Scritti tra il 1843 e il 1848, i "Racconti di Natale" costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l'autore svela l'altra faccia del mito del progresso, ritraendo l'Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all'intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall'agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.
Charles John Huffam Dickens (1812-1870) was a writer and social critic who created some of the world's best-known fictional characters and is regarded as the greatest novelist of the Victorian era. His works enjoyed unprecedented popularity during his lifetime, and by the twentieth century critics and scholars had recognised him as a literary genius. His novels and short stories enjoy lasting popularity.
Dickens left school to work in a factory when his father was incarcerated in a debtors' prison. Despite his lack of formal education, he edited a weekly journal for 20 years, wrote 15 novels, five novellas, hundreds of short stories and non-fiction articles, lectured and performed extensively, was an indefatigable letter writer, and campaigned vigorously for children's rights, education, and other social reforms.
Dickens was regarded as the literary colossus of his age. His 1843 novella, A Christmas Carol, remains popular and continues to inspire adaptations in every artistic genre. Oliver Twist and Great Expectations are also frequently adapted, and, like many of his novels, evoke images of early Victorian London. His 1859 novel, A Tale of Two Cities, set in London and Paris, is his best-known work of historical fiction. Dickens's creative genius has been praised by fellow writers—from Leo Tolstoy to George Orwell and G. K. Chesterton—for its realism, comedy, prose style, unique characterisations, and social criticism. On the other hand, Oscar Wilde, Henry James, and Virginia Woolf complained of a lack of psychological depth, loose writing, and a vein of saccharine sentimentalism. The term Dickensian is used to describe something that is reminiscent of Dickens and his writings, such as poor social conditions or comically repulsive characters.
On 8 June 1870, Dickens suffered another stroke at his home after a full day's work on Edwin Drood. He never regained consciousness, and the next day he died at Gad's Hill Place. Contrary to his wish to be buried at Rochester Cathedral "in an inexpensive, unostentatious, and strictly private manner," he was laid to rest in the Poets' Corner of Westminster Abbey. A printed epitaph circulated at the time of the funeral reads: "To the Memory of Charles Dickens (England's most popular author) who died at his residence, Higham, near Rochester, Kent, 9 June 1870, aged 58 years. He was a sympathiser with the poor, the suffering, and the oppressed; and by his death, one of England's greatest writers is lost to the world." His last words were: "On the ground", in response to his sister-in-law Georgina's request that he lie down.
Cinque storie che hanno fatto del Natale un simbolo di riscatto, speranza e calore umano. Dal celebre Canto di Natale alle altre novelle, Dickens intreccia magia, sentimento e riflessione sociale in pagine senza tempo.
Questa raccolta ha il merito di infondere un immenso spirito natalizio tramite racconti che, tra realtà e magia, rivelano la grandissima abilità di Dickens, sia quella di costruire trame sempre nuove che quella di essere una guida per il lettore, che prende quasi per mano e porta con sé. Il problema è però il linguaggio estremamente complesso in cui sono scritti che, a lungo andare, rende la lettura decisamente monotona.
★★★★☆: "Un canto di Natale", "Il grillo del focolare" ★★★☆☆: "Le campane", "La battaglia della vita", "Il patto col fantasma"
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La me di otto anni fa doveva essere praticamente illetterata per ritenere "estremamente complesso" il linguaggio dickensiano, che invece in questa seconda lettura mi ha deliziato oltremisura per il suo essere piano e coinvolgente (forse mi riferivo alle lunghe descrizioni, indubbiamente pesanti). D'altro canto, se dovessi rilevare un cambiamento concreto, sempre rispetto a otto anni fa, questo sarebbe un mutamento di spirito che ho senza dubbio subìto: la me sedicenne aveva quasi del tutto perduto quello spirito natalizio che invece adesso mi sembra davvero di aver ritrovato. Alla luce di ciò, mi è parso chiaro come il sole come il "Canto di Natale" di Charles Dickens sia la più bella storia di Natale mai scritta, in cui la straordinaria fantasia dell'autore dà corpo a personaggi indimenticabili attraverso i quali veicolare un messaggio di importanza fondamentale. In fin dei conti, tra l'altro, è quello che si verifica anche nelle altre novelle di questa raccolta, alle quali mi sento pertanto di assegnare quattro stelline piene. Eccole qui nella mia personale classifica:
5) "La battaglia della vita" 4) "Il grillo del focolare" 3) "Il patto col fantasma" 2) "Le campane" 1) "Un canto di Natale"
I primi tre racconti sono stati quelli che più mi hanno commosso, ma tutti mi hanno insegnato qualcosa. Mi hanno insegnato il valore degli affetti nel rendere speciale ogni Natale; la bellezza di gioire nel poterlo celebrare con poco da un punto di vista materiale ma con tanto nei nostri cuori; la necessità di scendere a patti con gli eventi traumatici del nostro passato e accettarli come parte delle nostre esistenze, capendo in che modo le hanno segnate e come ci sono servite a renderci migliori.
"In tutto questo non c'era veramente niente di straordinario. Non era una bella famiglia; non erano ben vestiti; avevano scarpe ben lungi dall'essere impermeabili; avevano pochi abiti [...]. Ma erano felici, riconoscenti, si volevano bene ed erano contenti di quel periodo di feste."
Questo libro non mi ha entusiasmato molto, capisco che non si può criticare una pietra miliare come è Dickens. Però sinceramente i racconti che sono presenti in questo volume non mi hanno preso, tranne Un Canto di Natale naturalmente. Ogni racconto è caratterizzato da un tocco soprannaturale o magico, fantasmi, fate, folletti che fanno aprire gli occhi e raddolcire i protagonisti più duri. Lo stile di scrittura è quello peculiare dell'autore, molto descrittivo e prolisso, ma comunque trattenuto dalla brevità dei racconti e dello spazio che aveva a disposizione quando uscirono sulla rivista dove pubblicava. Come sempre abbiamo degli scorci di vita dell'Inghilterra vittoriana e, spesso, povera.
Alcuni racconti mi sono piaciuti e mi hanno preso più di altri ma penso che sia un libro che debbano leggere tutti prima o poi, o almeno una volta nella vita.