Che cosa vuol dire essere uomini? Gettarsi a capofitto contro gli ostacoli a costo della morte, o pianificare con astuzia ogni mossa? Inseguire la verità, o manipolarla? Essere Achille, oppure Odisseo?
«Nessuno fra gli antichi Greci ignorava la profonda distanza caratteriale che divideva i due eroi. Nessuno ignorava la vita di Odisseo e la morte di Achille, l’astuzia del primo e la schiettezza del secondo, la riflessività dell’uomo maturo e l’impulsività del giovane. Il loro desiderio di uccidere la morte. L’uno schivandola. L’altro disprezzandola».
Fin dall’antichità, Odisseo e Achille sono considerati i paradigmi di due modi antitetici di affrontare la vita. Da una parte un’intelligenza duttile, capace di adeguarsi alle circostanze per aggirare gli ostacoli, dall’altra la ferocia di chi pretende di dare forma alla realtà. Odisseo sa aspettare, sopportare, pur di salvarsi. Achille no, consuma l’attimo, divora la propria esistenza. Perché è troppo schietto, istintivo, collerico, almeno quanto Odisseo è prudente, strategico e ingannevole. L’uno rivolto al futuro, l’altro concentrato sul presente, sono entrambi incapaci di fare i conti con il passato. E sono fragili, come tutti noi, come noi destinati a un corpo a corpo con la loro finitezza. Ma che cos’è l’eroismo se non vivere fino in fondo la propria condizione mortale? Attraverso lo sguardo di Achille e Odisseo, Nucci racconta due visioni diverse del mondo, tanto radicate nell’immaginario collettivo da riuscire a parlare, ininterrottamente, al nostro tempo.
Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi “Sono comuni le cose degli amici” (2009, finalista al Premio Strega), “Il toro non sbaglia mai” (2011), “È giusto obbedire alla notte” (2017, finalista al Premio Strega) e il saggio narrativo “L’abisso di Eros” (2018). Per Einaudi sono usciti una nuova edizione del “Simposio” di Platone (2009) e i saggi narrativi “Le lacrime degli eroi” (2013), “Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno” (2020), “Il grido di Pan” (2023). Per HarperCollins il romanzo “Sono difficili le cose belle” (2022) e il saggio “Sognare i leoni. L’eroismo fragile di Ernest Hemingway” (2024). Suoi racconti sono apparsi in quotidiani, riviste, antologie, eBook. Collabora con La Stampa e l’Espresso.
Questo saggio è una palla assurda. La maggior parte del testo è composto da parafrasi di Iliade e Odissea (se volevo una parafrasi me la andavo a leggere grazie) con tanto di commenti banali del tipo “questo è un pezzo bellissimo” (ci volevi tu a dircelo). Nucci si lascia andare troppo spesso a uscite del genere “quasi nessuno ha capito niente dell’Iliade, di Achille e di Odisseo”, quando in realtà la gran parte delle cose che dice lui stesso sono già sentite e risentite. La struttura del testo è sconclusionata al massimo: si salta da un pezzo a un altro senza collegamenti, poi si torna indietro su cose già dette 50 volte, tutto a casaccio. Alcuni capitoli non ci incastrano nulla con il tema centrale, proprio a confermare che l’autore non sapeva come cavolo riempire i fogli. Ci sarebbero anche delle parti positive: quelle sulle menzogne di Achille, sul backgammon e sul mancato incontro Telemaco-Neottolemo. Forse, se Nucci si fosse limitato a queste, e avesse partorito un libro più piccolo ma denso sarebbe stato meglio.
Un bel ripasso su due personalità intriganti che reggono al tempo e, in più, il rafforzamento dell''intenzione a rileggere l'Iliade ( l'Odissea l'ho riletta recentemente). Nulla di più: non si può spremere più di tanto ciò che è stato vivisezionato da almeno duemilacinquecento anni.
Non un romanzo, ma un saggio. Un saggio di cui mi tatuerei intere pagine sulla pelle. Un libro sul tempo, sul modo di spenderlo; sul presente, il futuro e il passato (perchè "solo comprendendo il passato possiamo cambiare il futuro"); su eroi mitici e su ognuno di noi. Bellissimo. Da rileggere ogni tanto. Credo anche che prenderò qualcos'altro di suo.
