A cinque anni di distanza dal suo primo, fortuito, caso criminale (raccontato nel precedente Odore di chiuso), Pellegrino Artusi è ospite di un antico castello che un agrario capitalista ha acquisito con tutta la servitù, trasformando il podere in una azienda agricola d’avanguardia. È stato invitato perché è un florido mercante, nonché famoso autore della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il libro con cui codificava la cucina italiana e contribuiva anche, con i sapidi aneddoti uniti alle ricette, a diffondere nei tinelli delle case la lingua nazionale. Oltre al proprietario, Secondo Gazzolo, con la moglie, completano il gruppo altri illustri signori. Il professor Mantegazza, amico di Artusi, fisiologo di fama internazionale; il banchiere Viterbo, tanto ricco quanto ingenuo divoratore di vivande; il dottor D’Ancona, delegato del Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico della Turchia; Reza Kemal Aliyan, giovane turco, funzionario dello stesso consiglio; il ragionier Bonci, assicuratore con le mani in pasta; sua figlia Delia che cerca marito ma ancor più avventure. Riunisce tutti non solo il fine conviviale, ma anche un affare in fieri. Sono infatti gli anni d’inizio secolo in cui la finanza europea si andava impadronendo del commercio internazionale del decadente Impero Ottomano. Accade che, tra un pranzo, un felpato attrito di opinioni e interessi, un colloquio discreto, viene trovato morto un ospite; è chiuso a chiave in camera da letto ma il professor Mantegazza è sicuro: è stato soffocato da mani umane. Circostanze che non collimano, passaggi segreti, colombi viaggiatori, tresche clandestine, fanno entrare ed uscire dalla scena, o agire coralmente, i personaggi, con la vivacità di un teatro brillante. E si adatta al luogo una sfumatura di gotico, in ironico contrasto con l’atteggiamento scientista all’epoca di gran voga. Marco Malvaldi si muove a proprio agio nell’ambiente positivistico dell’epoca, rappresentato con allusiva esattezza; e d’accordo con il suo eroe Pellegrino Artusi considera la buona cucina una branca della chimica, una scienza complessa, rigorosa e stuzzicante quanto la sublime arte dell’investigazione.
Malvaldi is certainly a good writer, but I believe that he gave the best of himself by writing the books of the BarLume cycle. In that context, his humorous and narrative vein reached its highest level. In his other books (I have read many) his cultured vein comes out more and if this is very positive on the one hand, on the other hand it brings out a style of writing that is not entirely convincing. He is very good at interweaving, in a completely invented way, stories of characters who really existed and historical situations that really existed, and his creative skill is just that. Sometimes, however, Malvaldi becomes slightly heavy and the situations he creates are almost unlikely, so much so that the taste for reading is lost a little. In this book, the Artusi is grappling with a really complicated murder, worthy of Agatha Christie, complete with a locked door from the inside and the existence (perhaps) of a secret passage. The unfolding of the investigation, however, has too much the flavor of dejà vu, complete with fireplaces, suspects gathered in the living room and even the butler ... ... However, the reading is all in all pleasant and the historical notes at the end of the book teach many things, so that my final rating is a good three stars.
Si inizia e finisce d’un fiato: garbato, ironico, arguto, gradevole. Non una grande trama, ma una galleria di personaggi-macchiette che ti tengono compagnia per un po’ e ti dimentichi che in mezzo c’è anche un morto.
