Come in politica la fine delle ideologie rappresenta la nuova ideologia, così la fine dell'ideale romantico dello scrittore sta diventando l'ideale prevalente in letteratura. Questo è quanto mi è venuto in mente leggendo il pamphlet di Vanni Santoni, il quale dà un colpo al cerchio rivendicando con orgoglio che, come da titolo, "la scrittura non si insegna", salvo poi dare un colpo alla botte specificando che i corsi di scrittura (che lui, credo, non ha mai frequentato, ma nei quali insegna) possono insegnare "la mentalità dello scrittore". Siccome imparare significa disimparare, per imparare ciò che le scuole di scrittura insegnano bisogna innanzi tutto disimparare l'ideale romantico del genio solitario che passa anni chiuso in casa a contemplare gli abissi del proprio tormento, scrive un capolavoro, poi lo pubblica e tutti a dire «Oh!» e «Ah!». No, non va bene: le cose non stanno così. Per essere scrittori, dice Santoni, bisogna: leggere, leggere ancora, leggere di più, poi scrivere, riscrivere, trascrivere, entrare nella Società delle Lettere attraverso collaborazioni con blog e riviste, solo allora proporre il proprio manoscritto a una casa editrice, magari aspirando a quelle medio-piccole ma serie e 'virtuose' tanto per cominciare.
Un libretto scoppiettante e pieno di consigli utili come questo non poteva che scriverlo Santoni, che è sia scrittore, sia curatore della collana di romanzi della Tunué (che ha il merito indubbio di aver scoperto e lanciato Luciano Funetta), sia insegnante di scrittura. Proprio perché chi lo propone è uno-e-trino, al realismo volto a demolire l'orrido 'ideale romantico dello scrittore' basta un attimo per farsi misticismo, con Santoni che finisce involontariamente col diventare il santone di turno. (O peggio: viene trasformato in santino dalle folle in visibilio, sempre alla ricerca di nuovi idoli da venerare una volta che le vecchie divinità sono tramontate.) Quella che viene fatta passare per la 'realtà dell'essere scrittori oggi' (rivelata in modo evangelico-oracolare, tipo: "Ve lo dico io, come stanno veramente le cose!"), infatti, non è meno ideale del modello dello scrittore-asceta-contemplatore-e-vate.
Prendiamo la prima regola di Santoni: bisogna leggere, leggere, leggere, leggere tanto, leggere i romanzi-mondo, leggere i classici contemporanei. Cominciare con: l'Ulisse di Joyce, La ricerca del tempo perduto di Proust, 2666 di Bolaño, Underworld di De Lillo, Infinite Jest di David Foster Wallace, eccetera. Non è affatto un consiglio infondato, né tanto meno banale. Eppure, non è l'unico consiglio possibile. Lo scrittore e critico Stephen Vizinczey, nei saggi raccolti in Verità e Menzogne nella Letteratura, afferma spudoratamente che si può diventare un bravo scrittore anche solo leggendo (e soprattutto rileggendo!) quei quattro o cinque grandissimi scrittori. Vizinczey parlava di Mann, Balzac, Tolstoj, Dostoevskij, e Stendhal. Troppo passé? Non c'è problema! Basta creare una (piccolissima) biblioteca di capolavori contemporanei, mettendoci dentro Bolaño, Pynchon, Borges, la Woolf e la Yourcenar, leggendo le loro opere e, soprattutto, rileggendole. Dopo che hai letto, riletto, studiato e analizzato loro, hai veramente bisogno di leggere altro? Umberto Eco, tagliando la testa al toro, diceva che tutti i segreti della grande narrazione sono racchiusi in Sylvie, novella di Gérard de Narval di una cinquantina di pagine, che lui aveva letto e riletto per numerosi decenni.
Si imparerebbe meno riducendo la quantità di libri da leggere a favore dell'intensità e della profondità della lettura? Ne dubito. Si imparerebbe meglio? Forse sì. Ripeto: il consiglio di Santoni, per quanto semplice e diretto, non è affatto banale ed è senza dubbio utilissimo, specie se, come dice lui, il 95% degli aspiranti scrittori italiani non ha letto abbastanza oppure non ha letto affatto. Ciò che rischia di diventare fuorviante è l'idea che per diventare uno scrittore bisogna prima aver letto questo, quello e pure quell'altro, poi cominciare a scrivere. La 'dieta di libri che un aspirante scrittore deve leggere' rischia quindi di produrre lettori bulimici e ossessivo-compulsivi, presi dall'ansia di arrivare all'ultimo titolo della lista del dietologo Santoni nel più breve tempo possibile, senza soffermarsi troppo a riflettere su ciò che stanno effettivamente leggendo e senza neanche chiedersi se lo hanno capito, o se gli è piaciuto. Allora quelli che esordiscono a venticinque anni come fanno? Hanno già letto tutto? Ovviamente no: leggere per scrivere è fondamentale, ma spesso si legge e si scrive, il tutto in ordine sparso. Magari, chissà, qualche scrittore (di quelli veri, di quelli che hanno pubblicato e persino venduto, e sono stati finanche letti!) ha letto L'arcobaleno della Gravità da adolescente e scoperto Cārtārescu a cinquant'anni, mentre DeLillo non lo ha mai sfiorato ma nel frattempo ha continuato a scrivere: tutto è importante, niente è necessario.
