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Eravamo immortali

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Manolo. Il Mago. O, semplicemente, Maurizio Zanolla. Un ragazzo cresciuto in un ambiente che vedeva le montagne solo come fonte di pericoli, e che un giorno, quasi per caso, ha scoperto il fascino della roccia. Un mondo verticale retto da regole proprie, distante da costrizioni e consuetudini della società, capace di imprimere una svolta al suo destino. Così, al rumore della fabbrica e a una quotidianità alienante si è sostituito il silenzio delle vette. Uno dei più grandi scalatori italiani e internazionali, che ha contribuito a cambiare per sempre il volto dell'arrampicata, racconta per la prima volta come ha scelto di affrontare le pareti alleggerendosi di tutto, fino a rifiutare persino i chiodi. Nella convinzione che la qualità del viaggio fosse più importante della meta, e che ogni traguardo portasse con sé una forma di responsabilità. La famiglia, gli affetti, le esperienze giovanili, gli amici delle prime scalate, le vie aperte spesso in libera e in solitaria, il tentativo di conquistare gli ottomila metri del Manaslu, fino a "Eternit" e "Il mattino dei maghi": Maurizio Zanolla ripercorre gli anni - tra i Settanta e gli Ottanta - che l'hanno portato alla celebrità. Non un elenco di scalate, o delle vie più difficili, ma l'affresco delle esperienze più significative, più intense e toccanti, di una vita vissuta alla ricerca dell'equilibrio.