Sinossi editoriale A cinque anni di distanza dal suo primo, fortuito, caso criminale, Pellegrino Artusi è ospite di un antico castello che un agrario capitalista ha acquisito con tutta la servitù, trasformando il podere in una azienda agricola d'avanguardia. È stato invitato perché è un florido mercante, nonché famoso autore della Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene. Oltre al proprietario, Secondo Gazzolo, con la moglie, completano il gruppo altri illustri signori. Il professor Mantegazza, amico di Artusi, fisiologo di fama internazionale; il banchiere Viterbo, tanto ricco quanto ingenuo divoratore di vivande; il dottor D'Ancona, delegato del Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico della Turchia; Reza Kemal Aliyan, giovane turco, funzionario dello stesso consiglio; il ragionier Bonci, assicuratore con le mani in pasta; sua figlia Delia che cerca marito ma ancor più avventure. Riunisce tutti non solo il fine conviviale, ma anche un affare in fieri. Sono infatti gli anni d'inizio secolo in cui la finanza europea si andava impadronendo del commercio internazionale del decadente Impero Ottomano. Accade che, tra un pranzo, un felpato attrito di opinioni e interessi, un colloquio discreto, viene trovato morto un ospite; è chiuso a chiave in camera da letto ma il professor Mantegazza è sicuro: è stato soffocato da mani umane. Circostanze che non collimano, passaggi segreti, colombi viaggiatori, tresche clandestine, fanno entrare ed uscire dalla scena, o agire coralmente, i personaggi, con la vivacità di un teatro brillante. E si adatta al luogo una sfumatura di gotico, in ironico contrasto con l'atteggiamento scientista all'epoca di gran voga. Marco Malvaldi, l'autore, si sente a proprio agio nell'ambiente fiduciosamente positivistico dell'epoca, rappresentato con allusiva esattezza (nell'epilogo del romanzo si spiega come tutto il contorno è storicamente vero). D'accordo con il suo eroe Pellegrino Artusi considera la buona cucina una branca della chimica, una scienza complessa, rigorosa e stuzzicante quanto la sublime arte dell'investigazione. ------------- Inferiore rispetto a "Odore di chiuso" (a mio avviso il migliore tra i romanzi di Malvaldi), è gradevole, ma poco curato, in certi passaggi talvolta un po' confuso e tirato via. Come se fosse mancata una scrupolosa revisione del testo. Pressioni editoriali?
Bellino, eh. Si fa leggere, ha i suoi momenti esilaranti nello stile di Malvaldi, è ben ricercato e dipinge un bell'affresco storico e ha due o tre personaggi davvero ben tratteggiati. Due o tre, eh.
Epperò è un bel tonfo dal bellissimo Odore di chiuso, dove si rideva più di gusto e più spesso, anche se il giallo era un bel giallo e la Storia con l'esse maiuscola ci entrava dentro tutta seriosa come si addice a un sostantivo in maiuscolo, e dove si mescolava meglio l'una cosa con l'altra con l'altra ancora. E dove, forse perché c'era meno vento, non si scompigliava così spesso il punto di vista della narrazione.
Posso dire? A me pare un libro chiuso in fretta, coi WhatsApp dell'editore che ti pungolano. Ci son refusi da matita rossa, il narratore ogni tanto dà del "delegato" a tutti, all'ispettore come al professore... e via, una cosa come "con rabbia, diede una manata rabbiosa" non si può vedere, dai.
Evabbè, i morti ammazzati dei "gialli" italiani hanno una "leggerezza dell' (ex)essere" proverbiale. In un soffio si trasformano da cadaveri in salme, una specie di elaborazione del lutto aiutato dalle indagini (di solito a tavolino) e dallo svelamento del colpevole. Evvai con i dovuti funerali. Rasserenanti come lo è questo di Malvaldi.
P.S. Unica nota dolente: i libri di cucina dell'Artusi. Sinceramente le ricette non sono riproducibili in cucina, almeno per me.
Stupido io. Era chiaro come il sole a mezzodì che dopo la botta emotiva di Reality - che ancora risuona nello spazio fra i due padiglioni auricolari - la scelta giusta non era affidarsi a Niven ma a una garanzia assoluta.
Abbiamo avuto tutti l’amico affidabile. Quello che si accorgeva che si stava bevendo un po’ troppo e si conteneva, per poi mettersi al volante. Quello che teneva da parte le ultime due sigarette per la fumata della staffa. Quello che si ricordava di portare la carta igienica in campeggio.
