L'aspirazione a una ragionevole felicità borghese e l'impulso a una vita libera da vincoli e catene: è la lacerante contraddizione che accomuna i personaggi dei tre racconti. Hoffmann opera un radicale capovolgimento della normale prospettiva: fa apparire inconcepibile e assurda la realtà, mentre del tutto "naturali" sono sogni, magie e follie che fanno cadere ogni impedimento all'intuizione delle più segrete e inquietanti verità psicologiche. Grande narratore, egli dà vita a un mondo popolato da esseri irreali e bizzarri, del tutto estranei alla grigia ripetitività dell'universo borghese e riesce nell'intento di ricreare, attraverso la magia della fiaba, tutta l'infantile sensibilità per una realtà che si scopre infinita.
Contiene: Il piccolo Zaches, detto Cinabro Il vaso d'oro Singolari pene di un direttore di teatro
Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann, better known by his pen name E. T. A. Hoffmann (Ernst Theodor Amadeus Hoffmann), was a German Romantic author of fantasy and horror, a jurist, composer, music critic, draftsman and caricaturist. His stories form the basis of Jacques Offenbach's famous opera The Tales of Hoffmann, in which Hoffman appears (heavily fictionalized) as the hero. He is also the author of the novella The Nutcracker and the Mouse King, on which the famous ballet The Nutcracker is based. The ballet Coppélia is based on two other stories that Hoffmann wrote, while Schumann's Kreisleriana is based on Hoffmann's character Johannes Kreisler.
Hoffmann's stories were very influential during the 19th century, and he is one of the major authors of the Romantic movement.
Il vaso d’oro appartiene alla raccolta Pezzi di Fantasia – Fogli dal diario di un viaggiatore entusiasta e ha come sottotitolo “Una fiaba dei tempi nuovi”. Infatti Hoffmann, quando scrive una fiaba, trae la materia dalla realtà contemporanea. La fiaba è inoltre la quintessenza della letteratura romantica tedesca e, al centro delle opere narrative tedesche, si trova sempre una fiaba che sintetizza il messaggio dell’opera. Questa fiaba è concepita nell’agosto del 1813, Hoffmann si trovava a Dresda come Musikdirektor, direttore musicale del teatro, assistette tra il 27 e il 30 agosto del 1813 alla battaglia di Dresda tra Napoleone e le forze coalizzate dell’alleanza prussiano-russa-austriaca e fu l’ultima vittoria di Napoleone. Di tale battaglia Hoffmann fu testimone a chilometri di distanza perché osservava da lontano con un binocolo. E al riguardo scrisse un testo straordinario, Visione sul campo di battaglia di Dresda (Die Vision auf dem Schlachtfelde bei Dresden) perché, il 30 di agosto, alla fine della battaglia, si recò sul campo di battaglia e vide qualcosa di pauroso, di terrificante, di orrendo, ci furono circa quindicimila morti da parte della Triplice Alleanza e diecimila dall’esercito francese, circa venticinquemila cadaveri e Hoffmann lasciò una descrizione sconvolgente di ciò che vide. Ad un certo punto, ha una visione, vede levarsi uno spirito vendicatore nei confronti di Napoleone, che appare come l’artefice di questa carneficina, ed è una delle prime manifestazioni dello spirito visionario che animerà la letteratura di Hoffmann e che sarà posteriore a questa visione. Vede cose che superano ogni possibile immaginazione. La realtà è molto più straordinaria della fantasia, dell’immaginario e del meraviglioso. Si può dire che qui nasce Hoffmann: lo scrittore visionario, in cui lo straordinario è la realtà stessa, anzi la realtà va al di là dello straordinario e del meraviglioso.
La fiaba Il Vaso d’Oro è suddivisa in dodici vigilie in cui si aspetta che qualcosa di straordinario avvenga, è un termine solenne che fa riflettere. Qui si narrano le avventure e le vicissitudini nella città di Dresda del 1813, città assolutamente riconoscibile, citata minuziosamente con i suoi luoghi principali. Inizia in modo spettacolare, con il giorno dell’Ascensione dello studente Anselmo che è un tipo maldestro, che si muove in modo singolare. (Questa è sicuramente una caratteristica del romantico, il suo essere maldestro, il corpo che non obbedisce ai movimenti coordinati, un corpo che in qualche modo colpisce coloro che lo guardano, si muove in modo strano perché è troppo assorto nel suo mondo interiore, inciampa, si guarda attorno sorpreso.)
Qui Hoffmann ci regala una storia in cui si intrecciano realtà e fantasia, il mondo terreno e l'aldilà, in una melodia di suoni onomatopeici e frasi melodiche (da buon musicista che era). Questa si profila come l'opera più importante a cui il nostro maestro si fosse mai dedicato in tutta la sua vita. E, mi permetto di dire, molto ben riuscita! L'unica pecca è che, se letto tradotto in italiano, spesso il testo non risulta esattamente fedele, per ovvie ragioni. Assolutamente consigliato, da leggere almeno una volta nella vita insieme all'intera bibliografia di Hoffmann.
Tre racconti, di cui il primo forse è quello che ho preferito. Hoffmann costruisce un modo di fantasia, di fiaba, che si intesse con deliziosa erudizione a una realtà noiosa e quasi asfissiante. Che meraviglia la fantasia liberatoria e evasiva di Hoffmann, che si lega al fascino di saper di leggere delle adorabili genialate plurisecolari!