Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto... In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell'ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all'apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.
Dài, lo ammetto, a una copertina (lucida, poi!) e a una trama del genere non ho resistito. Sono caduta secca, come una tredicenne di fronte a un bel ragazzone. Anche il risguardo di copertina, all’inizio e alla fine, fa il suo effetto, e ti cala in maniera perfetta nell’atmosfera malata di questo romanzo scritto a quattro mani. Insomma, Castagna e Sgardoli hanno saputo bene come attirare verso il loro libro, che non definirei affatto horror young adult, ma un horror a tutti gli effetti, che strizza un po’ l’occhio al sommo King e si serve delle dinamiche e del ritmo di un thriller. La vicenda è ambientata in un vecchio ospedale abbandonato della provincia ferrarese, in cui una classe di liceo si reca in gita: durante il loro tour, tra paure nate dall'atmosfera di abbandono e fantasmi del passato, vengono sequestrati da una band di giovani criminali che fuggono da una rapina andata a male. Ecco, se esiste un romanzo che meritava un centinaio di pagine in più, è proprio questo. La storia c’è, i personaggi pure, con la loro psicologia e i loro segreti, i ragazzi, il prof, i criminali, le figure che emergono dal passato e la paura che muove tutto, in un misto fra realtà e finzione. Ma la trama andava sviluppata di più, certe azioni (penso al passaggio in cui si parla delle suore) meritavano più spazio così come in un film certe scene meriterebbero più tempo. Anche perché è un romanzo che a mio avviso si presterebbe benissimo alla sceneggiatura di un film. Lo premio con quattro stelline perché è stata una bella sorpresa.
In Le belve di Manlio Castagna e Guido Sgardoli una classe di liceali sta per iniziare una gita in un ospedale abbandonato di Ferrara, il Boeri, un ex sanatorio. Nello stesso luogo, tre uomini stanno cercando riparo dalla polizia: hanno appena compiuto una rapina. Inutile dire che gli studenti, il loro insegnante e la guida che li accompagna nella visita, incapperanno nei tre criminali. E se la storia finisse qui, potremmo pensare che Le belve appartenga al genere thriller, invece è in tutto e per tutto un romanzo horror visto che l’ex ospedale è un luogo nero, oscuro, con muri, stanze e corridoi impregnati dal Male. Avevo adocchiato questo libro per ragazzi al momento della sua uscita e fin da subito avevo riscontrato delle somiglianze nella trama con i libri di Stephen King. Ed effettivamente così è. Ne ho avuto conferma anche dalla postfazione: i due autori apprezzano lo scrittore americano e questo si nota dai contenuti della storia, da come evolve, da come finisce. Non fraintendetemi. Le belve non è una scopiazzatura di qualche libro di King. E apprezzo il lavoro dei due autori anche per questo: la storia infatti ha una sua identità ben definita. Se avessi letto questo libro da giovane mi sarebbe piaciuto tantissimo e avrei tenuto d’occhio qualsiasi altro libro pubblicato dai due autori. Ora, ahimè, non rientro più nel target “ragazzi”, ma non vi nego che il libro mi è piaciuto davvero tanto ugualmente. E questo dà un valore aggiunto: quando leggi consapevolmente un libro pensato per un’altra fascia d’età, ma questo comunque ti cattura dall’inizio alla fine, significa - per quanto mi riguarda almeno - che quel libro è davvero valido. Quindi sì, Le belve è un libro per ragazzi, ma se vi piace il genere (e perché no, se vi piace Stephen King), è una lettura che può fare decisamente al caso vostro, indipendentemente da quello che c’è scritto nella vostra carta d’identità.
"Le belve", romanzo scritto a quattro mani da Castagna e Sgardioli, ci porta in una tranquilla cittadina che cela dentro di sé terribili segreti e ci fa incontrare il male. Sarebbe dovuta essere una pacifica gita scolastica all'ex sanatorio Boeri, quella di una classe di 21 liceali composta da Rambo, Trip, l'invisibile Pira, Zerby, Rachele e soprattutto Giulia che, con la sua sensibilità, capisce che nei corridoi e nelle stanze abbandonate di quel complesso anni '30 si annidano storie maledette. E poi ci sono Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che, dopo una rapina finita male, sequestrano i ragazzi trasformando una giornata gioiosa in un evento terribile. Tra realtà e allucinazioni, visioni e sensazioni da brivido, la storia ci farà conoscere Le Belve, i veri inquilini dell'ospedale degli orrori.... La scrittura ricca di dialoghi e scene al caldioplama tiene il lettore ancorato ad ogni pagina. Le atmosfere sinistre con un tocco di soprannaturale creano ansia, paura, destabilizzano e angosciano. Un percorso che ci porta a scandagliare l'animo umano, a ricercare dentro di noi e a domandarci "chi sono davvero le belve?". Una lettura per ragazzi che si adatta ad ogni età proprio per la bravura degli autori nell'inserire temi universali che mettono i brividi... "Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto".
Questo libro ha un cover accattivante e anche un po' inquietante. Uno degli autori, Guido Sgardoli, l'ho conosciuto con il libro The stone. La settima pietra, che mi aveva colpito positivamente, così quando mi hanno proposto questo libro da leggere ho subito accettato, con immenso piacere.
Le Belve è un romanzo per ragazzi, ma soprattutto è un horror, di quelli che fanno paura (e lo fa tantissimo!). Ha elementi tipici di un film di quelli classici, infatti nelle note finali viene rivelato che è in progetto proprio la sua trasposizione cinematografica.
L'ambientazione è quella di un ex sanatorio, in stato di abbandono e decisamente terrificante. I protagonisti sono una classe di 17.nni in gita e un trio di banditi disperati.