Paperback

Published April 17, 2018

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Manolo

11 books2 followers

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5 stars
34 (28%)
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52 (42%)
3 stars
29 (23%)
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5 (4%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Claudia.
324 reviews30 followers
September 14, 2018
Autobiografia di Maurizio Zanolla, meglio conosciuto come Manolo, uno dei più forti arrampicatori sportivi in Italia. I primi delicati capitoli sono dedicati ai genitori e all'infanzia passata a Feltre, per poi proseguire con le prime amicizie, le prime scalate, i primi amori, per concludersi nel 1981, anno di apertura della mitica via "Il mattino dei maghi". Più che di arrampicata e di suoi numerosi successi, che spesso minimizza, Manolo ha voluto scrivere un libro sulla sua passione totale e totalizzante per la montagna, su quel desiderio di libertà che è riuscito a trovare solo immerso nella natura, ma sopratutto sulla sua giovinezza vissuta negli anni '70-'80. Ha raccontato con attimi di malinconia quell'atmosfera che si vive e si respira solo quando si è ragazzi, quando non si è ancora tracciato il proprio percorso di vita.
Stupendo, lettura adatta anche per chi non è climber.
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"Non andavo in montagna per morire, anzi. Ci andavo per vivere nella bellezza della natura, lontano dalle contaminazioni sociali, dalle certezze soffocanti e dalle false sicurezze. Era lì che volevo essere in quel momento della mia vita, a inseguire sogni e inutilità, sempre più leggero. Avevo scelto un'esistenza avventurosa e me ne assumevo la responsabilità, senza calcoli, fini, scorciatoie, imposizioni e senza mai recriminare. Anzi, sentendomi sempre più vivo. Non scalavo per entrare nella storia dell'alpinismo, ma solo per esplorare mondi sconosciuti dentro e fuori di me; per vedere se ne ero capace. Ero libero come il vento, e forse non ho più vissuto il presente in modo tanto intenso."
Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews46 followers
May 4, 2018
Eternit, 9 a. Il primo capitolo dell’autobiografia di Manolo si apre con questa via, che ha liberato nel 2009, all’età di 51 anni. “Il nome giusto per non dimenticare le insidie che possono nascondersi in ciò che è invisibile agli occhi” dice Manolo. Strano. A me invece questo nome ha sempre fatto pensare ad un’altra cosa. Ma Eternit è la fine della sua carriera?
Un passo per volta. Una presa per volta.
Manolo ci fa fare un viaggio molto particolare nella sua vita – o meglio: nel suo modo di vivere la vita che per lui coincide con la vita stessa. Come se fossimo a bordo di quel Magic Bus che negli anni Sessanta l’ha portato in un primo viaggio verso l’Asia - guidato da un conducente eternamente attaccato ad uno spinello, viaggio fatto senza un soldo, dormendo appoggiati fuori dalle stazioni di ristoro perché non si potevano permettere un letto e mangiando così poco che dei pistacchi divorarono anche il guscio - ecco che incontriamo come in un sogno (in un’allucinazione? No. La lucida follia di Manolo non è mai diventata allucinazione. Perché? Perché Manolo ha sempre saputo trovare il suo equilibrio: lo slack liner sugli abissi veri, quelli della vita, di sempre) incontriamo dicevo alcuni personaggi della sua infanzia come i suoi genitori, i suoi nonni, suo cugino e con essi brevi cenni su quello che l’ha sempre spinto ad essere determinato a vivere (essere) solo ed unicamente come intendeva lui: libero, a cominciare dal lavoro. Erano gli anni Sessanta e Manolo, vuoi che veniva da una piccola provincia bigotta del veneto vuoi perché è uno proprio fatto così, si è lasciato andare completamente in quella corrente “di sogno, di utopia e di libertà” degli anni Sessanta perché ha sentito che gli permetteva di veicolare al meglio la sua essenza che si riflette poi interamente in quello che è stato il suo modo di scalare: libero (cioè slegato) leggero, rapido. Non era importante la parete: raramente ha lasciato traccia, raramente ha nominato le vie. Importante, fondamentale, era raggiungere l’obiettivo che era la scelta di una parete. Alla base di tutto quindi, della vita e della scalata (che poi, ripeto, per Manolo è praticamente la stessa cosa), c’è una scelta di libertà che poteva essere quella di andare via dal suo paese (dalla sua mentalità) come anche quella di poter lasciare la sua mente come il suo corpo (decisamente molto snodato!! Un poliziotto una sera l’ha trovato in spaccata sul bancone di un bar mentre spiegava il passaggio chiave di una via...) di essere liberi, di muoversi come volevano loro.
Il viaggio quindi a bordo di questo bus particolare prosegue di amico in amico (dai nomignoli particolari: Kiss, il Colonnello, Bastek, il Pirata e molti altri) a raccontare con grande semplicità e in totale assenza di arroganza, le sue varie avventure: di come, per esempio, si è curato le ustioni causate dall’esplosione di una bomboletta a gas con l’olio delle scatolette di tonno; oppure di come dopo una caduta in parete, è risalito dalla doppia usando i cordini delle pedule perché non aveva altro: aveva perso tutto cadendo; o ancora di come una volta, mentre stava scivolando pericolosamente verso un baratro, e mentre cercava di aggrapparsi a qualsiasi cosa le sue mani afferrassero, quando riuscì a frenarsi, si ritrovò una vipera arrotolata ad un braccio; e poi di come si è costruito degli sci alpinismo con delle pedule normali, lavorando di trapano e seghetto; o ancora a quanti incidenti frontali (in macchina e in modo un paio con anche cadute in acqua col veicolo) è sopravvissuto; ma ne potrei raccontare ancora tanti altri.
