Quando si parla di materie prime, pensiamo automaticamente all'oro, all'argento, al ferro e al petrolio. Ma anche spezie, cereali, soia e mercurio, torba e granturco, sale e seta, diamanti e chiodi di garofano hanno partecipato a fare e disfare la Storia, il tutto in una sarabanda di guerre, complotti e misteri, arricchendo certi popoli e impoverendone altri. Ossidiana, incenso, bitume, papiro, lana, indaco, pepe, argento, zucchero, cocciniglia, diamanti, lapislazzuli, salnitro, cacao, granturco, tè, caffè, noce moscata, ghiaccio, alghe, belladonna, mercurio, platino…. Quaranta piccole e grandi storie di elementi che hanno preso parte alla costruzione della Storia dell'umanità e del mondo attraverso gli odori, i profumi, i fetori, le fragranze, i colori, i gusti, i sapori.
29/12/2020 (***) Libro di agile lettura, ricco di aneddoti più o meno noti riguardanti la lunga storia di varie materie prime: l'elenco è lungo e piuttosto completo, si va dalle merci più rare e preziose (oro, argento, pepe, seta) a quelle più banali, ma non meno richieste (legname, ferro, grano, mais). Per ogni merce, l'autore delinea un rapido excursus, concentrato come detto più su annedotti e storie che su numeri e statistiche. La lettura è piacevole, adatta a tutti e mostra come nel corso della storia le assenze, le abbondanze e le compensazioni fra aree geografiche attraverso il commercio dei vari beni sia stata il motore trainante di tutto lo sviluppo umano.
Dopotutto, ed è cosa nota, tutta l'epoca delle grandi esplorazioni oceaniche, probabilmente alla base dello sviluppo tecnologico fondato sulla competizione che ha permesso all'Europa di accumulare un enorme vantaggio sugli altri continenti, è stata generata dall'insopprimibile desiderio o dalla stretta necessità di materie prime.
Che tali beni fossero quasi del tutto voluttuari come il pepe o fondamentali come il grano conta poco, poiché è la soggettività delle culture, delle mode e delle epoche a determinarne l'importanza strategica e stabilire nel contempo il destino delle nazioni (dove la relazione fra sviluppo e ricchezza di risorse è tutt'altro che scontata e foriera anzi di situazioni paradossali).
Una buona lettura, anche se avrei preferito grandemente più approfondimento e più dati (ma ne sarebbe uscito tutto un altro libro).
L’eloquente titolo del libro preannuncia che stiamo per inoltrarci in un territorio vasto e variegato, nel corso del tempo e nello spazio geografico, per consolidare un concetto che gli studi scolastici non esplicitavano ma lasciavano sottintendere: le gesta, le guerre, gli imperi, le esplorazioni, le scoperte scientifiche che attraversano la Storia dell’umanità non furono tanto dettate da impulsi di eroismo, nazionalismo, primato di razze o religioni (come tramandato da una visione romantica o di parte), quanto piuttosto dalla ricerca e dal consolidamento del monopolio delle materie prime che accompagnano l’evoluzione del mondo.
L’ascesa e la decadenza di popoli, città e regni furono quindi condizionate in modo determinante dall’avvicendarsi o dal concomitare sulla scena del progresso umano di nuovi metalli preziosi, spezie, addirittura coloranti e alimenti: era sufficiente la scoperta di una nuova sorgente mineraria o di un metodo rivoluzionario di utilizzo e sfruttamento della materia prima per cancellare, talora nel giro di pochi anni, fiorenti rotte commerciali e città che prosperavano lungo il loro percorso, decretando invece l’ascesa e il predominio di altre (…ma Venezia rimane sempre in piedi!)
Uno dei fattori comuni a tali fenomeni è meno conosciuto ma ancor più tragico: l’indiscriminato sfruttamento di migliaia di schiavi per accelerare la disponibilità di materie prime, estratte in condizioni a dir poco disumane o lavorate tramite sostanze e ambienti fortemente tossici e rapidamente mortali.
L’appunto che si può muovere a questo libro e che motiva in gran parte il mio giudizio, non ottimo e inferiore a quanto il materiale avrebbe meritato, è la struttura del saggio, articolato a schede che si succedono in un ordine confuso. Basti pensare che una quarantina di capitoli, ognuno dedicato a una materia prima, sono racchiusi in poco più di 200 pagine, passando improvvisamente dall’argento allo zucchero di canna, dal grano alla seta.