Malvaldi è una garanzia: i suoi sono gialli intelligenti, infinitamente divertenti (e la spiaggia risuona delle mie risate), leali con il lettore che ci sarebbe potuto arrivare e con la certezza di una novità nello sviluppo narrativo (e nei titoli dei capitoli!).
Con Il borghese Pellegrino assistiamo al ritorno sulla scena dell’Artusi, in forma strepitosa dopo averci già deliziato in Odore di chiuso. A un protagonista improbabile quanto delizioso si accompagna una trama solida - classico delitto in camera chiusa - dallo svolgimento perfetto e una ridda di personaggi a cui vorresti chiedere l’amicizia sui social, per dire.
Un bellissimo giallo storico senza pretese, niente colpi di sorpresa assurdi ma motivazioni e spiegazioni intelligenti e accurate storicamente! Uno stile leggero, divertente, simpatico e con riferimenti al presente mai ridondanti o pesanti o che ti tolgano la sensazione di star leggendo comunque un giallo ambientato nel 1900. Scorre benissimo, l'esperienza di lettura è stata super godibile ma non do 5 stelle perché non ho avuto slanci empatici verso i personaggi. Mi sono piaciuti e ho gioito per alcuni di loro, ma non ho empatizzato troppo.
Primo libro di marco malvaldi che ho avuto il piacere di leggere, simpatico e anche se e un giallo qualche risata sparsa ha portato alla fine piacevolmente, che dire ormai ho il terrore dei maggiordomi 😂
Un giallo storico piacevole, insaporito da venature di gastronomia e frenato dall'assenza di personaggi memorabili. Malvadi comunque, nonostante il blando cast di personaggi, grazie a un'ambientazione azzeccata e al suo stile leggero, mette il pilota automatico e porta a casa il risultato.
Sempre garbato e piacevole da leggere, ma questa seconda avventura di Pellegrino Artusi ha perso un po' di smalto rispetto al precedente "Odore di chiuso".
Uno dei pochi libri che ho mollato strada facendo. Proprio non c'è stato verso di farmelo piacere, per svariati motivi, ma tre in particolare. 1) Lo stile. Non ho proprio apprezzato che l'autore talvolta ti racconti in terza persona con occhio onnisciente cosa accade, mentre talaltra si rivolga scherzosamente al lettore, facendogli l'occhiolino. Se l'intento è quello di trasportare il lettore in un'atmosfera degli inizi del Novecento, perché l'autore deve ripetutamente infrangere l'incanto della sospensione dell'incredulità e farmi battute su chi oggi compra i SUV? L'intento evidente è quello di risultare arguto e spiritoso, ma si rischia di andare sul pietoso quando si finisce in pasto a palati abituati a letture più impegnate. 2) La storia. Per oltre cento pagine non accade niente di rilevante: se la maggior parte dei personaggi risulta di una noia letale, se la trama rimane saldamente ancorata a discussioni da salotto che non interessano neppure ai personaggi del libro, se per dare qualche sferzata al lettore l'autore ci piazza dentro qualche parola volgare gratuita, è chiaro che c'è parecchio che non funziona. 3) Il paragone con chi si è già cimentato con gialli storici. Mi viene in mente un bellissimo giallo medievale scritto dal compianto Orazio Bagnasco, "Il banchetto": lì eravamo nel Quattrocento, ma si indulgeva moltissimo sulla culinaria dell'epoca, visto che l'autore era un grande conoscitore della cucina medievale. Ecco, nel "Banchetto" tutto filava perfettamente, senza mai imbattersi in pagine noiose, con personaggi che funzionano fin da subito e una trama intrigante e interessante. Nel "Borghese Pellegrino" personalmente non ho trovato nulla di tutto questo.