Manolo non si vanta mai. Non si stupisce mai di quello che ha fatto. Forse perché quello che vuole dire è: quando hai un obiettivo, poi fai di tutto per raggiungerlo, con quello che hai. T’ingegni, ma non ti lamenti - né ti vanti, dopo. Non ti vanti dopo. Perché l’hai fatto per te. Questa è la grandezza della lezione di Manolo.
Manolo ha trovato quindi nella scalata la sua isola-che-non-c’è, la sua fuga (il suo rifuggire) dalle bruttezze di un mondo mentalmente immobile e prefabbricato (secondo l’ideologia degli anni Sessanta, ma soprattutto secondo il suo esprit); scalare per lui significa perdersi nella sua – di sé - essenza più centrale, perdersi nella sua concentrazione più assoluta concentrazione (soprattutto considerato che scalava praticamente senza protezione) la quale, una volta raggiunta si trasformava poi in creatività, in leggerezza, in libertà. Libertà di essere, di esistere come voleva lui. La grande lezione di vita – rarissima nei climbers – è proprio questo incredibile equilibrio che Manolo riesce a mantenere, non tanto con sé stesso (è nato in equilibrio con sé stesso), quanto tra sé stesso e gli altri. Non ci fa entrare nella sua sfera più privata (i due matrimoni, i figli da due mogli), ambito molto interessante per vedere come per davvero riesce a mantenere sempre questo faticosissimo equilibrio, non ci fa entrare dicevo ma unicamente per pudore, lui che non solo non riusciva a piantare un chiodo a pressione in montagna perché gli sembrava di ferirla ma anche quando era invitato, solo a suonare alla porta dell’ amico si sentiva in imbarazzo come se ne invadesse la privacy.
Un libro meraviglioso (innanzi tutto perché è meravigliosa la persona che l’ha scritto e che ha vissuto questa vita) ma strano. E’ divertente, appassionante eppure distaccato allo stesso tempo. In questo distacco c’è l’equilibrio personale di Manolo. Che chiude il suo libro, la narrazione della sua vita, con la sua ultima scalata, ma non perché è la fine: è un nuovo inizio e quindi la fine, inizia. Eternit infatti a me a sempre fatto pensare a “eternità”.
12 reviews
August 23, 2019
L’ho letto quasi d’un fiato ma non mi ha soddisfatto, resta un senso di incompiuto. A fronte di tante avventure non sono riuscito a capire quanto caso, incoscienza, volontà ed amore abbiano giocato un ruolo nelle mille imprese portate a termine.
Tuttavia emerge un bello spaccato di un gruppo di folli romantici.
Profile Image for Stefano Mastella.
272 reviews1 follower
August 27, 2018
Diverso dalla solita biografia di alpinisti.
Il racconto di una vita sospesa dove sembra quasi che gli incidenti più pericolosi siano stati al di fuori della montagna.
Coivolgente ed emozionante
Profile Image for Francesco Granati.
243 reviews4 followers
March 12, 2023
Avendo letto da poco ‘Diciotto Castagne’ - biografia di un montanaro alpinista molto bella e con considerazioni di vita interessanti, ho visto questo e ho pensato di provarci ancora, questa volta con il famoso Manolo (forse anche sponsor del classico ad anni 90 ‘sector no limits’?). Devo ammettere che parte bene ma delude in chiusura. Si parla di montagna e di vette ma mai di vita, mai della figlia che ha avuto quando aveva 18 anni e mai di che tipo di padre p.e. e’ stato o diventato oggi. Avrei voluto leggere della vita, non solo di montagne e salite in libera. Avrei voluto qualche filosofia pseudo ‘montanara’ ma invece questo libro rimane quello che forse promette semplicemente di essere.
Profile Image for Riccardo Dellaporta.
91 reviews
February 1, 2023
Non mi è particolarmente piaciuto. La scrittura è abbastanza fluida, anche se non proprio trascinante. Spiega molto bene le emozioni ed i sentimenti che provava ai tempi mentre scalava ma il più grande difetto è che il racconto della vita di Manolo si ferma ad una sua giovanissima età. Molto utili le note: spiegano molto bene termini tecnici sconosciuti ad un pubblico medio. Molto bella anche l'edizione, e la serie stessa di libri di montagna, della BUR. Da consigliare solo agli appassionati di arrampicata e di storia dell'alpinismo.
Profile Image for Alex.
14 reviews
July 10, 2021
Como toda buena biografía montañera da la sensación de que Manolo ha aprendido algo allí arriba que es muy difícil de apreciar aquí abajo.
Profile Image for Andrea.
20 reviews2 followers
September 14, 2021
Non sono riuscito a finirlo… una vita straordinaria merita un racconto è una narrazione migliore. Peccato.
8 reviews
July 4, 2024
Bello leggere l'autobiografia di un uomo così fuori dal normale. In effetti non si riesce a capire quanto abbia influito il caso, l'incoscienza o altro nelle sue imprese
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Alessandro.
70 reviews
November 22, 2024
Leggendo questo libro ci si chiede ma come diavolo ha fatto quest'uomo a sopravviere a tutte queste scorribande, non solo tra i monti. Da leggere per capire chi è Maurizio Zanolla eh si, perchè nonostante avventure al limite, lui è uno dei pochi alpinisti dell'epoca ancora in vita
Profile Image for Vico Biscotti.
22 reviews22 followers
March 14, 2023
Linguaggio asciutto ed essenziale, che può inizialmente deludere, poi diventa quasi una piacevole firma da cui traspare il carattere del personaggio e che consente un'ampia carrellata di episodi e tappe fondamentali.
A tratti si vorrebbe sapere di più, ma sarebbe forse in contrasto con un personaggio che ha basato la sua vita sui fatti. E che fatti. Manolo parla di certe imprese quasi come fossero accadute per caso e fortuna, con infinità umiltà e umanità, ma chi arrampica resterà basito nel leggere pagine di storia dell'arrampicata attraverso gli occhi di chi l'ha scritta. Nonchè basito di quante volte Manolo sia sfuggito alla morte.
Non lo consiglierei a chi non conosce l'arrampicata, perchè forse potrebbe non apprezzarne buona parte, seppure sia anche una grande storia di un grande uomo, ma chi ama la roccia deve senz'altro leggerlo.
Displaying 1 - 11 of 11 reviews

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