Riprendo solo un paragrafo, quello sull'immortalità, tra tutti quelli che ho sottolineato: "Nient'altro significa eroe se non "essere umano pienamente realizzato". E in nessun modo questo essere umano può dirsi invincibile o infallibile... Non esiste eroe fra quelli immaginati dai miti greci che possa incarnare quell'idea di assoluta e perfetta invincibilità. Esistono soltanto uomini che soffrono fino al limite delle proprie forte la dannazione più grande della loro natura: la mortalità. Potremmo arrivare a dire che eroismo vuol dire esattamente questo: VIVERE FINO IN FONDO LA PROPRIA CONDIZIONE MORTALE, combatterla tutta la vita, immergersi in un corpo a corpo costante con la propria finitezza al punto da comprenderla così profondamente che una sola è la conseguenza sotto gli occhi di tutti: L'ESSERE UMANO PIENAMENTE REALIZZATO E' SUPERIORE A TUTTI GLI DEI IMMORTALI... E' davvero un male, infatti, la nostra condizione mortale? O non è vero forse che proprio la brevità della nostra vita rende quella vita irreplicabile, sacra e in fondo davvero divina? ... La decisione umana è una sola. Il giorno che passa non torna più. La breve vita umana, dunque, è divina. L'infinita vita degli dei rende invece ogni loro azione prosaica."
Parlare dei due eroi, dei loro tratti comuni e dei loro aspetti divergenti, è un gradevole modo di presentare i poemi a cui tutto o quasi deve la nostra cultura, rinfrescando la memoria anche di brani meno consumati dalla pratica scolastica.
io sono decisamente di parte perché sono da sempre affascinata dalla mitologia e specialmente dalla figura di odisseo, ma mi è piaciuto molto. decidere di paragonare due eroi famosissimi e conosciuti che all'apparenza sono molto diversi e trovarne i punti in comune e analizzare i loro comportamenti diversi in situazioni simili è stato molto emozionante gli inserti narrati dal punto di vista di priamo ed elena nonostante non siano collegati direttamente alle storie dei due eroi fa capire come venivano visti dai loro contemporanei e li ho molto apprezzati l'unico difetto è la compattezza della narrazione: alcune volte si passava da un tema all'altro senza mettere in risalto il distacco e si passava da un argomento all'altro nonostante non fossero direttamente collegati. questo "rovina" un po' il saggio, ma per il resto tutto perfetto. ho apprezzato particolarmente la differenza posta tra odisseo e ulisse (che ha assunto una reputazione diversa da quella che aveva oensato omero alle origini)
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un bel ripassino di Iliade e Odissea ( che non fa mai male sinceramente) secondo me è interessante il fatto che le vicende siano narrate molto spesso attraverso Elena, un personaggio che di solito viene completamente schifato da tutti
A volte retorico e ripetitivo fino alla nausea, poco accurato per essere un saggio ma troppo didascalico per essere una narrazione, approfondimenti interessanti solo per chi ne sa veramente poco, la parte più originale si concentra nell’ultimissimo capitolo.
Un saggio su due personaggi ormai arcinoti nel mondo della mitologia greca. Chi non ha mai sentito parlare di Achille, l’Aristos Achaion (migliore tra i Greci) e Odisseo, l’eroe multiforme ? Iliade e Odissea sono state studiate e analizzate per secoli, così sembrerebbe che non ci sia più nulla da dire se non la solita solfa trita e ritrita. Eppure queste pagine sono una ventata d’aria fresca, riuscendo nell’impresa di delineare il ritratto di due figure mitiche ma a modo loro contemporanee. Tra i temi trattati troviamo la fragilità, il timore del fallimento, la fugacità della vita, l’amore, il tempo, la verità e l’inganno. Temi tutt’altro che superati ma anzi, in un periodo di confusione e incertezza come quello che stiamo vivendo, più attuali che mai. Achille non è solo una macchina da guerra senza sentimenti, animato da una furia cieca ma un uomo mortale che non si vergogna di piangere il padre che non rivedrà più e l’amato Patroclo che gli è stato strappato, la cui perdita incolmabile sarà all’origine dell’ira funesta. Dietro l’astuzia e l’intelletto senza pari di Odisseo si nasconde la nostalgia della patria unita al desiderio di rivedere la moglie e il figlio. Conclusa questa lettura ci sembra di conoscerli un po’ di più grazie a quelle sfaccettature che contribuiscono a renderli umani, vicini a noi e al nostro vissuto, anche se la loro storia è stata narrata per la prima volta secoli e secoli fa. È stata una piacevole sorpresa, ricca di spunti di riflessione e introspezione, confermando dunque il mio grande amore per i classici greci in cui ho saputo trovare insegnamenti validi e inaspettatamente anche un certo conforto. Non ho potuto fare a meno di sottolineare e annotare i passaggi che mi sono rimasti nel cuore. E io non sottolineo quasi mai mentre leggo però in questo caso era necessario e contribuisce a rendere il libro più mio. Vorrei allora riportare quella che ritengo essere la mia citazione preferita (difficile sceglierne solo una, tutte mi sono rimaste impresse per un motivo o per l’altro) : “La paura di fallire va combattuta con un’altra paura, e cioè la paura di abbandonare la via che seguiamo per diventare quel che siamo.” Di sicuro lo riprenderò in mano molto spesso e una rilettura sarà d’obbligo.
