Gaby Meistri soffre di depressione a causa delle preoccupazioni e delle pressioni emotive causate dal suo lavoro alla Ciufflì, un’azienda un tempo florida, che dopo il passaggio del testimone dal fondatore al figlio sta per essere ceduta a un fondo di investimenti americano. Le maestranze entrano in agitazione e, nonostante le rassicurazioni della dirigenza, iniziano a cadere le prime teste. Il mondo di certezze di Gaby inizia a crollare, costringendola a decidere se subire o lottare.
Rubo una frase che ho letto in un'altra recensione: "E' un romanzo d'esordio e dimostra tutto il dilettantismo di una esordiente poco vocata per lo scrivere." Non avrei saputo spiegarlo meglio. E aggiungo la mia: è il romanzo d'esordio Indie peggiore che ho letto al momento. La trama è infima. L'intreccio è inesistente. I dialoghi sono feccia. I personaggi esseri senza spessore. Tutti. Persino la protagonista, la quale è solo un problema in tutto il libro. Il tema è stucchevole, inadeguato, e insufficiente nel sostenere un intero libro. Assenza di colpi di scena veri e quelli che ci sono cadono dalle nubi. Scrittura scadente. Assente in mordente e scene concitate. Dulcis in fundo filosofia sentita, risentita e strarisentita dal 1970 ad oggi in tutti i film da Fantozzi, bar sotto casa, dalla D'Urso su canale 5, da chiunque lavoratore dipendente, in qualunque letto prima di prendere sonno, e dal mio cane a cui ho fatto una testa tanto con gli stessi argomenti. Davvero, di solito quanto recensisco tendo a farlo nel modo più completo ed esaustivo possibile nella speranza che possa essere visto come un atto di buona fede volto a dare dei punti (soggettivi, eh) da cui partire per migliorare il proprio stile di scrittura; ma come si fa quando non si riesce a trovare neanche un punto di partenza?