Come ho detto più volte, l'horror non è tra i miei generi preferiti, ma ogni tanto mi piace cimentarmi, soprattutto quando il libro è anche per ragazzi, un filone che adoro se scritto bene (e in questo caso è scritto benissimo). ... continua sul blog
Si tratta, senza mezzi termini, di un romanzo realizzato scopiazzando a man bassa dalla cinematografia dell'orrore degli ultimi vent'anni. Il sequestratore folle, l'ospedale psichiatrico in cui aleggiano gli spiriti degli antichi - e torturati - pazienti, la casa infestata, la protagonista sensitiva tormentata dai ricordi: non c'è una sola idea che non sia stata ripresa dal grande schermo. Fa persino sorridere il fatto che alla fine del libro gli autori abbiano ritenuto opportuno raccontare brevemente la genesi del romanzo, facendo sospettare che davvero non si rendano conto che non hanno inventato assolutamente nulla, ma solo trascritto su carta cose che hanno visto al cinema.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Ci sono romanzi che trascinano il lettore all'interno della storia e altri, invece, dove la storia sembra uscire dalle pagine e circondare completamente il lettore fino a farlo trovare di fronte ad una realtà assurda e di puro terrore. Ed è esattamente questo ciò che fa Le Belve di Manlio Castagna e Guido Sgardoli. Ammetto che sono rimasta inizialmente attratta dalla copertina che ricorda molto le tenebre e l'ambiguità di Stephen King e, in effetti, tra le note degli autori si legge come per entrambi King sia una passione in comune.
Le Belve sembra sottolineare il legame viscerale tra il genere thriller e l'horror, creando un romanzo che trasforma la realtà del lettore trasportandolo all'interno della scenografia di un film dalle tinte scure e cupe. Diversi personaggi che si trovano all'interno di un uragano di terrore, male e violenza psicologica in diversi periodi storici che sembrano pieni di difficoltà e contraddizioni.
Sarà la paura a muovere la narrazione, a creare un misto di realtà e finzione che porterà il lettore a sentirsi inizialmente confuso e allo stesso tempo divoratore ansioso di una fine che sembra sempre più lontana. Tra le pagine sembra aleggiare, riga dopo riga, un senso di dolore, paura, di voci del passato che si uniscono al presente e al futuro. Nel mezzo è possibile trovare ciò che un lettore cerca in un libro: il senso di soddisfazione nel leggere un libro pieno e una storia fantastica.
Nonostante Le Belve di Manlio Castagna e Guido Sgardoli venga etichettato come un horror young adult, in realtà le sue pagine si prestano ad ogni età lasciando ogni tipo di lettore senza fiato.
Agghiacciante sarà la sensazione dell'adrenalina che il lettore sentirà correre nelle vene, l'idea di sentire la stessa paura dei personaggi e l'ansia nel sapere che non vi sarà una via d'uscita. I due autori si servono di un piccolo paese e di un ex sanatorio per creare una storia da brividi, dove il male sembra ansimare dietro la nuca di ogni lettore. Servendosi di ciò possono sembrare clichè già utilizzati, in realtà gli autori sottolineano l'unicità dei disagi e dei desideri di ogni personaggio, fino ad arrivare alla paura e al sacrificio.
Ogni personaggio sembra giocare una partita diversa con la stessa storia utilizzando un unico punto in comune: la paura.
Vi è mai capitato di leggere un libro tutto d’un fiato? Ecco, io se non avessi avuto impegni inderogabili, avrei letto Le belve in un giorno. Oltre ad avere una scrittura fluida, la storia ti tiene incollatə alle pagine. Ho deciso di leggere Le belve a fine Ottobre, che come sappiamo è il mese in cui si festeggia Halloween, proprio per le sue tinte horror e direi che Manlio Castagna e Guido Sgardoli hanno fatto proprio un buon lavoro. La prima metà del libro sono riuscita a leggerla in un giorno e vi assicuro che la notte ho avuto gli incubi. La seconda parte l’ho letta il giorno successivo e nonostante non abbia avuto gli incubi mi svegliavo ad ogni ora, sintomo che non ero poi così tranquilla.
Ma veniamo alla trama. Siamo a Tresigallo, nel Ferrarese, un paese tranquillo, fino a quando un quartetto di rapinatori decide di mettere a punto un colpo nella Posta del paese. Racimolando poco e niente si danno a una fuga rocambolesca in cui hanno un incidente stradale e per sfuggire alla polizia decidono di nascondersi in un vecchio e ormai in disuso ospedale, ex sanatorio, il Boeri. Quasi nello stesso momento una scolaresca di liceali è in gita proprio nello stesso ospedale. Il capo della banda, Lince, decide di approfittare della situazione prendendo i ragazzi, il loro insegnante e la guida del luogo, in ostaggio. Nessuno però immagina cosa si celi in quell’antico luogo in cui il dolore delle donne lì rinchiuse ha impregnato di malvagità le sue mura.
Devo dire che mi sono affezionata a tutti i personaggi e ogni perdita è stato un dolore. Ogni crisi d’asma mi mancava il respiro. Ottobre non è ancora finito, perciò vi consiglio questa lettura proprio per Halloween. Buona lettura!