A cinque anni di distanza dal suo primo, fortuito, caso criminale (raccontato nel precedente Odore di chiuso), Pellegrino Artusi è ospite in un antico castello che un agrario capitalista ha trasformato in azienda agricola d'avanguardia. È stato invitato perché è un florido mercante, nonché famoso autore della "Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene". Oltre a lui, si sono riunite intorno al tavolo del maniero altre personalità, tutte con fini conviviali e per un affare in fieri; ed é così che, tra un pranzo e una passeggiata, ci scappa il morto.
Marco Malvaldi dà prova ancora una volta di saper scrivere un buon giallo mentre ci fa ridere sguaiatamente. Ambientata in Toscana agli inizi del secolo scorso, la storia va necessariamente letta con la parlata del posto, potete anche non essere Fiorentini doc, che vi assicuro vi ritroverete a leggerlo con la cadenza giusta. Sarà forse merito della parlata, oppure che Malvaldi non ingentilisce l'animo umano e lo fa trasparire vero, senza cadere nella volgarità, che la storia scorre leggera nonostante le indagini non siano serrate. Il giallo intorno al morto è , come sempre, costruito in modo magistrale, semplice ma non prevedibile e senza pecche. C'è l'influenza del giallo classico che chi, come me, ama Agatha Christie può riconoscere senza problemi, ma la comicità dà un tocco in più alla storia.
Leggere un libro di Malvaldi é sempre una certezza per me, so che non rimarrò delusa. Anche se leggermente sottotono rispetto al precedente, questo secondo caso criminale del nostro Pellegrino mi ha I trattenuta a dovere nelle mie giornata sotto l'ombrellone. Ora ripenso a quei giorni con nostalgia!
Di questo libro ho apprezzato molto la vena ironica che lo contraddistingue. Si può dire che a volte non ci si rende conto di essere difronte ad un giallo e in qualche momento mi è scappata anche una bella risata. Ho avuto la percezione che in alcuni casi mancasse il particolare, una descrizione più precisa, forse dovuto dalla fretta di arrivare a conclusione; devo dire che il racconto è lineare e, anche se con diversi personaggi, non si fatica a dimenticare le caratteristiche di ognuno. Apprezzatissima la parte finale nella quale lo scrittore sottolinea alcuni passaggi del libro basati su fatti reali.
Il borghese Pellegrino ha tutti gli ingredienti per avvincere il lettore - anzi, più probabilmente la lettrice, come ipotizza l'autore stesso: una tenuta storica, un gruppo di ospiti con affari in comune, domestici attenti e fin troppo curiosi e, naturalmente, un delitto di cui tutti possono essere sospettati, ma che non sembra neanche un vero e proprio omicidio. Se talvolta i seguiti di romanzi di grande successo possono risultare sbiaditi, non è il caso di questo romanzo, che, lungi dall'essere oscurato dal capolavoro Odore di chiuso, si presenta come la sua brillante continuazione, sebbene il lettore possa tranquillamente leggerlo senza aver fatto esperienza della prima indagine dell'Artusi. Come sempre, Malvaldi mette in campo, insieme all'immancabile verve e all'ironia che promette di riuscire a far scoppiare una risata anche nel mezzo di un'indagine per omicidio, le proprie competenze di chimico ma anche la ricerca storica, fondamentale a costruire un quadro d'insieme coerente con le vicende. https://athenaenoctua2013.blogspot.co...
Quando c'è di mezzo Pellegrino Artusi il maggiordomo fa breccia. Anche se Bartolomeo non è stato neanche troppo maltrattato in realtà, sicuramente peggio è andata al ragionier Bonci. La parte iniziale di presentazione dei personaggi è un po' lentina, probabilmente ci si voleva mettere in mezzo anche degli indizi per far capire al lettore chi potesse essere l'assassino. Dal ritrovamento del corpo del povero delegato D'Ancona il romanzo cambia decisamente ritmo e diventa molto beverino. È abbastanza evidente che Malvaldi si sia divertito molto a scriverlo, ma non mi ha conquistato completamente, lo preferisco in situazioni più contemporanee.