Non ho idea di come avrebbe potuto essere meglio organizzato il lavoro, ma in questo modo, ad ogni sintesi che si addentra in un nuovo tema, con le sue scoperte, le credenze talora mistificate, le ripercussioni economiche, sociali e militari, le gesta di avventurieri o semplici imprenditori coinvolti, si finisce inevitabilmente per dimenticare o confondere quanto accumulato nella memoria del capitolo precedente.
Rimangono i concetti generali, alcuni dei quali ho cercato di richiamare in premessa, e una percezione dominante dell’inestricabile intreccio di interessi, conflitti, azioni di vero e proprio spionaggio industriale o commerciale.
A latere un’idea ha solleticato la mia fantasia di prevalente lettore di fiction: quante affascinanti storie, romanzi e perché no, film, si potrebbero ambientare sullo sfondo delle vicende qui descritte e realmente accadute nel corso dei secoli, a partire ad esempio dalle quattro avvincenti paginette sulla storia del platino!
Non sono riuscita ad apprezzare questo libro che volevo amare. Da laureata in storia volevo piangere quando non ho visto la bibliografia, da dove hai preso tutte le informazioni? Inoltre ogni paragrafo mi è sembrato un elenco di notizie, a volte anche poche correlate tra sé.
Argomento interessante, ma purtroppo poco approfondito. Proprio per questo la mancanza di fonti citate si sente, perché impedisce di cercare altri testi.
Libro da consultare ma che non si “può” spendere in modo immediato. Avrebbe potuto essere... ma non è. Mancano le cartine, dati quantitativi decifrabili (soprattutto legati al presente), una suddivisione coerente dei singoli capitoli, A volte sembra di leggere le curiosità della Settimana enigmistica. Peccato: dopo tanti volumi sulle spezie, sentivo il bisogno su una riflessione diacronica più generale sulle materie prime e sul loro “valore”.
Il libro è una raccolta di brevi saggi su diverse materie prime, dal the al tungsteno passando per mais e patate. I capitoli sono brevi e scorrevoli, ma dopo un po' si passa rapidamente alla noia. Le strutture sono ripetitive e lo stile un po' da libro di geografia delle superiori a breve stufa. Da prendere in piccole dosi
Saggio divertente e interessante, con tantissimi spunti che possono essere usati in classe. Ma, perdio, era troppo chiedere un editor che mettesse a punto coesione e coerenza? Se un mio studente avesse scritto il capitolo sull'oro, una bella insufficienza non gliel'avrebbe tolta nessuno.
Curioso saggio pieno di dati, nomi, paesi, località sconosciute - in alcuni tratti effettivamente è solo un elenco di tutto questo. Ricordarsi l’aneddoto che svetta sugli altri è fatica dura, dato il loro elevato numero.
Cogliendolo da un altro punto di vista, potrebbe rappresentarsi come la storia dell’avidità umana dall’inizio dei tempi, condotta e abitata da un formicaio di gente di cui non resta più nulla, se non un ricordo scipito in un saggio di costume.
Dietro di loro solo distruzione, saccheggio e morte.
Libro interessante ma piuttosto aneddotico. É strutturato quasi come un dizionario, con diverse materie prime come "voci", elencando brevi cenni storici, senza tuttavia un appendice. Avrei preferito un libro più strutturato e approfondito sul tema.
Raccolta di aneddoti un po’ alla rinfusa. Scritto tutto al tempo presente con minimo sforzo. Un argomento interessante, a volte sorprendente. Ma anche un’occasione mancata. Poteva essere più contestualizzato e meglio scritto.
Brevi storie delle materie prime scritte con brio ma anche superficialità. L'autore vorrebbe essere Carlo M. Cipolla, come dice pure lui. Tuttavia, non lo è.
