò che vorrebbe sembrare. E, attraverso i suoi ricordi, riaffiorano tratti del carattere del marito Pietro e dei loro figli. Non avevo mai letto nulla di così intenso ed emozionante. La tragedia mascherata da farsa, la sua spettacolarizzazione quasi teatrale, l'ironia pirandelliana con cui la moglie imbelletta il marito morto e prepara la sua uscita di scena... ho ancora la pelle d'oca. Brava, bravissima Raffaella.