Avete presente le fascette sui libri che dicono "se ti è piaciuto *titolo libro*, leggi questo" oppure "per i fan di *titolo libro*"? Non è la mia tecnica di marketing preferita, eppure, vorrei iniziare questo articolo proprio citando due titoli che questo libro mi ha richiamato alla memoria. Ovviamente, non sto accusando nessuno di plagio, ma le atmosfere mi sono sembrate affini.
Ciò per dire, se vi sono piaciuti questi, leggete questo; se non li avete letti, ma leggete questo e vi piace, beh, recuperate gli altri. Mi sto riferendo alla saga di Deltora di Emily Rodda e la trilogia Neve come cenere di Sara Raasch.
“Esordio di scrittore italiano” è un’espressione che incute molto timore nell’attuale panorama editoriale. Per fortuna, in questo caso – forse per abilità propria dell’autore, forse per il supporto offertogli dal suo editore – il risultato non è tragico.
Prima di proseguire, vorrei precisare che ho ricevuto un’ARC dalla casa editrice prima dell'uscita del libro, ma già seguivo l’autore (su Instagram e Wattpad) e, quindi, ero interessata alla lettura (ciò per dire, come al solito, che la mia opinione non è stata in alcun modo “comprata”). Inoltre, le due citazioni vengono da lì, quindi non posso garantire che resteranno invariate nella versione finale. Puntualizzato ciò, andiamo pure avanti con la recensione vera e propria.
Come prima cosa, voglio elogiare lo studio e la ricerca alla base, perché ci sono ed è giusto che vengano riconosciuti. Subito dopo, va sottolineato il lavoro di progettazione: vengono visitati vari territori e regni e nessuno è uguale al precedente. Ma non è solo l'ambiente ad essere colorato, il punto focale sono i personaggi. Il cast è molto variegato –ci sono stati personaggi che mi sono piaciuti di più, e altri di cui mi sarei volentieri liberata – ma in ogni caso ognuno di essi è stato delineato e caratterizzato in maniera unica. La mia preferita, dall'inizio alla fine, è stata Mizu, regina dell'acqua e del mio cuore. Se le succederà qualcosa, non esiterò a scrivere il nome dell'autore su questo quaderno nero che ho raccolto da terra.
Quanto agli altri dominatori, ognuno ha avuto almeno un momento in cui l'avrei preso a schiaffi, tutti senza eccezioni (specialmente Mayra, che però ha il mio nome preferito). Io capisco che l'autore volesse descrivere dei personaggi non perfetti e infallibili e lo apprezzo, l'autore però deve capire il mio bisogno di menarli se fanno quello che fanno.
Ci sono poi altri due personaggi, che non citerò per non fare spoiler, che invece hanno avuto più momenti in cui mi hanno snervata, perché sono caduti sotto l'incantesimo dell'insta-love, con tutte le brutte conseguenze che ne conseguono. (A proposito di amore, ho le mie ship e subodoro un triangolo che spero tanto finisca con la coppia che preferisco.)
Menzioni d'onore a Zimudar, che ha tre battute in croce ma le ho adorate tutte, e ai draghi, perché il mondo ha bisogno di più libri con i draghi (specialmente se viene evidenziata la differenza tra un drago e una viverna).
Quanto alla trama vera e propria: si inizia con la struttura di un fantasy classico, quindi missione per recuperare un oggetto magico e viaggio di gruppo di amici, ma in realtà ci sono delle variazioni sul tema. I primi due pezzi (di quattro) sono recuperati abbastanza in fretta, da ciò si intuisce che non può essere solo questo. Per tutto il libro mi sono quindi domandata dove l'autore volesse andare a parare; non c'è stato mai un punto morto, anche i momenti più di calma in realtà servivano a portare avanti la trama. Devo ammettere di non aver trovato alcun colpo di scena davvero sconvolgente, ma non per banalità, bensì perché l'autore aveva lasciato tutti gli indizi per arrivarci senza che spuntasse fuori dal nulla e tutto si è ricollegato (eh, D&D, voi che ne dite?).
Quanto al finale, senza fare spoiler, è stato abbastanza "felice", motivo per cui sono preoccupata per i seguiti. Da essi, c'è una rivelazione che mi aspetto, ma soprattutto credo che si vedranno un po' più di intrighi politici che in questo primo volume sono stati abbastanza limitati.
Ci sono, poi, ancora dei punti interrogativi che non so se troveranno risposta nei prossimi volumi o l'autore intende lasciare così misteriosi, (in particolare per uno, personalmente mi andrebbe anche bene non sapere mai la verità).
In realtà (forse per deformazione professionale?) quello che mi piacerebbe davvero capire è come funziona la moneta, quanti pezzi fanno quanto e il valore di essi.
In conclusione, anche se potrei aver notato un paio di congiuntivi saltati e altrettanti refusi (su una copia che comunque non era quella andata in stampa, segnalo nuovamente), nel complesso è stata una bella lettura che mi sento di consigliare agli amanti del fantasy classico/high fantasy (nonostante la mancanza di una traduzione a margine delle frasi in lingua "inventata dall'autore").
Se questo era l'esordio, non vedo l'ora di vedere come evolverà il talento dell'autore nel corso della trilogia.