247 pagine intense, piene di colpi di scena e angst. Un libro dallo stile scorrevole e per certi versi giovanile, che fa respirare la freschezza della studentesca che ne è protagonista e i toni cupi di una casa viva, pericolosa e piena di insidie. Tutto parte da una gita in un vecchio ospedale abbandonato, teatro di raccapriccianti vicende. I giovani studenti si adentreranno in quelle mura muniti di una leggera spensieratezza che però verrà ben presto spazzata via dall'apparizione di tre malviventi. Lince, Rospo e Poiana. Reduci da una rapina finita male si sono nascosti nel Boeri, l'ex ospedale, con la speranza di sfuggire alla polizia e hanno visto nella studentesca un ghiotto riscatto per il loro mancato colpo. Sarà proprio da questo incontro che nasceranno a poco a poco situazioni sempre più inquietanti e al limite del reale. Eventi traumatici, fughe roccambolesche, sparizioni improvvise e morti tragiche. La casa inizierà pian piano a svegliarsi e animata da entità maligne sarà pronta a far di quei giovani ragazzi un ricco banchetto. Non voglio aggiungere altro perché finirei per fare ulteriori spoiler e visto la brevità del libro penso meriti di esser scoperto pagina dopo pagina. Anzi, ho già rivelato troppo. Lo consiglierei? Sì, perché no. È sicuramente una lettura piacevole seppur breve.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Cosa legge per diletto un'allergica ai gatti? Ovviamente libri con felini inquietanti in copertina, per aumentare l'effetto horror! Le belve, mi si perdoni il verbo scontato, l'ho divorato come da previsione. Manlio Castagna e Guido Sgardoli sono penne ben note, in particolare a noi fan di Book on a Tree, e quando ho saputo dell'uscita del libro, ho sentito subito il richiamo belluino del substrato nascosto e nerissimo della provincia ferrarese, non lontano dalla mia Bologna (rossa, ma anche Almost Blue, nonché Morozzianamente cupa) o dalla Romagna raggelante del Divoratore, a oggi ancora il mio romanzo preferito di Lorenza Ghinelli.
La cosa che ho apprezzato di più de Le belve è che si tratta di un libro non solo avvincente e ben strutturato, ma anche coraggioso e schietto, un po' come il verde fluo della copertina: non usa mezzi termini, non cede al buonismo e non teme di portare il lettore nelle viscere del Male, nel tunnel letterale che parte dall'ospedale abbandonato Boeri di Tresigallo e in quello metaforico della malvagità volontaria e indotta. Conoscevo le architetture razionaliste di Tresigallo, la cosidetta "città metafisica", grazie al bellissimo corto distopico Il fagotto di Giulia Giapponesi (Elenfant Film) ; Le belve mi hanno portata al Boeri, che "emergeva dal fiato condensato della terra come un grosso vascello lacerato da una tempesta", "un luogo che non andrebbe disturbato". E invece i lettori, insieme alla classe in gita scolastica, sono costretti a insinuarvisi dalla pistola puntata di tre rapinatori dilettanti... ed è nel crescendo claustrofobico, buio e labirintico che Castagna e Sgardoli sguinzagliano la potenza sanguinaria e accecante della loro parole. C'è molto di kinghiano, compresa una sorta di luccicanza che funge efficacemente da ponte fra i mondi, ma ci sono anche un'energia unica tutta italiana (maiàl, se funziona!) e una sinergia potente tra due autori sicuramente in linea fra loro e capaci di fondere le proprie specificità in un testo coeso e doppiamente incisivo.
Consiglio anche il video della presentazione del libro presso il Libraccio di Ferrara, disponibile su Facebook; fra le tante curiosità, gli autori toccano due punti fondamentali dell'horror come scrittura e come strumento di sopravvivenza. Manlio Castagna elargisce un consiglio fondamentale: "Il compito dello scrittore horror è creare sempre meno vie d'uscita, incanalare i personaggi dentro uno spazio da cui non possono uscire, e lì fare succedere 'le peggio cose'". Guido Sgardoli riporta invece all'ancestrale necessità di rapportarsi con la paura in un ambiente controllato per farsene corazza nella vita: "La paura c'è, che noi lo vogliamo o no, ed è necessario elaborarla, capirla per misurarsi con quello che abbiamo accanto". Leggete, dunque, e lasciatevi spaventare.
Chi mi segue da un po’ sa che di solito il mio nome e l’horror non si trovano insieme nella stessa frase. Questo perché non è uno stile che mi attira particolarmente, anche se apprezzo moltissimo quando ci sono dei vibes dark ad esempio nei fantasy. Quindi oggi rimarrete sorpresi con questa recensione. Le Belve è un romanzo che modo mi aveva attirato già dalla copertina piuttosto particolare e, quando uno degli autore mi ha proposto la lettura, ho accettato al volo. Era la perfetta occasione per dare una chance a questo genere letterario, sopratutto perché è un libro che si rivolge principalmente a un pubblico adolescente (anche se a mio parere è una lettura interessante anche per un adulto) e perché si tratta di un romanzo che unisce appunto elementi Young Adult all'horror in una trama prettamente thriller con delle componenti paranormali.
Come stavo dicendo, questo romanzo è opera di ben due autori e se non lo avessi saputo dalla copertina, non lo avrei mai intuito proprio perché le due voci si sono fuse alla perfezione, cosa non assolutamente scontata. È un testo molto suggestivo, che rientra perfettamente nella sua fascia stilistica, perfetto da divorare in un paio di ore sia poiché sono circa 300 pagine sia perché proprio la vicenda narrata coinvolge pienamente il lettore, che si sente parte di questa gita scolastica che sfocia in una giornata da incubo.
Il romanzo è ambientato in un ex manicomio nel Tresigallo, in provincia di Ferrara. Una classe di studenti sta iniziando la sua visita guidata nell’edificio quando gli studenti, gli insegnanti e la relativa guida vengono sequestrati e minacciati da un gruppo di tre rapinatori, in fuga da una banca locale dopo un colpo. Una vicenda da thriller che coinvolge degli adolescenti qualsiasi si trasforma in una storia in cui elementi soprannaturali agiscono sulla psiche umana, rendendo ancora più sfumata la distinzione tra ciò che è reale e ciò che sembra impossibile. Ma lo è davvero? Fantasmi di pazienti del passati che girano ancora per il manicomio, figure che hanno legami con i vari personaggi che consociamo, ma anche bestie feline che fuoriescono dai tunnel.
