Il mare prende, il mare dà. E un mattino di primavera la bassa marea consegna alla spiaggia di Borgomarina un corpo di donna. La ritrova, più morta che viva, Andrea Muratori detto Mura, giornalista in pensione, tornato nel paesino di villeggiatura dell'infanzia dopo una lunga carriera da inviato giramondo, con pochi soldi in tasca, un capanno di pescatori come casa e in pace con se stesso. Siamo in Romagna, la riviera delle vacanze di massa e del divertimentificio, cento chilometri di litorale che con il solleone diventano metropoli diffusa spalmata tra Marina di Ravenna e Gabicce, per metà West Coast all'italiana e per metà irredimibile provincia di vitelloni, malelingue e brava gente. Ma fuori stagione gli abitanti verniciano e riparano, sperperando i guadagni estivi e portando a galla vizi nascosti. Fra un clan di calabresi che traffica schiave del sesso e immigrati cinesi che spacciano erba, toccherebbe a Mura risolvere il mistero dietro il passato di Sasha, l'enigmatica russa restituita dal mare. Un'impresa troppo grande per lui, se ad aiutarlo non ci fossero altri tre sessantenni irresistibili. «Uno per tutti, tutti per uno» ripetono i vecchi amici, citando i tre moschettieri. Che poi, com'è noto, erano quattro. Enrico Franceschini ha scritto una commedia gialla, caustica e brillante, che illumina le ombre della terra raccontata da Fellini e Tondelli, su cui - tre mesi l'anno - si rinnova la furibonda battaglia del desiderio nazionalpopolare.
Enrico Franceschini (Bologna, 1956) è un giornalista e scrittore italiano. Per trentacinque anni è stato corrispondente dall'estero del quotidiano la Repubblica per il quale ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e Londra, dove risiede attualmente. Ha pubblicato romanzi e saggi e tradotto tre libri di poesia di Charles Bukowski. Ha cominciato a fare il giornalista da ragazzo a Bologna, scrivendo di sport per i giornali della sua città.
ci vuole il tocco magico di Monicelli per raccontare una storia di sessantenni che si comportano da goliardi e trarne non una farsa da cinepanettone ma il suo esatto contrario, cioè una storia molto malinconica e tuttavia selvaggiamente divertente. qui ci sono i sessantenni tardivi goliardi, ma non il tocco magico: dopo cinquanta pagine di "cippa lippa" (così si appellano i quattro) e di allusioni alle rispettive capacità sessuali si comincia a guardare lo spessore del libro, calcolando tristemente di essere arrivati a nemmeno un quinto del totale e chiedendosi se sia poi il caso di proseguire. io ho scelto di non scegliere, e sono andata avanti per forza di inerzia, spinta dalla simpatia personale di Franceschini (di cui ho sempre amato le corrispondenze da Londra e ancora di più il libro che scrisse sugli inizi della sua professione, da freelance a New York), che alla presentazione del libro ha raccontato di avere realmente un gruppo di amici come quelli di cui scrive (non c'erano dubbi), uno dei quali però è morto e lui ha voluto continuare a farlo vivere dandogli, nella narrazione, il suo vero nome, cosa che non ha fatto per gli altri e per se stesso. A questo servono gli amici: per le storie gialle, chiedere altrove.
Sarebbero un quasi quattro stelline, ma per la seconda volta questo mese mi sono scontrata con la differenza tra la trama, la mia immaginazione e la realtà leggendo il libro. Non è come l'ho immaginato io, per questo "paga" la mancanza di una valutazione maggiore. E' un giallo, o almeno dovrebbe esserlo. In realtà lo è molto alla lontana. E non per la mancanza di un "cadavere", non è solo questo che caratterizza il genere, perché comunque una sorta di delitto c'è. Solo che questa parte è molto acquosa, e non perché siamo al mare... ma perché se ne parla veramente poco, non sembra essere la parte principale della storia ma il contorno, se non nelle ultime pagine, quelle finali della storia. Più che altro viene sviluppata la storia personale del protagonista, Mura, giornalista in pensione anticipata e dei suoi tra amici sin dal primo liceo. Di loro, pagina dopo pagina conosceremo tutto, il perché dei loro soprannomi, delle loro attività e di come si divertono insieme. Bello, per carità, sono veramente affiatati e giovani, per essere un gruppo di sessantenni. Conosciamo meglio anche tutti i personaggi che ruotano intorno a Sasha... quella che dovrebbe essere la "protagonista principale" del crimine. Però se ne parla poco. E' lei che Mura trova sulla spiaggia, dopo essere caduta o buttata in mare, ad essere sincera non l'ho capito bene.....perché descrive la scena ma è confusa. Ok, quello che voglio dire è che manca la parte delle indagini, delle ricerche, quella che ti aspetteresti non tanto da un giornalista che diventa investigatore privato ma quella di un giornalista di cronaca, inviato speciale in ogni parte del mondo, con una carriera come quella che Mura ci dice di aver fatto! E, se da un lato la comicità non manca con le battute dei quattro moschettieri, si sente di più la mancanza di queste indagini, e dei dettagli della storia di Sasha: prostituta che lavora per dei calabresi, proprietari di una pizzeria come facciata legale, una figlia presa in ostaggio per ricattarla.... storia vista e rivista ma qualche particolare in più e diverso dal solito, quello che avrebbe reso la storia, una vera storia, più completa. Come ultima cosa, direi che l'autore fa una bella spiegazione geografica e socio-economica della riviera romagnola. Notizie interessanti e ben descritte, senza essere troppo pesanti, in realtà che "arricchiscono" diversamente il testo. Notizie che mi hanno fatto ripensare al viaggio fatto diversi anni fa quando visitai Pesaro, Rimini, San Marino, una bella zona costiera e mi innamorai di Fano, che è un po' più a sud delle zone descritte. Ancora non l'ho cercata ma voglio vedere se i paesini descritti esistono veramente e che mi verrebbe di vedere e altri da rivedere....peccato che il "virus" di questi tempi non permetta gli spostamenti!
