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Selfie

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Expected 1 Jan 20
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Ogni giorno facciamo esperienza del nostro corpo in modi diversi. Possiamo "sentirlo" propriamente, senza alcuna la carne è l'oggetto di questo sentire. Oppure lo "vediamo" dall'esterno, come quando guardiamo la nostra immagine riflessa allo specchio. L'equilibrio fra queste due modalità è la condizione ideale per sentire le nostre emozioni, che ci radicano in noi stessi e nel mondo. È così che si costituisce l'identità.

Tuttavia, la nostra è un'epoca in cui il tempo vissuto diventa sempre più frammentato; il nostro universo somiglia sempre più a una sequenza sincopata di eventi isolati. Improvvisamente, spiega Giovanni Stanghellini, la vista è divenuta il senso che meglio degli altri si accorda alla frammentazione del mondo. Con la profondità dello sguardo clinico,

Stanghellini esplora una nuova modalità di fare esperienza del siamo in grado di sentirlo solo quando è oggetto dello sguardo altrui. Il selfie è un sintomo eloquente del nostro tempo. E la sproporzione che il selfie mette in luce è la stessa dalla quale scaturiscono l'anoressia e i disturbi del comportamento alimentare. Sviluppare un rapporto diretto, singolare e necessariamente complesso con il nostro corpo, con la carne, è sempre più difficile.

Una guida per riconoscere il rapporto mediato e posticcio con la nostra immagine e ritrovare l'esperienza dell'intimità con noi stessi.

152 pages, Paperback

Expected publication January 1, 20020

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About the author

Giovanni Stanghellini

20 books5 followers
Giovanni Stanghellini is a world-renowned psychiatrist and a leading figure in phenomenological psychopathology. He is a Full Professor of Dynamic Psychology at the "G. d'Annunzio" University of Chieti-Pescara and serves as the Director of the School of Phenomenological-Dynamic Psychotherapy in Florence. With a background deeply rooted in both medicine and philosophy, he holds an Honorary Doctorate in Philosophy, reflecting his interdisciplinary approach. He is a co-founder of the International Network for Philosophy and Psychiatry and has chaired several prestigious scientific societies. His extensive body of work includes influential books such as Experience, Embodiment and Persona and Anthropology of Vulnerability. Stanghellini’s research focuses on the subjective experience of mental illness, particularly schizophrenia and eating disorders. He is widely recognized for bridging the gap between clinical practice and philosophical inquiry. His teachings continue to shape the training of mental health professionals globally.

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Profile Image for Psicolettore.
53 reviews1 follower
October 20, 2023
Vorrei proporre il mio punto di vista rispetto alle riflessioni di Giovanni Stanghellini, in merito al fenomeno epidemiologico del Selfie che sta caratterizzando la nostra epoca. Il mondo del “selfista”, come lo definisce Stanghellini, è un mondo dove non è possibile distinguere la realtà dall'immaginazione. In questa pseudorealtà virtuale è difficile progettare un sé e una condizione diversa da quella dettata dal senso comune dell’epoca del selfie.

Nell’ottica attuale, tutti sembrano conformarsi inconsciamente alle nuove modalità di fare esperienza del sé che caratterizzano il selfie come sintomo di una evanescenza della carne. Il corpo rappresenta sempre di più ciò che di noi è visibile agli altri e sempre meno qualcosa che ci appartiene intimamente.

Sembra essere diventato sempre più arduo stabilire una connessione con il proprio sé, per compensare il senso di vuoto legato alla perdita della propria identità e causato dall’omologazione. Oggi, abbiamo bisogno di “sentirci” per mezzo di una modalità diversa, ovvero tramite il selfie. Quest’ultimo rappresenta, infatti, un nuovo strumento che permette di fare esperienza di sé tramite lo sguardo dell’altro. Come sottolinea l'autore: “sono visto dunque sono.”

Il selfie caratterizza quest’epoca intrisa di perdita, superficialità, essenzialità, oggettivazione corporea e perdita di intimità con se stessi e l’altro. L'autoscatto, secondo Stanghellini, è un sintomo che simboleggia una scarsa capacità di mettersi in contatto con il proprio io, di resistere alla dimensione del senso comune, di liberarsi da questa dipendenza patologica dal consenso altrui (ricavabile da internet attraverso i cosiddetti “likes”) e di sopprimere il proprio narcisismo, il quale è caratterizzato dalla necessità di apparire nel miglior modo possibile, a qualsiasi costo.

Tuttavia, bisogna anche considerare che il selfie potrebbe celare significati plurimi, sia soggettivi che relazionali, e che la realtà psicologica dei "selfisti", così come quella di qualsiasi individuo, non è qualcosa di oggettivo e di determinato.
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