Adrenalina, ansia, paura dell’ignoto e del buio, drammi di una tipica classe liceale con i suoi studenti "stereotipati" e vita di alcuni criminali si legano in un libro che a parere dei vari lettori e come citato dagli stessi scrittori, è adatto a tutti i fan di Stephen King. Lo stile di scrittura è avvincente, molto scorrevole, con la giusta dose di descrizioni, riflessioni e azione. Vi è una figura che può essere considerata la protagonista, Giulia, una ragazza che ha una sorta di intuito e abilità fuori dall’ordinario, elemento che la distingue dalla massa e che la rende turbata prima ancora che la vicenda da incubo abbia vero inizio; tuttavia, in generale è un testo piuttosto corale, anche perché la trama è narrata attraverso l’uso di vari punti di vista narrativi.
Insomma ci sono tutti gli elementi inquietanti che si possono volere da un horror con dei tratti anche splatter, senza però eccedere troppo almeno per quello che posso dire dalla mia esperienza; io non sono abituata a questo stile di storie, ma ho apprezzato davvero tantissimo la lettura, dandogli un voto che non mi sarei aspettata. Ho provato tutte le emozioni e il clima ansiogeno della vicenda e lo considero un ottimo per approcciarsi a questa narrativa. Ho letto che il romanzo sarà presto trasformato in un film e a mio parere ha una trama molto adeguata per fare ciò; non so se lo guarderò subito perché un adattamento cinematografico è in grado di “spaventare” ancora di più rispetto a un romanzo, grazie appunto agli elementi visivi che aumentano la suggestione a 360* ma sono allo stesso tempo curiosa.
Devo confessare che prima di "Le Belve" non avevo mai provato a leggere romanzi horror in vita mia. I motivi, come si può ben immaginare, erano molteplici. In primo luogo la paura di non riuscire a dormire dopo sole poche pagine di lettura e quindi l'ansia di non terminare il libro appena comprato ma forse l'ostacolo più forte per me era la sensazione che questo genere non avrebbe restituito lo stesso fascino descrittivo dei migliori film horror. Tuttavia quando mi è stato proposto di leggere questo romanzo mi sono detta che forse era il caso di fare un tentativo. Infatti "Le Belve" mi ha mostrato con classe che mi stavo sbagliando, e di grosso.
Prima di tutto 30 e lode alla scrittura: oltre al fatto che le due penne si mescolano tra loro in un mix fantastico e letale, entrambi gli autori sono dotati di una scrittura pregnante, tagliente e suggestiva che ho trovato perfetta per il genere. L'ambientazione del romanzo è un'altra perla ben studiata, capace di veicolare perfettamente il pathos e l'ansia che deve sorgere nel lettore quando legge "Le Belve". Per quanto riguarda i personaggi, non ho veramente empatizzato con nessuno... ma forse non è questo il vero obbiettivo di un romanzo horror. Fatto sta che siccome è qualcosa che in genere mi aspetto dai romanzi, per me è stata una nota negativa che non mi ha fatto dare le 5 stelle piene. Quello che è vero è che mi sentivo parte della scolaresca che si perde all'interno del vecchio ospedale alle prese con l'occulto e l'esoterico: una sera mentre leggevo da sola in casa ho dovuto smettere per la paura!
Probabilmente leggerò altro sul genere, e per questo devo ringraziare - o forse no - gli autori.
Tipico libro letto per via della copertina, che mi ha catturato subito dallo scaffale della libreria, ma che mi è piaciuto tantissimo! Finalmente un horror italiano come si deve!
Nell'edificio abbandonato si sono rifugiati anche tre malviventi, che prendono in ostaggio gli studenti. Tuttavia saranno gli spiriti e la storia delle persone che in quell'ospedale hanno sofferto a prendere il sopravvento, accanendosi in egual misura sui buoni e sui cattivi.
Si vede che gli autori hanno letto gli horror classici e ne hanno saputo applicare le regole anche su uno sfondo italiano.
Questo libro ricordo di averlo visto l'anno scorso su vari blog all'epoca della sua uscita. Ovviamente uno penserebbe che dato il gatto in copertina mi ci sarei fiondata subito sopra, ma sappiamo tutti che tendo a leggere più in inglese che in italiano - e forse è anche un mio limite sotto certi aspetti.
Il punto è che di questo libro non avevo neanche letto la trama fino a quando non mi è capitato sott'occhio sul catalogo di Storytel tra le storie (abbastanza) brevi; incuriosita, ho letto la trama e un dettaglio mi ha convinta a metterlo in lista.
Il dettaglio?
La storia di svolge a Tresigallo, provincia di Ferrara - ovvero a circa una trentina di chilometri da dove vivo io.
CONTENT WARNING: horror, sovrannaturale, sangue, altre cose di natura impressionante se siete deboli di stomaco.
Credo che questa sarà una recensione un po' anticonvenzionale e vi chiedo anche già scusa in anticipo per la sua lunghezza e il (semi) trattato finale.
La storia ha inizio nel 1976, quando assistiamo a qualcosa che non siamo certi sia allucinazione oppure realtà. Ma la vera storia ha inizio ai giorni nostri, in quel 2020 che - se vogliamo - è stato un po' maledetto sotto tutti i punti di vista.
Una classe di liceali di Ferrara si sposta dalla città verso la campagna in una nebbiosa mattinata. Meta, l'ex-sanatorio Boeri a Tresigallo. Quella che doveva essere una noiosa gita scolastica prende presto una brutta piega, sin dal momento in cui Giulia - la nostra protagonista - scende dal pullman e avverte una brutta sensazione. E non è solo il posto in sé a dare i brividi, ma soprattutto ciò che si nasconde al suo interno annidato nel buio - fisico e non tanto fisico, ma comunque vivo. Presi in ostaggio da tre malviventi reduci da una rapina finita male, le cose si complicano quando sembra non esserci una via d'uscita non solo dal Boeri, ma anche da ciò che Giulia avverte chiaramente hanno disturbato con la loro presenza e che ora si sta risvegliando nell'oscurità: una crudeltà tanto malvagia capace di trasformare le creature in belve.