Una storia fatta di micro storie. Una storia economica fatta di molta geografia. Una storia che ha la curiosità perversa di svelare decine di etimologie impensabili. ma più aneddoti che storie, e nozioni che appunto non sono proprio la storia. accattivante, a tratti elegante, utilissimo per aiutare lo stimolo della conversazione sfoggiando spigolature da settimana enigmistica al prossimo aperitivo upper class. e dire che mi è stato consigliatissimo ieri dal commesso di Feltrinelli laureato in filosofia, carino per carità ma la prossimo volta gli consiglio io un libro di economia. e giusto per tornare sull’economia c’è parecchio di preistoria della materie prime ma poco di storia contemporanea: ad esempio manca sonoramente un capitolo (etto) sulle terre rare che a mio modesto parere, come gran parte delle storielle citate nel volume, saranno un driver di stravolgimenti politici ed conomici non banali. O il litio tanto per dirne un’altra, ma chissà forse nella prossima puntata…
L'idea alla base di questo saggio mi è sembrata subito molto interessante, economia e geografia ma anche storia e in alcuni casi un po' di botanica. Tutto questo è presente in questo libro ma purtroppo non ho apprezzato la forma, il modo in cui viene narrato. La divisione in microstorie non mi ha permesso di essere coinvolta, mi sembrava più un libro da studiare piuttosto che un saggio da gustare. Forse avrei scelto meno materie prime e dato più spazio ad ognuna facendo sí che il lettore si appassionasse alla storia.
Ho letteralmente adorato questo libro. Sono da sempre stata appassionata da dove arrivassero le merci che troviamo oggigiorno al supermercato. Qual è la loro storia, e cosa esisteva prima, cosa usavano i nostri antenati prima che queste merci rare arrivassero da lontano. Da amante della Via della Seta, mi sono divertita a leggere questo libro e voglio assolutamente acquistare l'altro dedicato alle verdure.
Ho trovato questo libro per caso, e l'ho scelto per la copertina e per il titolo, due cose che un lettore non dovrebbe fare mai! Ma questa volta mi sono sbagliato! È un libro per i lettori curiosi, sapere come le materie prime hanno vagato per i continenti e leggere di come alcune di esse, oggi non più importanti, in alcune epoche storiche fossero essenziali per distinguersi o per rilanciare la propria nazione è strabiliante.
Ricca carrellata di aneddoti e curiosità su una parte fondamentale e trascurata della storia. Ho apprezzato il tono leggero ed i capitoli brevi. Un'ottima lettura per scoprire qualcosa di nuovo senza doversi per forza immergere in un manuale. Spunti interessantissimi ad ogni pagina, mi hanno poi incuriosita specifici argomenti che approfondirò in seguito. Consigliato!
Si salvano alcune cose interessanti ma spesso è un ripetersi noioso di cose già dette 20 volte nel capitolo precedente.
La storia delle singole materie prime è sicuramente affascinante ma spesso sembra che alcune parti siano scritte di fretta, giusto per chiudere il capitolo o per dire qualcosa senza approfondirla.
E' come leggere il canovaccio del libro vero. Appunti, frasi, riferimenti storici, il tutto quasi mai ben legato e ancora meno spiegato o approfondito. Rimane un senso di incompiutezza, a proposito di un tema che potrebbe essere super interessante ma che trattato così non lascia nulla se non qualche aneddoto sparso. Ah, manca completamente di bibliografia (gravissima pecca). Peccato.
Libro aneddotico, ma che fa capire l'evoluzione dei commerci e delle nuove rotte, fino ad arrivare al mondo globalizzato che conosciamo oggi. Il ruolo da protagonista in guerre e viaggi verso l'ignoto è sempre ricoperto dalla sete di materie prime. Scritto bene, agile, un piacere.
Libro sfizioso e ricco di aneddoti storici. È un minestrone di storie in buona parte slegate tra di loro, una cavalcata tra la scoperta, l'utilizzo e talvolta l'abbandono di molte materie prime. Rapido e curioso.
Non male ma speravo meglio. L'ho trovato poco curato linguisticamente; è vero che è stato tradotto dal francese, ma l'autore è italiano!! Il contenuto è tuttavia interessante.
Non è un caso se il croissant ha la forma della mezzaluna turca. O se, durante la Guerra di secessione americana, le divise delle truppe confederate erano grigie, anziché blu come quelle nordiste. Tutte queste cose non le sapevo, finché non ho letto questo libro interessante e pure divertente.
Utile anche per ricordarsi che qualsiasi tradizione (anche gastronomica) in realtà nasce sempre da un melting pot di culture e dall'attitudine degli esseri umani a girovagare per il pianeta. Unica pecca: poteva essere scritto (o forse tradotto, dato che l'originale è in francese) sicuramente meglio.