Di Malvaldi ho letto tutto tranne i due romanzi in cui compare Pellegrino Artusi. Dovevo quindi per forza colmare questa mia lacuna e, sebbene abbia cominciato al contrario, sono abbastanza soddisfatta di questo romanzo e di certo leggerò quello che l’ha preceduto. In molte recensioni ho letto che rispetto al primo è un po’ una delusione, una forzatura. Non ho termini di paragone ma nonostante non l’abbia letto con i tempi con cui sono solita leggere Malvaldi (36 ore circa), devo dire che anche questo romanzo ha tratti caratteristici: sottile ironia, comicità grandiosa ma non facile e caciarona, un enigma di sottofondo da risolvere un tratteggio interessante dei personaggi. E anche la ricostruzione storica mi sembra sia discretamente accurata. Promosso non a pieni voti, ma solo perché voglio leggere il primo!
Malvaldi è il mio autore preferito e forse amo i suoi gialli storici più dei romanzi del bar Lume. Ecco quindi spiegato l'entusiasmo con cui ho letto questo giallo, con protagonista Pellegrino Artusi. Un romanzo molto gradevole e divertente, sia per la trama, ricca di aneddoti relativi ai rapporti Europa - Turchia di fine ottocento, sia per l'ironia dell'autore, che riesce sempre a strapparmi una risata.
Non fosse per il prezzo (eccessivo per la versione kindle, cara la mia casa editrice) avrei già divorato tutti i romanzi di Malvaldi, senza dover aspettare che i volumi escano a saldo nelle offerte lampo kindle.
– Non posso esserne certa, dite? Voi usate un profumo che si chiama Fougère Royale, vero? Stavolta fu Artistico a guardare Crocetta come se gli avesse appena dato uno schiaffo. Il regalo di sua moglie per i vent’anni di matrimonio. L’unico che avesse mai usato – l’ispettore Artistico odiava i profumi, ma amava sua moglie. Un’acqua di colonia francese dal nome impronunciabile, almeno per lui. Ma era quello, senza dubbio. Fougère Royale de Houbigant. – L’avete addosso – annuì Crocetta. – Si sente bene, sa di erba appena tagliata. E bergamotto. Lo usava un ospite del signor —
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This book is another adventure of the famous Pellegrino Artusi, autor of the Italian cooking bible that he published by travelling through the country and gathering recipes from every region and everyone. It is yet another riddle and crime to solve and, as always with Mr. Mavaldi, witty, funny, serious and masterfully written. His literary skills (a mix of modern and traditional Italian) and technical knowledge always shines and captures the reader's attention.
Niente a che vedere con "Odore di chiuso", che mi era piaciuto moltissimo. Non ho trovato ironia, mistero e la conclusione piomba dal cielo senza che il lettore possa intuire qualcosa. Sembra scritto di fretta....
Avventura numero due di Pellegrino Artusi con vicende molto divertenti e molto rocambolesche. Quella della cantina mi ha fatto ridere davvero molto. Per fortuna non è stata una critica all'Artusi... Mi intendo le ricette... Molto consigliato comunque e abbasso la carne in scatola.
Un libro frizzante e divertente, che vede come protagonista Pellegrino Artusi coinvolto in un altro caso di omicidio. Più volte mi son trovata a ridere ad alta voce da sola mentre leggevo, ma ovviamente, essendo un giallo, non manca l'attenzione ai particolari! Malvaldi colpisce ancora 😏
Senza infamia e senza lode, ma carico su risate! Un giallo senza pretese, un delitto in camera chiusa, un insieme di personaggi assurdi e reali, a modo loro Quando c'è da bere e mangiare gli animi si possono scaldare velocemente o forgiare grandi amicizie Questa volta c'è scappato un omicidio...
Gustoso romanzo gastro-chimico-storico con protagonista Pellegrino Artusi. Scritto in modo non convenzionale, può non piacere ai puristi del romanzo giallo. Personalmente l'ho trovato godibile e l'ho terminato in tre passate.