Dunque, premesso che io sono del luogo - sono nata a Ferrara, ma vivo al mare in provincia - mi sento di poter entrare più nel personale su certi aspetti rispetto a tutti quelli che l'hanno recensito su Goodreads e sui blog.
Innanzitutto i miei complimenti a questi due autori: nessuno di loro è originario di qui, ma hanno azzeccato bene Via del Mare - che è quella che collega tutti i paesini da qui a Ferrara se uno non vuole prendere la superstrada - e molti cognomi che si sentono da queste parti, oltre ad alcune parole in dialetto e ad una particolare espressione del nostro parlato che affronterò dopo più sotto. Gli perdoniamo la licenza poetica del Liceo Galilei che non esiste - ma apprezziamo il riferimento a Parco Massari - e il fatto che nessuno in quinta superiore da queste parti fa gite "locali": finite le medie si va fuori regione e dal triennio in poi all'estero e per noi che stiamo nella "bassa", il massimo della gita locale consiste nell'andare in città a Palazzo dei Diamanti a vedere una mostra d'arte.
Quindi chi è che andrebbe mai in gita in un ex-sanatorio? Nessuno, però qui si fa - e si va - perché è in funzione della storia che vogliono narrare.
Ma ehi, questo non ha influito sul mio giudizio - la parte relativa all'audiolibro sì, ma la "località" è stata per me un punto a favore. Non ve l'aspettavate, eh?
Il problema è stato che, secondo me, c'è un gran crescendo - fomentato soprattutto da Giulia che, con le sue capacità extrasensoriali ci annuncia sempre questa grande oscurità che si muove e si avvicina - che però non si rivela lo tsunami che mi sarei aspettata, ma al massimo un'onda un po' più forte del normale.
È vero che i ragazzi vedono e affrontano cose terribili e spaventose - e anche un po' schifose - ma gente, vengo da quindici anni di Supernatural dove ne ho viste di ogni e ammetto che forse questa è la prima volta in cui mi avrebbe fatto più effetto leggere il libro invece di ascoltarlo. Ho ascoltato libri che non avevano molto di originale e in cui avevo già capito chi c'era dietro - un esempio è Even If We Break - ma che erano narrati in maniera così dinamica e coinvolgente che ci stavo annegando dentro. Qui? Qui ne accadono di cose spaventose - gente, da un ex-sanatorio non mi aspetterei niente di meno, per non parlare di quello che viene dopo - ma la verità? Ad un certo punto mi stavo quasi annoiando perché sembrava di non andare da nessuna parte. Ve l'ho detto: un gran crescendo che per me, almeno ascoltandolo, sfuma nel nulla per tre quarti del libro. Mi ha fatto molto più effetto l'ultima parte, ma resto convinta che mi avrebbe spaventata di più se l'avessi letto invece che ascoltato - e di solito è il contrario, i narratori che sussurrano al mio orecchio riescono a farmi accapponare la pelle come era stato il caso con la bravissima Lauren Ezzo in This Is Not a Ghost Story.
Non mi sono affezionata a nessuno dei personaggi - in parte perché è abbastanza breve e in parte perché la protagonista di base è Giulia. A lei un po' mi sono affezionata e l'ho davvero apprezzata nel finale per la sua scelta, ma il capo dei banditi mi ha irritata oltre ogni misura tanto che speravo sempre si sparasse accidentalmente - il classico cattivo che urla e strepita sempre in preda alla rabbia facendosi venire una crisi isterica.
Di base è una storia piacevole che intrattiene e comunque coinvolge grazie alla curiosità che suscita di scoprire il passato e le leggende maledette di questi luoghi, forse più adatta ad un pubblico abbastanza giovane - ed è in questi momenti che mi sento pesantemente fuori target - e che sono convinta avrei apprezzato di più se l'avessi letta con i miei occhi, ansiosa di girare la pagina per scoprire cosa sarebbe successo.
Quindi i miei complimenti a questi due autori che, seppure non del luogo, hanno portato in scena alla perfezione tanti elementi ferraresi - peccato per la storia che non mi ha spaventata quanto avrei voluto (ma gente, ve l'ho detto, dopo quindici anni di Supernatural sono avvezza a certe cose) e per il fatto che si perde un po' nei dettagli che non vengono spiegati, come ad esempio una parte della storia del luogo sul quale è stato costruito sopra il Boeri e come tutti i pezzi poi vadano ad incastrarsi.
Il problema fondamentale per me è stato l'audiolibro e soprattutto il suo narratore, di cui è - ahimè - arrivato il momento di parlare.
Premesso che Filippo Nigro non mi dispiace né come attore e neanche come voce narrante, qui purtroppo è entrato in gioco un po' di campanilismo ad influenzare il mio giudizio - perché forse non sempre saremo fieri di essere italiani, ma di certo siamo orgogliosi dei nostri modi di dire e dialetti di origine.
Innanzitutto mi sembrava di ascoltare SKAM Italia, specialmente quando Filippo Nigro dava voce ai ragazzi - l'inflessione romana era qualcosa che non riusciva a venire mascherata. Inoltre, l'insegnante dei ragazzi ci viene presentato come siciliano e se inizialmente Filippo Nigro riesce a dargli accento e cadenza, questo dura solo nelle prime due battute e poi torniamo alla sua voce normale. In generale, a dispetto di quello che ho letto in una recensione su Goodreads, ho trovato la narrazione monocorde e tutti i personaggi - che fossero maschi o femmine, giovani o più vecchi - con la stessa voce, senza alcuna differenza che non fosse a volte una sfumatura particolare per indicarne l'umore corrente.