Un viaggio meraviglioso e narrato con la maestria di un aedo dall'autore che affronta i due eroi omerici, la cui memoria mai morirà, Achille e Odisseo. Due diversi modi di approcciarsi alla vita, l'uno aggressivo e puntato all'ora e all'oggi, l'altro riflessivo e orientato sempre verso il futuro. Differenze ma anche somiglianze, figure umane, invidiate dagli déi, ma attaccate alla vita e desiderose di viverla appieno. Grazie, Matteo Nucci, per aver fatto rivivere l'Iliade e l'Odissea e per aver fatto luce su aspetti che altrimenti sarebbero rimasti nascosti.
Libro molto ben scritto ma soprattutto molto scorrevole. Ho proprio apprezzato la lettura e se non avessi deciso di fermarmi a riflettere e leggerlo a piccoli passi, sicuramente l'avrei finito in pochi giorni. Una analisi epica che si rifà alla condizione umana moderna, analizzando due eroi molto diversi sul modo di vivere, che riflettono due società differenti attuali.
Sinceramente i soli studi epici fatti durante le superiori non bastano per capire appieno questa lettura e poi partendo da questa lettura e visione riflettere nuovamente sulle due opere omeriche.
Credo di poter inquadrare questo libro nella categoria “saggi”, ma a mio parere è qualcosa di più. È una immersione nella poesia, nel mito, nei sentimenti. Indubbiamente Achille esce vincitore, empaticamente vincitore, ma Odisseo ha tanto di più da raccontare, quei 19 anni vissuti dopo Troia. A chiosa di quanto mi è piaciuto questo libro, di quanta voglia di approfondire mi ha infuso, dico solo che ho comprato l’Iliade, perché nonostante gli studi classici, voglio leggerla interamente
Un libro interessante e appassionante. Riporta Achille e Odisseo alla loro dimensione originale, liberandoli da riletture successive e trovando più somiglianze che differenze nella loro essenza. Spericolate le parti narrative e a volte dispersive quelle saggistiche, ma nel complesso un libro godibilissimo e interessante che ci fa interrogare sull'archetipica domanda "chi sono?", così inscindibilmente legata, nella nostra cultura, ai miti omerici.
Davvero un bel libro, non c'è che dire. La versione audio, inoltre, è particolarmente interessante perché narrata dall'autore stesso, il quale si dimostra ad un tempo competente e appassionato della materia. Alcuni passaggi sono a dir poco illuminanti e fanno riflettere su alcuni temi che stanno alle basi di quella che viene definita la cultura occidentale.
Un saggio che appassiona e fa bruciare le pagine. Emergono tratti dei due eroi omerici che spesso vengono lasciati in secondo piano o addirittura attribuiti solo ad uno o all'altro ma mai contemporaneamente ad entrambi.
Molto bello ed interessante. Restituisce ad entrambe le figure un prestigio unico facendoci capire quanto siano speculari uno all'altro. Per quanto riguarda Odisseo, avrebbe potuto integrare con la figura presente anche nella tragedia greca.
È un libro MOLTO NOIOSO, i concetti sono anche avvincenti ma è TROPPO ripetitivo, credo che si sarebbe potuto accorciare di almeno 100 pagine.. NON VALE LA PENA DI LEGGERLO Inoltre la copertina fa schifo.
il libro è scritto in modo affascinante, tratta argomenti interessanti e che io solitamente amo, ma non ci ho capito nulla. La struttura era confusionaria e si ripetevano sempre le stesse cose : "Achille e Odisseo sembrano 2 persone opposte ma in realtà sono molto più simili di quanto crediamo".
Le storie degli eroi ellenistici sono sempre avvincenti, questo libro propone un bel ripasso dell’Iliade e Odissea. La scrittura è piacevole e scorrevole, purtroppo non ci ho trovato nulla di speciale.
Estremamente ripetitivo e poco concludente, l'unica cosa chiara è che l'autore ritiene che il lettore (moderno e non) non abbia capito niente dei poemi omerici e dei personaggi coinvolti nel ciclo troiano
ma insomma, dice molte cose, alcune anche interessanti, ma non ho ben capito il senso generale, mi pare si perda un po' e qua e là rischia pure la noia. mah.