L'itinerario poetico di Yeats è esemplare e imprescindibile per comprendere le sorti della poesia europea dalla seconda metà dell'ottocento alla prima metà del novecento.
Nella fase poetica giovanile, i più importanti stimoli letterari contemporanei si addensano ad uno spiccato e possente anelito spirituale, forse il vero leitmotiv dell'intera produzione poetica: nasce così una prima poesia espressamente simbolista, immersa in un orizzonte mitico e ricca di musicalità e suggestioni impressionistiche, che ne caratterizzano tuttavia un'eccessiva vaghezza semantica. Singolare è il primo eclettismo religioso, spesso facente capo più alla tradizione mistica hindi che a quella propria. Infatti, secondo me nei versi giovanili il tentativo di creare una poesia che possa essere radicalmente irlandese e patriottica è pienamente fallimentare: se non qualche toponimo e qualche personaggio mitologico (spesso di finzione), l'Irlanda è assolutamente evanescente.
Nel corso del tempo il verso yeatsiano si asciuga della primeva abbondanza e si fa più classicheggiante, la parola e il dettato si arricchiscono di un'aurea autenticamente magica e le immagini si fanno più nitide, semplici, ma di significato ben più profondo: in particolare dal 1907, anno di pubblicazione di A Vision, opera in prosa in cui si condensa l'orizzonte mistico-spirituale del poeta, si accentua e diventa imprescindibile un tema già presente nei versi giovanili, ossia il tema del doppio, follemente dipinto nella duplice immagine di Sfinge e Buddha, luna e sole, spirito e carne: ogni essere umano è costretto a sottostare alla duplice influenza, che crea, nella casualità con cui le influenze si combinano, le differenze di carattere e di inclinazioni dell'essere umano e non solo, ma anche nel carattere delle nazioni e del mondo. Con questa fase matura della poesia yeatsiana, anche i versi patriottici si fanno meno forzati, più sentiti ed autentici: nella tragedia della guerra civile vissuta dal poeta (perennemente tormentato dal rimorso dell'inazione), la voce stessa si rende più aspra, più arcigna, quasi come se scissa dalla poesia più intima e spirituale, veramente indignata e toccata dai drammi vissuti dalla propria nazione.
La fase anziana della poesia del Yeats, unanimemente giudicata anche la più valida, è quella che realmente mi ha folgorato: lo spiritualismo raggiunge apici di saggezza visionaria, sparsi nei versi in veri e propri squarci improvvisi. L'approssimarsi della morte, l'amara dimensione della vecchiaia, la perdita dei cari amici e dell'immaginazione non sfociano in un canonico pessimismo, ma bensì in una maggiore foga conoscitiva, sorretta dalla certezza di aver raggiunto una maturazione interiore definitiva. La sempiterna questione della superiorità di corpo ed anima, sempre interrogata nell'opera yeatsiana, diventa nell'anzianità ricercata con ansia, e inizialmente risposta con ambiguità. Sorge poi l'intuizione finale, contenuta in Under ben Bulben, poesia finale e lascito spirituale del poeta: corpo ed anima sono complementari, e le due dimensioni, spirituale e corporale, non possono non prescindere l'una dall'altra.