Avevo aspettative piuttosto alte per questo romanzo, che si sono sgretolate dopo una cinquantina di pagine dove quattro sessantenni si chiamavano tra loro "Bro" e "Frà". Spoiler: i sessantenni non si chiamano tra loro "Bro" e "Frà". Avrei segato di netto un centinaio di pagine, è ripetitivo in maniera quasi fastidiosa su argomenti che non toccano minimamente la trama, che prende vagamente ritmo verso metà romanzo e si chiude altrettanto velocemente. La storia della Porsche "Usata si intende" non faceva ridere alla seconda volta, alla decima mi aveva veramente rotto il cazzo e le continue "op. cit." scritte così mi sono sembrate un'inutile forzatura. Peccato, perché i personaggi, con un tocco di personalità in più e un po' di "Amici miei" in meno avrebbero fatto la loro porca figura.
Vorrei dare 3,5/5. Le descrizioni e le storie dei luoghi romagnoli sono meravigliose. Io sono cervese quindi è stato molto bello leggere dei posti che frequentavo/frequento e delle infinite piadine ❤️ La storia è interessante, ma come detto in un’altra recensione manca un po’ tutta la parte di cronaca e investigazione che, a mio parere, l’avrebbe resa un vero e proprio giallo. Mi sono piaciuti molto i vari capitoli dedicati ai personaggi secondari come il notaio e l’albergatore. La cosa che mi frena dal dare 4 stelle sono le continue allusioni sessuali e le battutine tra i 4 amici che, secondo me, alla lunga stancano. Leggerò i sequel.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Un giallo simpatico, scritto con semplicità e senza fronzoli, che offre parecchi passaggi che fanno sorridere ma, ahimè, alla lunga stancano. La trama è molto attuale e ben strutturata, anche se abbastanza prevedibile. Carina l'idea di associare un brano musicale ad ogni capitolo. Una lettura piacevole, per passare qualche ora senza pensieri.
“Un mare liscio come l’olio. È un luogo comune, ma rende l’idea. Alle cinque del mattino, l’Adriatico è un liquido immobile disteso lungo il litorale. Non un’increspatura agita l’orizzonte. Tutto è fermo: acqua, cielo, spiaggia.” L’Adriatico la mattina presto, quando cielo e mare sembrano fondersi l’uno con l’altra, e la spiaggia si srotola ai loro piedi per km come un morbido, immacolato tappeto setoso. Ombrelloni ancora chiusi, bagnini con retini da pesca e rastrelli intenti a pescare mozziconi di sigaretta dalla sabbia, pettinandola amorevolmente come se non fosse destinata da li’ a poco ad essere calpestata dalla massa di bagnanti portati dal nuovo giorno. Ho trascorso le mie prime 18 estati in Romagna so esattamente di cosa parla Enrico Franceschini in Bassa Marea. Che per me la gioia di questo romanzo giallo-umoristico non è dovuto tanto all’intreccio e alla simpatia dei personaggi della storia, quattro goliardi sessantenni dall’ironia tagliente e dall’umorismo grossolano (a metà tra Amici Miei e i vecchietti del Bar Lume, con un tocco di Raul Casadei) ma dal luogo in cui si svolge... Andrea Muratori detto Mura, una lunga carriera giornalistica alle spalle come inviato giramondo ed ora sessantenne si ritrova pensionato anzitempo a Bagnomarina, la località marittima dove per anni ha trascorso la villeggiatura che sente più sua della sua Bologna e dove ha deciso di vivere. Ha pochi soldi in tasca, vive in un capanno di pescatori che si affaccia sul mare e sarebbe in pace con se stesso e con il mondo il Mura se il destino non avesse deciso di metterci lo zampino facendogli trovare, una mattina presto durante la “corsetta” di routine sulla spiaggia deserta, invece delle solite conchiglie, il corpo di una donna più morta che viva... Nel tentativo di aiutarla, Mura si imbatte nel lato oscuro della Romagna sfavillante del mare e del divertimento, quello delle schiave del sesso, e dello spaccio della droga. Ad aiutarlo nella sua goffa indagine i suoi i suoi tre amici d’infanzia, tre come i Moschettieri (che in realtà erano quattro...), tre ex-ragazzi come lui, ma come lui determinati a non prendere la vita troppo seriamente, anche loro uno per tutti e tutti per uno. Perfetto per chi ama il giallo tinto di commedia con un tocco dolce-amaro di malinconia.