Anche il secondo precetto di Santoni sa tanto di idealismo travestito da realismo. Per essere scrittore, bisogna scrivere, scrivere, scrivere. Farlo ogni giorno, con disciplina, rigore militaresco, puntualità. Ancora una volta, un consiglio utilissimo, ma poi la realtà è sempre più complicata e variegata degli schemi che elaboriamo per sistematizzarla e spiegarla a noi stessi. Comunque, aspetto sempre che qualcuno mi dimostri al di là di ogni ragionevole dubbio in che misura quella dello scrittore ligio e disciplinato che scrive 3000 battute al giorno, ogni giorno, con la pioggia o col sole, in salute o in malattia, in ricchezza o in povertà, votato alla scrittura come un soldato che difende la patria, come un monaco che si nutre del suo dio, sia un'immagine meno ideale e più realistica di quella dello scrittore geniale e solitario che ode il canto della sua musa.
Come tutti quelli che vengono a dirci 'la Verità', insomma, anche Santoni non sta facendo altro che venderci la sua particolare visione, la realtà così come la interpreta lui, il suo ideale di scrittore. Però c'è da dire che gli ideali sono importanti e non vanno sminuiti. Anche se irrealizzabili, e forse proprio in quanto tali, danno un obiettivo verso cui tendere, una direzione da seguire. Nessuno ha mai seguito alla lettera i consigli di Vanni Santoni, forse neanche Vanni Santoni stesso, ma l'importante è ascoltare i consigli e provare a seguirli nei modi e nelle tempistiche che la nostra realtà ci consente di fare. Da questo punto di vista (e questa è circa la terza volta che lo ribadisco), il libro di Santoni è utile, interessante e offre numerosi spunti di riflessione nonché consigli pratici.
C'è un po' di tutto, nel libro di Santoni, anche se nel mio minuscolo ritengo che manchino alcune cose fondamentali. Dice Santoni che la scrittura non si insegna, ma si può provare a insegnare una mentalità, un atteggiamento, un comportamento, che è quello dello scrittore di oggi. Leggere, scrivere, farsi leggere. Cosa importantissima: partecipare, condividere. Che ben vengano riviste, blog, collaborazioni: per essere scrittori bisogna entrare 'nel giro', dove si incontrano persone che leggono, scrivono e si fanno leggere. Va bene, va bene tutto, ma dov'è la Conoscenza oltre la letteratura e di cui la letteratura, comunque, si nutre? Bisogna leggere i grandi romanzi contemporanei, giustissimo, ma dove sono i saggi, le biografie, le riviste scientifiche, d'arte, di cinema? In fondo, non è che la condizione umana ci viene rivelata solo dai grandi romanzi - e non è forse quella la materia incandescente che ogni aspirante scrittore dovrebbe ambire a maneggiare? Soprattutto, dov'è la Vita? Se io passo tutto il mio tempo a leggere grandi romanzi, scrivere e stare in contatto con altre persone che leggono grandi romanzi, scrivono e stanno in contatto con me, che cosa imparerò di nuovo? Dove troverò quel 'contrasto' che anima i personaggi dei grandi romanzi che io leggo a manetta? Ecco che l'approccio di Santoni rischia di creare tanta gente che sa scrivere e sa pubblicare, ma nessuno scrittore. Ed ecco che io, parlando di Vita e Conoscenza, con le maiuscole!, non ho fatto altro che rimanere sullo stesso identico piano ideale dello scrittore di Santoni e di quello romantico. Ma che ci vogliamo fare? È impossibile non cedere alle lusinghe della speculazione teorica, quando la realtà non può mai essere spiegata fino in fondo!
Update del 2022 Quando, nel 2021, scrissi che a volte sentivo che Santoni avesse la tendenza a rivelare l'essenza dello scrittore oggi "in modo evangelico-oracolare, tipo: 'Ve lo dico io, come stanno veramente le cose!'" non potevo di certo immaginare che il suo libro successivo si sarebbe intitolato... La Verità su Tutto! Sono queste quelle ironie della vita che poi, gira che ti rigira, mi convincono a comprare e leggere alcuni libri (come, credo, farò nel caso dell'ultimo di Santoni).