Ma la cosa che per me è stata un tasto dolente è stata una in particolare - alcune parole in dialetto suonavano precise, ma noi ferraresi abbiamo una parola che è iconica: maial. Che non va inteso come "maiale" nel senso letterale di animale, eh - quello si dice in un altro modo. Maial è il nostro intercalare, maial è la prima cosa che ti esce di bocca quando ti dicono qualcosa che ti fa restare scioccato o ti lascia incredulo, maial è il commento comune a quasi qualsiasi cosa. E se abbiamo le S e le Z sibilanti, noi abbiamo anche la L che è impossibile non sentire da quanto la calchiamo. Maial è qualcosa che dici con enfasi, qualcosa che è infuso di sentimento.
Il modo in cui Filippo Nigro lo pronuncia manca di tutto questo - anzi, la prima volta che glielo si sente pronunciare sembra quasi che stia in realtà chiamando qualcuno per nome. Non so, mi sono immaginata questa persona che si sbraccia per richiamare l'attenzione di un'altra e, invece di chiamare il suo nome, chiama "maial" - l'inflessione di Nigro è quella. La seconda volta va un po' meglio, ma manca sempre dell'enfasi necessaria - specialmente considerato che viene pronunciato davanti ad uno che è appena andato morto ammazzato.
Con tutto il rispetto per Filippo Nigro, ma a leggere questo libro ci sarebbe voluto qualcuno di emiliano - un po' come Malvaldi è letto da un toscano. Ci sono cose tipicamente ferraresi in questo libro - pur non essendo stato scritto da autori di queste parti - che solo qualcuno che ha ben familiarità con gli usi e costumi del "maial" (tanto per fare un esempio) può capire tanto da rendergli giustizia.
Maial non è qualcosa che pronunci sommessamente, non è qualcosa che pronunci come se stessi per chiamare qualcuno - maial è una parola che ha carattere, enfasi, sentimento, che esprime da sola in cinque lettere tutto ciò che stai provando in quel momento: dalla rabbia alla frustrazione, dall'incredulità allo shock, dalla noia all'esasperazione.
Esempi vari di cose che capita di dire nella (quasi) quotidianità - almeno a me?
Maial, ac do bal / ac du panit! - che due palle! (frustrazione, rabbia o noia) Maial, non puoi capire il nervoso! Maial, sa son stufa - quanto sono stanca. Maial, quant temp ag vol? - quanto tempo ci vuole? Maial, cosa iet dre far? - ma che diamine stai facendo? Maial, ag fadiga. - che fatica. Maial, ac furtuna / ac sfiga! - che fortuna / che sfortuna! Persona A: Sai, ho visto C insieme a D... Persona B: Maial, ma stai scherzando?! Persona A: Che storia. Persona B: Maial, davvero.
Ovviamente non viene detto sempre, ma essendo ingranato nel modo di parlare è più facile dirlo senza neanche rendersene conto.
Siccome ho scritto un mezzo trattato, altri approfondimenti li trovate sulla pagina Wikipedia dedicata al dialetto ferrarese, in un articolo su Cosmopolitan - Cosmopolitan! - dove il primo punto è proprio dedicato alla parola in questione, altri fatti e curiosità ed esempi di dialetto quotidiano sulla pagina Facebook "Al Maial ad Frara" e, se mi perdonate la parodia del Signore degli Anelli e il tipico modo in cui aggiriamo la bestemmia vera e propria, al minuto corrente potete sentire una perfetta pronuncia di "maial" - aww, sentite la pura poesia di quella L finale!
Insomma, un po' come dice questa immagine, il "maial" per un ferrarese è uno stile di vita e un modo di essere - lo dovete sentire pronunciato da uno del posto per capire.
Un libro davvero meraviglioso che mi ha inquietata da morire. I due autori sono stati bravissimi nel fondere assieme i due stili creandone uno davvero perfetto e scorrevole. Questo libro è pazzesco!
Sono stata contattata da uno degli autori, Guido Sgardoli di cui avevo già letto e recensito The Stone - La Settima Pietra durante un BlogTour per la sua pubblicazione, che mi ha proposto la lettura di questa sua ultima novità, scritta a quattro mani con Manlio Castagna. Avevo visto il libro un po' ovunque e mi incuriosiva, e visto che il precedente romanzo mi era piaciuto, ho accettato volentieri questa nuova avventura.
L'ho iniziato sabato pomeriggio ed in poche ore l'ho concluso: molto, molto carino. Parto dal presupposto che è un libro per ragazzi, quindi il target è per loro e ho messo da parte il mio lato più macabro: non potevo razionalmente pretendere un horror terrorizzante e/o disturbante, quindi il metro di giudizio che uso per letture più "mature" (anagraficamente parlando) l'ho messo in un angolino.
Gli esseri umani li riconosci sull'orlo del precipizio
La storia inizia presentandoci una classe della quinta liceo che è in gita ad un ex ospedale abbandonato. Il punto di vista cambia molto spesso e per le prime pagine (se faticate come me per i nomi) vi troverete un attimo spiazzati: si susseguono i protagonisti, presentandosi oppure venendo presentati da altri compagni di classe. Sono molti nomi con personalità e caratteri diversi, ci vuole un pochino per capire "chi-è-chi", ma passa abbastanza in fretta, focalizzandosi sui protagonisti della vicenda e continuando questo viaggio. Oltre a loro ci saranno anche Lince, Poiana e Rospo, tre rapinatori che, per colpa di un incidente durante la loro fuga dopo il loro colpo, decidono di nascondersi dentro la stessa struttura e vengono a contatto con i ragazzi, decidendo di prenderli in ostaggio nel caso le cose andassero male.
C'era voluto il buco nero di una pistola per guardare più in profondità e "vedersi" meglio.
Anche il buio può far luce.
L'atmosfera è molto cupa e la narrazione non è esente da colpi di scena "abbastanza" macabri (anche se queste definizioni sono molto labili: ciò che può impressionare molto uno, può lasciare indifferente un altro); ma pensando ai ragazzi, potrebbe fare centro. Ci troviamo fra la realtà, che di per se resta spaventosa (un sequestro con una situazione che può degenerare in fretta) ed il paranormale, che rimescola vecchie le leggende che circondano l'ospedale, a forze misteriose che inizieranno a manifestarsi con sempre più ferocia.
