La parabola tormentata di Dino Campana, le luci e le ombre della vita breve e intensa di un aedo speciale raccontata con una scrittura rigorosa che non vuole rinunciare alla poesia della narrazione.Dino Campana si muove tra incomprensioni familiari, rapporti difficili con l’ambiente circostante, antagonismi veri e propri con la società letteraria del tempo e le autorità di pubblica sicurezza. Intanto, mentre viaggia in continuazione, sperimentando ogni sorta di mestieri, cerca il senso del mondo e di se stesso nella quella che legge, a cominciare dall’amatissimo Walt Whitman, e quella che scrive, affidando la giustificazione della propria vita alle potenti visioni e alla straordinaria musicalità dei Canti Orfici.Gianni Turchetta ci porta per mano alla scoperta di una figura-chiave per capire la poesia italiana del Novecento, e di un uomo di sensibilità profonda e ondivaga, che lo ha portato, tra peregrinazioni fuori e dentro di sé, alla solitudine e alla pazzia, ma soprattutto a lasciarci un capolavoro che non smette di parlarci e di emozionarci.
Amo moltissimo la poesia di Dino Campana, ma è un autore “minore” che a scuola non si studia. Mi piacerebbe farlo leggere alle mie classi, vorrei avere un apparato divulgativo perché non posso leggerlo e basta, o dare una mia interpretazione soggettiva. Quindi mi sono detta ok, esploriamo il panorama della critica più recente, sicuramente ci saranno spunti interessanti. Qui ho scoperto che Dino è stato a Milano prima del 1910, che aveva sei in grammatica e che presumibilmente ha frequentato le case chiuse. Ecco. Avrei preferito un focus maggiore sui periodi di permanenza in manicomio, sul modo in cui alcuni aspetti della biografia dell'autore si riversano sui Canti Orfici, sul modo in cui c'è un'influenza reciproca con Sibilla Aleramo... Capisco che l'autore sia entusiasta di dimostrarci in esclusiva che ha ritrovato le pagelle di Campana alle medie, o che sono state rinvenute corrispondenze nuove con Ardengo Soffici, ma sono tutte minuzie documentarie che interessano i quattro gatti che nel mondo studiano la biografia di Campana, e non il lettore medio. Peccato.
Letto per un esame universitario. Interessante, ma davvero molto prolisso e ripetitivo. Spesso tocca gli stessi punti in modo diverso (l’ambivalenza emotiva, la follia, il rapporto con le donne), gli ultimi capitoli, in particolare quelli dedicati all’amore con Sibilla Aleramo, sono riassumibili in appena un paio di righe. Tutto questo è a mio vantaggio per l’esame, ma come lettura non lo consiglio