Nella sua mente, ciò che da principio sembrava solo un'impressione ora si era fatta certezza: non dovevano temere i tre criminali da operetta; c'era qualcosa di molto più pericoloso lì dentro. Forze che era meglio non scatenare o che forse, e questo la fece rabbrividire sul serio, si erano già messe in moto.
Come dicevo, abbiamo molti punti di vista, che sono gestiti piuttosto bene, permettendo una visione corale della storia, permettendoci di capire cosa sta succedendo attraverso diversi occhi: dai ragazzi ai rapinatori, ognuno con una sua storia alle spalle e una personalità diversa. Capiremo abbastanza in fretta chi sarà al centro di tutto. Lo si intuisce grazie alla caratterizzazione che mette in evidenza dei dettagli che non possono essere ignorati, o messi da parte. Ma non è necessariamente un difetto della storia, anzi può esser d'aiuto nel distinguere le varie persone.
Una storia che scorre veloce, un ritmo sempre più incalzante che riesce a mantenere un alone di mistero fino alla fine di tutto. Si può intuire il senso globale della trama già qualche capitolo prima della chiusura, ma se vi godete il viaggio senza tentare di indovinare, solo alla fine del libro si uniranno tutti gli elementi per capire il filo conduttore della storia, e vi lascerà piacevolmente sorpresi.
Non cinque stelle perchè a volte ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, o che ci fosse qualcosa di superfluo che non riuscivo bene a collocare nella storia. Ma nel complesso, un libro che consiglio di leggere. Prima di tutto, ai ragazzi che vogliono avvicinarsi al genere horror/thriller. Non seguo molto questo target, ma non credo le cose siano migliorate da quando ero piccola ed esistevano solo i Piccoli Brividi per andare incontro alle esigenze di chi cerca una lettura che non sia narrativa. Oltre ai ragazzi però credo che questo libro potrebbe piacere anche a chi non lo è più. Resta una storia ben scritta, interessante e che regala parecchie ore di stacco dalla realtà, per portarci in un viaggio fra realtà e follia. Fateci un pensiero.
Già dalle prime pagine, si percepisce quel senso di inquietudine, tensione e mistero. È un libro ambientato in un sanatorio abbandonato, che la classe di Giulia malauguratamente visiterà per un gita scolastica. Quello che la scolaresca non sa è che all’interno del Boeri verranno presi come ostaggi da tre banditi: Lince Poiana e Rospo. Ma, neanche quest’ultimi, sono consapevoli di ciò che racchiude la struttura, pagina dopo pagina, riaffiorerà misteriosi ricordi legati al passato e presenze. Un viaggio all’interno di un edificio che esplora gli oscuri avvenimenti e il male presente e costante tra le mura dell’ospedale.
Lo stile di scrittura, dato dalle due penne equilibrate degli autori, risulta incalzante, tagliente e suggestivo. Sono riusciti a creare un’atmosfera tetra e tenebrosa, facendo percepire al lettore ogni sensazione, ogni sussurro inaspettato e cigolii improvvisi avvolti dal buio.
Mi sono lasciata trasportare da questa lettura accattivante, avvincente e oscura. Ve lo consiglio caldamente, ancora di più adesso che è iniziato ottobre!
Non mi ero soffermata più di tanto su recensioni e trama. Semplicemente la copertina mi attirava. Anche il titolo ha fatto la sua parte. Se all’inizio può sembrare il solito racconto visto e rivisto, devo dire che con il proseguire della lettura si è fatto sempre più accattivante. Finito in pochi giorni perché ero affamata, verbo scelto non a caso, volevo scoprire come finivano le vicende di questa sfortunata classe. Da come si può intuire dall’ultimo capitolo, dovrebbe esserci un seguito e per fortuna, altrimenti sarebbe stata una fine amara. Mi è piaciuto e sicuramente leggerò il secondo.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Questo libro avrebbe potuto avere tutto, TUTTO, per piacermi a partire dell'idea, e invece... Mi ha talmente annoiata che ho saltato blocchi interi di pagine ed era come vedere Beautiful: non ti perdevi niente di importante e trovavi comunque il filo. (Ho letto tutto fino a pagina 100 e poi la noia ha vinto).
Una delusione inaspettata, una scrittura davvero brutta e da storiella che leggi gratuitamente su internet. Personaggi piatti e stereotipati, headhopping insopportabile, protagonista Mary Sue e zero tensione. Zero. E questo è un horror sovrannaturale splatterino, se non mi fai sentire la tensione/angoscia/brividino è proprio tempo perso.
Di Sgardoli ho altri due libri in casa e spero non siano a questo stesso livello o la vedo durissima. :( Giuro, non me lo aspettavo. Ero certissima che mi sarebbe piaciuto o che lo avrei trovato comunque avvincente e invece... Floppone.
Non amo gli horror, è un genere che non mi attrae, ma ho fatto uno strappo alla mia regola perché amo molto Sgardoli, e soprattutto ero curiosa di vedere che cosa fosse venuto fuori dalla collaborazione di due eccellenti scrittori per ragazzi. Decisamente è una lettura molto avvincente, ti tiene attaccata al libro per vedere come va a finire l'avventura della scolaresca imprigionata nell'ex sanatorio Boeri, ricettacolo del Male assoluto. Oltre alla storia horror in sé, ci fa annusare anche un po' di storia reale, quando si accenna alle donne che venivano rinchiuse nel sanatorio, spesso non si sa bene per quale ragione. Lo farei leggere ad una terza media.
Questo è uno di quei libri che inizi per curiosità e ti ritrovi a divorare in pochissimo tempo. Sulla carta è un horror per ragazzi, ma la verità è che riesce a coinvolgere anche un pubblico adulto, specialmente se si ama quel tipo di tensione alla “King” che non ti lascia mai del tutto tranquillo. L’atmosfera è cupa e ben costruita. L’ex sanatorio abbandonato è uno di quei luoghi che sembrano respirare da soli, impregnati di un Male silenzioso e sottile, come solo certi vecchi edifici sanno essere nella buona narrativa horror.
La trama intreccia la gita di una classe di liceali con la fuga disperata di tre rapinatori in cerca di un rifugio. Basta questo incastro iniziale per accendere subito la curiosità; ma non fermatevi all’apparenza: non è solo un thriller. C’è qualcosa di più oscuro che aleggia in ogni angolo dell’ospedale, e la tensione cresce pagina dopo pagina, mantenendo alta la curiosità.
Lo stile è scorrevole e le descrizioni — soprattutto quelle delle sensazioni dei protagonisti — sono vivide e riuscite.
Detto questo, se devo trovare qualche punto debole, direi che nella parte centrale il ritmo cala un po’. In certi momenti si ha la sensazione che la storia stia girando a vuoto. inoltre ci sono tanti spunti interessanti messi in campo ma non sempre approfonditi fino in fondo.
Anche il finale, pur essendo inaspettato e coerente con l’atmosfera generale, mi ha lasciato con una leggera sensazione di incompiutezza. rimane comunque un horror ben fatto, capace di tenerti con il fiato sospeso. Se vi piacciono le storie misteriose e dal ritmo crescente, questo libro potrebbe essere l’ideale, indipendentemente dall’età.
Una lettura che, pur con qualche incertezza, riesce a lasciare il suo “graffio”.
Molto probabilmente non ho letto questo libro nell'atmosfera giusta, o forse l'ho letto troppo velocemente non soffermandomi nei momenti clou. Naturalmente se avessi avuto un libro del genere quando ero adolescente io sarebbe stato il mio preferito, perché amo gli horror e ne ho divorati molti. A 30 anni e passa ammetto che non è male, ma forse mi aspettavo di più. Il linguaggio è molto semplice, confidenziale, si vede l'ispirazione Kinghiana, alcuni ragazzi li avrei schiaffeggiati, ma rispecchiano ampiamente i giovani di adesso. La protagonista mi è piaciuta, una ragazza con le palle, che ha un potere extra sensoriale, o sesto senso, molto potente. L'ambientazione è forte, onnipresente, quasi protagonista. I brividi ne ho avuti, non ampiamente o forti come ne ho trovati in altri libri, ma per un young adult, per iniziare a conoscere il genere, può andare molto bene. Il titolo l'ho percepito ambivalente, sia per i molti animali presenti nella vicenda, sia perché quando perdono la ragione gli uomini possono trasformarsi in belve, cosa che avviene ampiamente narrate. In soldoni ho apprezzato la storia, forse un po' più dettagliata e rivolta ad un pubblico più adulto; ho apprezzato l'ambientazione, magari sviluppandola di più; ho apprezzato la protagonista ed ho apprezzato anche il cattivo, lo avrei preso a manate, quindi ha ottenuto il suo risultato. Do solo 3 stelle per il motivo cui la vicenda poteva essere più sviluppata e dettagliata. Mi aspetto che il film possa risolvere un po' a questa mancanza.
Ho appena finito di leggere questo libro e la prima impressione a caldo che posso dirvi Wolves è "Si salvi chi può!". Ma non in senso negativo, sia chiaro. Si salvi chi può perché pensavo che questa storia fosse un giallo/thriller e, invece, è un horror sovrannaturale (come spiegano anche gli autori nei ringraziamenti alla fine del libro). Chi segue il blog, sa bene della mia avversione verso questo genere, quindi cercherò di essere meno soggettiva possibile. La storia è quella di Giulia, una ragazza che un giorno è in gita con la sua classe e che viene sequestrata insieme al suo professore e i suoi compagni da tre banditi. La gita all'ex ospedale di Boeri si trasforma in un vero e proprio incubo e non solo per le minacce continue di Lince, il capobanda, ma anche perché la struttura in cui sono rinchiusi nasconde qualcosa di oscuro, di malvagio, un male del passato che continua a esistere nelle mura del palazzo. [...] Pagina dopo pagina la tensione cresce, si avverte il senso del pericolo e il lettore si ritrova a combattere insieme a Giulia e ai suoi amici per cercare una via d'uscita. Un senso di claustrofobia ti cattura e ti stringe in una morsa fino a farti mancare il respiro; questa è certamente una sensazione che non manca leggendo la trama che si snoda in modo scorrevole.
Libro coinvolgente. È il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a questo horror per ragazzi. Horror per ragazzi? Un paio di volte (o forse di più 🤭) mi ha fatto accaponare la pelle.
È un libro, a mio parere, molto scorrevole, ben strutturato e molto interessante nel modo di descrivere le situazioni e le sensazioni dei personaggi.
Un horror interessante che sicuramente proporrò nella mia biblioteca di classe. Alcune parti della trama non mi hanno convinto e la mancanza di uno spiegone mi ha lasciata perplessa. Ma immagino fosse un po' nell'intento degli autori lasciare il mistero e il soprannaturale degli eventi senza spiegazione. E tutto sommato va bene così!
Niente di nuovo sotto il sole eppure si legge con piacere, i meccanismi funzionano e la tensione rimane. Troviamo le atmosfere dei grandi un po' di Poe, un po' di Lovecraft e un po' di King, il tutto mescolato e impiattato a dovere
Livello di pesantezza: poco più alto dei Piccoli Brividi. Da Horror Night anni 2000.
Il finale mi ha un po' delusa, la trama è un po' troppo intricata, ma si tratta di un ottimo horror per ragazzi. Ammetto che da gattara alcune parti mi hanno un attimo inquietato.